Playmobil: The Movie [FILM]

Playmobil: The Movie [FILM]

Playmobil: The Movie [FILM]

Marla e Charlie sono due fratelli molto uniti, che amano inventare mille storie nel mondo di Playmobil. Sono una squadra molto affiatata ed il sogno di entrambi, è quello di viaggiare e di vivere mille avventure. 

Una sera però, la realtà bussa alla loro porta e ogni progetto sembra andare in fumo. 

Ci vorranno quattro anni ed un viaggio incredibile, per riallacciare il rapporto tra i due e per riaccendere la fantasia e la voglia di sperimentare di Marla. 

Considerato il target, mi aspettavo una storia un pelo differente. 

Lo so, passo per quella che critica ogni singola cosa, ma alla fine il mio compito è anche questo, no? Parlare sicuramente di quello che mi ha trasmesso ma essere anche oggettiva. Non potrò mai dire di aver apprezzato qualcosa, solo perchè non ho dovuto pagarla. 

Marla è dovuta crescere all’improvviso, rinunciando così al suo sogno di viaggiare e Charlie, sembra non capire appieno il perchè. Recrimina la mancanza di fantasia che un tempo invece scorreva a fiumi, arrivando addirittura a fuggire di casa per poter fare ciò che vuole. Ed è durante questa passeggiata notturna che va incontro al destino, trascinando controvoglia la sorella.

I due punti di vista, sono lineari con l’età dei personaggi e questo fa sicuramente piacere agli adulti, perchè rende la visione del film un momento piacevole, mentre i giovani spettatori, potrebbero arrancare nel capire perchè certi personaggi fanno certe cose.

Il senso di questa visione dovrebbe essere che anche nelle situazioni più difficili, c’è bisogno di fantasia e risate, in modo da non farsi schiacciare, però dovrebbe far capire che la vita è fatta anche di compromessi e che ad un certo punto, bisogna prendersi le proprie responsabilità, rispettando lo sforzo altrui. Un doppio insegnamento, adattabile ad ogni età. Peccato che io abbia percepito solo il primo passaggio. Marla passa per la persona stressante e rigida, quasi l’ombra di ciò che era.

In un certo senso, Marla è la nuova Wendy di Peter Pan, quella che voleva far seguire le regole a tutti i costi. 

Ora la smetto, giuro. 

Per il resto, il film è veramente godibile, a tratti molto divertente e mamma Cristina D’Avena, mi ha fatto un pò commuovere. Le canzoni sono spiritose, soprattutto quelle del cattivo Massimo (J-Ax del mio cuor) e canticchiabili (quel tipo di ritmo che ti entra nel cervello e passi i mesi successivi ad intonare qualsiasi testo) ma lo ammetto, nel mio cuore c’è posto principalmente per il mostro cattivissimo dell’arena e anche del piccolo robot, che è un Wall-e sotto copertura. 

L’ambientazione è da sogno, assolutamente coerente con l’idea di Playmobil e la sua facilità nel creare mille mondi. 

Lo consiglio vivamente, anche se per me c’è quella pecca. 

Alla fine, potrebbe essere solo un problema mio e poi, molto probabilmente ci sarà un seguito e un pò ci spero, perchè potrebbe esserci un intreccio molto tenero.

Playmobil. The Movie_Regia di Lino DiSalvo
INFO

Genere: CommediaAnimazioneAvventuraFantasticoMusical

Data: 31/12/2019
Durata: 1 h 30 min
Regia: Lino DiSalvo
Musiche: Heitor Pereira
Distribuzione: Notorius Pictures

CAST

J-Ax
Cristina D’Avena
Anya Taylor-Joy
Daniel Radcliffe
Jim Gaffigan
Gabriel Bateman

TRAMA

È la storia di Marla, una ragazza che viene risucchiata nel fantastico mondo di Playmobil, dove niente è come sembra, insieme al fratellino Charlie. La giovane si ritrova trasformata improvvisamente da umana a giocattolo e catapultata in un universo parallelo, nel quale la magia è all’ordine del giorno. Purtroppo in questo passaggio dalla realtà a quella parallela di Playmobil, Marla ha perso suo fratello, finito chissà dove con un aspetto diverso rispetto al solito.
Nel frattempo Charlie è diventato un guerriero vichingo dotato di una super forza, a causa della quale viene rapito da qualcuno di non ben identificato. Per ritrovare il fratello prima che finisca nei guai, Marla si avventura in un viaggio nei mondi fantastici di Playmobil, aiutata dall’autista di food truck Del e dall’agente segreto Rex Dasher. La spia informa gli altri due che molti sono i personaggi spariti nel nulla negli ultimi mesi. Mentre i tre si mettono sulle sue tracce, Charlie è costretto a lottare come gladiatore nell’arena dell’imperatore Massimo, deciso a farlo combattere con bestie mostruose fino alla morte. Riusciranno Marla e i suoi nuovi amici a salvare il piccolo Charlie prima che sia troppo tardi?

Mystery Book Box – Alice Chimera

Mystery Book Box – Alice Chimera

Le Mysteri Box sono il sogno più o meno proibito di molte persone, ma quelle sui libri invece sono solo per pochi. In italia abbiamo decisamente poco mercato e quelle americane, sono abbastanza proibitive per chi come me, non parla inglese.

Facciamo però un passo indietro e vediamo che box sono.

Già dal nome, dovrebbe esser facile capire di cosa stiamo parlando.

Le Box sono delle scatole che contengono oggetti misteriosi che cambiano in base al costo e alla categoria. Quelle dedicate ai libri, tendenzialmente contengono un libro in anteprima e vari gadget che richiamano la storia o il genere trattato (spesso entrambi).

Come dicevo sopra, in america è una cosa che va tantissimo, ma per farle arrivare qui da noi è un pò un salasso e quindi, molti devono far due conti e capire se ne valga veramente la pena o meno.

Lo scorso anno, complice il fatto che in ballo ci fossero molti cambiamenti, mi sono lasciata tentare dalla meravigliosa Box dedicata ad una nuova uscita di Pierce Brown (qui). Il costo vertiginoso si aggirava sui 90€ (box e spedizione) e lo so che era un’edizione limitata, ma l’ho fatto solo perchè lui lo adoro e soprattutto, volvo provare anche io una gioia!

Bellina, nulla da dire, se non per il fatto che non leggendo in inglese, alla fin fine ci faccio ben poco dei libri al suo interno. Così ho raddrizzato il tiro e mi sono messa a cercare qualcosa in italia, facendo però molta fatica.

Da noi, si possono trovare sicuramente delle box piene di gadget, ma nessuna con dentro un libro in anteprima. L’unica variante che avevo trovaro, era quella di BookX (qui) che sfortunatamente ad oggi non è più attiva. Quindi, si ritorna al punto di partenza. O quelle costose, o quelle non “complete”.

Quando Alice mi ha parlato della sua iniziativa, ero estremamente felice. Finalmente una box interessante!

Sono stata presente per quasi tutta la realizzazione, rendendomi finalmente conto che far qualcosa di interessante e per giunta, ad un prezzo contenuto, è abbastanza difficile e per abbattere i costi bisogna sempre guardare anche al futuro.

Di questo progetto, ad oggi sicuramente cambierei molte cose e affinerei altre, però ne sono felice e credo che possa essere una mossa vincente per far della pubblicità alternativa. Ovvio che non è una cosa attuabile per ogni libro, ma se pensata nel modo corretto e fatto uscire il Muciaccia che c’è in noi, quasi tutto è possibile.

In questo caso, l’oggetto che più mi è piaciuto è la ouija (mi piace vincere facile), ma anche il fazzoletto di Maurizio che fa tanto retrò e la cioccolata bianca (che è tra le mie preferite). Ho apprezzato molto anche lo spartito, che con il qr code permette di trovare subito la melodia che Alice ha voluto condividere con noi.

L’oggetto che ho meno apprezzato è il nastro da ginnasta, più che altro perchè dopo qualche minuto mi si è staccato dal gancino e quindi, mi ha dato l’idea di esser troppo fragile per esser usato per gioco.

In generale la Box era ben piena (troppo) e ci ha permesso di conoscere un pò meglio i quattro personaggi del libro.

Delicato è l'equilibrio di Alice Chimera
Selicato è l'equilibrio di Alice Chimera_Mystery Box

Wolf Dorn [INCONTRO/19]

Wolf Dorn [INCONTRO/19]

Partiamo dal titolo Presenza Oscura, nonostante nei romanzi l’oscurità è contrapposta alla luce, nel romanzo c’è come un rovesciamento tra luce ed oscurità, nella nostra concezione la luce è il bene, e l’oscurità il male, in questo caso la luce è la fine del percorso, restare aggrappati all’oscurità vuol dire in realtà riuscire a tornare alla vita. Volevo sapere se questo rovesciamento di luce ed ombra è stata una dinamica su cui pensavi di lavorare visto che nei tuoi romanzi l’oscurità è sempre presente.

Ho pensato parecchio ad un titolo per questo libro, il mio titolo iniziale era “21”, nei miei libri gioco volentieri con i numeri, e il 21 in questo libro ha vari significati, sono, sia i ventuno minuti di morte di Nikka, ed un’altra cosa che cito nel libro sul peso dell’anima, i 21 grammi dell’anima, ma il titolo 21 rea preso già da tempo, ed io e la mia editrice abbiamo pensato che questa potrebbe non essere l’unica  storia di Nikka, che possano esserci dei seguiti, quindi abbiamo deciso di aggiungere un sottotilo, e quindi in lingua tedesca il titolo è “21_Oscuro Accompagnatore”, mi ha davvero stupito e fatto  piacere leggere il titolo italiano, mi piace moltissimo, ed è vero che c’è questo gioco tra luce ed ombra, penso che noi tutti abbiamo in testa delle immagini fisse, e la luce è sempre la cosa buona, e l’ombra quella cattiva, questa storia gioca anche con la realtà, con quello che potremmo definire la fantasia, quello che ho imparato nei miei tanti anni di lavoro in ambito psichiatrico, ho imparato che la nostra percezione di quello che è reale e normale rispetto  a ciò che non è reale ed è falso, e una linea sottilissima. Proprio perché questo confine è cosi sottile non possiamo sempre distinguere bene le due cose. Può anche significare che la luce non è una cosa buona, e che ciò che è buio non è sempre una cosa cattiva, ed e proprio perché questo libro ruota intorno alle percezioni è interessante vedere come queste cose possono cambiare posizione, e possono anche non essere sempre neutre. 

Parlaci di Nikka, di come è nato il suo personaggio, io personalmente la adoro, e credo si meriti la medaglia d’onore per la tenacia che dimostra nella storia.

Innanzitutto grazie, sono contento di sapere che Nikka riscuota tutto questo successo! I miei protagonisti sono per me come fossero dei miei figli, e quando trovano così tanti amici, io come padre, non posso che esserne felice. Nikka nasce in questo modo, volevo scrivere una storia sulla morte e sul morire, e come in tutti i miei romanzi cerco un protagonista che sia qualcuno che a priori c’entra il meno possibile con la storia, questo crea dei conflitti, e i conflitti portano avanti la storia. Ed è per questa ragione che ho scelto una persona molto giovane, una persona giovane certamente non pensa già alla morte, ma pensa al futuro, a quello che ha da proporle, a ciò che si vuol diventare strappare una persona cosi alla propria vita, crea questo conflitto, che poi dà il via a tutta la storia, ecco perché era importante che io scegliessi una persona così giovane per questa storia, perché una persona giovane sperimenta una serie di cose per la prima volta, noi adulti abbiamo  già un certo bagaglio di esperienza, e sappiamo già cosa può essere pericoloso, e grazie all’esperienza acquisita, e sappiamo anche  come regolarci in certi momenti di difficoltà, un giovane  queste cose  non le sa ancora ed è per questo che ha un punto di vista diverso rispetto alla vita Possiamo dire che ho voluto un avvicinamento naif per un certo argomento, ed io volevo proprio avvicinarvi in questo modo alla storia, ed è per questo che Nikka è così importante. 

Parlaci del personaggio di Sascha, ti sei ispirato a qualcuno per il suo personaggio? E perché proprio questo binomio tra D.J ed infermiere? 

Anche Sascha ha un concepimento piuttosto lungo, doveva essere un personaggio che doveva combinarsi bene con Nikka, Nikka ha una personalità molto forte, Sascha è un giovanotto molto sensibile, e d’altra parte non doveva essere un fifone, infatti è un personaggio forte, la sua forza è nascosta sotto vari strati di timidezza, è anche un ragazzo esile, magrolino, ma nonostante tutto è quello che riesce a rianimare Nikka per 21 minuti, tenendola in vita. In questo caso abbiamo una personalità molto forte, e che si abbina benissimo alla personalità di Nikka. Quando ho iniziato a penare come mettere insieme questi due personaggi, mi sono chiesto ma come fa uno come Sascha a trovarsi lì, ad una festa, nel momento in cui succede quel che succede a Nikka? Visto che nei miei libri la musica ha sempre un ruolo importante per me, lavoro spesso tanto volentieri con citazioni di canzoni, ed è per questo che mi è venuto in mente che Sascha avrebbe potuto essere un D.J, e mi è sembrata un ‘ottima idea! 

Quando si pensa ad un Thriller, inevitabilmente lo si associa a stati d’animo come paura, ansia, angoscia… Invece mi ha stupito associare a Presenza Oscura, oltre quello elencato prima, la parola amicizia, amicizia tra Nikka e Zoe o tra Sascha e Ivo, perché tutta questa forte amicizia? Da dove arriva? 

Credo che quando si scriva una storia sulla morte, sia anche però una storia sulla vita, quindi mi si poneva la questione  di quali sono le cose più importanti nella vita, e cosa sono amore e amicizia, ed è per questo che l’amicizia ha un ruolo  così importante in questo libro, perché assieme all’amicizia c’è anche la paura di perder l’amico, cosi come in amore il proprio campagnolo persone importanti che fanno parte della nostra vita, penso che avere amici sia un arricchimento enorme ed è per questo sicuramente che Presenza Oscura è anche un libro che parla di amicizia 

Puoi parlarci del rapporto con la morte? Del morire, e la morte, nel caso di  Presenza Oscura in questo caso non è nulla di angosciante, è come se fosse un invito a vedere la morte come parte della vita… 

Se Presenza Oscura, spinge il lettore a riflettere sulla nostra esistenza, allora questo libro ha già raggiunto molte cose, perché credo che finché viviamo  e le cose vanno bene, tendiamo a dare per scontato tante cose, e passare oltre ad un sacco di  piccolezze della nostra esistenza, ma se riusciamo  a vedere  la nostra esistenza e, a capire che tutto ha una fine, riusciamo ad essere più attenti e, ad essere grati di quello che abbiamo e forse anche più felici. Quindi, quello che alcuni definirebbe un “Memento Mori”, in realtà non vuole ricordarti che dobbiamo morire, ma al contrario vuole spingerti ad apprezzare di più quel che abbiamo, e se riuscissimo a vivere la nostra esistenza in armonia con noi stessi, credo che non sia necessario aver paura della morte. 

Parlaci di Vanessa, non ti sembra di essere stato un tantino cattivo con lei? 

E’ una cosa che non potevo evitare, perché Vanessa incarna un certo tipo di atteggiamento, ed è per questo che ritenevo importante che nella storia ci fossero due gemelli, abbiamo Zoe, che è totalmente vitale, si gode la vita, è felice, sana, ha dei bravi genitori, è felice, invece Vanessa, è l’esatto contrario, Vanessa non è in grado di giungere a patti con la realtà, diventa astiosa, aggressiva, ed è per questo che mi ha permesso di rappresentare quello che dicevo prima, la luce. l’ombra, troveremo sempre qualcuno  di cui pensiamo  che sia dalla parte Illuminata, dalla parte del sole, ma quello che non dobbiamo fare, è comportarci come Vanessa, ed essere cattivi, aggressivi, dobbiamo sempre sapere che c’è qualcosa di buono nella vita, e noi dobbiamo essere in grado di riconoscerlo e anche di saperlo valutare, lo vediamo alla fine anche con Vanessa quando esce con Nikka e scopre quante cose belle ha la vita da offrire… Però noi autori, a volte, siamo un po’ cattivi con i nostri personaggi e dobbiamo farli soffrire un po’ affinché esista una storia. 

Non hai avuto timore ad affrontare una tematica che spaventa, fa paura come il tema della morte? Ha pensato a noi lettori, e che potesse far paura leggere di una tematica che spaventa così tanto? È un tema cui volevi e sentivi la necessità di voler raccontare? 

Si ho avuto paura che per il lettore non fosse facile, perché nella vita vorremmo sentir parlare di molte cose, ma non certamente della morte o del morire, se uscissimo normalmente una sera, potremmo parlare di un sacco di cose, ma dubito che ci metteremmo a dire: ma tu come te lo immagini il trapasso? E questo sicuramente anche per il motivo che all’interno della nostra società la morte resta sempre un argomento un po’ tabu’. In altre culture se andiamo a guardare, la morte fa parte della quotidianità, per esempio in sud America c’è El Dia de los Muertos dove si festeggiano i defunti, i giapponesi nel fine settimana vanno al cimitero e fanno il picnic sulle tombe dei loro morti per ricordarne e comprenderli nelle loro esistenze. E quindi il ruolo della morte all’interno della società dipende proprio dalla società. Quando sono andato dalla mia editrice e le ho detto di avere una nuova idea per un nuovo libro, e lei tutta contenta mi ha chiesto di cosa si trattava, ed io le ho risposto che avrei parlato di una ragazza che avrei fatto morire esattamente alla pagina numero uno…. Inizialmente è rimasta senza parole, poi ovviamente le ho raccontato come intendevo portare avanti la storia, e sono felice di poter dire che ha avuto coraggio di darmi l’ok. So dai miei lettori che mi hanno scritto, che non sanno se leggeranno questo mio libro, proprio per via dell’argomento, però, forse, magari proprio grazie attraverso i vostri blog, riusciranno a trovare il coraggio di dare un’occhiata al libro e vedere se vale la pena rischiare di leggere Presenza Oscura.

Wolf, cosa puoi dirci dei tuoi futuri progetti, c’è già qualcosa in cantiere? 

Sì due settimane fa ho cominciato a scrivere il mio nuovo romanzo e vivo molto a Fahlenberg, e il prossimo anno sarà un anno speciale e particolare, sarà il mio decimo anniversario in Italia, La Psichiatra  compirà dieci anni, ed è il libro per il quale ricevo così tanta posta dai miei lettori, e molti mi chiedono se un giorno ci sarà un seguito ,ed è per questo che adesso sto scrivendo il seguito della Psichiatra, momentaneamente sulla prima pagina c’è scritto solo La Psichiatra due, non posso ancora promettervi che l’anno prossimo sarà pronto, ma questo sicuro è in cantiere, e spero che sarà il prossimo libro di cui la prossima volta ne parleremo tutti insieme. So che sto calpestando un terreno pericoloso, perché la Psichiatra per molti lettori, ha un significato particolare, e continuare una storia di questo genere con il rischio che il seguito non piaccia, però credo di avere un’idea per cui questo seguito potrebbe funzionare, perché sono rimasti dei punti non chiariti, in cui credo di riuscire a dare delle risposte. Poi scriverò ancora di Nikka sicuramente..

Wolf, a me, come credo alla grande maggioranza dei tuoi fans, piacerebbe vedere una trasposizione cinematografica, a mio avviso questa storia si presta perfettamente per un eventuale film, tu cosa ne dici? 

So che qualcuno ha contattato la mia agente per acquisire i diritti del libro per un film, ma al momento non so dirvi di più…

Wulf Dorn-Autor
Presenza oscura di Wulf Dorn

Serena Venditto [INTERVISTA/19]

Serena Venditto [INTERVISTA/19]

Buongiorno Serena, grazie per il tempo che ci stai dedicando.

Buongiorno a te, e grazie!

Partiamo un po’ dalle origini e raccontaci da dove nasce la tua passione per la scrittura.

Come nasce a tutti, dall’amore per la lettura. Mi è sempre piaciuto scrivere, avevo scritto qualcosa da ragazzina, ma senza grande costanza. Poi ho conosciuto Aldo Putignano e il laboratorio di scrittura creativa Homo scrivens, che è anche la casa editrice con cui ho esordito e con cui tuttora collaboro. Il laboratorio mi è servito molto per leggere in maniera diversa i classici e per darmi un po’ di regolarità nella scrittura, e poi in generale è divertente confrontarsi con altre persone che coltivano lo stesso tuo interesse per la letteratura. Continuo a seguire il laboratorio, Aldo l’ho addirittura sposato, pensa…

Com’è nato Mycroft ed il resto della banda?

Il gatto e i quattro coinquilini hanno una genesi diversa, si sono incontrati solo in un secondo momento.

Il micio con il nome del fratello di Sherlock Holmes è nato durante un esercizio del laboratorio di scrittura Homo Scrivens: bisognava inventare un detective e la sua spalla. Quasi per scherzo scrissi un racconto su questo gatto detective, e funzionava. E poi i gatti sono fatti così, si prendono tutto lo spazio che vogliono, senza chiedere il permesso. Può sembrare surreale, un gatto che investiga, ma in realtà non fa nulla che un gatto normale non farebbe. Per dirla con Marco Malvaldi, che mi ha firmato la fascetta: “Se siete disposti a credere che un gatto possa aiutare una traduttrice a indagare su un delitto, questo libro fa decisamente per voi. Se non siete disposti a credere a queste cose, scusate, ma che leggete a fare?”. L’idea della “casa mundo”, invece, viene dalla mia esperienza universitaria. Ho studiato Lettere classiche all’Orientale, a Napoli, dove c’è un’offerta linguistica unica in Europa, per cui ho conosciuto persone che venivano da ogni parte del mondo, entravo in queste case colorate, divertenti, in cui nessuno era napoletano, ma ognuno lo diventava a modo suo. Era un ambiente stimolante, e quindi gradualmente è maturata l’idea di una casa di amici che indaga: tipo Friends, però col morto. 

Quanto c’è di te in Malù?

È ispirata a me solo in quanto archeologa, lei è molto più scaltra e intraprendente, è dotata di una capacità analitica incredibile, tagliente. Quasi pericolosa per lei. Lei è molto brava ad applicare quello che abbiamo studiato all’università. Del resto, il metodo investigativo è molto simile, quasi sovrapponibile a quello archeologico: si tratta di ricostruire una sequenza di azioni da tracce materiali che queste azioni hanno lasciato. il tempo intercorso fra le suddette azioni e la ricerca cambia, ma non cambia il modo di guardare, naturalmente.

Quanto sono cambiati i personaggi dal primo al secondo libro?

Come gruppo sono più coinvolti nelle indagini, sono più squadra, mentre in Aria di neve seguivano Malù, ora prendono anche delle iniziative.

Sapevi già che sarebbero stati più libri?

Sì, l’avevo pensato. Il giallo si presta alla serialità, è nella sua natura. 

Come scegli i misteri da raccontare? Quanto tempo fai passare tra la fine di un libro e l’inizio del successivo?

Per scrivere un giallo parto dalla fine, ovvero dal modo in cui il colpevole viene scoperto. E poi si va a ritroso. È il modo migliore per non fare errori e perdersi i pezzi per la via. In Aria di neve giocavo con un classico del giallo dell’età dell’oro, il delitto della camera chiusa, mentre stavolta è un delitto in codice. Quanto tempo? Non tanto. Dopo un po’ sento il bisogno di tornare a Via Atri!

Quando sei arrivata in Mondadori, avevi alle spalle già un libro. Com’è stato passare da una Casa Editrice all’altra?

Stordente. È bellissimo vedere il mio libro in vetrine di librerie dove non ho mai messo piede, ricevere mail e messaggi di congratulazioni, inviti a presentazioni. È un’ebbrezza unica. Ti confesso che all’inizio ero terrorizzata. Passavo da una casa editrice a dimensione d’uomo alla più grande d’Italia, mi girava la testa. Temevo che sarei stata un pallino nel mare infinito delle pubblicazioni Mondadori. E invece lavoro con dei ragazzi fantastici, attentissimi, sempre presenti, con cui si è creato anche un bel rapporto d’amicizia. Insomma, non è stato traumatico come temevo.

Il tuo primo libro, Le intolleranze elementari, racconta la storia del legame di tre donne, mentre adesso sei passata ai gialli. Questo cambio è dovuto ad una voglia di mettersi in gioco con qualcosa di nuovo oppure stavi solo trovando la tua vera strada?

Non è un cambiamento repentino come sembra, a vedere bene questi libri hanno molto in comune. C’è un filo che lega il bar Hearts e l’interno 5 di Via Atri 36, e cioè il gruppo, le dinamiche fra le persone, amici, amanti, fidanzati. L’idea che è il gruppo che ti salva, molto più dell’amore, il potere dell’amicizia. Il fatto che siano commedie, quindi con un approccio lieve, ironico, l’ambientazione un po’ “studentesca”. Insomma, il fatto che poi abbia deciso di parlare di morti ammazzati non cambia di molto il percorso, anche perché io non ho una scrittura nera, anzi, uso una cifra ironica. La cifra ironica che poi è anche quella del giallo classico, dove non manca mai: vedi Poirot, Padre Brown, Nero Wolfe. E a pensarci non è un caso: dove c’è ironia c’è intelligenza, e se questa manca non si può risolvere un caso.

Progetti per il futuro?

Scrivere ancora, ovviamente, del gatto e non!

Serena Venditto_Autor
L'ultima mano di burraco di Serena Venditto

A spasso con Willy [FILM]

A spasso con Willy [FILM]

A spasso con Willy [FILM]

I film per bambini sono un campo minato, dato che molto spesso sono storie semplici e/o senza un vero senso logico, se non l’idea di farli divertire.

A spasso con Willy però, mi sembrava un’idea abbastanza vincente dato che il giovane protagonista avrebbe dovuto imparare a cavarsela da solo, in condizioni fuori dal normale. Diciamo che può benissimo rappresentare la transizione dall’essere bambini a giovani adulti.

Ad essere sincera però, se avessi un figlio, molto probabilmente non lo porterei al cinema a vederlo e come prova della mia tesi, sono state le reazioni dei tre bambini che c’erano in sala con me (di diverse età).

A spasso con Willy Willy e Buck

Willy, è un giovane bambino in viaggio per l’universo insieme ai genitori. Durante una tempesta di asteroidi, le cose si mettono male e sono costretti a ricorrere alle capsule di salvataggio ma, le due vengono sparate in diverse direzioni.

Willy si ritrova così ad atterrare su un pianeta sconosciuto e dopo l’iniziale sconforto, decide di reagire ed esplorarlo, insieme al robot di salvataggio Buck. In fondo, i genitori sono due esploratori e sicuramente, quando verranno a salvarlo, saranno orgogliosi del lavoro di catalogazione. Parte quindi così, il viaggio dei due pionieri ma faranno subito conoscenza di creature tutt’altro che pacifiche.

A spasso con Willy Willy e animali strani

L’ambientazione è molto bella e varia, mi ha ricordato un pò il film “Viaggio al centro della terra” ma meno pericolosa.

Gli animali che lo abitano, sono spesso molto buffi e la vera componente pericolosa è la vegetazione perchè, non conoscendola, non si sa quali cose possono esser buone e quali no. Ho adorato un pò tutti gli esseri che abbiamo visto, la magia che si è creata nella ricerca della foto perfetta ma, come dicevo sopra, per quanto sia stato caruccio, io ad un bambino non glielo avrei fatto vedere.

Metto le mani avanti e dico che non c’è nulla di sconvolgente, però ecco, i tre bambini in sala si sono messi a piangere in situazioni differenti.

Willy è un bambino un pò incosciente e un pò troppo frignone per i miei giusti. Non ho mai voluto la perfezione però ci sono state un paio di scene dove avrei voluto dargli una sacchettata di scarpate del fondoschiena. Adesso faccio spoiler, perchè tanto so che i bambini non mi vengono a leggere e che ai genitori, spesso importa poco sapere cosa succede in un film che tanto vedranno con “interesse” solo i loro figli.

Se però, non volete saper esattamente cosa succede, fermatevi qui e ponderate voi se andarlo a vedere o meno.

Sono sperduti su un pianeta lontano chissà quanto, in un luogo che nemmeno loro san dove sia. Per aver qualche possibilità di sopravvivenza, Buck deve portarsi sempre dietro un’antenna e sperare che una sonda passi velocemente attorno a loro ma per far questo, deve rimanere sempre acceso. Peccato che all’inizio, quando sbarcano dalla navicella di salvataggio, i due vengono attaccati da dei granchi di pietra e che le batterie di scorta, rimanga vicino a loro. Logica vuole che più tempo passa e più batteria venga consumata, soprattutto se Buck deve usarla per proteggere Willy.

Ad un certo punto del film, il droide deve mettersi in modalità risparmio energetico ed il piccolo esploratore, parte con una sceneggiata melodrammatica che avrebbe annervato anche un santo. Si, stiamo parlando di un bambino ma, non è di difficile comprensione capire che se si spegne, ciao ciao possibilità di tornare a casa. Questo è un tipo di comportamento che proprio mi annerva anche perchè lui non sarebbe comunque solo, dato che Flash si è già unito al gruppo.

Quello che però mi ha mandato a male, è stato quando per far una foto ad un animale, con la sua incoscienza gli fa del male.

L’essere è dotato di un corno che usa per comunicare/chiedere aiuto in caso di necessità e Willy, usando il flash lo spaventa e lui, si ribalta e lo spezza. Viene successivamente “riparato” in qualche modo ma è un danno che alla lunga potrebbe ripresentarsi e perdonatemi ma, proprio non lo reggo. Di cavolate i bambini ne fanno tantissime, però non è che “bacio passa tutto”.

Io boh.

Ho invece apprezzato la crescita emotiva del robot, che fino a quando rimane attivo, cerca in tutti i modi di entrare in sintonia con Willy e cerca di capire veramente cosa possa renderlo felice anche se la sua programmazione alla fine non glielo chiede.

Giungiamo poi al finale, che è agrodolce.

Per tornare a casa, deve lasciar qualcosa e la decisione è sofferta ma una volta voltate le spalle, ciao ciao.

I bambini in sala, si sono chiesti perchè proprio quella decisione e questo ha contribuito a farli andar via con un pò di muso (che se sommati alle lacrime precedenti, non è che sia un gran che). Quindi, alla fine, non è stata una brutta visione per me (adulta) ma ho visto film nettamente migliori.

A spasso con Willi_Regia di Eric Tosti
INFO

Genere: Animazione

Data: 18/04/2019
Durata: 1 h 30 min
Regia: Eric Tosti
Musiche: Olivier Cussac
Distribuzione: Notorius Pictures

CAST

Timothé Vom Dorp
Edouard Baer
Marie-Eugénie Maréchal
Guillaume Lebon
Barbara Tissier

TRAMA

E’ la storia del giovane Willy, che – a seguito della distruzione della loro navicella – viene separato dai genitori con cui viaggiava nello spazio. La sua capsula di salvataggio atterra su un pianeta selvaggio e inesplorato. Con l’aiuto di Buck, un robot di sopravvivenza, dovrà cavarsela fino all’arrivo dei soccorsi. Nel frattempo Willy, Buck e Flash, una creatura aliena con cui hanno stretto amicizia, scopriranno il pianeta, la sua fauna, la sua flora… ma anche i suoi pericoli.