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Manuela Carozzi [INTERVISTA/20]

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Salve e grazie di cuore per aver accettato di rispondere alle nostre domande!

È un piacere!

Dovendo affrontare il wording di una nuova serie scifi un traduttore ha dei parametri di riferimento? Mi spiego: ci sono termini ripresi da opere famose di fantascienza che ormai sono accettate come traduzione ufficiale oppure si cerca di creare una terminologia specifica per quel particolare autore, anche discostandosi dalle traduzioni letterali? 

Direi che dipende dalle intenzioni dell’autore: se lui stesso sta creando, nella lingua di partenza, una terminologia caratteristica, il tentativo dovrebbe emergere anche nella lingua di arrivo. Se, viceversa, sta facendo ricorso a un bagaglio terminologico “consolidato”, anche per l’italiano potrebbero risultare efficaci termini privi di particolari connotazioni stilistiche.

Nel processo di traduzione di un romanzo come Aurora Rising che rientra nella sfera del genere fantasy/sci-fi da sempre conosciuto come uno dei più ricchi e complessi della letteratura, c'è stato un aspetto in particolare rispetto agli altri che ha rappresentato una sfida stimolante?

Sicuramente il lessico, così ricco di inventiva. Anche l’umorismo rappresenta, in generale, una sfida impegnativa per i traduttori.

Quanto è difficile tradurre il primo libro di una serie/trilogia, senza aver la possibilità di leggere subito i seguiti? Incide sul lavoro?

Potenzialmente, il primo libro di una serie di cui ancora non si hanno altre notizie è un vero campo minato. Il rischio per il traduttore è molto alto, basti pensare a quando il vero significato di un termine si rivela solo in episodi successivi.  Con Aurora Rising ho avuto la fortuna di poter sottoporre qualche domanda direttamente agli autori, che mi hanno risposto con grande disponibilità e simpatia. 

Come ti organizzi? Prima leggi il libro e poi traduci oppure ti metti subito al lavoro?

Considerate le tempistiche editoriali classiche, leggere il libro prima di iniziare a tradurlo rappresenta spesso un’utopia. Di solito la lettura va di pari passo con il lavoro di traduzione, al quale però segue una fase di rilettura “consapevole” che dà luogo a modifiche e aggiustamenti vari.

Ci sono delle scene che vengono adattate per il mercato italiano?

Finora non mi è mai capitato di individuare divergenze fra cultura di partenza e cultura di arrivo tali da dover intervenire sulle dinamiche vere e proprie di una scena. Senza dubbio accade, invece, che a cambiare siano i riferimenti: ad esempio, ciò che per una cultura è molto diffuso potrebbe risultare raro e quindi “straniante” per un’altra. Se si vuole evitare di creare un effetto che il lettore madrelingua non avrebbe, occorre, appunto, adattare.  

Succede che l'autore non approvi, contesti oppure suggerisca modifiche di suo perché non si riconosce in una certa traduzione? 

Immagino non accada spesso, se non altro perché presupporrebbe, da parte dell’autore, una conoscenza approfondita anche della lingua del traduttore.

Sicuramente poter lavorare a stretto contatto con l’autore durante tutto il processo di traduzione sarebbe fantastico, l’unico modo per poter davvero entrare nel suo mondo, anche a costo di scontrarsi!

In questo caso il target giovanile dei lettori ha pesato? Ad esempio scegliendo un certo termine rispetto ad un altro, magari più corretto, ma meno "slang"?

Il pubblico a cui ci si rivolge è sempre un parametro di riferimento imprescindibile. “Corretto” è in realtà ciò che quel lettore percepirà come tale, non un valore assoluto. 

Come è stato tradurre le parolacce inventate dagli autori?

Be’, holy cake… a volte impegnativo, con la consapevolezza di dove prendere decisioni opinabili. In generale tento di riprodurre nel lettore italiano lo stesso effetto (probabilmente!) percepito dal lettore della lingua di partenza, anche a scapito della simmetria semantica vera e propria. 

Durante la traduzione di Aurora Rising quale personaggio e la sua relativa caratterizzazione è stato più affascinante ed interessante tradurre

Ho amato particolarmente Finian, sarcastico e sensibile allo stesso tempo.

Quale aspetto dello stile di Amie Kaufman e Jay Kristoff l'ha colpita di più?

La creatività lessicale, l’ironia, il tentativo di dare spessore anche a personaggi che rischiavano di risultare stereotipati.

Qual è stata la parte più difficile da tradurre? O quella più divertente?

È stato tutto divertente, nonostante le difficoltà. 

Hai pensato di tradurre il titolo? Nel caso, come sarebbe stato?

Forse “Aurora – Il Risveglio”. In generale, la traduzione (o non traduzione) dei titoli è una scelta della casa editrice.

Grazie per la disponibilità!

Grazie a voi!

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