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Il fiore perduto dello sciamano di K

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Titolo: Il fiore perduto dello sciamano di K
Autore: Davide Morosinotto
Pagine: 448
Prezzo: € 17
Uscita: 19 novembre 2019
Genere: Narrativa
Casa Editrice: Mondadori

 Perù, 1986. Quando Laila viene ricoverata nella clinica neurologica di Lima non passa inosservata: la figlia di un diplomatico finlandese e i suoi capelli biondissimi incuriosiscono i giovani pazienti del reparto Pediatria. Specialmente El Rato, il ragazzino con la lingua più lunga che Laila abbia mai conosciuto. I due si imbattono per caso in uno strano diario, scritto nel 1941 da un certo dottor Clarke, e restano affascinati dal disegno di un raro fiore usato dagli sciamani della trib di K., che secondo le annotazioni di Clarke ha un grande potere curativo.
Proprio in quel momento per Laila arriva la diagnosi: i medici sono finalmente riusciti a dare un nome alla sua malattia, un nome che non lascia speranze.
O forse no. C'è ancora una cosa che i due amici possono fare, insieme: ritrovare il Fiore Perduto che, forse, può guarire Laila. E cambiare il destino di entrambi. Inizia così un viaggio lungo e inaspettato che li porterà dalle Ande alla foresta amazzonica, sfidando terroristi, trafficanti di droga e una natura maestosa e terribile.

Scarabocchio:  Devo ammettere la mia lacuna, di Davide Morosinotto non avevo letto ancora nulla e quindi, questa è un pò la mia first impression. 

Ho accettato di leggere questo libro per tre motivi. 

Prima di tutto, la curiosità. Amo scovare nuovi autori e poi, se sono italiani, ancora meglio. Voglio uscire un pò dal circolo vizioso che mi porta ad apprezzare di più le storie create e scritte dagli stranieri, perchè non è vero che sono sempre meglio loro. 

In secondo luogo, per la trama. Parlare di malattie è sempre difficile, soprattutto se di mezzo c'è la mancanza di una cura e se il malato è un bambino. Riuscire a trovare le parole giuste non è semplice, empatizzare con il lettore è difficile e sbagliare la scelta dei termini e magari, offendere qualcuno, è fin troppo facile. Inoltre, far si che tutto questo sia comprensibile ad un bambino/adolescente, non facilita niente. Insomma, una storia del genere è una bella sfida ed io, sono molto curiosa. 

Terzo punto, l'ambientazione. Foresta Amazzonica. 

amazzonia brasiliana

Ora, da quello che ho capito, questo è il terzo di una trilogia, anche se ogni libro racconta una storia differente. Non so dire se questo sia il meglio dei tre, non posso dirvi se arrivati a questo punto, la storia ha un che di "ripetitivo". 

Posso dirvi però, che è una lettura struggente, a prescindere dal percorso che seguiamo e dal finale. 

Non vi nascondo che ho provato un certo fastidio per El Rato, il nuovo amico di Laila e seconda voce narrante, non vi posso nascondere che in alcuni punti sia stato un pò difficoltoso mantenere il ritmo di lettura (il che è assurdo, perchè ho trovato più "difficili" le parti disegnate) però, sono stata rapita dalla storia e dall'ambientazione. 

Difficile non prendersi a cuore la situazione di Laila, difficilissimo non tifare per la sua salvezza e l'idea che un finale positivo, non sia così scontato, mette tantissima ansia. Perchè ormai, siamo in un periodo storico dove l'happy ending nei libri, non è una costante. Ci sono, ma non sempre e storie come queste, le desideri intensamente, anche se poi pensi alla realtà, e capisci che non sempre le cose vanno bene. 

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C'è anche la spiritualità, che mi è piaciuta molto. 

Quel dettaglio molto mistico che però, non ti obbliga a credere, dove scienza e ignoto si incontrano, solleticando anche la fantasia del più grigio essere. 

Ok, il fattore mistico è abbastanza presente, dato che i due giovani protagonisti vengono protetti per tutto il tempo, stiamo comunque parlando di una storia che ha un pò della leggenda, però non mi ha reso la lettura meno coinvolgente o meno "veritiera". 

 

Insomma, si è visto che mi è piaciuto? Non credo di voler affrontare ora i libri precedenti, ho bisogno del trash ignorante, tanto per compensare, però credo che lui faccia parte di quegli autori che andrebbero letti a scuola. Non tanto per i riferimenti storici o per i dati statistici, quanto per la capacità di renderci più empatici, più umani, solo attraverso le parole. 

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