La fattoria degli animali. Animal Farm

La fattoria degli animali. Animal Farm

Il peggiore dei mondi possibili
  • Personaggi 70% 70%
  • Worldbuilding 65% 65%
  • Fluidità 60% 60%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 70% 70%

La fattoria degli animali. Animal Farm

Recensione: Io e Orwell non siamo mai stati grandi amici.

Il primo approcio fu con 1984 e forse, considerando che era uno dei primi libri impegnativi che leggevo di mia spontanea volontà, avrei forse fatto meglio a dedicarmi ad altro. Da allora, sono passati dodici anni e quando vidi la nuova raccolta, pensai che magari oggi sarei stata in grado di apprezzarlo di più.

Come dico sempre, una seconda possilità non si rifiuta mai a nessuno (solo agli ex. Loro vanno sputati immediatamente).

Da un lato avevo ragione, dall’altro potevo dedicarmi ancora ad altre letture.

La fattoria degli animali è un libro che risulta estremamente attuale, anche perchè il periodo in cui siamo ha fin troppe sfumature totalitaristiche (di questo ve ne parlerò sabato).

La storia è ambientata in inghilterra, più precisamente nella fattoria del signor Jones.

Il Vecchio Maggiore, che è un maiale da riproduzione molto vecchio, indice una riunione per parlare con tutti gli animali della fattoria della loro condizione di schiavitù. Il fattore, che non ha sicuramente un buon carattere, si tiene quasi tutti il ricavato e dona assai poco. L’animale sogna un posto migliore ma il suo compito è solo quello di scaldare gli animi, perchè durante la notte muore e lascia la rivoluzione in mano a Palladineve e Napoleone.

I due maiali, dopo aver fatto scappare il fattore, fin da subito hanno idee differenti sul come portare avanti la fattoria. Mentre per il primo tutti gli animali sono veramente ugluali, per il secondo rimane una netta differenza.

Nel corso del tempo Napoleone farà in modo di cacciare Palladineve, in modo da prendere il completo controllo del posto e più il tempo passa e più l’animale diventa uomo.

Idealmente parlando, questa storia ha una forte morale e ci mette in guardia dai pericoli di chi sta sopra di noi a detter legge. Bisognerebbe sempre pensare con la propria testa e capire quando una legge viene fatta per il bene comune o meno.

Se la ribalto sulla nostra vita, mi rendo conto di quanto sia difficile attuare una cosa del genere e da un lato, mi fa ridere vedere come una cosa così vecchia possa esser considerata attuale (lo so, divento un disco rotto con questa affermazione, però è vero).

Quello che però non riesco a farmi piacere, e temo sarà così per sempre, è il modo in cui scrive Orwell. Mi spiace, però io mi stavo annoiando già a pagina dieci e anche se poi la storia l’ho trovata molto valida… è un bel problema. Odio e amore nello stesso autore, per lo stesso libro.

Oscillo tra i due sentimenti e sono così folle, che probabilmente riprenderò in mano anche 1984. Con calma e son infinita pazienza, però vorrei capire se il mio antico odio può esser stemperato.

Quattro gambe buono, due gambe cattivo”

“Quattro gambe buono, due gambe meglio”

INFO

Autore: George Orwell
Pagine: 936
Prezzo: € 25
Uscita: 17/11/2020
Genere: AntologiaClassici
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

Fiorirà l’aspidistria, Omaggio alla Catalogna, Una boccata d’aria, La fattoria degli animali, 1984: con queste cinque opere, tra il 1936 e il 1948, George Orwell è andato delineando un panorama sociale, politico e narrativo che si è nutrito insieme di suggestioni biografiche, grandi eventi storici, immaginazione letteraria, diventando uno dei grandissimi autori del Novecento. Questo volume li raccoglie, fornendo inoltre un agile profilo dell’autore e una curiosa sezione di giudizi critici dei contemporanei, a volte sorprendenti.

Il peggiore dei mondi possibili Ttelemachia ferme des animaux
QUINTO CERCHIO: iracondi e accidiosi: canto VII, VIII e IX

QUINTO CERCHIO: iracondi e accidiosi: canto VII, VIII e IX

Dante Alighieri, è stato un poeta, scrittore e politico italiano.

A partire dal XX secolo e nei primi anni del XXI, è entrato a far parte della cultura di massa, ed è stato stabilito dal governo e dal parlamento che il 25 marzo sia il giorno finalizzato al culto di Dante, istituendo dal 2020 il cosiddetto Dantedì.

Inferno di Dante Demoni Inferno di Dante Inferno di Dante Mostro

Oggi, in un certo qual modo, stiamo festeggiando un personalissimo Dantedì. No, non vi proporrei mai la recensione della Divina Commedia, perché detto tra di noi, non ho le competenze per rendere giustizia ad un’opera del genere.

Però, come vi ho già accennato QUI, insieme ad un gruppo di Blogger abbiamo deciso di fare degli approfondimenti sulla nuova edizione, edita da Mondadori.

Come si può immaginare, arrivare ad architettare tutto in modo corretto, non è stato facile e il lavoro che abbiamo svolto, ci ha portato a seguire un percorso spinoso. Ma di cosa vi parlerò oggi?

   Or discendiamo omai a maggior pieta; già ogne stella cade che saliva quand’ io mi mossi, e ’l troppo star si vieta».    Noi ricidemmo il cerchio a l’altra riva sovr’ una fonte che bolle e riversa per un fossato che da lei deriva.    L’acqua era buia assai più che persa; e noi, in compagnia de l’onde bige, intrammo giù per una via diversa.    In la palude va c’ha nome Stige questo tristo ruscel, quand’ è disceso al piè de le maligne piagge grige.    E io, che di mirare stava inteso, vidi genti fangose in quel pantano, ignude tutte, con sembiante offeso.    Queste si percotean non pur con mano, ma con la testa e col petto e coi piedi, troncandosi co’ denti a brano a brano.    Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedi l’anime di color cui vinse l’ira; e anche vo’ che tu per certo credi che sotto l’acqua è gente che sospira, e fanno pullular quest’ acqua al summo, come l’occhio ti dice, u’ che s’aggira.    Fitti nel limo dicon: “Tristi fummo ne l’aere dolce che dal sol s’allegra, portando dentro accidïoso fummo: or ci attristiam ne la belletta negra”.    Quest’ inno si gorgoglian ne la strozza, ché dir nol posson con parola integra».    Così girammo de la lorda pozza grand’ arco, tra la ripa secca e ’l mézzo, con li occhi vòlti a chi del fango ingozza.    Venimmo al piè d’una torre al da sezzo.

Inferno di Dante Iracondi

Ho scelto il quinto girone, quello dedicato agli Iracondi e gli Accidiosi.

Ecco, devo ammettere che non sono un pozzo di scienza, e fino agli Iracondi non ho avuto problemi nel capire di chi stessimo parlando ma, per gli Accidiosi… beh, ho cercato il significato su Wikipedia.

“L’accidia o acedia è l’avversione all’operare, mista a noia e indifferenza.”

Quindi, il sunto dei sunti (o il bigino del bigino) è che Dante, in questo caso condanna “Uno esplode nella violenza, cercando di distruggere tutto, l’altro si autocommisera, finendo per distruggere se stesso.” e se ben ci pensiamo, questi due comportamenti sono ancora molto presenti ai giorni nostri.

In molti ambiti, lavorativi e relazionali, questi comportamenti vanno a braccetto.

Basti pensare ad un Capo molto irascibile che non si cura di chi lo circonda e al galoppino che subisce, conscio di subire un torto ma che non cerca di trovar rimedio.

Oppure, nell’equilibrio di una coppia, possiamo trovare un carattere molto forte e violento (che la cronaca ama definire “passionale”) che tiene sotto di sé un animo più chiuso, quasi apatico verso la vita.

O ancora, un filone politico che crede nel “solo ripagando il torto con la stessa moneta, si può lavare l’onta subita” rispetto agli oppositori (ma non sempre) che pur avendo un’opinione diversa, osservano lo sfacelo che si compie davanti ai loro occhi, convinti che anche intervenendo non riuscirebbero a cambiar le cose a lungo termine.

Gli Iracondi, che vengono posti nella parte alta del fiume Stige mentre si scontrano tra di loro in malo modo e son spogli dei loro vestiti, ad oggi in alcuni ambiti sono figure osannate, approvate dal popolo e spesso, giustificate dall’opinione pubblica.

Come accennavo sopra, quelli che ricadrebbero in quel girone, sono prettamente persone che decidono di seguire un certo stato d’animo.

«Non tramonti il sole sopra la vostra ira»

Nella psicologia, provare dei sentimenti negativi come l’odio, non è di per sé una cosa nociva. Siamo esseri umani e come tali, ci è impossibile rimaner puri sotto ogni punto di vista. Per una piccola parte però, è il sentimento giusto per trovare lo slancio e arrivare a migliorarsi e concentrarsi su sé stessi ma, quando si rimane ingabbiati dentro quel sentimento, quando diventa uno stile di vita, allora se ne diventa irrimediabilmente schiavi.

Distruzione di chi ti circonda, invidia per le cose altrui, odio verso una cultura o una ideologia.

Negli ultimi anni, con l’avvento dei molti social, questo sentimento sembra essersi quadruplicato. Un tempo, quando la comunicazione era limitata e l’opinione pubblica era circoscritta al luogo in cui si viveva, certi modi di fare venivano arginati e sedati con l’ausilio della religione (anche se nel corso del tempo ha perso “potere”) e/o la legge (nell’imaginario attuale, per la maggior parte del tempo viene spesso vista come una giustizia impari e corrotta). Non che si vivesse in un periodo di grande amore, tutt’altro, ma tante cose venivano nascoste “sotto il tappeto” perché considerate un’onta di famiglia. Certo, i casi di odio non mancavano.

Oggi comunque, dato che internet è diventato usufruibile in modo semplice e veloce, al poso di esser sempre un mezzo vantaggioso, si è rivelata un’arma a doppio taglio.

In alcuni casi, per una questione di privacy o per il semplice fatto che non ci si è mai posto il problema, si può interagire con altri utenti nel completo anonimato e senza esser rintracciabili (es. telegram). Così, far circolare commenti pieni di astio o notizie con incitamento all’odio (magari su basi di eventi falsi) è molto più semplice, e visto che il bacino d’utenza è molto ampio, dato che adesso quasi tutto il mondo può interagire in modo simultaneo, molti pensieri trovano terreno fertile. Com’è comprensibile, non essendo tutti uguali, certe persone sono meno pericolose di altre. Mentre da un lato magari abbiamo il razzista che scende in piazza e picchia il mal capitato di turno, dall’altra abbiamo il commentatore folle, che lo applaude e lo incita a proseguire, tranquillo del fatto che tanto, non subirà alcuna ripercussione.

Appena sotto agli Iracondi, nel fiume Stige abbiamo anche gli Accidiosi, coloro che in vita hanno vissuto subendo ogni evento.

Tommaso d’Aquino, definisce questa condizione come «tristezza profonda, che deprime l’animo dell’uomo al punto che non desidera più fare niente».

Ci sono molti pensieri contrastanti in questo senso. Chi sono alla fine, i peccatori di questo girone e perché non è facile incasellarli?

“Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO, in inglese World Health Organization ovvero WHO) la depressione colpisce 322 milioni di persone nel mondo e, quindi, è un’importante causa di disabilità planetaria, con un aumento del 18% di depressi stimato tra il 2005 e il 2015.” Quindi, dovremmo esser tutti dei peccatori?

Come per il sentimento dell’Ira, anche in questo caso Dante voleva far passare il messaggio che essere “accidiosi” è un peccato solo quando è una scelta.

Una persona che soffre di depressione, che si sminuisce perché non ha fiducia in sé stesso, è solo una persona problematica che andrebbe seguita e aiutata (un tempo, queste persone venivano rinchiuse per esser curate mentre oggi, spesso vengono lasciate in balia dei propri problemi e sminuiti, perché scambiati come semplici nullafacenti o bisognosi di attenzioni). Invece, avete presente il galoppino di prima, che non fa nulla per migliorare la sua situazione? Ecco, un Accidioso è colui che si “siede” e vive dentro di sé una rabbia muta e al di fuori, subisce passivamente.

Qui troviamo le persone in gabbia, a cui è stata aperta la porta ma che sono così abituate alla loro condizione svantaggiosa che non escono, non abbandonano ciò che conoscono e che più comunamente parlando, passano da Vittime volontarie a Carnefici, facendo soffrire chiunque si avvicini.

Rimanendo in parallelo con gli Iracondi, dato che Dante li mette in coppia e li pone uno sopra l’altro, gli Accidiosi sono gli utenti social che osservano tutto ma non agiscono, non prendono una posizione. Un po’ come il detto “Tengo famigliaè infatti utilizzata, anche come “frase a effetto”, per indicare la giustificazione in base alla quale l’ethos di un individuo, di un’intera società, o di un suo sottoinsieme, è un alibi in grado di neutralizzare, giustificare o accettare alcuni comportamenti (azioni, ma anche omissioni) che sarebbero altrimenti moralmente disdicevoli, o ignobili, o perfino fortemente devianti. La frase considerata emblematica di una sorta di “vizio morale” che prospera in Italia (ma anche altrove) che comporta lo scendere a patti con la propria coscienza, l’indulgere al fatalismo della “compromissione” morale (e non di un altrimenti legittimo “compromesso”), in ossequio a “ipotetiche istanze superiori”.

Prendetevi quindi un momento per guardarvi dentro, fate un respiro profondo e datevi per una volta alla meditazione. Volete veramente passare l’eternità a viver male? Tra l’esser con il naso a fior di melma, litigando con il vostro vicino senza distanze di sicurezza o l’esser sul fondo, a sopportare sulle vostre spalle gente che non sta mai ferma? Vale la pena vivere adesso senza regole, con la quasi sicurezza che lo stato non farà nulla, per poi pentirvene dopo? Ricordiamoci che Dante, per un torto subito o che considerava tale, ha creato dei gironi per questi soggetti.

Dovremmo sperare di non vivere nella stessa epoca di una persona così, o almeno, di non incontrarlo mai per non correre il rischio di rimaner nella sua memoria. Ma si sa che la sfiga ci vede benissimo.

I poteri delle tenebre

I poteri delle tenebre

I poteri delle tenebre. Dracula, il manoscritto ritrovato di Bram Stoker e Vladimai Asmundsson
  • Personaggi 70% 70%
  • Worldbuilding 80% 80%
  • Fluidità 75% 75%
  • Cover 70% 70%
  • E il finale 65% 65%

I poteri delle tenebre

Recensione: Partiamo da una verità cosmica; non ho mai letto Dracula.

Quindi, cosa mi ha spinto a leggere questo libro? “il romanzo che gli islandesi leggevano non era il Dracula che conosciamo

Si lo so, vi ho appena detto che non l’ho mai affrontato e che non conosco il 90% del contenuto. Questo però non mi rende immune al fascino della scoperta.

Tutti conoscono la storia del Conte Dracula. Vuoi per il libro, vuoi per i fumetti, vuoi per i film, vuoi per mille cose ma in un modo o nell’altro, sappiamo chi sia e del fascino che esercita sulle masse. Poi, un giorno scopriamo che esiste una versione rivisitata del Classico insormontabile e per i nostri tempi non è una notizia così strana, se non fosse che Mörkrets makter è del 1900 e che le differenze tra i due volumi, sembrano esser opera di Bram Stoker stesso. 

Questo romanzo, è più che altro un piccolo saggio sulla traduzione Islandese.

Ci viene spiegato come sono arrivati a tradurre per intero questa opera, il percorso a ritroso per capire da dove potevano arrivare tutte quelle differenze e detto tra noi, saper che Stoker ci abbia messo lo zampino, creando un “nuovo” Dracula… beh, lo trovo esaltante.

Ho scoperto che nella prima bozza di Dracula mancavano le prime cento pagine, e che alcune parti trovate nella prima versione e poi tolte per la pubblicazione, siano magicamente comparse in Mörkrets makter… un caso non può essere. 

Anche la struttura è diversa, più corta e anche con personaggi diversi. L’unica cosa che non ho del tutto capito, è se in I poteri delle tenebre viene riportata tutta la traduzione o solo una parte. Perchè se fosse completa, si potrebbe quasi considerare un bigino e per quelli che non riescono ad affrontare la versione più conosciuta al mondo, possono iniziare da qui (possono farlo a prescindere, perchè comunque crea una certa dose di curiosità. Tanto per fare un esempio, ora avrei voglia di prendere il Dracula che ho in bagno, e confrontare i vari dettagli).

Ci sono solo due cose che mi lasciano perplessa, e ve lo posso dire senza timore di fare spoiler (chi non conosce le sorti del Conte?!).

Se temete lo spoiler per un qualche motivo a me ignoto, per ora potete ancora proseguire.

Lo so che per un saggio fa ridere lamentarsi delle note, perchè il libro si basa esattamente su quello, ma lette in digitale diventano dei nemici. In alcuni casi mi sono tremendamente annoiata, e non perchè non fossero inutili ma ero stanca di trovarmi tre pagine piene di appunti con riferimenti a frasi/situazioni che ormai avevo passato e non ricordavo bene. Questa è stata colpa della mia visualizzazione, ma tenete presente che se vorrete leggerlo in ebook, potrebbero esserci dei rallentamenti. Affidatevi sempre al cartaceo.

Ora si arriva allo spoiler-non spoiler.

La morte del Conte.

MA DAVVERO? Non è una novità che lui muoia, succede così nel 98% delle versioni che conosco ma la facilità con cui trapassa, mi ha lasciata senza parole.

Vi prego, voi che conoscete bene Dracula, mi confermate che si fa accoppare in modo da sempliciotto? Pugnalato a tradimento, mentre cerca di uccidere qualcuno che credeva morto? Ma dai, lo conosciamo come persona scaltra, e poi va così? Sono sconvolta.

Detto in poche parole, ve lo consiglio.

Non perchè mi sia stato mandato, perchè tanto lo comprerò, ma fa parte di quelle letture che “fanno la storia” nel loro modo di esser così fuori dagli schemi.

Un classico lo si può conoscere per sentito dire ma conoscer i vari tratti bizzarri, alleggerisce tutto e stimola la fantasia.

Quindi, se già conoscete Dracula e volete scoprire qualche tratto nuovo, un pò più “fuori dagli schemi rispetto alla “rigidità” di Stoker”, allora questo merita un sacco. Se volete qualcosa che vi stuzzichi, rimanendo in campo Classico senza però dover leggere il solito mattone, avete la mia benedizione. Che in letture come questa, male non fa.

INFO

Autore: Bram Stoker e Valdimar Ásmundsson
Pagine: 216
Prezzo: € 16
Uscita: 09/05/2019
Genere: Classici, Horror
Casa Editrice: Carbonio

TRAMA

Nel 1900 lo scrittore islandese Valdimar Ásmundsson tradusse Dracula, il celebre capolavoro gotico del 1897 di Bram Stoker. Lo pubblicò in Islanda lo stesso anno con una prefazione di Stoker, sul giornale da lui fondato e diretto, «Fjallkonan».
In realtà però il romanzo che gli islandesi leggevano non era il Dracula che conosciamo…
Eppure nessuno si era mai accorto di nulla, fino a quando, più di un secolo dopo, il ricercatore olandese Hans de Roos ha fatto una scoperta sensazionale: Ásmundsson non si era limitato a tradurre Dracula, ma ne aveva scritta una versione del tutto diversa, rielaborando la trama e aggiungendo nuovi personaggi. Il risultato è un romanzo più breve, più erotico e forse persino più ricco di suspense dell’originale.
Tanti sono i misteri che circondano il manoscritto: l’apparato critico a corredo dell’opera fornisce indizi interessanti su un enigma che metterà alla prova gli appassionati di questo classico della letteratura di tutti i tempi.

Prefazione di Dacre Stoker, pronipote di Bram Stoker. Introduzione e note di Hans Corneel de Roos. Postfazione di John Edgar Browning.

I poteri delle tenebre. Dracula, il manoscritto ritrovato di Bram Stoker e Vladimai Asmundsson_Cover di Morkrets Makter
Gli strani viaggi di Giulio Verne [ANTEPRIMA]

Gli strani viaggi di Giulio Verne [ANTEPRIMA]

Gli strani viaggi di Giulio Verne di Jules Verne
  • Personaggi 65% 65%
  • Worldbuilding 75% 75%
  • Fluidità 85% 85%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 80% 80%

Gli strani viaggi di Giulio Verne [ANTEPRIMA]

Recensione: Se non mi concentro troppo sul titolo, italianizzato in modo a mio avviso insensato, posso iniziare a dirvi che non ho ancora letto tutto questo malloppone. Sarebbe stata un’impresa meravigliosa e terribile. 

Di Jules Verne non conosco tantissimo. Come molti, sono rimasta ai grandi classici come Ventimila leghe sotto i mari, Il giro del mondo in ottanta giorni e Viaggio al centro della terra. Non sono mai andata oltre, fino ad oggi. 

Quindi, quando ho dovuto scegliere cosa leggere, sono andata su qualcosa di “nuovo”. L’ultimo titolo di questa raccolta, è un racconto racchiuso che non è scritto da Jules Verne ma dal figlio, Michel Verne. Una cosina di appena tre pagine (sei colonne, perchè ormai il formato dei mattoni Oscarvalut sono fatti così) ma estremamente interessante e da un lato, anche divertente. 

Vi parlo di “L’espresso del futuro”.

Per quanto sia un racconto del 1888, l’ho trovato estremamente attuale. 

Il nostro protagonista, di cui non conosciamo il nome, si trova faccia a faccia con l’inventore del mezzo di trasporto più strano di sempre. Una capsula che può viaggiare a milleottocento chilometri e che può portare i viaggiatori da Boston a Liverpool in meno di tre ore! 

Per chi se lo stesse chiedendo, ad oggi non ci sono treni che permettono ciò e il viaggio in macchina, quando va bene, porta via comunque quasi cinque ore. Direi che a conti fatti, ancora oggi questo racconto non può essere realizzato ed il protagonista, parlando con l’ideatore, pone dei dubbi decisamente corretti e ancora condivisibili. 

Mi devo feramere, per tre pagine potrei anche spoilerarvi il finale e sarebbe un peccato, perchè mi ha fatto sorridere. Vale la pena affrontare la lettura senza ulteriori dettagli. 

Mi soffermo invece un momento, sul fatto che per quanto sia una vecchia storia, non risulta minimamente difficile da leggere. 

E poi mi piace che sia stata scritta dal figlio, lo trovo estremamente carino.

INFO

Autore: Jules Verne
Pagine: 1068
Prezzo: € 28
Uscita: 26/05/2020
Genere: FantasyClassici
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

Nelle viscere della terra, sotto gli abissi dell’oceano, tra gli spazi siderali e le steppe siberiane, la penna di Jules Verne riesce a farci vivere mille avventure. Questo volume raccoglie i più famosi e i più amati racconti celebrando uno dei grandi maestri della narrativa fantastica.

Gli strani viaggi di Giulio Verne di Jules Verne_An express of the future
Gli strani viaggi di Giulio Verne di Jules Verne_Treno automatico - interior of the pneumatic passenger-car
Storie fantastiche delle vacanze

Storie fantastiche delle vacanze

Storie fantastiche delle vacanze di Charles Dickens
  • Personaggi 50% 50%
  • Worldbuilding 68% 68%
  • Fluidità 70% 70%
  • Cover 70% 70%
  • E il finale 60% 60%

Storie fantastiche delle vacanze

Recensione: Lo confesso, odio Charles Dickens. 

Prima di questo, avevo letto solo Il canto di Natale e mi aveva provocato un grandissimo fastidio. Considerate che prima di finirlo l’ho iniziato e abbandonato almeno tre volte ma non potevo farci nulla… 

Quando ho visto questo libro, alla fiera di Torino, sono rimasta un pò titubante. 

La cover mi piaceva e anche l’idea dei racconti ma era di Dickens, quindi sapevo già di partire abbastanza prevenuta. Poi Regia mi ha detto di non scassare l’anima, che erano più di cinque ore che eravamo in quella massa di gente e che voleva (giustamente) tornare a casa. Così, presa dalla furia del momento, ho azzardato all’acquisto. 

Dopo quasi un’anno, ho affrontato la lettura e vi dirò che Nì, mi aspettavo peggio. 

Sostanzialmente è una storia che contiene altre tre storie e tutte quante sono narrate da quattro bambini che si amano. 

C’è l’introduzione, dove ci viene spiegato che il loro amore sembra difficile e che per uscirne, bisogna convincere le proprie famiglie che la cosa è giusta.
Poi iniziamo con la storia della lisca magica, dove vediamo una famiglia molto numerosa accudita principalmente dalla sorella più grande perchè la madre sta perennemente male ed il padre, sempre in difficoltà economiche. Una fata, omaggia la giovane ragazza con un oggetto magico che però potrà usare una volta sola e mentre il padre, pensa di esser finalmente uscito dalla crisi, presto si accorgerà che la figlia ha altre cose in mente. Una storia con una morale molto interessante e condivisibile, peccato per il matrimonio scontato/obbligatorio a cui siamo costretti ad assistere… 

Proseguiamo poi con il mondo parallelo, dove a comandare sono i bambini e gli adulti trattati alla stregua di essere stupidi. Il racconto è decisamente esilarante e fa riflettere sull’aspetto che spesso i genitori non hanno molta pazienza con i figli e che tendono qualche volta a volersene separare per stare tranquilli. 

Il terzo ed ultimo racconto, narra l’impresa di un giovanissimo Capitano contro il suo ex Maestro di Latino. Ecco, tra tutti è la parte che più mi ha annoiata e più mi ha dato l’impressione che fosse slegata a tutto il resto. In tutti e tre i racconti ci dovrebbe essere la componente d’amore ma qui, si vede dopo secoli e in modo “dubbio”. 

In general generico, non mi è dispiaciuto come secondo esperimento ma non ho comunque preso in simpatia Dickens. 

INFO

Autore: Charles Dickens
Pagine: 87
Prezzo: € 14.90
Uscita: 4/06/2014
Genere: Classico; Narrativa
Casa Editrice: Feltrinelli

TRAMA

Quattro racconti per l’infanzia di un grande maestro dell’Ottocento. La sospensione dell’incredulità è il presupposto di un racconto introduttivo uscito dalla penna di un bambino di otto anni. Una lisca magica che, per una sola volta può esaudire qualunque desiderio viene donata da una Fata a una piccola Principessa. Un piccolo Capitano coraggioso di nome Boldheart combatte la sua guerra personale contro le angherie del Maestro di Grammatica Latina. Distinti ed educati piccoli signori accudiscono i grandi come fossero i loro bambini, in un paese incantato dove i grandi non devono mai far tardi, devono sempre ubbidire e per punizione sono messi nell’angolino…