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Sono una blogger da qualche anno e come tale, ho il privilegio di poter incontrare qualche Autore in modo privato per poterci scambiare due chiacchiere. 

Prima di tutto però sono una Lettrice e per quanto accanita, non ho mai sentito il bisogno di fare collezione di autografi o veloci foto con i miei idoli. Ho sempre preferito il contatto privato ed intimo, anche se in fondo, non sono totalmente immune al fascino di poter guardare negli occhi chi ha dato vita alle storie che più mi sono piaciute. 

In questi anni, ho sempre preferito evitare la calca, anche se con un pizzico di invidia ma mai con rimpianto. Questa volta però, stava arrivando Veronica Roth in Italia, colei che era riuscita a farmi piangere tre giorni di fila senza nemmeno sforzarsi troppo. Come resistere alla tentazione? 

Per una volta, mi sono concessa il lusso di stare in mezzo alla folla, come una qualsiasi appassionata di Lettura per provare la gioia e la calca di chi non può fare altro che mettersi lì con l'anima in pace ed attendere. 

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Ore 16 precise, la coda non sembra finire

Quindi, armata di pazienza e si sa, molta follia, mi sono presentata all'evento insieme a Sabrina del Blog Libro Fatato e Chiara, una ex Blogger e grandissima amica. Gelindo, il mio compagno (che ha voluto comunque venire a Milano con me da subito), non essendo obbligato a stare in fila si aggirava tra la folla armato di macchina fotografica e tanta rassegnazione. 

Si sa, quando arriva da qualche parte un Autore così famoso, la folla è sempre molto corposa ma probabilmente, quelli della Galleria Rizzoli, non sono avvezzi a queste cose perché appena arrivati, la fila abbiamo dovuto inventarcela noi, con la speranza che a nessuno venisse la brillante idea di fare il furbo. Ma si sa, in Italia non siamo capaci di stare buoni al nostro posto (come ci ha gentilmente ricordato una coppia di amiche straniere dietro di noi) e così, ecco spuntare testoline nuove davanti a noi... cosa dire a queste simpatiche persone? Che sono degli emeriti stronzi? Come si può dire una cosa così scurrile ad un gruppo di ragazzine...? Abbiamo quindi sospirato ed attaccato bottone con due simpatiche ragazze davanti a noi. Martina I. e la sua amica (che era lì solo per fare compagnia) si erano fatte un bel pezzo di strada per vedere Veronica e tra una risata e l'altra, pian piano abbiamo guadagnato metri ma le ore, insensibili alla nostra ansia da fallimento, scorrevano anche troppo velocemente. 

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I cordoni erano già saltati...
sembravano pecore alla riscossa.

Gli urli erano quasi cadenzati e noi, che non potevamo vedere nulla dalla nostra postazione, avevamo sempre più timore che ci spedissero a casa anche perché, un Signore vestito tutto tirato con aria affranta (un discreto attore direi ma nulla, se lo osservavi bene si intuiva che non gli interessava nulla della nostra delusione) ci stava avvisando che sarebbe stato molto difficile avere ciò che speravamo. 

Ok, difficile ma non impossibile, no? Avevamo la mera illusione che ad un certo punto, avrebbero chiuso la fila se fossero stati certi di non poter far firmare altre copie. 

Passo dopo passo, ho avuto modo di intrattenere relazioni pubbliche con altre Blogger sparse qua e la nella fila. 

Tra la dolcissima Nora del blog di Honey there are never enough books che era venuta a Milano da Brescia con la sua amica Anna e Cristina del Blog Un buon libro non finisce mai che era in compagnia di altre colleghe, ho potuto zabettare un pò vedendo anche facce nuove perché in fondo, essere Blogger è come avere una grande famiglia. Anche nei momenti folli e critici come quelli. 

Alla fine, con l'aiuto di una birra e la quasi convinzione di "tanto ormai siamo quasi arrivate, cosa potrebbe andare storto", ho assaggiato l'ultimo baluardo di tranquillità. Perché per quanto siano state ore noiose e scomode, quantomeno eravamo stati abbastanza civili. 

Chissà come, chissà perchè ma ad un certo punto abbiamo visto muoversi tutti con una certa urgenza e lo dico, eravamo fiduciose. Per un momento ho pensato di girarmi e fare la linguaccia a Regia, mimandogli un "vedi che ci sono riuscita?" facendo così crollare la sua certezza verso il nostro fallimento (si, un comportamento molto maturo) ma quel senso di vittoria è durato forse mezzo secondo. Davanti a noi c'era la ressa di chi non ha un freno. 

Non nascondo che a quel punto la mia presenza è stata più per una questione di principio che di vera voglia. Avevo paura e lo dico senza vergognarmi. 

Eravamo un centinaio, forse di più ma anche se fossimo stati di meno, il senso di soffocamento era alto e dopo ore passate in piedi, senza mangiare o fare la pipì (ok, la birra non era stata una genialata), esser schiacciati non è stata una bella esperienza. Fate conto che davanti a me c'era una ragazzina e devo averle toccato il culo almeno un paio di volte e nemmeno era mia intenzione! 

Le due amiche straniere che ore prima ci avevano fatto notare che gli Italiani non sapevano fare la fila, magicamente erano davanti a noi. Ma come, non eravamo noi "i selvaggi"?! 

Siamo rimaste lì per quasi un'ora, non avevamo bisogno di camminare perché tanto ci spingevano  in avanti quelli dietro di noi. Circondati da persone che erano disposte a tutto per entrare e affiancati da genitori che incitavano i figli a spintonare per passare avanti. Che splendido esempio da dare! 

L'apoteosi è stata raggiunta alle 19.15 quando nemmeno molto vicine all'entrata, abbiamo visto chiudersi pian piano le porte. 

Alt! Frenate un secondo! 

In un secondo il mio cuore è sprofondato. Ero lì fa ore, mancava veramente poco e loro chiudevano? La mia delusione però è stata spazzata via dal boato che si è sollevato subito dopo. Da un lato, giustamente nessuno voleva andare via a mani vuote, dall'altro però, esagerare non porta mai a nulla di buono. 

Davanti a noi, tra la folla che scalpitava, c'era una madre con un bambino piccolo (di pochi mesi) che veniva sballottata. Il povero cucciolo, impotente verso tutto, si è messo a piangere impaurito e frastornato dalla confusione. Era un momento pericoloso e croce sul cuore, non sto mentendo. 

Già non sarebbe dovuta mettersi in quella condizione ma tra gente che urlava e spingeva, qualcuno avrebbe potuto sentirsi male e svenire o farsi schiacciare le dita dalla porta che si chiudeva perché udite udite, la gente è stata spintonata fuori a forza. 

Tra ragazzine in lacrime e genitori che urlavano, siamo rimasti davanti alla libreria fin dopo le 20 (noi in disparte questa volta) e la Galleria Rizzoli, se già prima aveva organizzato l'evento in modo zoppicante, ora aveva raggiunto il fondo. 

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La pizza non delude mai. Le persone, si.

Con la mente un pò più lucida, tiro le somme. Qualcuno si è chiesto (o lo sta facendo ora) perché ho voluto partecipare e vivere in prima persona questa esperienza. Non posso dire che sia andato tutto male, riesco anche a dire che è stata un'avventura formativa. 

Ho capito cosa vuol dire passare delle ore in una mischia. 

Ho capito cosa vuol dire esser delusi da un'Idolo. 

Ho capito cosa bisognerebbe evitare quando si organizza un evento.

Ho capito cosa vuol dire amicizia.

Ho capito che c'è sempre qualcosa di buono anche nelle giornate No.

Ho capito che non sarò mai come la maggior parte dei genitori in fila ieri. 

Ho capito quanto è bello il privilegio che possiedo come blogger.

Ho capito che bastano delle parole ferme e piene di comprensione per calmare chi è fortemente deluso.

Però non posso e non voglio nascondere le pecche di chi non sa gestire ciò che offre e di chi non è capace di fare la persona matura. 

1. La Galleria Rizzoli non era pronta alla gran mole di persone che si sono presentate. 

Non erano muniti di vere corde per la coda, se non per dei nastri di plastica incorporei che sono durati probabilmente da Natale a Santo Stefano. Nemmeno dopo aver visto le persone hanno fatto qualcosa per arginare la situazione.
Le file non sono state bloccate e quindi si aggiungevano sempre più persone; I controlli sono stati mantenuti per un quarto del tempo e così, i furbi si sono infilati ovunque non facendo la fila e sorpassando a piacimento; Avrebbero potuto dare la precedenza a chi aveva appena comprato il libro o dare il numero (come dal salumiere) per garantire l'entrata controllata; Hanno spintonato fuori persone rischiando anche di far male a qualcuno, cosa non sono irrispettosa ma potenzialmente pericolosa. Insomma, non hanno saputo gestire il servizio offerto. 

 

X NOE

2. Sempre Loro (della Galleria Rizzoli) hanno aggiunto con un'aggiornamento sull'evento che si sarebbero presi in carico le copie non ancora firmate e le avrebbero portate direttamente a Veronica per mitigare la delusione dei Fans. 

Io sono rimasta lì fin dopo le 20 e NON ho sentito questa cosa, non ho nemmeno visto aprire le porte della libreria per ritirare i libri. 

Cosa dobbiamo fare noi, che siamo rimasti con un pugno di mosche? 

3. Capisco che non abbiamo dato uno spettacolo particolarmente meraviglioso ma Veronica mia, amore della mia vita, almeno un salutino avresti potuto farlo! 

Niente firma e nemmeno niente sbirciatina. 

Oltre il danno, anche la beffa. 

Pare che abbia mandato avanti una ragazza con la scritta "MI DISPIACE DAVVERO TANTO PER QUELLI FUORI -V. Roth". Immagino, forse, il timore di esser travolta da chi non era ancora riuscito ad entrare ma facendo così ha solo scatenato ancora di più i delusi. 

4. Mi VERGOGNO del comportamento di molte persone che erano lì. 

Urla, spintoni, lacrime e scenate per non aver ricevuto ciò che volevano. Una ragazza mi è passata vicina, insieme al padre, mentre piangeva e sosteneva che non avrebbe mai più preso un suo libro. Genitori che urlavano davanti alla porta la loro indignazione... che esempi maturi che abbiamo inscenato! Quasi nessuno si è reso conto che la calca che loro stessi avevano creato, aveva portato alla chiusura anticipata dell'evento e che quella baraonda non ha dato a Veronica l'incentivo a tornare a Milano. 

Perché ho voluto creare un post così lungo? Perché volevo parlarne e ho la segreta speranza che tutto questo arrivi alle orecchie dei piani alti e che in qualche modo, capisca i problemi che abbiamo vissuto e ne trovi rimedio. 

P.S: Aggiornamento dell'ultimo minuto. La DeAgostini ha appena comunicato che per l'incontro di oggi a Bologna, ci sarebbero stati dei pass limitati solo per chi compra una copia lì (300)... un'organizzazione indubbiamente più rigorosa, peccato per i tempo, dato che molte persone sono già in viaggio per Bologna e dovranno tornare a casa a mani vuote perché l'informazione è stata data solo ora... 

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Come molti di voi, sono una forte lettrice ed accumulatrice.

Spendo una buona parte del mio stipendio per i libri e ovviamente, non riesco a leggere tutto quello che porto a casa. Insomma, la mia vita da lettrice oscilla tra i classici problemi di tutti e mi sta bene così. Questa dipendenza alla fine è anche divertente e meno dannosa di tante altre.

Certo, comporta ad una serie di problemi, come la ciecità acuta e la mancanza di spazio per qualsiasi cosa ma ripeto, va bene così. Ci sono sfaccettature che però, nemmeno una lettrice accanita riesce a digerire... figuriamoci una come me, dal carattere difficile (si chiama carattere dimmerda ma sorvoliamo..). Quando ho iniziato questo percorso, potevo vantare di non aver per le mani serie interrotte ma ad oggi, ho cambiato registro. 

Capite ora il titolo? 

Quanti di voi hanno il mio stesso problema? Prima o poi ci incappiamo tutti e negli ultimi anni, la cosa è sempre più frequente. 

Adesso lo so, attirerò tante persone dal pensiero diverso ed alcune, particolarmente pedanti ma sicchè, non mi interessa molto. Sono stufa di leggere certi commenti sulle pagine create a doc che cercano di far riprendere le serie interrotte. (non sono certo famosa per il mio incrollabile silenzio..)

Dicevo. 

Qualcuno si lamenta di noi Blogger che, pubblicizziamo nuove serie quando ce ne sono tante altre interrotte. Embè? Cosa ci stiamo a fare qui noi, se non a pubblicizzare nuove uscite? Siamo i portavoce delle Case Editrici (anche se qui, stenderei un velo pietoso perchè spesso, le informazioni che diamo, ce le recuperiamo noi a manella cercando nel web), il nostro compito nei loro ed i vostri confronti è quello di parlare di nuovi libri. Come possiamo sapere se arriveranno alla fine? Di sicuro non li aiutiamo ignorandoli. Sappiamo bene che le Case Editrici (grandi e piccole ma anche Self) vogliono avere un bel guadagno e se un libro non viene pubblicizzato, come può sopravvivere in questa giungla editoriale? Lo so che ci sono comunque molti fattori che incidono sull'andamento delle vendite ma se già da qui, l'informazione scarseggia, partiamo non male, di più! 

Mi incazzo ogni volta quando parte la solfa del "I Blogger dovrebbero...". Ma li mortacci vostra, se pensate che facciamo più danni che altro, perchè non venite voi al posto nostro? Ma secondo voi, a noi fa piacere spendere 20€ per un libro che non avrà seguito? Oh ma non siamo mica dei ricconi che se ne sbattono di sperperare dei soldi.... vero che qualche volta ci arrivano dei libri gratuitamente ma il 90% di quello che leggiamo, lo compriamo come VOI Lettori. Non abbiamo un potere divino per non essere fregati. Non abbiamo nemmeno la bacchetta magica per assicurarci di leggere tutti i libri di una serie che stiamo seguendo (e fatemelo dire, non posso nemmeno usare la scappatoia leggendo in inglese.... non lo parlo, figuriamoci se lo leggo!). 

Insomma, mi sono stufata di essere "additata" come se stessi architettando qualcosa contro il mondo. Noi NON possiamo fare i miracoli e se proprio dobbiamo mettere i puntini sulle I, gli unici che possono provare a smuovere qualcosa sono direttamente i Lettori.
Siamo noi a comprare e quindi, se vedono che un "Cinquanta sfumature di sta fava" vende più di una saga appena uscita, indovinate cosa porteranno a termine? Capisco che l'idea di buttare i soldi al vento faccia rabbia, per carità, mi incazzo pure io ma seriamente, pensiamo veramente di risolvere qualcosa pensando di comprare una saga solo quando sarà conclusa? Vero, ne esistono di meritevoli già concluse ma se non vendo oggi il primo, domani non farò uscire il secondo.
Come indubbiamente non aiuta la moda di scaricarli illegalmente. No, non sono una santa e si, mi è capitato di scaricare qualche libro ma sono anche tra quelle persone che se legge un bel libro in digitale, poi lo compra (in realtà mi capita anche di comprarlo subito dopo ma son dettagli). Lo so che i soldi sono soldi e che non tutti possono spendere come vorrebbero e che le biblioteche non sono particolarmente fornite ma non possiamo predicare bene e razzolare male. Quelle parole poi sono ridicole. Ci affondiamo da soli e non abbiamo il coraggio di ammetterlo, la colpa è sempre degli altri. Io non ci sto! Sono arcistufa di veder post con "non dovremmo più comprare, così magari si svegliano"... Ma chi? Ma che? Ma dove? Ma ci rendiamo conto che per fare veramente la differenza, ogni persona dovrebbe smettere di comprare? Noi che ci incazziamo tanto per una serie interrotta, siamo fondamentalmente così pochi che anche se smettessimo realmente di comprare, alla fine ci perderemmo comunque.
IO, dal canto mio, preferisco affrontare l'ignoto e comprare qualcosa con la speranza di veder la fine perchè credo che sia l'unico vero modo per essere tutti contenti. Poi non è così? Posso dire di averci  almeno provato, posso dire di aver investito i miei soldi in qualcosa in cui credevo.

NB per le case editrici: Vi DETESTO. Seriamente... Noi abbiamo una parte delle colpe ma porco mondo, perchè non portare a termine le vostre stesse promesse? Abbassate i prezzi, mettete le uscite direttamente in versione economica, non dividete in due un tomo, metteteli solo in versione ebook... insomma, ci sono così tanti modi per ovviare ad un problema che praticamente lo pretendiamo!
Chiedeteci una mano, siamo disposti a fare molto per federe la luce in fondo al tunnel.

Ho deciso però una cosa.
A babbo morto, ogni quando mi ricorderò, pubblicherò un post con una Trilogia/Duologia/Saga finita, giusto per sottolineare che oltre a macchinare qualcosa contro il mondo letterario (perchè si dai, lo ammetto, vi voglio male e con le Case Editrici sto organizzando una Dittatura a doc), adoro sviare i sospetti.
Comunque vi lovvo molto, anche se qualcuno mi fa fumare peggio di una ciminiera... 

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Le strade per una Blogger sono infinite e lo so bene io, che grazie a questo portale cibernetico, ho percorso e vissuto mille esperienze incredibili. 

Come vi avevo scritto Lunedì, la mia esperienza al primo firmacopie di Veronica Roth non è andata per il meglio. Ho cercato di raccontare la mia esperienza con occhi di una professionista (passatemi il termine) ma non ho voluto zittire il mio animo di Lettrice che era rimasto molto scottato. 

Avevo comunque mandato il link anche alla Galleria Rizzoli e la DeAgostini per informarli di ciò che era successo, da un lato anche pronta a tirare giù il mondo se qualcuno avesse deciso di puntare il dito sul nostro comportamento e basta. 

Ieri sera poi, sono stata contattata da un ragazzo che lavora nella Libreria dove si era tenuto l'evento. Voleva parlarmi dopo aver letto il mio post. Gioia e tripudio! Era arrivato alle orecchie giuste ma freniamo un secondo... cosa poteva volere da me? Panico! 

Ho sempre un pò di timore nel parlare negativamente di qualcosa. Non amo le grane gratuite e al mondo non si sa mai con chi hai a che fare ma no, questa volta non volevo e potevo farmi intimorire. Quindi, mi sono accordata per sentirci telefonicamente questa mattina. 

Alla fine abbiamo parlato due volte per telefono. 

La prima è stata per chiarire alla buona cos'è veramente successo domenica e la seconda, per entrare nel dettaglio.
Risultato?
Che è facile pensare male quando non si vive in prima persona qualcosa. Loro non sapevano cosa fosse successo fuori e noi, viceversa.
Andiamo però con ordine. 

Come vi avevo raccontato, sono arrivata davanti alla Rizzoli verso metà pomeriggio e la situazione della coda era già fortemente... incredibile. Molti ragazzi erano lì ad aspettare da molte ore (da prima delle 9 del mattino) e per comodità erano tutti seduti in fila, pronti all'attacco. 

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Una parvenza di rigore

Noi ci siamo messe tranquille davanti alla Scala ma le urla sono iniziate presto. Inizialmente pensavamo che Veronica Roth si fosse presentata in anticipo per iniziare prima a firmare le copie ma solo dopo ho scoperto che la nostra era una mera illusione. Si è presentata alle 16 precise e almeno sappiamo che è una donna puntuale.

La coda, per un'oretta, si è mossa con una certa regolarità. Certo, non era perfetta ma almeno non assomigliava ad un incontro di pugilato... verso le 17 però le cose andavano sempre più a rilento e qualcuno, mosso da curiosità, andava a controllare cosa succedeva davanti, raccontandoci poi della bolgia e dei furboni che cercavano di passare senza fare la fila.
Perché non mettere un freno? Perché non essere più rigorosi?

La Rizzoli Galleria ospita moltissimi eventi durante il mese e quindi, nell'arco degli anni hanno acquisito una certa esperienza nel creare e gestire certi eventi (insomma, c'è stato anche Bolle..... cioè, BOLLE! Parliamone... e pure Lorenzo Marone che se non conoscete, filate a colmare questa lacuna!).

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Non hanno mai dovuto mettere un paletto perché fino a quel momento, nessuno si era mai allontanato da lì deluso. Certo, anche dopo aver visto e stimato duemila persone non hanno voluto demordere e complice l'iniziale disponibilità di Veronica Roth, hanno cercato di gestire tutti.
Non ho ancora ben capito il perché dell'uso dei nastri di plastica (conosciamo bene la loro inutilità) ma inizialmente avevano retto.. fino al momento in cui l'isteria è diventata fin troppo insistente.

Inutile che vi racconti ancora una volta la difficoltà di vivere la ressa e lo sballottamento. Passo direttamente all'ultima ora della serata.

Come ho spiegato, quando ormai eravamo ad un palmo dall'entrata della Libreria, abbiamo visto chiuderci in faccia le porte. Giriamocela un po come vogliamo ma è stato un momento decisamente brutto. Ok, ci sono cose ben più importanti ma eravamo lì da tante ore e non eravamo nemmeno riusciti a vedere Veronica Roth.
Come detto, io e le mie amiche abbiamo fatto un passo indietro (se vogliamo essere precisi, siamo sgusciate lateralmente ahahahahah) e abbiamo guardato la situazione da spettatori incuriositi (e un pò frastornati).
Pianti, urla e scossone ai vetri della Libreria. Così i grandi e piccini hanno dato il bell'esempio.
Solo questo pomeriggio ho scoperto alcune cose.
In primis, nessuna ragazza si è presentata davanti all'entrata con un messaggio della Scrittrice. Nessun membro dello Staff della Rizzoli si è accorto della cosa ed erano quasi tutti presenti tra la postazione dove si firmavano le copie e l'entrata. Quindi "MI DISPIACE DAVVERO TANTO PER QUELLI FUORI -V. Roth" è una menzogna ma tranquilli, da un lato avrei preferito fosse vero, perché poi, la chiusura anticipata dell'evento e il disordine è stato appunto creato da Veronica Roth e dal suo seguito.
Inizialmente si era dimostrata molto disponibile alla mole di persone che erano arrivate. Sappiamo che erano state concordate solo alcune ore e lei comunque si era fermata più del previsto ma come giustamente ha fatto notare qualcuno, firmare copie non è come andare a lavorare e che venendo in Italia per la prima volta, qualche sacrificio si deve pur fare perché sei Lei è famosa, lo deve anche al nostro supporto. Eppure, con quarantacinque minuti di anticipo verso la chiusura della libreria, ha deciso che si sarebbe fermata, anche se mancavano forse ottanta persone. Fine. Stop. Non c'è stato modo di convincere nessuno di arrivare alla fine e vuoi per la stanchezza, vuoi per le urla iniziate dopo la chiusura, vuoi la fretta per non esser obbligata a fermarsi... è semplicemente andata via, senza grosse spiegazioni e senza mostrarsi a noi, che eravamo venuti per Lei.

 

X NOE
Speranza o Menzogna?

Devo però sfatare un secondo mito.

La Rizzoli Galleria aveva scritto verso mezzanotte di Domenica che si sarebbe presa in carico la spedizione di copie firmate per chi era rimasto fuori. Non avrebbero risolto il problema ma sarebbe stato meglio di niente... Menzogna o Speranza?
Eravamo rimasti fin dopo le 20 davanti alla Libreria e non avevamo visto aprirsi le porte o dare l'annuncio della cosa... ora so il perché. Tra il trambusto di pianti e urla di un genitore particolarmente infuriato, ci siamo persi l'annuncio (non siamo i soli) ma il ragazzo che gestisce la pagina della Rizzoli Galleria si è preso l'incarico di contattare quelli come noi.
Il Direttore della Libreria, preso in contropiede dalla reazione di Veronica Roth e del suo seguito, colpito dalla tristezza delle persone che aveva appena chiuso fuori (e anche qui, giustamente da un lato, fatto per non far entrare a forza le persone inutilmente ma trovo comunque che sia stato un momento fin troppo pericoloso) e probabilmente intimorito dalla forte emozione che si respirava fuori, si è preso l'incarico di sopperire ad una mancanza della Scrittrice.
Armato di aiuto e penna, ha ritirato dal retro le copie delle persone presenti, con la promessa di rispedire tutto in modo gratuito e con la firma.
Per noi, che invece non eravamo lì, hanno deciso di omaggiarci con una copia nuova e sempre una firma.

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La cosa che ora mi fa più ridere, è la dinamica di questa cosa.
Le copie ritirate e spedite, in totale sono quasi ottanta. Se Veronica Roth si fosse fermata un momento in più, avrebbe comunque firmato in tempo tutto e non ci sarebbe stato questo mal contento generale. Invece, è andata via ma quelle copie le ha dovute firmare comunque.
Diciamo che questa volta "oltre il danno, anche la beffa" è una cosa che le calza a pennello.

Rimango comunque ancora altamente schifata per certi comportamenti di alcuni genitori (i figli non li nomino perché possono ancora essere educati nel modo giusto.. se presi in tempo) e spero di non dovermi più trovare in situazioni simili.

In sintesi direi che Domenica è stata un'esperienza formativa ed oggi, lo ripeto con più convinzione.
Veronica Roth era ed è una Scrittrice che mi ha fatto passare delle buone ore e continuerò a leggere i suoi libri ma dopo questa avventura, ammetto che mi è un pò calata dal podio.

Vorrei inoltre ringraziare Nikita per il lavoro che sta facendo per noi e anche al Direttore, che c'ha smenato indubbiamente più di noi ma ha deciso di farlo comunque.

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Pochi sanno che sono appena tornata da una settimana di ferie al mare. 

Viareggio per la precisione, in una casa di amici. 

Dovete sapere che solitamente non vado al mare perchè, da "brava" genovese, non so nuotare.

Ho una fifa tremenda di entrare in acqua, anche se il rumore mi calma moltissimo. 

Motivo per cui di solito vado in montagna ma questa volta no, ho tentato e mi sono anche arrischiata. 

Non solo sono entrata in acqua ma, avevo deciso di portarmi solo tre libri.

Incredibile!

Mi capita spesso di girare per paesini e ogni volta cerco una libreria da visitare, perchè anche se i libri sono uguali, la magia cambia. Anche questa volta mi sono messa in cerca e ne ho trovate ben cinque ma solo una aveva catturato il mio amore.

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Colori semplici, linee intriganti e non troppi titoli affollati nella vetrina. 

Happyplanet Books fa parte degli angolini che si trovano per caso, mentre si cammina pensando ad altro. La prima volta che ci sono passata era chiusa (ovvio, era l'una di notte!) e mi sono ripromessa di ritornarci. 

Qualche giorno dopo, armata di bicicletta, io ed il mio compagno siamo riusciti a passarci e mi è caduto un macigno sulle spalle. 

Stava chiudendo.

Angelo, il proprietario, ci ha fatto comunque entrare per guardare qualche libro e condividere con noi la voglia della scoperta. 

Mentre eravamo lì, incominciò a tirare fuori alcuni libri mai visti ma molto interessanti e all'improvviso ci siamo trovati con in mano delle scatole vuote pronti a riempirle. 

Tra una parola e l'altra, ci siamo offerti di dargli una mano. 

Tra un titolo e uno scatolone, Angelo ci ha raccontato la sua storia e la difficoltà di entrare in un giro di pese. 

La difficoltà di creare un circolo di amanti della lettura, di entrare in sintonia con il posto e di uscire dall'etichetta del "forestiero". 

Dopo anni passati a provarci, aveva deciso all'improvviso di tornare a casa sua, anche se qualche amico era dispiaciuto. Dopo tanta delusione, era pronto a salvare il salvabile. 

Aveva gli occhi tristi, movimenti continui di chi vorrebbe essere altrove. 

Come dargli torto? Sentiamo tutti delle difficoltà delle persone che vorrebbero donare qualcosa agli altri ma non reggono per molto. Questa volta però "lo scacco matto" arriva da noi, dalla gente che sembra felice di rimanere nella sua routine e che gli vai bene solo fino al momento in cui non smuovi le acque. 

Siamo rimasti con lui quattro ore, abbiamo parlato molto e abbiamo scoperto che viviamo vicini. Abbiamo condiviso un momento importante con lui e ne sono stata molto onorata. 

Sono uscita da quel negozio con una tristezza infinita e ci penso ancora adesso. Per quanto lui dica di essersi tolto un peso, alla fine della fiera stava chiudendo per l'ultima volta la sua Libreria. 

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