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La grazia dei re [ANTEPRIMA]

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Titolo: La grazia dei re (Dinastia del dente di leone)
Autore: Ken Liu
Pagine: 612
Prezzo: € 24
Uscita: 19 maggio 2020
Genere: Fantasy
Casa Editrice: Mondadori
 

Personaggi

75%

Worldbuilding

85%

Fluidità

40%

Cover

65%

E il Finale?

65%

L'Imperatore Mapidéré è stato il primo a unire i diversi regni dell'arcipelago di Dara sotto il dominio della sua isola d'origine, Xana. Dopo ventitré anni, tuttavia, l'Impero di Xana mostra segni di debolezza. Mapidéré è sul letto di morte, i suoi consiglieri complottano mirando ciascuno al proprio interesse, persino gli dèi sembrano adirati. Come se non bastasse, decenni di crudeli angherie e di dispotico potere hanno fatto sì che la popolazione non abbia nulla da perdere da una rivolta, ma molto da guadagnare.

È questo il mondo in cui vivono Kuni Garu, un affascinante perditempo poco propenso alla vita onesta, e Mata Zyndu, l'impavido figlio di un duca deposto, discendente di una nobile stirpe particolarmente colpita dalla ferocia di Mapidéré, che ha giurato di vendicarsi. Sembrano l'uno l'opposto dell'altro, ma durante la ribellione contro il potere imperiale i loro sentieri si incrociano in modo imprevedibile: diventano amici inseparabili, fratelli, e insieme combattono contro immensi eserciti, serici vascelli volanti, libri magici e divinità dalle forme mutevoli. Ma una volta che l'imperatore è stato rovesciato, Kuni e Mata si trovano a capeggiare fazioni rivali, con idee molto diverse su come si dovrebbe guidare il mondo, e su cosa sia la giustizia.

Scarabocchio: Dallo scorso anno, mi sono lanciata nella lettura di saghe fantasi di un certo spessore. Non tanto all'epicità della storia, ma proprio alla quantità di pagine usate e alla quantità di cose da dire. 

Ken Liu rientra nella categoria e se devo essere sincera, ancora devo capire se questo titolo sia visto in positivo o meno. 

 

Seicento pagine sono tante, soprattutto se consideriamo che La grazia dei re (Dinastia del dente di leone) è solo il primo libro di una trilogia. Eppure, la moltitudine di personaggi e di storie raccontate, mi portano a dire che la cosa migliore da fare sarebbe stata far un libro in più per alleggerire questo. 

Il bello di una saga epica, sta nella complessità della storia. Tante cose da raccontare, che a lungo andare si riuniscono e diventano una cosa sola, portando il lettore all'estasi dell'unione dei punti ma anche un pantheon di personaggi, più o meno rilevanti alla sotoria.

Il fatto è che bisogna saper calibrare bene quanto dare ogni volta, senza eccedere, come ha fatto Martin con il suo Trono di spade (che ho evitato, più per l'impossibilità di ricordarmi tutti i moerti ed i vari intrecci). Solo pochi autori si possono permettere l'uso di così tante cose in un unico colpo, ma solo perchè poi sanno anche come mantenere l'interesse del lettore e arrivare alla fine senza perdersi pezzi. 

In questo caso, ho molti dubbi. Tra l'altro, c'è una cura maniacale nei luoghi e nei vari dettagli, e anche in questo caso oscillo tra la goduria e la difficoltà di concentrazione. 

Mi ha molto ricordato un libro che ho letto lo scorso anno, dove l'autore usava molte parole e situazioni di una cultura esistente ma decisamente poco conosciuta. Era insomma un fantasy con molti tratti reali, che per capire fino in fondo, bisognava cercare su Wikipedia e per quanto fosse molto affascinante scoprire cose nuove, era snervante dover fermarsi ogni tre righe. Ecco, in questo libro ho riscontrato più o meno la stessa difficoltà. 

 

Ci sono comunque tratti positivi, che mi portano a consigliarvi la lettura. 

Per quanto i personaggi siano tantissimi, un punto a favore è che ogniuno di loro ha una caratterizzazione unica. Non ci sono personaggi fatti con Copia/Incolla, e anche se ci sono dei tratti comuni sono proprio pochi e pur non avendo legato troppo con nessuno di loro, sono stati piacevoli da conoscere e il mondo che ho visto dientro alla moltitudine di dettagli, è veramente pazzesco. 

Stanamente ho apprezzato anche la componente Politica, che è molto marcata (come tutto) ma favorisce quel guizzo d'interesse che mi ha permesso di arrivare alla fine. 

In fin dei conti è un libro che promuovo ma come per altri titoli, non è alla portata di tutti. Non è che sia solo per le persone intelligenti, io per prima non faccio parte della categoria, ma la mole di cose rallenta ed è facile arrivare all'antipatia per ogni cosa. Tanto per fare un piccolo esempio, nel libro le donne non hanno un peso rilevante e spesso non vengono nemmeno trattate benissimo. Non è una cosa nuova, in molti libri si vedono queste cose ma in queste pagine, mi ha dato molto fastidio. Femminismo becero? No, semplicemente in una stuttura così complessa e pesante, l'aggiunta di questo non dettaglio pesa più che in altre storie. 

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