Star Wars. The last Jedi [FILM]

Star Wars. The last Jedi [FILM]

Star Wars. The last Jedi [FILM]

Non tutti sanno che ho da sempre un’amore per Star Wars.

Si, vi avevo accennato qualcosa lo scorso anno dopo l’uscita di Rogue One ma, non capite esattamente la portata della cosa.

Star Wars per me è come Harry Potter (con ovviamente, le dovute differenze).

L’amore per la saga e per i personaggi è veramente immensa ma soprattutto, amo il senso di famiglia che sono riusciti a creare.

Quindi, nulla di strano se vi dico che ieri sera, ho convinto Regia a portarmi al cinema.

L’ottavo capitolo, si porta appresso parecchie croci.

La maledizione di essere un film “di mezzo” e quindi, non particolarmente vivace; il fatto che sia diventato molto “Disney”; il fatto che ci sia un Cattivo troppo ridicolo.

La lista sarebbe quasi infinita, un pò come lo spazio.

Io però, l’ho trovato molto avvincente, anche se a tratti, un filo assurdo.

Rey è una delle nuove eroine che anima i cuori di moltissime ragazze. Arrivata dal nulla, possiede una Forza sempre più elevata ed un coraggio puro.

Diciamo che si trova spesso nel posto sbagliato e al momento sbagliato ma non avendo radici ed essendo profondamente contraria alle ingiustizie, cerca sempre di fare al meglio le cose, donandosi senza remore.

Abbiamo poi Kylo Ren, il cattivo più ridicolo della storia ma, solo per le orecchie. Nel settimo film, quando lo vediamo per la prima volta, suscita parecchia ilarità perché non è esattamente il villan che speravamo di vedere (uomini compresi!) ma, in questo nuovo capitolo, assume un’aria più posata e più sincera. Del cattivo ha solo i “cinque minuti” ma non perde mai il barlume di umanità che lo spinge a non uccidere la madre. Il suo problema fondamentalmente, sta nel fatto che è ancora troppo mosso dall’incertezza e il Leader Supremo Snoke non si fa scrupolo a farla diventare un’arma per i suoi piani. Che poi, forse non è poi così cattivo, qualche spiegazione ci arriva ma come dicevo prima, la croce dei film di mezzo sta nel fatto che le risposte non arrivano ancora. Ho apprezzato che i due personaggi vengano messi in discussione rispetto al film precedente e che abbiano un contatto particolarmente sincero.

Star Wars. The last Jedi Disney

Questo però, ci porta alla piaga attuale. 

Mi è già capitato di sentir dire che il film è troppo “Disney”, come se fosse un insulto e non un normale mutamento delle cose. 

Star Wars è una saga che vuol riunire adulti e bambini e quindi, bisogna sempre trovare una via di mezzo. Anche perchè, se questi nuovi film fossero la copia esatta dei precedenti, tranquilli che le lamentele ci sarebbero comunque. Però, dovendo riunire età differenti, credo sia normale che i personaggi di spicco abbiano avuto dei cambiamenti di stile. 

L’uomo di colore; L’uomo forse gay; L’eroina che sa menar forte; Il cattivo non cattivo; Il vero cattivo non attento al dettaglio… Si, potrebbero esserci delle similitudini ma no, non vedo dove sia il problema. 

I film sono divertenti e non ridicoli, fanno ancora emozionare, riuniscono gente, forgiano di buoni propositi i bambini di queste ultime generazioni e si meritano anche sonore bestemmie in caso di eventi eclatanti e/o catastrofici. 

Star Wars si è un pò ingentilita? Fregacazzi, che poi non è nemmeno così vero. 

Parla di schiavitù, ingiustizie, soprusi, guerra, ma anche di speranza, sacrificio e amore. Come si fa a sminuire tematiche così forti, lo sanno solo gli altri. 

 

Ammetto che comunque, ci sono dei dettagli che meh. 

Poe Dameron è veramente una mina vagante che però, ha fegato da vendere. Muove le mani prima di connettere il cervello, non è sicuramente un segreto, quindi perché non viene informato dei piani dal Viceammiraglio Amilyn Holdo? Non dico che tutti debbano esser sempre informati di tutto ma più volte, si è dimostrato pronto all’azione e quindi, credevano veramente che a sto giro, sarebbe stato zitto e fermo? Seri?

Luke Skywalker invece, mi scade nel modo più becero che ci sia. Anzi, per la precisione, fa vedere che anche le Leggende possono sbagliare ma il metodo che usa per dissuadere Rey, mi fa cascare i bal. Ok, la ragazza è un prodigio e istintivamente è portata a fare le cose giuste ma, tre giorni di “addestramento” mi sembrano una gran buffonata. 

L’arrivo di Yoda però, spazza via l’iniziale delusione, affermandosi per l’ennesima volta come personaggio più riuscito di tutti i tempi. 

 

Comunque, alla fine voglio dirvi che ancora una volta, merita. 

Star Wars rimane una garanzia e poi, vogliamo parlare di tutti i stracazzo di dubbi che ancora oggi abbiamo? 

 

Sono sinceramente curiosa perché tecnicamente, esiste una trilogia che racconta del “buco” tra il sesto ed il settimo film (circa), dove ci viene presentata una dinamica che cozza assai con il settimo episodio. O almeno, le cose non tornano con le informazioni che ad oggi abbiamo e che ci terreno ancora per un pezzo… Volete sapere di che libri parlo? Beh, per non fare magari degli spoiler vi dico solo che potete trovarli su Amazon e che sono stati pubblicati dalla mia amatissima Multiplayer Edizioni.

 

Pronostici per il prossimo film?
FAVILLE. 

Nel frattempo, per attende il film del 2018, metterò in loop i precedenti film e via di ship! 

Star Wars. Gli ultimi Jedi_Regia di Rian Johnson
INFO

Genere: FantascienzaAzioneAvventura

Data: 12/12/2017
Durata: 2 h 31 min
Regia: Rian Johnson
Musiche: John Williams
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures

CAST

Mark Hamill
Carrie Fisher
Adam Driver
Daisy Ridley
John Boyega
Oscar Isaac
Andy Serkis
Lupita Nyong’o
Domhnall Gleeson
Anthony Daniels
Gwendoline Christie
Kelly Marie Tran
Laura Dern
Benicio del Toro

TRAMA

Dopo aver mosso i primi passi in Il Risveglio della Forza, la coraggiosa Rey prende in mano le redini del suo destino nel secondo capitolo della nuova trilogia ambientata trent’anni dopo Il Ritorno dello Jedi, Star Wars: Gli ultimi Jedi.
La Forza scorre nella giovane mercante di rottami, ma ha bisogno di un maestro che le insegni a controllarla. Rivelata la mappa che traccia la rotta per il nascondiglio segreto di Luke Skywalker, la ragazza attraversa l’universo fino al pianeta sperduto dove il cavaliere jedi si è ritirato in esilio volontario. Si inerpica lungo sentieri impervi, perlustra gli angoli più selvaggi dell’isola per incrociare lo sguardo del leggendario guerriero che ha combattuto e sconfitto l’Impero, e porgergli la vecchia spada laser appartenuta alla sua famiglia. Il gesto significativo riprende ed eguaglia il passaggio di testimone avvenuto nel corso della saga, nella quale l’allievo assume infine il ruolo di mentore. Intuitiva e tenace, Rey è la capofila delle nuove leve Jedi, pronta a contrastare le forze del sinistro Primo Ordine, in aiuto della Resistenza. Accanto a lei ritornano l’ex assaltatore Finn, il pilota di X-wing Poe Dameron, l’occhialuta aliena Maz Kanata e il Generale Leia Organa. Tra i servitori del Lato Oscuro, con il volto sfregiato dall’ultimo scontro con Rey, ritroviamo Kylo Ren , influenzato dalla misteriosa figura del Leader Supremo Snoke. 

Star Wars. The last Jedi Kylo Ren e Rey art

Immagine di » Koogai Anime Couples

American Assassin [FILM]

American Assassin [FILM]

American Assassin [FILM]

Domani, nelle sale italiane, esce finalmente American Assassin.

Ieri sera, con la presenza di Regia, abbiamo avuto modo di vedere il film in anteprima.

Come spiegarvi il mio tentennamento?

La storia non è tra le più semplici che ci possano essere, soprattutto in un periodo come questo ma con quasi due ore di film, di politica ne ho vista abbastanza poca. Questo è un bene? Da un lato, vi direi di si perché fondamentalmente parliamo più di un thriller che un film politico ma detto tra noi, c’erano moltissimi appigli per fare qualcosa di più incisivo.

Rimanendo però nella mezza lacuna politica e scene insensate di alcuni passaggi, il film è pieno di azione ed è del tipo che piace a me.

Mitch Rapp, interpretato da Dylan O’Brien, è una mina vagante incurante di ogni tipo di regola e ordine.

Il giovane protagonista, vede morire la propria amata e da quel momento decide di dare la caccia ai colpevoli ma, in proprio. Sarà l’intervento della CIA a cambiare le sorti del ragazzo e a far sì, che possa far del bene e sfogare i suoi istinti.

Il personaggio risulta essere perennemente a filo tra l’eroico patriotico innamorato e lo sconsiderato ottuso se non fosse che il piccolo Dylan, anche se ben cresciuto, non riesce a convincermi del tutto. Chiariamoci, non è assolutamente male, dal primo film che ho visto a questo, trovo che sia migliorato moltissimo e la parte dello squilibrato gli viene particolarmente bene ma, le scene dove dovrebbe essere minaccioso… beh, ho riso moltissimo.

Sfortunatamente la cosa dipende anche dal fatto che c’è Stan Hurley, interpretato da Michael Keaton.

Stan è un personaggio particolare e assolutamente meraviglioso. Ironico, intelligente, matto e totalmente fuori dalle righe, anche se ligio al dovere. Per quanto non sia una montagna e per quanto non sia un bel figliolo, il suo personaggio risulta molto credibile.

Il rapporto tra i due è sicuramente un motore ben rodato, anche se il tempo che passano insieme, sembra molto breve (cosa non vera).

Comunque, le ambientazioni sono variegate e d’effetto.

Passiamo dalla soleggiata Libano alla sempre meravigliosa Roma ma, vediamo pregi e difetti di tutti i posti.

L’unica scena che mi ha letteralmente sconvolta, portandomi al pelo dell’iperventilazione è una di quelle finali, che si svolge su un motoscafo.

Non posso dirvi di cosa si tratta ma fidatevi, l’impatto emotivo è molto alto!

American Assassin Oceano bomba

Per quanto riguarda il finale, non è stato esattamente un fulmine a ciel sereno, io e Regia l’avevamo capito velocemente ma l’abbiamo comunque apprezzato perché Mitch Rapp, rimane comunque fedele a se stesso. Inoltre, l’espressione canzonatoria gli viene così bene che in quel secondo, l’ho trovato perfetto.

Alla fine, cosa dirvi.

Se non avete particolari pretese, American Assassin è un film abbastanza avvincente ma non è tra i migliori film che ho visto nel 2017.

American Assassin_Regia di Michael Cuesta
INFO

Genere: AzioneThriller

Data: 23/11/2017
Durata: 1 h 52 min
Regia: Michael Cuesta
Musiche: Steven Price
Distribuzione: 01 Distribution

CAST

Dylan O’Brien
Michael Keaton
Sanaa Lathan
Shiva Negar
Taylor Kitsch
David Suchet
Navid Negahban
Scott Adkins
Mohammad Bakri
Shahid Ahmed
Charlotte Vega

TRAMA

Dopo decenni di spietata Guerra fredda, gli Stati Uniti si trovano in una posizione sempre più vulnerabile. Thomas Stansfield, veterano e capo della CIA, sa che l’identità del prossimo nemico è più sfuggente che mai. Per combatterlo con le sue stesse armi chiama la sua protetta, Irene Kennedy, e il suo vecchio collega, Stan Hurley, per formare un nuovo gruppo di agenti sotto copertura. Ma quale uomo è disposto a uccidere per il proprio Paese senza indossare una divisa?Irene lo troverà dopo l’attacco terroristico di Lockerbie: 270 vittime in una fredda notte di dicembre e tutti i loro familiari colpiti da una tragedia per cui non sembra esserci conforto. Uno di loro è Mitch Rapp, che ha perso la donna che amava. Ma non cerca conforto. Vuole i colpevoli. Sei mesi di intenso addestramento e Rapp è pronto: dietro lo sguardo d’acciaio dell’ultimo eroe della nazione si nasconde un giovane uomo pronto a diventare un assassino americano. Azione al cardiopalma, ritmo serrato, realismo senza sconti per un political thriller lucido e appassionante: la storia della prima missione di Mitch Rapp, quella che farà di lui l’agente incubo dei terroristi e dei corrotti che ha conquistato migliaia di lettori americani.

Sara Rattaro [INCONTRO/17]

Sara Rattaro [INCONTRO/17]

Sara Rattaro [INCONTRO/17]

«Non brevetterò il mio vaccino» annunciò poi, «voglio che tutti possano averne una dose gratuitamente e il prima possibile. Il nazismo ha sterminato la mia famiglia, la mia vendetta sarà salvare i bambini di tutto il mondo.»

Sono finalmente riuscita a rivedere Sara Rattaro. 
Ormai è un anno che seguo le sue pubblicazioni e proprio per questo, ieri ci siamo riviste. “Il cacciatore di sogni” è il suo ultimo lavoro e rispetto al solito, il target è differente. 
Questa nuova storia parla di un ragazzino con un grande sogno, che per caso viene a conoscenza di Albert Bruce Sabin.

Quando le è stata proposta questa avventura, per quanto diversa dal suo solito, non si è lasciata intimorire. 
Da bambina, i suoi Eroi erano spesso persone “normali” e non esseri inventati dalla mente dei grandi. Quindi, ha avuto poche esitazioni su cosa raccontare.

Il 4 luglio 1984, suo nonno, indignato per la troppa attenzione dei Media sul giocatore di calcio Diego Armando Maradona, le racconta chi sia Albert Sabin e, come il suo giovane protagonista, ne rimane affascinata. L’uomo, oltre ad esser stato colui che scoprì un vaccino efficace contro la poliomielite, fu anche una persona normalissima ma quel particolare giorno, nessuno lo riconobbe.

WIKI-Ebreo, nacque nel 1906 nel ghetto di Białystok, una città polacca che all’epoca faceva parte dell’Impero Russo, emigrò negli Stati Uniti nel 1921 con la sua famiglia, dove, nel 1930, acquisì la cittadinanza statunitense. Il padre Jacob, un artigiano, decise di lasciare la Russia anche perché il clima verso gli ebrei era diventato molto pesante, e lo stesso Albert aveva fatto le spese di questo clima; sin dalla nascita Sabin non vedeva dall’occhio destro, e quando era ancora piccolo un coetaneo gli scagliò contro una pietra che per poco non colpì in pieno l’occhio sano, rischiando di accecarlo. La famiglia Sabin si stabilisce a Paterson, nel New Jersey.  

Un ricco parente dei Sabin si offrì di pagare gli studi in medicina al giovane Albert in modo che poi egli potesse andare a lavorare con lui nel suo studio di dentista: così a 20 anni era uno studente modello di odontoiatria alla New York University. Un giorno però Sabin lesse il libro “I cacciatori di microbi” (di Paul de Kruif), e ne rimase affascinato e decise che avrebbe dedicato la sua vita a quello. L’entusiasmo lo portò così a cambiare studi: passò alla facoltà di medicina (sempre a New York), frequentando con passione e successo i corsi di microbiologia. Intanto coltivava la sua passione anche al di fuori dell’università, raccogliendo microbi dovunque capitasse (stagni, polvere, cassonetti della spazzatura, …).

Nel 1931 concluse gli studi conseguendo la laurea in medicina: andò a lavorare presso l’università di Cincinnati, in Ohio, dove sarebbe rimasto 30 anni; dal 1946 venne nominato come capo della Ricerca Pediatrica. Qui, in qualità di assistente del dottor William Hallock Park (celebre per i suoi studi sul vaccino per la difterite), sviluppò ulteriormente il suo interesse per la ricerca medica, in modo particolare nel campo delle malattie infettive. Park divenne mentore del giovane e promettente Sabin, e gli trovò pure una borsa di studio quando il parente dentista si rifiutò di continuare a pagargli gli studi. I suoi studi sulle malattie infettive dell’infanzia lo portarono a fare ricerche su quelle provocate da virus e in particolare sulla poliomielite (o “polio”), che a quei tempi mieteva migliaia di vittime, in particolare su bambini a partire dal secondo anno di vita. La scelta di dedicarsi a questa patologia è comunque da attribuirsi al dottor Park, che, in seguito a un’epidemia di poliomielite a New York convinse il suo giovane microbiologo a riprendere le ricerche su quella malattia (che Sabin aveva già, anche se non approfonditamente, studiato in precedenza)

Grazie all’impegno di Sabis, ad oggi, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiarerà completamente sradicata da tutto il mondo la poliomielite. Eppure, non gli hanno mai dato il Nobel. Probabilmente perché ha rifiutato di brevettarlo, quindi il fatto di aver reso scontente delle case farmaceutiche deve aver reso scontenti i poteri, probabilmente lo avrà un po’ allontanato da questo Nobel che avrebbe dovuto essere automatico, perché se non lo vinceva lui chi avrebbe dovuto? Però si è preso quaranta lauree ad honoris causa e l’unico premio pecuniario che gli è stato dato è stato un premio italiano, il premio Feltrinelli. È stato l’unico momento in cui gli è stato riconosciuto un premio in denaro, qui in Italia.

Mentre Sara scriveva questo libro, ha avuto la fortuna di scoprire che in Italia esiste un figlio scientifico ancora in vita di Albert Sabin. Lo scopre da una serie di articoli che questo importantissimo medico ha scritto e decide di scrivergli un’email. Lo fa con la convinzione che questo ovviamente non avrebbe mai risposto perché tutti, abbiamo sempre l’idea che le persone importanti non abbiano mai tempo per le persone “comuni”. Invece il Dr. Giulio Tarro, candidato a due premi Nobel, risponde in tempo zero e oltre ad esser contento del progetto, si rende disponibile per qualsiasi cosa.

Il messaggio di Albert Sabin è la generosità. Ormai sembra una cosa quasi obsoleta essere generosi perché la generosità fa molto più bene a noi che agli altri cioè essere generosi è una cosa che arricchisce noi, poi ovviamente anche le persone con cui lo siamo, però è quasi un sentimento meravigliosamente egoistico.

Sicuramente essere una mamma poi ha addolcito molto la mia scrittura negli ultimi anni. 
Negli ultimi tempi però, c’è una grande riscoperta di “ribellioni” vere, quelle che sono realmente accadute ma che non sempre vengono spiegate a scuola. 
“Storie della buonanotte per bambine ribelli” ne è un esempio dato che racchiude le storie di molte donne a loro modo coraggiose ma, non è sicuramente l’unica pubblicazione. Anche “La ragazza dei fiori di vetro”, dove conosciamo Irena ed il suo coraggio e non possiamo dimenticarci di Nelly Bly, che si è fatta rinchiudere dieci giorni in un manicomio per capire veramente cosa succedeva all’interno di quelle strutture “sanitarie”. 

Storie di persone che hanno dato molto ma che spesso, non ricordiamo o che cercano di farci studiare a scuola, senza però appassionare veramente.

In Italia non ci sono i fondi per la ricerca, e di conseguenza non ci sono posti di lavoro. 
Paghiamo questa condizione con la “fuga di cervelli”, di persone che ricevono un’ottima preparazione a livello accademico ma che poi non hanno possibilità lavorative. 
Il problema di fondo, credo, è che la nostra cultura è rivolta al passato, mentre oltreoceano sono quasi totalmente orientati al futuro. Loro forse sanno troppo poco di quando accaduto cent’anni fa, ma noi forse sappiamo fin troppo di quanto accaduto mille anni fa. 
Dobbiamo prendere atto del fatto che molti di coloro che sono ragazzi ora si troveranno a svolgere professioni che ora non esistono. Pensiamo alla stessa realtà dei blog, o dei social media manager che ora sono figure aziendali importantissime. 

Sara Rattaro_Autor
Il cacciatore di sogni di Sara Rattaro

Seme di strega e La tempesta. Seme di strega

Seme di strega e La tempesta. Seme di strega

“La Tempesta”, considerata la penultima opera del drammaturgo inglese e l’ultima in cui egli compare come attore.

Il racconto della commedia inglese inizia quando gran parte degli eventi sono già accaduti. Il mago Prospero, legittimo Duca di Milano, insieme alla figlia Miranda, è esiliato da circa dodici anni in un’isola (forse nel mare Adriatico o in Francia, altri ipotizzano nelle isole Bermude, mentre secondo l’avvocato e scrittore statunitense Richard Paul Roe si tratterebbe dell’isola di Vulcano, in Sicilia), dopo che il geloso fratello di Prospero, Antonio, aiutato dal re di Napoli, lo ha deposto e fatto allontanare con la figlioletta dell’età di tre anni. In possesso di arti magiche dovute alla sua grande conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito controvoglia da uno spirito, Ariel, che egli ha liberato dall’albero dentro il quale era intrappolato. Ariel vi era stato imprigionato dalla strega africana Sicorace, esiliata nell’isola anni prima e morta prima dell’arrivo di Prospero. Il figlio della strega, Calibano, un mostro deforme, è l’unico abitante mortale dell’isola prima dell’arrivo di Prospero. Provocato dall’avvenenza di Miranda, le propone di unirsi a lui per creare una nuova razza che popoli l’isola.

A questo punto inizia la commedia. Prospero, avendo previsto che il fratello Antonio sarebbe passato nei pressi dell’isola con una nave (di ritorno dalle nozze della figlia di Alonso, Clarabella, con un re cartaginese), scatena una tempesta che causerà il naufragio della nave.

Sulla nave viaggia anche il re Alonso, amico di Antonio e compagno nella cospirazione, ed il figlio di Alonso, Ferdinando. Prospero, con i suoi incantesimi, riesce a separare tutti i superstiti del naufragio cosicché Alonso e Ferdinando credano entrambi che l’altro sia morto.

La commedia ha quindi una struttura divergente e, poi, convergente allorquando i percorsi dei naufraghi si ricongiungono presso la grotta di Prospero. Calibano incappa in Stefano e Trinculo, due ubriaconi della ciurma, che egli scambia per creature divine discese dalla luna: insieme cercano di ordire una ribellione contro Prospero che però fallisce. Nel frattempo, Ferdinando e Miranda si innamorano a prima vista. Il loro matrimonio sarà per Prospero ragione di riconciliazione con il fratello Antonio. Nel finale Prospero rinuncia alla magia in un famoso monologo nel quale molti studiosi hanno visto un riferimento all’abbandono delle scene da parte di Shakespeare, il quale dopo quest’opera si riconcilierà con la società.

La tempesta fu pubblicata per la prima volta nel in folio del 1623, come testo iniziale della raccolta, ed è uno dei testi che risultano meglio conservati, diviso in atti e con le note a margine che si presume siano state scritte dallo stesso Shakespeare. Fu rappresentata per la prima volta il 1º novembre 1611 al Whitehall Palace di Londra; probabilmente, in seguito, fu messa in scena anche al Globe Theatre e al Blackfriars Theatre.

La tempesta appartiene all’ultima fase della produzione di Shakespeare, quella dei romances: opere in cui rielabora tematiche già trattate (nelle grandi tragedie o nelle commedie) collocandole in una dimensione mitica e sacrale. Nei romances ricorrono spesso temi quali morte e rinascita, espiazione seguita dal perdono e colpe dei padri riscattate dai figli.

Questa è l’unica opera di Shakespeare nella quale sono (quasi) rispettate le unità di tempo, di luogo e d’azione del dramma classico. L’unità di luogo è conseguita con l’ambientazione delle vicende su di un’isola remota. L’unità di tempo è data dallo svolgersi di tutte le azioni nello spazio di poche e ben precise ore: dalle 2 alle 6 del pomeriggio. L’unità d’azione, in effetti, non è propriamente conseguita. Il motivo per cui Shakespeare rispettò le unità ne La tempesta non è noto. Nella maggior parte delle sue opere, gli eventi accadono in diversi giorni ed i personaggi si muovono in vari luoghi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che, dato il contenuto fantastico de La tempesta, Shakespeare abbia voluto rispettare le unità per aiutare il pubblico a superare l’incredulità. Altri hanno evidenziato le critiche che Shakespeare aveva ricevuto perché non rispettava le unità e sostengono che possa aver voluto dimostrare di essere in grado di rispettare tali regole.

Un’opinione diffusa tra i critici italiani è che il rispetto delle unità in questo caso sia stato voluto dall’autore per sottolineare maggiormente il livello metateatrale sotteso a tutta la sua opera. Infatti, all’inizio della commedia si fa notare che sull’isola sono le due di pomeriggio, orario tradizionale delle rappresentazioni teatrali all’epoca: è come se si volesse far assistere il pubblico alle vicende in tempo reale. Alcuni critici affermano che il soggetto de La tempesta sia la messa in scena di una commedia intitolata La tempesta, enfatizzando l’aspetto del teatro nel teatro che è certamente presente in quest’opera.

FILM [1908]

Il film di fantascienza del 1956 Il pianeta proibito fu ispirato da quest’opera, specialmente per quanto riguarda le caratteristiche (ma non i nomi) di molti dei personaggi; la storia, però, rimpiazza Calibano con un Mostro dall’Id ed Ariel con Robby il robot. Il film Serenity di Joss Whedon riprese molti dei temi, e qualche nome, sia da Il pianeta proibito che da La tempesta: in special modo, l’esplorazione dell’ambito giusto per il controllo delle altre persone. Fu ispirato da quest’opera anche un episodio di Star Trek del 1968, intitolato Requiem for Methuselah. Derek Jerman ha diretto una nuova versione cinematografica della commedia nel 1979, The Tempest. Un impertinente adattamento musicale del 1990, intitolato Il ritorno al pianeta proibito, mescolò con successo la trama del film con altri personaggi e dialoghi di Shakespeare. Il film Tempest del 1982, diretto da Paul Mazursky, è una commedia liberamente ispirata a quest’opera. Nel 1991, Peter Greenaway ha diretto Prospero’s books, un adattamento cinematografico in cui Prospero recita tutte le battute. Nel 2010 esce il film The Tempest diretto da Julie Taymor nel quale il personaggio di Prospero è interpretato da una donna, Helen Mirren.

SEME DI STREGA Atwood: “Racconto la fantascienza contro la cattiva scienza”«La prima cosa che ho fatto è stata rileggere il testo, poi ho visionato tutti i film e i documentari legati al testo e poi ho riletto la versione integrale. Poi sono venuti i consueti episodi di panico e caos mentale: Come ho potuto essere così folle da pensare di partecipare a questo progetto? Perché ho scelto La Tempesta? È impossibile. […] Calma, calma, mi sono detta di stare calma. Ho letto ancora una volta il testo, questa volta partendo dalla fine. Le ultime tre parole che Prospero dice sono “Rendimi libero”. Libero da cosa? In cosa era imprigionato?».

Seme di Strega di Margaret Atwood
Seme di Strega di Margaret Atwood_The tempest. From the play of william shakespeare

IT [FILM]

IT [FILM]

IT [FILM]

Il 19 Ottobre, è finalmente uscito un film di cui ero particolarmente incuriosita: IT

Prima di tutto, vorrei togliermi qualche sassolino dalla scarpa, anche se non riguarda direttamente il film. 

Non vado spesso al cinema perché tra il ridere e lo scherzare, se dovessi veder tutto quello che mi incuriosisce, potrei diventare poverah nel giro di pochi mesi. Però, non è tanto quello a bloccarmi ma il fatto che andare a vedere un film, è un atto di coraggio perché spesso, la gente che frequenta le sale, sarebbe da mandare nel pozzo a cercare Pennywise. 

Domenica scorsa, alle 22.15, io e Regia ci siamo decisi ad andare a vedere questo chiacchierato film ma mortacci a me, ho praticamente passato la metà del tempo a meditare mille e più torture. 

Ora, non sono esattamente la persona più socievole di questo mondo ma sono abbastanza tollerante quando si tratta di esperienze ludiche. Andare al cinema con gli amici e fare un pò i cazzari… ci sta, soprattutto quando si sta per vedere un film Horror ma la linea che divide la vita dalla loro morte è la quantità di casino che fanno. 

NON E’ POSSIBILE che a luci spente, le gente sia ancora lì a controllarsi Instagram (tesoro mio bello, è inutile che guardi i vari trucchetti per diventare muscoloso in una settimana, se poi ti sfondi di coca e altre porcate buonissime) o che si mette a commentare, nemmeno troppo privatamente, di quanto si sia cacata (o meno) in mano. 

NON E’ POSSIBILE passare la metà del tempo a sentire i risolini isterici, NON E’ POSSIBILE vedere le persone che si alzano per far passare il bigolo di turno che è rientrato in sala tardi, quando ormai il film è iniziato da dieci minuti. 

Sono dell’idea che certi film, sia meglio vederli sul grande schermo però, la voglia sta scemando. 

Vorrei ricordare alle persone che il cinema è sì, uno stacco piacevole e leggero ma no, non è un circo. 

IT Tombino

Il primo film, me lo ricordo a malapena e quindi, mi sono gustata questo, quasi come se vedessi Pennywise per la prima volta. 

Da quello che mi ricordo, ci sono indubbiamente dei miglioramenti. In primis, la durata dei film. Nella prima versione, tutto quanto durava circa tre ore ma il libro è una papagna di milletrecentotrentasei pagine e ditemi voi, come si può dire tutto in così poco tempo? 

Questa prima uscita dura poco più di due ore e la successiva non sarà da meno. Questo vuol dire più tempo da dedicare ai dettagli.  Il secondo punto a suo favore è che rispetto al precedente è meno ingentilito.

Alcune scene sono state modificate ma in generale sono molto più dirette. Si, ok.
Il mio concetto di “ingentilire” un film Horror potrebbe essere un pò difficile da spiegare (quantomeno, senza finire rinchiusa) ma se avete visto le due versioni, sapete a cosa mi sto riferendo.

IT Gruppo

Nel complesso, IT è stato un bel film.

Non troppo palpitante (non ho problemi con i clown) ma nemmeno noioso. Pieno di momenti esilaranti fatti da battutine spesso inopportune ma anche divertenti, attimi di infinita dolcezza e spot di ansia palpabile.

Mi sono piaciuti molto i ragazzi, che sembravano ben scesi nella parte. Sono riusciti a calibrare le “loro paure”, rendendole reali e quasi condivisibili anche se ormai, da adulta, spesso nella realtà non sarebbero cose mie. 

Ho anche apprezzato il fatto che non sia stato solo “pauroso” ma che sia stata data una buona parte al legame di amicizia tra i vari protagonisti. 

Parliamo invece del Clown? 

Si?

Dai?

Bill Skarsgård

Fermiamoci un secondo per ammirare il pezzo di coetaneo mio che, con appena uno sguardo improvviso, si immedesima perfettamente Pennywise. 

Prima ancora di vedere il film, dopo aver visto in loop i vari trailer, ero incappata casualmente in un pezzo di intervista sul suo personaggio e non capii subito perché il regista volle tenerlo lontano dai piccoli attori. 

Ora so.

Ne sono rimasta folgorata e ammetto che non riesco più a dividere l’attore dal personaggio. 

Pronostico per il seguito? 

A parere mio, faranno faville.

IT_Regia di Andrés Muschietti
INFO

Genere: HorrorDrammaticoFantasticoThriller

Data: 19/10/2017
Durata: 2 h 15 min
Regia: Andy Muschietti
Musiche: Benjamin Wallfisch
Distribuzione: Warner Bros. Pictures

CAST

Bill Skarsgård
Jaeden Lieberher
Sophia Lillis
Jeremy Ray Taylor
Finn Wolfhard
Jack Dylan Grazer
Wyatt Oleff
Chosen Jacobs
Nicholas Hamilton
Owen Teague
Logan Thompson
Jake Sim
Jackson Robert Scott
Stephen Bogaert
Steven Williams
Stuart Hughes
Megan Charpentier
Tatum Lee
Javier Botet

TRAMA

Adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King, IT si incentra sulla prima parte del racconto, ambientata negli anni 80.
Il palloncino rosso che galleggia a mezz’aria è il biglietto da visita di una misteriosa entità demoniaca che tormenta i ragazzini di Derry, attirandoli in una trappola mortale senza vie di scampo. Nell’immaginaria cittadina del Maine dove la gente scompare senza motivo, l’ennesima vittima è un bambino di sette anni di nome George, risucchiato in un tombino durante un temporale. Un gruppo di ragazzini perseguitati dai bulli per diverse ragioni, si riunisce sotto la denominazione di Club dei Perdenti per indagare sul mistero della morte di George e degli altri ragazzi scomparsi. Leader dei Perdenti è il giovane Bill Denbrough, fratello maggiore dell’ultima vittima, attanagliato dai sensi di colpa per non aver impedito il brutale assassinio. Al suo fianco, bersagli naturali dei prepotenti per indole, aspetto o condizioni economiche, ci sono il grassoccio Ben, l’impulsivo Richie, il pragamatico Stan, l’appassionato di storia Mike, l’ipocondriaco Eddie e l’unica ragazza della banda Beverly. Quando la ricerca li conduce a un clown sadico e maligno chiamato Pennywise, ciascuno dei coraggiosi componenti del neonato Club si rende conto di averlo già incontrato prima. 

IT_Regia di Andrés Muschietti - Bill Skarsgard

Bill Skarsgård