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Inferno sulla terra

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Titolo: Inferno sulla terra
Autore: Jim Thompson
Pagine: 302
Prezzo: € 15
Uscita: 30 gennaio 2020
Genere: Thriller, Suspense
Casa Editrice: HarperCollins

Un fattorino d'albergo è costretto ad assistere a perversioni da adulti; uno scrittore alcolista cerca in ogni modo di rimandare il proprio collasso nervoso per riuscire a finire il suo ultimo libro; una famiglia disfunzionale, i cui membri si distruggono vicendevolmente sull'ingannevole sfondo della ricca California nel periodo bellico.

È un'opera sconvolgente e per gran parte autobiografica. L'autore guida il lettore come un moderno Dante nel proprio inferno personale e dipinge in modo vivido e disperato personaggi indimenticabili.

Scarabocchio:  Sono dell’idea che ci siano almeno otto tipologie di libro.

Quello che ti prende subito e che ti fa innamorare un modo sconvolgente;

Quello che ingrana dopo alcune pagine e che si fa voler bene;

Quello che continui a leggere senza un motivo, e che alla fine ti far capire di aver letto qualcosa di bello;

Quello che non avresti dovuto leggere in quel momento, perché nessuno dei due era pronto;

Quello che non capisci più, a causa dell’età superata;

Quello simpatico ma che si fa dimenticare subito;

Quello che non è bello ma che ti fa incazzare così tanto da spingerti a cercare di interagire con altri, per trovare una quadra;

Quello che è oggettivamente brutto.

Poi c’è la nona categoria, che vedo assai di rado.

Un libro che non ha senso.

Questa nona tipologia, nel mio caso non è comune, e racchiude tutti quei libri che non danno. Vuoi che sia una spiegazione, vuoi che sia una motivazione, sono storie senza capo ne coda.

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Inferno sulla terra, primo libro tradotto di Jim Thompson, è attualmente uno dei libri più brutti che io abbia letto negli ultimi mesi.

Ho avuto a che fare con libri mediocri, pieni di cliché buttati a caso o di teorie che non stavano in piedi, questo però non ha mezzo punto a suo favore. Quello che mi rimane addosso, dopo la lettura di un capitolo o di qualche riga, è che Jimmie è un molliccio alcolizzato e padre di tre figli più selvaggi di una qualsiasi tribù indigena cannibale, Roberta è una madre violenta e psicopatica timorata di dio con l’ossessione del marito, Marge è una vittimina ottusa che in confronto Flanders sembra un genio anticlericale, Mamma è l’apoteosi della matrona di casa con un principio di Alzheimer e Frankie, la venticinquenne alcolizzata e disadattata sentimentalmente. Un miscuglio di disagio in varie forme, mixato con eventi non esattamente lineari.

Sono arrivata alla fine per capire il significato di tutto, potevo farne a meno.

Lo stile di scrittura è molto veloce, crea uno stato di ansia perenne che sicuramente coinvolge il lettore ma a me, ha solo creato fastidio.

Ammetto che affronterò il secondo libro con una certa apprensione.

Insomma, mi aspettavo la vita tormentata di un uomo che vorrebbe fare lo scrittore ma che non ci riesce. Il disagio della povertà e della mentalità spesso chiusa, della gente del posto. Speravo, lo ammetto, di leggere una vita fatta di sacrifici ma sostenuta dalla famiglia. Niente di più sbagliato. Cioè, lui è veramente un uomo che vorrebbe vivere del suo sogno, ha veramente una famiglia che lo sprona e indubbiamente c’è la diffidenza dei suoi colleghi, ma sono solo la crosticina superficiale del sommo disagio.

Niente, ho paura per “L’assassino che è in me”.

Vado a bere qualcosa, un po' come Jimmie e Frankie, sperando di assomigliare più a lei che a lui.  

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