Gideon la nona. The Locked Tomb [ANTEPRIMA]

Gideon la nona. The Locked Tomb [ANTEPRIMA]

Gideon la nona
  • Personaggi 70% 70%
  • Worldbuilding 80% 80%
  • Fluidità 60% 60%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 65% 65%

Gideon la nona. The Locked Tomb [ANTEPRIMA]

Recensione: Non so nemmeno da dove partire.

Ho aspettato mesi e mesi questa uscita, ho fatto i salti mortali per arrivare a poter gestire l’evento del libro e quando ho avuto in mano il materiale, ne sono rimasta delusa.

Gideon è Gideon, una ragazza estremamente difficile da capire e dal carattere inafferrabile. Una bambina cazzuta e permalosa, sboccata fino all’essere imbarazzante e completamente e volutamente ignorante verso qualsiasi cosa non trovi nemmeno lontanamente interessante. In pratica, una versione di me con la sbada e con una passione per i giornalini zozzi che a me menca. Questo essere è un concentrato di tenacia e infantilismo che inizialmente mi ha dato un fastidio atroce.

Il suo arrivo nella Nona Casa è stato decisamente strano ma, fin da subito ha sviluppato uno spiccato senso di libertà e di reticenza verso le regole del posto. Ha quindi votato la sua vita alla fuga, che per troppe volte non è andato a buon fine ma ogni volta, riusciva a fare sempre meglio.

Un giorno, finalmente riesce ad arrivare ad un passo dal suo sogno ma l’arrivo della Reverenda Figlia, manda tutto in vacca. Harrow, necromante esperta, prova un odio indescrivibile per Gideon ma non riesce a sottometterla come vorrebbe perchè la ragazza è a conoscienza di alcune informazioni importanti. Quindi, per continuare a tenerla sotto controllo, Harrow la sfida a duello e ovviamente, Gideon perde.

Da quel momento, la rossa peperina dovrà far pace con tante cose, pur di raggiungere la sua agognata libertà. Cosa alquanto difficile, visto che per raggiungerla dovà diventare la paladina della persona che più odia al mondo.

La storia è un guazzabugio di informazioni che per molto tempo rimarranno slegati tra di loro.

Quello che mi ha deluso fortemente è il rapporto tra Gideon e Harrow, perchè sembra di assistere ad un perenne litigio tra due bambine. Le madonne che si tirano e le ripicche, alla lunga mi hanno stancato in un modo che ancora adesso, trovo indescrivibile.

La base della storia, in realtà l’ho trovata interessante e ho apprezzato moltissimo le sfumature horror, che non mancano mai all’interno del libro.

Soprattutto la Nona Casa è fatta di oscurità e di ossa, però nemmeno il resto scherza. Da quel punto di vista, approverei tutto il libro pur non avendo ancora molte risposte alle domande che mi sono fatta, però c’è ancora un libro da leggere e quindi posso anche far finta di nulla. Sono le relazioni che mi hanno lasciato l’amaro in bocca.

Non abbandonerò la lettura, leggerò sicuramente il seguito perchè insomma, pretendo di capire cosa succederà ma faccio fatica a consigliarlo.

INFO

Autore: Tamsyn Muir
Pagine: 559
Prezzo: € 22
Uscita: 17/11/2020
Genere: FantasyHorror
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

Gideon la Nona di Tamsyn Muir ci svela una galassia di duelli a fil di spada, spietati giochi di potere e necromanti lesbiche. I suoi personaggi saltano fuori dalla pagina, magistralmente animati come arcani redivivi. Allevata da ostili monache calcificate, valletti vetusti e un’infinità di scheletri, Gideon è pronta ad abbandonare una vita di schiavitù – nell’aldiquà – e una da cadavere rianimato – nell’aldilà. Prenderà la sua spada, le sue scarpe e le sue riviste zozze e si preparerà a un’audace fuga. Ma la nemesi della sua infanzia non la lascerà di certo andare senza chiederle qualcosa in cambio. Harrowhark Nonagesimus, Reverenda Figlia della Nona Casa e prodigio della magia ossea, è stata convocata. L’Imperatore ha invitato tutti gli eredi delle sue fedeli Case a prendere parte a un torneo all’ultimo sangue fatto di astuzia e abilità. Se Harrowhark avrà successo, diventerà un’onnipotente servitrice immortale della Resurrezione; ma nessun necromante può ambire all’ascensione senza un paladino. Senza la spada di Gideon, Harrow fallirà e la Nona Casa morirà. Chiaro, ci sono sempre cose che è meglio se restano defunte.

Gideon la nona Gideon scheletro
Gideon la nona Scheletro la nona
Gli Inadottabili. The Unadoptables

Gli Inadottabili. The Unadoptables

Gli inadottabili
  • Personaggi 75% 75%
  • Worldbuilding 60% 60%
  • Fluidità 70% 70%
  • Cover 70% 70%
  • E il finale 70% 70%

Gli Inadottabili. The Unadoptables

Recensione: All’orfanotrofio del Piccolo Tulipano, in momenti differenti, arrivano nel modo più disparato cinque neonati.

Già dalla loro prima descrizione, si capisce subito che sono esserini speciali e com’è giusto che sia, durante la crescita diventano amici inseparabili. Certo, aiuta tantissimo il fatto che fra tutti gli orfani che passano nell’orfanotrofio, loro siano praticamente gli unici ad esser rimasti inadottati per così tanto tempo. 

La signora Gassbek, direttrice del posto, è stufa di averceli tra i piedi e tra minacce e punizioni, alla fine trova qualcuno disposto a prenderseli tutti. Milou però, grazie al suo sestosenso infallibile, capisce che l’uomo davanti a loro non ha per loro dei buoni propositi e visto che il suo sogno è quello di ricongiungersi alla sua famiglia, farà di tutto per scappare da quella prigione insieme ai suoi amici. 

Così, con dei documenti falsi e delle coordinate, il gruppo riesce a scappare ma presto scopriranno che le bugie hanno le gambe corte, e che mentire diventa sempre più pericoloso. 

Effettivamente mi ha ricordato Una serie di sfortunati eventi, perchè il piccolo gruppo ne deve passare di tutti i colori prima di trovare una Gioia fatta e finita, però non ho avuto la sensazione che fosse una copia e la cosa è decisamente ottima. 

Milou è l’unica del gruppo a presentare un’abbandono all’orfanotrofio molto strano. Motivo per cui nel corso della crescita si convince che i suoi genitori l’abbiano lasciata lì solo in modo temporaneo. Il suo proposito è quello di rimaner lì il puù tempo possibile in modo che loro possano trovarla una volta tornati al Piccolo Tulipano. Quando questo non succede, quando si trova davanti ad una scelta difficilissima, è costretta a prendere in mano le redini ed esser lei a cercare loro. In fondo, nella marionetta che ha da sempre, trova un piccolo orologio con delle coordinate. Vorrà pur dire qualcosa, no? Non sono mai riuscita a capire del tutto il suo attaccamento a questa cosa. Come le dice Oval una volta, i loro genitori li hanno abbandonati quindi alla fine non si meritano questo amore e questa fedeltà. Magari sono lì con la speranza di aver un futuro migliore, ma l’abbandono è l’abbandono. Meglio guardare al futuro.

Fra tutti e cinque, Oval forse è quello che più mi è piaciuto, quello per cui ho provato empatia. Il suo sogno è quello di voler scoprire le sue origini, dato che è l’unico ad aver un aspetto così orientale. Vorrebbe capire, per essere in futuro una persona stabile e lo capisco perchè solo scoprendo le proprie radici si può esser emotivamente più stabili. 

La storia è un sisseguirsi di sfighe, molto irrealistiche la maggior parte delle dinamiche visto che sono solo dei bambini, eppure ero decisamente curiosa sul cosa sarebbe successo nel futuro. Mi è piaciuto quel tocco finto fantasy, che mi ha fatto sperare in un colpo di scena fino all’ultima ma alla fine, l’unica cosa che spero con tutto il cuore è che ci siano altri libri, perchè con il finale che ho trovato io pretendo delle risposte. 

Molto carino e molto scorrevole, una lettura adatta ad ogni età.

INFO

Autore: Hana Tooke
Pagine: 350
Prezzo: € 17
Uscita: 01/09/2020
Genere: Avventura
Casa Editrice: Rizzoli

TRAMA

Amsterdam, 1892. All’orfanotrofio del Piccolo Tulipano arrivano cinque neonati abbandonati nelle maniere più diverse, chi in una cesta a forma di bara, chi dentro un secchio per il carbone. Tutti modi comunque inaccettabili per la direttrice, l’arcigna e puntigliosa signora Gassbeek. Milou, Dita, Oval, Finny e Sem diventano presto gli “inadottabili”, casi disperati di cui la direttrice non riesce a liberarsi. Loro, però, sono uniti come fratelli e hanno trovato nell’amicizia la forza di resistere. Una speranza sembra profilarsi quando i ragazzi compiono dodici anni e un commerciante di zucchero, un certo signor Rotman, propone di prenderli con sé. Indossa abiti eleganti, ma ha baffi che fremono e un sorriso sbagliato. Per i cinque amici è l’inizio di un’avventura che richiederà tanto ingegno quanto coraggio. In un paese incantevole, tra i canali di Amsterdam e i mulini a vento del vasto polder, la loro fuga sarà costellata di atmosfere da brividi, messaggi segreti e colpi di scena.

La fattoria degli animali. Animal Farm

La fattoria degli animali. Animal Farm

Il peggiore dei mondi possibili
  • Personaggi 70% 70%
  • Worldbuilding 65% 65%
  • Fluidità 60% 60%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 70% 70%

La fattoria degli animali. Animal Farm

Recensione: Io e Orwell non siamo mai stati grandi amici.

Il primo approcio fu con 1984 e forse, considerando che era uno dei primi libri impegnativi che leggevo di mia spontanea volontà, avrei forse fatto meglio a dedicarmi ad altro. Da allora, sono passati dodici anni e quando vidi la nuova raccolta, pensai che magari oggi sarei stata in grado di apprezzarlo di più.

Come dico sempre, una seconda possilità non si rifiuta mai a nessuno (solo agli ex. Loro vanno sputati immediatamente).

Da un lato avevo ragione, dall’altro potevo dedicarmi ancora ad altre letture.

La fattoria degli animali è un libro che risulta estremamente attuale, anche perchè il periodo in cui siamo ha fin troppe sfumature totalitaristiche (di questo ve ne parlerò sabato).

La storia è ambientata in inghilterra, più precisamente nella fattoria del signor Jones.

Il Vecchio Maggiore, che è un maiale da riproduzione molto vecchio, indice una riunione per parlare con tutti gli animali della fattoria della loro condizione di schiavitù. Il fattore, che non ha sicuramente un buon carattere, si tiene quasi tutti il ricavato e dona assai poco. L’animale sogna un posto migliore ma il suo compito è solo quello di scaldare gli animi, perchè durante la notte muore e lascia la rivoluzione in mano a Palladineve e Napoleone.

I due maiali, dopo aver fatto scappare il fattore, fin da subito hanno idee differenti sul come portare avanti la fattoria. Mentre per il primo tutti gli animali sono veramente ugluali, per il secondo rimane una netta differenza.

Nel corso del tempo Napoleone farà in modo di cacciare Palladineve, in modo da prendere il completo controllo del posto e più il tempo passa e più l’animale diventa uomo.

Idealmente parlando, questa storia ha una forte morale e ci mette in guardia dai pericoli di chi sta sopra di noi a detter legge. Bisognerebbe sempre pensare con la propria testa e capire quando una legge viene fatta per il bene comune o meno.

Se la ribalto sulla nostra vita, mi rendo conto di quanto sia difficile attuare una cosa del genere e da un lato, mi fa ridere vedere come una cosa così vecchia possa esser considerata attuale (lo so, divento un disco rotto con questa affermazione, però è vero).

Quello che però non riesco a farmi piacere, e temo sarà così per sempre, è il modo in cui scrive Orwell. Mi spiace, però io mi stavo annoiando già a pagina dieci e anche se poi la storia l’ho trovata molto valida… è un bel problema. Odio e amore nello stesso autore, per lo stesso libro.

Oscillo tra i due sentimenti e sono così folle, che probabilmente riprenderò in mano anche 1984. Con calma e son infinita pazienza, però vorrei capire se il mio antico odio può esser stemperato.

Quattro gambe buono, due gambe cattivo”

“Quattro gambe buono, due gambe meglio”

INFO

Autore: George Orwell
Pagine: 936
Prezzo: € 25
Uscita: 17/11/2020
Genere: AntologiaClassici
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

Fiorirà l’aspidistria, Omaggio alla Catalogna, Una boccata d’aria, La fattoria degli animali, 1984: con queste cinque opere, tra il 1936 e il 1948, George Orwell è andato delineando un panorama sociale, politico e narrativo che si è nutrito insieme di suggestioni biografiche, grandi eventi storici, immaginazione letteraria, diventando uno dei grandissimi autori del Novecento. Questo volume li raccoglie, fornendo inoltre un agile profilo dell’autore e una curiosa sezione di giudizi critici dei contemporanei, a volte sorprendenti.

Il peggiore dei mondi possibili Ttelemachia ferme des animaux
Ciao mamma, vado in Giappone

Ciao mamma, vado in Giappone

Ciao mamma vado in Giappone
  • Personaggi 50% 50%
  • Worldbuilding 65% 65%
  • Fluidità 80% 80%
  • Cover 55% 55%
  • E il finale 65% 65%

Ciao mamma, vado in Giappone

Recensione: Le graphic novel sono sempre un pò una scoperta, anche quando magari la storia non ti ha fatto impazzire. 

Ci sono mille fattori che entrano in gioco insieme. La trama, che oscilla tra l’essere semplice perchè scritta poco e l’essere molto complicata, visto che le emozioni vanno trasmesse tramite le immagini e trovare un equilibrio tra visivo e scritto è sempre difficile. Il tratto del disegno, che non è mai semplice anche quando è fatto in modo molto pulito, perchè i gusti sono gusti e molto spesso un lettore boccia una lettura anche solo per questa cosa. I colori, che sembrano un dettaglio di poco conto, ma il nostro inconscio registra ogni cosa e molto spesso si fa guidare dalle decisioni prese del colorista. I sentimenti, che un pò si collegano alla trama ma che è un punto molto importante, perchè non essendoci molto testo, bisogna puntare tutto su questo. 

Insomma, anche un libro disegnato ha sempre qualcosa che ci fa dire “ne è valsa la pena”. Certo, in certi casi è solo più difficile arrivarci. 

Ciao mamma, vado in Giappone mi ha ricordato un pò un cinepanettone, una di quelle storie tragicomiche dove sai perfettamente che nella realtà non potranno mai accadere e tra l’altro, la cosa ti va bene perchè la quantità di sfighe e situazioni imbarazzanti, sono così tante che piuttosto preferiresti morire. 

Enrichetto è lo sfigato di turno, quello preso di mira dal super bullo gigantesco della scuola, che un giorno per salvarsi dal pestaggio imminente inventa una palla così gigantesca che riesce a sopravvivere miracolosamente illeso. Certo, non contiamo il piccolissimo dettaglio che la morte è solo rimandata al successivo lunedì. Il fatto è che Enrichetto dovrà portare tutti i fumetti di una serie che piace al bullo, firmati dall’autore in persona. Peccato che non abbia ne uno ne l’altro! La sua fortuna è che ha dei grandi amici (più svegli di lui) e in men che non si dica, ecco pronta la solizione; andare in Giappone! Perchè è ovvio, chi non farebbe partire tranquillamente un trio di minorenni, dall’oggi al domani? 

Fatto sta che partono, arrivano e con l’aiuto di un inviato speciale, riusciranno a trovare l’autore dei famosi fumetti. Prima però dovranno superare la bariera del Boss, che non vuole assolutamente permettergli di firmare così tante copie… 

Sarò vecchia io, oppure ormai abituata ad un certo tipo di storie, però questa volta ho veramente fatto fatica a trovare un lato positivo. 

In realtà, se proprio devo esser sincera, lo sto ancora veramente cercando. Perchè tralasciando la follia di far partire dei bambini, forse l’unica cosa che mi ha fatto ridere è stato alla fine, quando vanno all’ospedale per “svegliare” una persona e successivamente lo incitano a sfasciare il letto dove stava ma a parte quello, che comunque è demenziale, io sono basita. 

I disegni sono molto semplici, proprio come mi aspetterei in un fumetto e vanno più che bene. Mi piace anche che siano così colorati, mettono allegria e sono in linea con lo spirito della storia e dei personaggi ma più che usare una manciata di clichè per il Giappone e più che usare un tono da “su dai che ci divertiamo sicuramente”, non ho trovato molto altro. Come dicevo prima, mi ha ricordato un pò un conepanettone, che (spoiler) non mi sono mai piaciuti. 

Forse l’unico insegnamento che posso dire di aver visto, ma sono più che altrio io ad attribuirglielo, è che non bisognerebbe mai dire una bugia così colossale perchè poi i guoi sono direttamente proporzionati. Anche perchè se sei già il bullizzato di turno, vai tranquillo che non potrai mai avere la vita facile (e lo dimostra il fatto che il bullo chiede ogni tot ore delle foto di Enrichetto in situazioni così ridicole che ancora non ho capito il perchè… Frangipane non è molto intelligente, e questa idea non è in linea con il personaggio a mio avviso). 

INFO

Autore: L. Raffaelli & E. Pierpaoli
Pagine: –
Prezzo: € 13.77
Uscita: 05/11/2020
Genere: Narrativa; Graphic Novel
Casa Editrice: Tunuè

TRAMA

Preparate le valigie si parte per il Giappone! Chiudete gli occhi e immaginate un’enorme belva con denti acuminati al mentolo formato famiglia. Ecco: questo è Frangipane, il cattivo della scuola che costringe Enrichetto Cosimo a dire che lui sa chi è Shimitsu Furukawa, creatore di Robostrak, robot dalla cataratta reattiva multipla, e che a casa ha tutti i 32 manga autografati dall’autore. “Ah sì? E allora lunedì qui li voglio tutti”, reagisce il Frangipane. Ed è così che Enrichetto, di sabato pomeriggio, parte per una missione impossibile: andare a Tokyo con Beatrice e Polletti per cercare gli albi di Robostrak e farseli dedicare dall’autore!

Shades of Magic – Il Principe d’Acciaio

Shades of Magic – Il Principe d’Acciaio

Shades of Magic Il Principe d Acciaio
  • Personaggi 75% 75%
  • Worldbuilding 75% 75%
  • Fluidità 85% 85%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 90% 90%

Shades of Magic – Il Principe d’Acciaio

Recensione: Lo dico così, senza nessun giro di parole. Amo Maxim Maresh. 

Maxim è il principe della Londra Rossa e per volere del padre Nokil, che lo ritiene ancora troppo giovane e impudente, deve partire per Verose e dimostrare che è capace di tener salde le redini delle sue truppe. Ovviamente, il posto non vive secondo le regole della corona, così Maxim è costretto a ricominciare da zero su tutti i fronti. 

Imparare a combattere veramente, è il primo schiaffo che riceve una volta arrivato a destinazione. Lui è bravo e padroneggia abbastanza magia da permettergli di comunicare con gli oggetti di metallo ma, ha sempre combattuto con gente che in fondo era terrorizzata dal suo status e quindi, non si è mai dovuto scontrare con veri nemici. Adesso la musica è cambiata e solo con l’aiuto di Isra riuscirà a colmare un pò di questa ignoranza. 

La seconda cosa, è che il suo titolo non lo rende veramente al di sopra di tutti. Maxim per realizzare la sua impresa, dovrà mettersi allo stesso livello degli altri soldati in modo da conquistare la loro fiducia ma, dovrà usare l’astuzia anche per sconfiggere i nemici, perchè non basterà più far tremare tutti minacciandoli con provvedimenti reali. 

Maxim mi è piaciuto come personaggio, perchè non è il classico nobile borioso che prima di capire come si vive veramente, deve sbattere il muso contro il primo muro. Lui vive di valori buoni e si, anche con una certa dose di fette di salame sugli occhi ma l’ho trovato caruccio, anche perchè non è proprio propio un sempliciotto. 

Oltre a lui mi è piaciuta anche Isra, il “capo” gruppo prima dell’arrivo di Maxim. 

Lei è molto forte e schietta, quel tipo di persona un pò ruvida ma che pur di salvarti sarebbe capace di andare incontro a morte certa. Cosa che tra l’altro succede, però non vi dico come e perchè. 

I disegni li ho trovati spaziali, un mix tra l’esser privi di fronzoli ma di grande effetto. Graffianti ma con una certa armonia. 

Si è capito che mi è piaciuto? Questo è il primo approcio che ho con la Schwab, quindi sono ben felice di leggere La vita invisibile di Addie La Rue.

INFO

Autore: Victoria Schwab
Pagine: 128
Prezzo: € 20
Uscita: 03/11/2020
Genere: NarrativaFantasy; Graphic Novel
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

L’acclamato fenomeno fantasy Shades of Magic diventa un graphic novel con questo emozionante prequel.

In un mondo illuminato dalle lampade a gas e popolato da maghi che viaggiano tra dimensioni parallele, il principe della Londra Rossa deve abbandonare la protezione della corte reale, fronteggiando qualcosa di peggio dell’esilio.

Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes

Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes

Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes
  • Personaggi 70% 70%
  • Worldbuilding 75% 75%
  • Fluidità 80% 80%
  • Cover 70% 70%
  • E il finale 80% 80%

Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes

Recensione: Ormai ci siamo abituati a conoscere due versioni di Sherlock Holmes.
Quella originale di Arthur Conan Doyle, e quella cinematografica di Robert Downey Jr, che pur essendo lo stesso personaggio, hanno caratteristiche differenti. Il secondo, è realmente tanto diverso dal primo? Sotto molti punti di vista, mi verrebbe da dire che effettivamente ci siano molte differenze ma, c’è un dettaglio che li accomuna anche se nella versione letteraria non si vede praticamente mai.
Arthur Conan Doyle ha creato un personaggio pensatore, un tipo di persona che ha studiato solo ed esclusivamente quello che solleticava il suo interesse e ignorato tutto il resto. Però, il dettaglio che lo accomuna a  Robert Downey Jr, è il combattimento.

Lo so, chi ha letto i suoi libri si starà chiedendo se ho sbattuto la testa ma, nel 1903 uscì L’avventura della casa vuota.

«Quando raggiunsi l’estremità ero in trappola. Non estrasse un’arma, ma si scagliò contro di me e mi avvinghiò con le sue lunghe braccia. Sapeva che la sua partita era persa, ed era soltanto ansioso di vendicarsi su di me. Vacillammo insieme sul bordo della cascata. Io avevo, tuttavia, qualche nozione di baritsu, ovvero il sistema di lotta giapponese, che mi è stato più di una volta assai utile. Scivolai attraverso la sua presa, ed egli con un orribile grido scalciò furiosamente per alcuni secondi ed artigliò l’aria con entrambe le mani. Ma con tutti i suoi sforzi non riuscì a trovare l’equilibrio e andò giù. Con il viso oltre il bordo lo vidi cadere per un lungo tratto. Poi colpì una roccia, rimbalzò e cadde in acqua con un tonfo.»

In questa scena, venne descritto questo tipo di combattimento chiamato Baritsu, che nella realtà si dovrebbe chiamare Bartitsu ed era considerato il the gentleman’s martial art.

La disciplina nacque nel 1898 da Edward William Barton-Wright, dopo aver passato tre anni in Giappone. 
Il Bartitsu era (ed è) un mix di varie discipline “Quando si affermò a Londra, l’arte si espanse per incorporare tecniche di combattimento delle scuole di Jūjutsu Tenjin Shinyō, Fusen e Daito, come anche il pugilato britannico, lo schwingen svizzero, la savate francese e uno stile difensivo con la canne (combattimento con il bastone) sviluppato dallo svizzero Pierre Vigny. Il bartitsu comprendeva anche un sistema completo di allenamento di cultura fisica.”.
Ed ecco quindi il collegamento insolito tra i due personaggi. 
 
Tra l’altro, il Bartitsu non era solo per gli uomini. Molte donne vennero invogliate ad apprendere quel tipo di difesa dato che non c’era bisogno di usare le armi e che ogni oggetto poteva essere molto utile (quindi un delicato ombrellino di pizzo, usato nel modo corretto, poteva trasformarsi nell’arma perfetta). 
 
 
Passiamo però, al volume di oggi. 
Questa è una raccolta di racconti su Sherlock, scritta però da vari autori che hanno dato il proprio tocco personale al personaggio. 
Dato che sono tanti, ci siamo suddivisi i racconti e abbiamo avuto tutti all’incirca lo stesso numero di titoli. A me, sono toccati: Il ricercato (pag 35), I gioielli marziani della corona (pag 307), Ancora una volta per pura fortuna (pag 517), L’attrice sconvolta (pag 673) e La south sea soup company (pag 915).
La cosa che più mi è piaciuto di questi racconti, è la nuova visione che c’è stata di un personaggio e di un mondo che già conosco. Non sono un’esperta di Sherlock, non ho nemmeno una memoria formidabile ma, per farvi un esempio, vederlo in veste di marziano su Marte… Beh, mi ha fatto immensamente ridere. In ogni storia rimane immutato il suo carattere un pò altezzoso e l’immenso acume, eppure appaiono sfumature irreali e allo stesso tempo estremamente adeguate. Non c’è stato un racconto che mi sia parso “fuori luogo”.
INFO

Autore: Vari Autori
Pagine: 982
Prezzo: € 28
Uscita: 27/10/2020
Genere: AntologiaGialliThriller
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

Il più grande investigatore di tutti i tempi vide la luce dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle nel 1887 ed è stato protagonista di quattro romanzi e oltre 50 racconti, che non sono bastati a narrarne tutte le vicende. Quella lacuna viene colmata da altri scrittori tutti di grande calibro che si sono cimentati con il personaggio da cui è nata la letteratura poliziesca. Da Neil Gaiman a Stephen King, passando per Anne Perry, Antony Burgess e molti altri, sono in tanti ad aver voluto regalare nuove vite all’investigatore di Baker Street. I loro racconti sono riuniti in questo volume.

Il grande libro dei racconti di Sherlock Holmes Bartitsu