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I libri della Maniscalco li sto aspettando ormai da qualche mese, complice il fatto che la Oscar Mondadori, abbia incominciato a far pubblicità già dal 2019.

Sono attualmente quattro libri (non penso ne arriveranno altri) ed usciranno tutti entro la fine dell’anno.

Il primo, quello che tratteremo oggi, racconta una storia alternativa di Jack lo squartatore e nello specifico, vi narrerò di tutte le malattie citate nel libro (con l’ausilio di Wikipedia, perchè va bene prendersi delle licenze poetiche nei libri ma, vengono citate malattie reali e quindi, almeno un minimo di informazioni corrette vanno date).

 

VAIOLO

«Nathaniel» lo redarguì lui, gli occhi vitrei che saettavano tra me e mio fratello, «non sono affari che ti riguardano.»

«Siamo terrorizzati che la ragazza esca di nuovo dalla sua bolla protettiva? Dio non voglia che si becchi il vaiolo e ci lasci le penne! Oh, aspettate…» disse Nathaniel inclinando la testa. «È già successo, non è vero?» Mi afferrò il polso con fare teatrale, controllò il battito e poi barcollò all’indietro. «Per tutti i santi del paradiso, padre! È ancora viva!»

Mio padre agitò la mano pallida e si tamponò la fronte con un fazzoletto. Non era mai un buon segno.

Le battute sagaci di mio fratello di solito riuscivano a stemperare il nervosismo, ma quel giorno non parevano efficaci.

Il virus del vaiolo si localizza a livello della piccola circolazione della cute, del cavo orale e della faringe. A livello cutaneo si manifesta con un'eruzione maculo-papulare e, successivamente, con vescicole sollevate piene di liquido. La Variola maior è causa di manifestazioni cliniche più rilevanti ed è caratterizzata da una letalità del 30-35%. Le complicanze a lungo termine includono cicatrici caratteristiche, soprattutto al volto, nel 65–85% di coloro che riescono a sopravvivere; possono inoltre manifestarsi, seppure con una minore prevalenza stimabile nel 2-5% dei casi, cecità, come conseguenza di ulcere corneali e successivi esiti cicatriziali, e deformità degli arti, a causa di episodi di artrite e osteomielite. La Variola minor causa una forma di malattia più lieve, nota anche come alastrim, che può condurre al decesso nell'1% dei casi.

 

SCARLATTINA

Per come la vedeva lui, il suo compito era quello di proteggermi dai mali del mondo. In fin dei conti, la mamma non era morta perché aveva dovuto accudire Nathaniel con la scarlattina. La sua lingua non si era gonfiata e la faccia riempita di quei tre mendi sfoghi rossastri perché mio fratello si era ammalato. Il cuore già provato della mamma non aveva ceduto perché lui aveva portato l’infezione in casa.

La scarlattina è una malattia infettiva acuta contagiosa, caratteristica dell'età pediatrica, che si manifesta con febbre e angina faringea ed è caratterizzata da insorgenza di esantema puntiforme (la capocchia di spillo).

Si trasmette per via aerea. Non esiste un vaccino, ma può essere trattata efficacemente tramite la somministrazione di antibiotici. La maggior parte delle manifestazioni cliniche è dovuta alle tossine eritrogeniche prodotte dal batterio streptococco di gruppo A quando viene infettato da un batteriofago. Infatti, a differenza delle altre malattie esantematiche tipiche dell'infanzia, come rosolia e varicella, la scarlattina è l'unica provocata da batteri anziché da virus.

Prima dell'avvento degli antibiotici, la scarlattina rappresentava una delle principali cause di morte. Inoltre, talvolta, era responsabile per l'insorgenza di complicanze tardive come la glomerulonefrite e l'endocardite, quest'ultima poi spesso causa di problemi alle valvole cardiache, talvolta con esito infausto.

 

LEBBRA

Un piccolo letto in ferro battuto con un materasso a righe ospitava un corpo scheletrico che non dava molti segni di vita. Il povero Thornley era avvizzito tanto da ridursi a uno strato di pelle ingrigita tesa sulle ossa fragili. Ferite aperte sul tronco e sulle braccia trasudavano un miscuglio di sangue e pus che emanava un puzzo di carne fetida percepibile persino dalla soglia. Era difficile affermarlo con sicurezza, ma l’uomo sembrava soffrire di una grave forma di lebbra.

 

Thornley si grattò le braccia con una tale foga che ebbi il timore si potesse lacerare la pelle. Ecco spiegate alcune di quelle lesioni: si provocava da sé le croste, che poi sfregava fino a infettarle. Non era lebbra, dunque, ne aveva solo l’aspetto. Ingoiai il disgusto in un unico, sgradevole boccone. Quell’uomo doveva provare un dolore inimmaginabile.

La lebbra o malattia di Hansen (questa seconda è l'unica definizione utilizzata legalmente dagli enti pubblici e statali italiani) è una malattia infettiva e cronica, causata dal batterio Mycobacterium leprae, che colpisce la pelle e i nervi periferici in vari modi e gradi, anche molto invalidanti. Un tempo molto pericolosa, in era moderna si è riusciti a curarla meglio che in passato. Le dizioni "morbo di Hansen" o "Hanseniasi" vengono oggi privilegiate per evitare lo stigma che la parola "lebbra" ancora reca con sé nell'opinione comune.

L'esatto meccanismo di trasmissione del BH non è ancora del tutto chiaro. Il bacillo è stato trovato in molte varietà di insetti, ma non è mai stata dimostrata la trasmissione vettoriale. Si è ipotizzata una trasmissione per contatto cutaneo e per iniezione con aghi contaminati. Il bacillo viene certamente trasmesso attraverso un contatto stretto e prolungato con pazienti bacilliferi non trattati, che eliminano bacilli dalle mucose delle vie respiratorie superiori. Già dopo la prima dose di rifampicina la carica infettante viene ridotta del 99,99%, sicché i pazienti trattati non sono contagiosi. Benché si possano trovare BH nel latte materno e nella placenta, la lebbra colpisce raramente i bimbi piccoli.

 

La protagonista di questa storia, lavora e studia nell’obitorio dello Zio, quindi è in contatto con moltissime malattie.

Se consideriamo il periodo, l’igiene e l’avanzamento della scienza, questo articolo dovrebbe comprendere anche tutta una serie di infezioni ad oggi facilmente curabili.

Quelle che vi ho citato, sono solo alcune tra quelle più nominate o che hanno avuto un peso maggiore rispetto alle atre. Ad esempio, viene citato il Colera e germi trasmissibili in via aerea ma, non ho pensato che sarebbe diventato un pò troppo pesante il tutto.

C’è però una menzione che mi sento di dover fare, considerato il nostro periodo attuale:

«Nostro padre uscirà di senno se scoprirà quello che stai facendo. Temo che abbia di nuovo perso il contatto con la realtà. Le sue manie stanno diventando… inquietanti.»

«In che senso?»

«La… la scorsa mattina l’ho sorpreso ad affilare i coltelli e a parlare da solo quando pensava che tutti stessero dormendo.» Nathaniel si massaggiò le tempie, il sorriso ormai incerto. «Forse crede di poter infilzare i germi prima che riescano a entrare in casa.»

Una notizia preoccupante, eccome. L’ultima volta che mio padre si era ridotto in quello stato, mi aveva obbligato a indossare una mascherina ogni volta che uscivo per evitare di contrarre qualche malattia a trasmissione virale.

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Per i cent’anni dei libri di Agatha Christie, io ed altre ragazze ci siamo messe in testa di creare qualcosa di speciale.

Tutti noi, in un modo o nall’alto abbiamo avuto modo di conoscerla e conosciamo i due personaggi celebri tanto interessanti, quando diversi.

Miss Marple e Poirot conducono la stesso “lavoro”, anche se in modo differente.

Dato che però, sono personaggi romanzati, ho pensato che sarebbe stato interessante cercare di capire come si sarebbero approciati al proprio pubblico, a come potrebbero convin cere la gente a leggere.

Perchè insomma, c’è sempre modo e modo per affrontare un libro e a parere mio, loro due la vedono in modo differente.

Ecco quindi le locandine dei due sfidanti, con poi i punti salienti dei loro pensieri.

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Non chiedetemi per quale motivo, ma ho sempre pensato a Poirot come un lettore “acculturato”, ovvero quel tipo di persona che legge per imparare sempre qualcosa e che non si accontenta del giornaletto senza spessore.

Per contro Miss Murple l’ho identificata come la zia zitella, un pò matta ma geniale che sprona sempre tutti a far sempre il meglio. Quel tipo di persona che prova qualsiasi genere e qualsiasi autore, pure quello indie che conoscono solo in quattro, ma sempre mantenendo una certa moralità.

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In pratica, uno invencentiva la lettura consapevole mentre l’altra, spronta solo la lettura.

Dato che ai nostri giorni, ci sono sempre meno lettori, mi sono chiesta quali delle due tattiche sia la più apprezzata. Mi sono affidata veramente ai social, ma prima di tutto vi svelo la mia scelta.

Io voterei Miss Marple, per il semplice fatto che per me, la lettura deve essere un momento di svago e non per forza un momento di studio. Certo, imparare sempre qualcosa viene utile in qualsiasi occasione, anche solo per una chiacchierata ma a conti fatti, per me la lettura deve essere principalmente un momento di stacco dalla mia vita, e che mi permetta di volare con la fantasia o vivere una vita/una situazione che da sola non potrei mai ricreare.

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Pensavo che la maggior parte della gente la pensasse come me, e invece mi hanno stupito con effetti speciali.

Per tanti, dato che il tempo per leggere è sempre poco, è meglio convoliare le proprie energie su un testo più “completo”.

 

 

Sempre rimanendo in tema libri, questo evento non è stato creato a caso.

Per festeggiare i cent’anni di Agatha Christie, sono stati stampati due libri dedicati ai due pesonaggi sopra interpellati, con qualche nozione oggettivamente utile e prettamente una raccolta di citazioni.

Dettro tra di noi, i libri hanno un valore più che altro simbolico, perchè o c’è un certo amore per i due (o proprio per le citazioni in generale) oppure sono dei volumi prettamente inutili.

Molto carini, ben curati, ma non particolarmente sorprendenti.

Io comunque ho apprezzato.

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Il mito del guerriero è presente nella cultura e nella tradizione delle più importanti civiltà del passato. Nell’antica Grecia, gli Spartani erano considerati guerrieri eccezionali, selezionati ed educati fin dalla nascita per eccellere nell’arte della guerra. Personaggi come Leonida e i suoi 300 condottieri sono entrati nel mito e hanno ispirato decine di scrittori e registi. Non possiamo poi dimenticare gli antichi guerrieri giapponesi: i Samurai. Devoti al loro Daimio, i Samurai dedicavano la loro intera esistenza alla pratica disciplinata e a quei nobili principi che sono ben fotografati nell’Hagakure – il libro segreto dei Samurai.

L’archetipo del Guerriero è stato più volte incarnato nel corso della storia anche dal genere femminile. Tra le guerriere più note vi sono senz’altro le Amazzoni, risalenti ai miti greci. Ma molto più interessanti sono alcune figure singole che hanno dato lustro all’archetipo Guerriero femminile: Ah-Hotep, la regina guerriera dell’Antico Egitto; Fu-Hao, regina della dinastia Shang, che in Cina guidò un esercito di più di 13.000 soldati già nel 1.200 a.C.; ed infine Giovanna D’Arco, la ragazza di umili origini, che nel XV secolo arrivò a ricoprire ruoli di altissimo livello all’interno dell’esercito di una nazione come la Francia.

-Articolo in parte preso dal sito EfficaceMente

 

Parliamo di archetipi, perchè ho appena finito di leggere il libro di Alessia Tripaldi e come approfondimento, ho scelto il Guerriero.

Come avete letto sopra, è facile incappare in un tipo di comportamento riconducibile a quello, dato che queste persone sono quelle che in un modo o nell'altro fanno la storia sul campo di battaglia. Ma cosa differenzia questi personaggi, dai Killer?

archetipi

Alessia dice che, L'Archetipo del Guerriero: E' un individuo solo, isolato, arrabbiato e di solito ha avuto una vita e un'infanzia abbastanza difficile.
Una volta cresciuti, questi individui si trasformano da Vittime a Carnefice, nel momento in cui trovano una causa. Questa causa può essere anche il Credo espresso dal Saggio (altro archetipo molto persuasivo -qui-), ma più spesso il Guerriero, essendo un tipo solitario, agisce in autonomia. 
Le vittime sono nemici della Causa, e vengono usccise attraverso omicidi che hanno la forma e la modalità dell'esecuzione. Quindi, le armi preferite, sono gli esplosivi o le armi da fuoco ma a volte le vittime, sono vittime indistinte, il nemico è la società e quindi le esecuzioni assumono una sfumatura da strage e può capitare che il guerriero, si auto impartisca la morte, in nome della sua stessa Causa. 

Tra i vari nomi, per far capire un pò chi può rientrare in questa categoria, vengono nominati:

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Due facce, che in realtà si chiama Harvey Dent, ha avuto un'infanzia molto difficile. 

Era un procuratore a Gotham e in Batman vedeva un alleto ma, durante un caso molto importante, rimase sfigurato su metà volto. Questo lo portò a sviluppare una certa psicosi. Gli psichiatri dell'ospedale cercano di rimuovere la sua personalità malvagia togliendogli la moneta e rimpiazzandola prima con un dado e poi con un mazzo di carte dei Tarocchi, dandogli così ben 78 opzioni di scelta, non solo due. Il trattamento però fallisce miseramente, infatti; con così tante possibilità di scelta a disposizione, Dent non è più in grado di prendere neanche le più semplici decisioni. 
Alla fine della graphic novel, Batman gli ridà indietro la sua moneta, chiedendogli di usarla per decidere del suo stesso destino, se la moneta cadrà da un lato, sarà libero, se cadrà dall'altro, si farà uccidere. Dent dice a Batman che la moneta è uscita dal lato intatto, e Batman ha così salva la vita, ma la scena successiva ci mostra che la moneta era uscita dal lato sfigurato, dimostrando che Due Facce ha deciso autonomamente di lasciare libero Batman.

Un anno dopo

Recentemente Harvey Dent, era riuscito a recuperare il suo equilibrio mentale: nuove tecniche di chirurgia plastica gli restituirono il suo aspetto, e addirittura venne addestrato da Batman e scelto come suo sostituto come protettore di Gotham durante l'anno sabbatico del Cavaliere Oscuro preso dopo Crisi infinita. Harvey prese il suo ruolo di vigilante molto seriamente, e cominciava ad amare la vita di giustiziere, ma quando Batman e Robin tornarono in azione, Harvey si sentì messo in disparte: quando venne addirittura sospettato di alcuni omicidi che non aveva commesso, la sua fragile psiche crollò definitivamente: la sua identità criminale tornò a galla, e Dent decise di deturparsi volontariamente il viso con dell'acido muriatico e un bisturi: Due Facce così è tornato a tormentare i cittadini di Gotham e il suo paladino.

(grazie wikipedia, per colmare sempre le mie lacune

Tu sai che il sistema non funziona, che la giustizia può essere decisa dal lancio di una moneta.

 

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Poi abbiamo Pinguino, di cui il vero nome è Oswald Chesterfield Cobblepot.

Oswald Cobblepot era un semplice ometto panciuto e con un lungo naso buffo che, associato alla sua passione per l'ornitologia, fungeva da calamita per gli insulti e le marachelle dei bulli di quartiere.

Cresciuto solo e con un grande risentimento verso il mondo, Oswald si affeziona agli uccelli (animali, peraltro, venduti nel negozio di famiglia gestito da sua madre, vedova) tanto da essere soprannominato, al college, Pinguino. Come se il suo aspetto non fosse sufficiente ad attirare scherni, sua madre lo costringeva a portare con sé un ombrello, per paura che s'ammalasse. Infatti il padre era morto a causa di una forte polmonite in seguito ad un improvviso temporale. Questa sua stranezza rese ancor più ostili i compagni verso di lui.

Di questo periodo della sua vita non si sa molto. L'attività di famiglia era in caduta libera e presto i creditori l'avrebbero fatta sparire. Della vita di Oswald adolescente si conoscono alcuni interessanti particolari. Per esempio, fu in questo periodo che cominciò a pensare all'ombrello come un'arma. Affilò la punta del suo ombrello e sfregiò permanentemente il volto del capo dei bulli che lo perseguitavano, tale Randall Holmes. Significativo l'episodio in cui paga la ragazza più carina della scuola affinché si presenti al ballo con lui, il ragazzo più brutto. In questo modo, la ragazza fa il primo passo verso quella che sarà una vita di soli soldi e sesso, mentre Oswald sperimenta le gioie dell'amore e del potere.

Il destino incombe, però. Il negozio chiude, i suoi amati volatili vengono quindi sequestrati e Oswald si ritrova solo e senza soldi. Il risentimento latente esplode con tutta la sua forza. L'ombrello diviene un'arma d'offesa, un marchio del neonato criminale in tuba, monocolo e frac. La vendetta diviene la sua unica ragione di vita (nonché la sua rovina). Nasce il Pinguino, bizzarro criminale amante dei pennuti, del potere e degli abiti eleganti. (sempre molto gentile, mister wikipedia!)

 

Fra i vari nomi che possono esser associati a questo modo di fare, possono esserci anche molti personaggi che compiono stragi (tipo il crollo delle torri gemelle) ma se vogliamo rimanere in tema "finzione", penso possano esser nominati anche i protagonisti di Notte buia, niente stelle

Le quattro donne sono mosse da una certa vendetta, nei confronti di chi le ha trattate male e che all'improvviso, sono stanche. 

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Come abbiamo visto durante la recensione (qui), la lettura dei Tarocchi è una cosa oggettivamente semplice ma non alla portata di tutti. 

Dico semplice perchè la tecnica, se sipegata in modo schematico e lineare, non ha nulla di contorto. Si mischiano le carte, si stendono, si rimischiano e poi si scelgono. 

Ovviamente, ci sono da tener conto anche una serie di sfumature che cambiano da stesa a stesa, ma anche da quale scuola uno abbia scelto di seguire. Perchè ecco, non esiste un solo mazzo di Tarocchi, e nemmeno un solo modo per usarli.

 

Bisogna tener presente che come per tutte le cose, c'è sempre un lato commerciale. 

La divinazione si presta molto bene, dato che si colloca nella categoria dell'occulto e molti ne sentono il fascino, anche se poi alla fine non ci credono veramente. 

In commercio ci sono molti mazzzi e l'unico modo per scegliere quello giusto, è affidarsi al proprio senso estetico. O forse no? 

Regola vorrebbe che il primo mazzo ti venga donato da una persona sconosciuta, ma quante possibilità ci sono che ciò avvenga? Ecco, nessuna. Quindi, alla fine di tutto sto pippone vorrei mostrarvi alcuni mazzi che trovo interessanti e molto diversi tra loro. 

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Di questo mazzo, non c'è moltissimo da dire, se non che è tra i più vecchi in assoluto. 

Il mazzo Egiziano è forse uno dei miei preferiti e sicuramente, da quello che ho scoperto, è anche uno dei più difficili da maneggiare. 

Come ben sappiamo, le divinità sono esseri estremamente suscettibili e in questo caso, la leggenda narra che se usati da non credenti o persone poco rispettose, possano sentirsi offesi. Da tale sentimento, potrebbero arrivare dispiaceri nel consultante e quindi, si consiglia sempre di arrivare a quel punto con una vera curiosità e non con la voglia di giocare e basta. 

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I Tarocchi Crowley, si basano sulla personalissima concezione magica di Aleister Crowley, un importante cartomante inglese esperto di occultismo e creatore della filosofia magica di Thelema.

Il mazzo è composto da 78 arcani, suddivisi in 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori.

Se nelle carte Egizie, abbiamo la complessità delle divinità interpellate, qui abbiamo la complessità di ogni carta che risulta difficile da comprendere anche per i cartomanti stessi. 

Solitamente, vengono usati dagli esperti, perchè più "studiati" e più abituati alla lettura ma sono anche un rompicato affascinante. 

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Come ultima cosa, vi mostro loro; Tarocchi del Magenta. 

A senso estetico, non sono esattamente tra le mie preferite ma le trovo molto interessanti per i mille buchi che ci sono. 

Si vabbè, sprechiamoci con le battute, ma il creatore di questo mazzo ancora non è stato trovato ed io mi chiedo come sia possibile. Ad essere poi precisi, in realtà questo non è nemmeno un mazzo di tarocchi, dato che mancano i semi e quindi la lettura delle sue carte è diversa rispetto a tante altre. 

 

In sintesi, non basta aver in mano un mazzo di carte bello e a buon mercato.

La lettura va fatta con un certo criterio, anche estetico se si vuole, ma sempre nel rispetto di quello che abbiamo in mano e di chi ci sta davanti. Anche delle persone che ci hanno fatto avvicinare a questa pratica, senza vergognarci nel dire che un pò, ci si crede veramente a queste cose. 

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test sul blog Il mondo di sopra

 

Se chiudo gli occhi, riesco ancora a sentirlo. Il grido disperato di una creatura che ha perso ogni speranza, ma trattiene ancora un barlume di lucidità. Quanto basta per fargli provare un dolore devastante. È così che nascono le Morhn. Dalla carne, dalla vita, dal respiro. E trasformano tutto in ombra.


Come si fa a parlare di mostri? 

Che logica si può nascondere dietro a degli abomini, che sentimenti possono avere al di fuori della rabbia o della violenza fine a se stessa? 

Emettono dei lamenti strazianti, grotteschi e sono ricoperti dalla stessa melma nerastra che ci circonda, come una tenda caduta dal cielo dalla quale non riescono a liberarsi. L’odore è così forte che mi gira la testa. È l’ultimo stadio dell’infezione: la tua pelle è completamente ricoperta di scaglie nere, la vista si oscura e perdi il controllo. Inizi a vomitare liquame e bile, finché tutto finisce e diventi una di loro. Una Morhn.


Questi esseri non nascono così, prima di diventare mostri sono stati essere umani normalissimi.

Ci sono alcuni modi per contrarre il morbo, quello più comune è attraverso la melma che le Dhrek’Morhn hanno addosso. Questa cosa vischiosa deve entrare dalla bocca o negli occhi o nelle orecchie e raggiungere il cuore. Una volta arrivato lì, nulla ti può salvare ma se il cuore è ancora libero, solo una pietra nera può provare a salvarti. Sempre che funzioni. 

Se si è ormai oltre la via della salvezza, prima di arrivare alla trasformazione definitiva, l'unica soluzione è un'arma imbevuta di magia. La morte, diventa un'amica. 

Ma per tutti quelli che si infettano e non vengono femati per tempo, arrivano ad essere delle Dhrek’Morhn e per questo livello di difficoltà, solo il fuoco di Drago funziona. C'è però un modo più semplice per uccidere una Dhrek’Morhn, se è stata infettata in modo innaturale, basta distruggere la pietra nera. 

Una Morhn non è più umana, ma non è del tutto un mostro. A volte un barlume di coscienza rimane sotto lo strato di roccia e costringe quella che è stata una persona a guardarsi uccidere e distruggere ciò che incontra sul cammino. Porre fine alle sue sofferenze è un atto di pietà.

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creato da J. A. Windgale


C'è poco e tanto da dire, sulle Morhn. 

Sono esseri estremamente pericolosi anche per il fatto che perdono completamente ogni freno inibitore, ma sono sostanzialmente delle vittime anche loro. 

Il morbo non si può prevenire sempre e guarire, non è certo senza l'aiuta dei guaritori ma anche la mancanza di pietre nere, che stanno all'origine di tutto, possono fallire. 

Dapprima utilizzata solo dai maghi, è stata trasformata in qualcos’altro, un catalizzatore. La magia smise di essere appannaggio di chi nasceva con il dono e diventò di tutti. Bastava caricare una pietra e chiunque avrebbe potuto utilizzare l‘incantesimo al suo interno. Esaurita la sua funzione, la pietra si frantumava.

Ma con il potere è arrivata l’oscurità. Le persone hanno iniziato ad ammalarsi, ogni pietra consumata poteva significare nuovi contagi, nuove Morhn.


Vittime, volontarie ed involontarie. 

Per chi si fa ammaliare dal potere e chi ne sente il rinculo. Le Morhn posso risultare orrende e affascinanti allo stesso tempo, solo gli animi più oscuri possono captare la loro feroce bellezza, indomabili e imprevedibili. 

 

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Isaac Asimov, nato Isaak Judovič Azimov (in russo: Исаáк Ю́дович Ази́мов; Petroviči, 2 gennaio 1920 – New York, 6 aprile 1992), è stato uno scrittore e biochimico sovietico naturalizzato statunitense.

Fu autore di numerosi romanzi e racconti di fantascienza e di volumi di divulgazione scientifica, la sua produzione è stimata intorno ai 500 volumi pubblicati, incentrata non solo su argomenti scientifici, ma anche sul romanzo poliziesco, la fantascienza umoristica e la letteratura per ragazzi. Alcuni romanzi e racconti di fantascienza hanno avuto trasposizioni cinematografiche.

 

IO, ROBOT

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FONDAZIONE

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UN SOFFIO DI MORTE

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Asimov gira nelle libreria della gente da molti anni, e soprattutto gode di una certa fama che ogni tot tempo ha dei picchi che non mi spiego. 

Certo, bravissimo è bravissimo, ma la scelta di riproporre nuove edizioni come se fossero dei fazzoletti di un allergico, mi sfugge. Marketing? Indubbiamente. 

Qui sopra ho voluto mettere a confronto alcuni titoli, soprattutto quelle inglesi ma qualcosa anche in russo (abitudine presa grazie a mio fratello) e lo ribadisco per l'ennesima volta... le cover straniere sono una spanna migliori delle nostre! Voi cosa ne dite?

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