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Murderbot: I diari della macchina assassina

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Titolo: Murderbot: I diari della macchina assassina
Autore: Martha Wells
Pagine: 513
Prezzo: € 20
Uscita: 1 settembre 2020
Genere: Fantascienza
Casa Editrice: Mondadori
 

Personaggi

90%

Worldbuilding

70%

Fluidità

85%

Cover

80%

E il Finale?

85%

Ogni aspetto della vita è dominato dalle grandi corporazioni, missioni interplanetarie comprese: è la compagnia, infatti, che le gestisce, rifornendole di tutto il necessario. "Tutto il necessario" comprende anche gli androidi di sorveglianza, che tutelano l'incolumità delle squadre d'esplorazione. Ma in una società in cui i contratti vengono aggiudicati al miglior offerente, la sicurezza non è esattamente in cima alla lista delle priorità. E così può capitare qualche imprevisto.

Per esempio qualcosa di strano succede su un lontano pianeta, dove alcuni scienziati stanno conducendo rilievi sulla superficie, convinti che l'Unità di Sicurezza con componenti organiche fornita dalla compagnia vegli su di loro. Murderbot, però, è riuscita a hackerare il proprio modulo di controllo, e si è accorta di avere accesso ai file multimediali di tutti i canali di intrattenimento. E così preferisce di gran lunga passare il suo tempo tra film, musica, serie tv, libri, giochi, piuttosto che dedicarsi a quegli incarichi noiosi e ripetitivi che non lasciano spazio al suo libero arbitrio. Dotata di una sensibilità tutt'altro che meccanica, Murderbot inizia un avventuroso viaggio alla ricerca di sé che la porterà a scoprirsi assai diversa da quello che i suoi protocolli avrebbero previsto.

Scarabocchio: Ci sono libri che piacciono ma che scivolano dalla mente e libri che inizialmente sembrano ostici, e poi rimangono nel cuore. 

Avevo grandi aspettative per Murderbot, in realtà le ho spesso, però questa volta le ha addirittura superate.

 

Murberbot è un'Unità di sicurezza per metà robot e per metà umana. Il suo compito è quello di proteggere i suoi clienti, che per la maggior parte non la vorrebbe lì ma che sono obbligati a portarsela dietro dato che la Compagnia per cui lavora, ha reso obbligatorio questo punto. 

Il fatto che Lei, è riuscita ad hackerare il suo sistema di controllo e che quindi, in realtà sarebbe libera. Solo che la sua posizione in questo momento non è poi così terribile e quindi rimane, un pò meno rigida alle regole e più votata a guardare le serie televisive all'insaputa di tutti. 

Mai però avrebbe pensato che degli umani potessero trattarla bene, dato che solitamente tutti hanno paura della macchina assassina. Munderbot vive in un mondo dove quelli come lei sono esseri senza sesso, senza tratti somacici diversi dagli altri e tutti legalmente privi di diritti. Un pò come i sexbot, ma su un gradino più alto. Quindi, quando i suoi clienti iniziano a trattarla con riguardo, per Lei è strano e non sa come gestire quei vaghi sentimenti umani che ha iniziato a provare da quando è libera. Poi, un pericolo che sembra insormontabile, la porterà a un risvolto inaspettato che nel tempo le consentirà di viaggiare libera. Forse, non del tutto. 

 

Murderbot, che successivamente prenderà un nome, sono io in versione meccanica. 

Sarcastica, con relativa pazienza, odiatrice del contatto umano, un pò permalosa. Quello che ci differenzia, è che Lei ha delle armi impiantate nelle poche parti organiche che ha, e che possibilmente è immortale. Scherzi a parte, Murderbot è una protagonista estremamente stimolante. 

Tutto raccontato in prima persona, ho trovato difficile dovermi fermare per fare quelle cose insensate come mangiare e dormire. Coinvolgente e divertente, Murderbot è l'essere del mio cuore che in questo libro, ci racconta il suo lento percorso di crescita e ci permette di vedere che anche una macchina, può provare sentimenti ed esser fedele a qualcuno. 

 

Martha Wells comunque, non si limita a fare questo. 

Sicuramente non è la prima ma, non ho mai letto (qui in italia) di libri dove si fa uso di una lettera al contrario, per non identificare un genere. C'è una parte dei diari, dove Murderbot incontra tre personaggi che non vengono indicati ne come donne e nemmeno come uomini. Ammetto di esser rimasta spiazzata non tanto per la situazione, ma per la lettura. Questo comunque è un dettaglio forte, visto e considerando il periodo storico in cui siamo.

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