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Picciridda. Con i piedi nella sabbia [FILM]

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Favignana, fine anni Sessanta. Lucia ha dieci anni e ha appena visto la sua famiglia partire: mamma, papà e il fratellino si sono trasferiti in Francia in cerca di quel lavoro che nell'isola manca. Lucia è stata affidata a nonna Maria, una di quelle donne del sud definite "reggitore": severe, autoritarie e poco portate per le smancerie. Per motivi apparentemente inspiegabili, e certamente mai spiegati dalla diretta interessata, Maria è in rotta con la sorella Pina, il cui marito Saro ha soprannominato la cognata "la Generala". E la figlia di Saro e Pina, Rosa Maria, è innamorata di un uomo sposato. L'unica fonte di leggerezza per Lucia è una compagna di scuola con la quale la bambina ritrova occasionalmente le gioie dell'infanzia.

  Picciridda, che uscirebbe oggi al cinema (il Coronavirus non ci permette di andare al cunema, quindi che si fa?), non è esattamente il film che avrei scelto di vedere in una giornata normale. 

Quindi, perchè ve ne parlo?

 

Quando mi è stata data la possibilità di vederlo in anteprima, ero un pò restia. 

La sicilia è bellissima, i suoi colori e quell'aria di perenne estate incantano tutti. Eppure, spesso e volentieri le storie raccontate parlano di una mafia spesso spietata, e di una mentalità così chiusa da farmi salire il sangue al cervello. Molti film che ho visto, sono un miscuglio di clichè che mal sopporto. 

Poi c'è il dialetto, sicuramente caratteristico ma difficile per chi non lo parla. Come incastrarlo in novantacinque minuti di visione, senza obbligare i non esperti a dover intuire un discorso? 

Ecco, ero già pronta al peggio, ma alla fine ho pensato di provarci comunque perchè è così che ho scoperto Green Book (qui), Una giusta causa (qui) e Era mio figlio (che esce il mese prossimo). 

 

Picciridda, sono novantacinque minuti di sofferenza emotiva.

Lucia vede partire i genitori ed il fratellino, con la speranza che possano finalmente trovare un sostentamento in Francia. Lei però, dovrà rimanere al paesello con nonna Maria, una donna affilata e solitaria.  

Tra le due, non c'è un vero e proprio legame sentimentale, quasi più una quiete sopportazione. 

Lucia ha in sè quella fregola tipica dei bambini, quel sentimento di profonda ingiustizia per le cose che non capiscono ed un totale rifiuto per tutto quello che viene imposto senza un perchè; Maria è fatta di granito e fermezza, con un sopportazione alla vita che nessuno può sapere quanto può pesare in quegli anni, perchè vedova e ancora sola, indipendente. Due generazioni a confronto. Passato e futuro. 

La convivenza non è sempre facile, vivere in un paesino dove tutti si conoscono non è semplice perchè tutti sanno tutto, ma è ancora più difficile quando ci sono segreti inconfessabili. 

L'onore è un pilasto che in un modo o nell'altro, non si può rifiutare.

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Novantacinque minuti di pura angoscia.

Novantacinque minuti di attesa e preoccupazione. 

Lucia è una bambina che sta crescendo e che si scontra con l'omertà di un intero paesello, che parla di tutti e tutti, nascondendo sotto il tappeto ciò che "non sta bene". Lei vorrebbe solo essere libera e vicina alla famiglia che è andata a cercare fortuna, non potendo starle vicina in un momento della vita così burrascoso. Eppure, si tratta di un periodo breve, che sembra in verità lungo tutta la vita. 

Maria è una donna che personalmente non potrei amare, perchè incapace di manifestare sentimenti d'affetto a chi ne ha bisogno. Rude, con poca parlantina e un lavoretto da "vesti cadaveri" che fa con estrema delicatezza. Eppure, alla fine di tutto, è il personaggio che più ho amato perchè il più sorprendente. 

Visivamente il film è una bomba e ho adorato le riprese fatte con i droni. La musica di sottofondo non è invasiva e mai fuori tema, ma per quanto sia uscita dalla sala con il cuore stretto in una morsa, dopo un pò mi sono resa conto che alla fin fine, mancava almeno metà della storia. 

C'è un salto temporale enorme, che lascia crateri su quello che è successo a Lucia dopo che è arrivata in Francia. Ovvio, molte cose si posso immaginare ma così non basta. 

Come non basta aver messo dei sottotitoli per tutta la durata del film, dato che tutto viene recitato in dialetto più o meno stretto. Considerando il tema e considerando la poesia del posto, passare così tanto tempo a capire cosa si stiano dicendo va oltre l'apprezzamento finale. Non ci si concetra più nell'insieme, tutto si focalizza lì.

 

Continua a non essere un film che avrei scelto per una serata, ma non mi sono nemmeno pentita poi molto di esser andata a vederlo. 

Un film drammatico interessante.

 

Picciridda
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