Sara Rattaro [INCONTRO/17]

Sara Rattaro [INCONTRO/17]

Sara Rattaro [INCONTRO/17]

«Non brevetterò il mio vaccino» annunciò poi, «voglio che tutti possano averne una dose gratuitamente e il prima possibile. Il nazismo ha sterminato la mia famiglia, la mia vendetta sarà salvare i bambini di tutto il mondo.»

Sono finalmente riuscita a rivedere Sara Rattaro. 
Ormai è un anno che seguo le sue pubblicazioni e proprio per questo, ieri ci siamo riviste. “Il cacciatore di sogni” è il suo ultimo lavoro e rispetto al solito, il target è differente. 
Questa nuova storia parla di un ragazzino con un grande sogno, che per caso viene a conoscenza di Albert Bruce Sabin.

Quando le è stata proposta questa avventura, per quanto diversa dal suo solito, non si è lasciata intimorire. 
Da bambina, i suoi Eroi erano spesso persone “normali” e non esseri inventati dalla mente dei grandi. Quindi, ha avuto poche esitazioni su cosa raccontare.

Il 4 luglio 1984, suo nonno, indignato per la troppa attenzione dei Media sul giocatore di calcio Diego Armando Maradona, le racconta chi sia Albert Sabin e, come il suo giovane protagonista, ne rimane affascinata. L’uomo, oltre ad esser stato colui che scoprì un vaccino efficace contro la poliomielite, fu anche una persona normalissima ma quel particolare giorno, nessuno lo riconobbe.

WIKI-Ebreo, nacque nel 1906 nel ghetto di Białystok, una città polacca che all’epoca faceva parte dell’Impero Russo, emigrò negli Stati Uniti nel 1921 con la sua famiglia, dove, nel 1930, acquisì la cittadinanza statunitense. Il padre Jacob, un artigiano, decise di lasciare la Russia anche perché il clima verso gli ebrei era diventato molto pesante, e lo stesso Albert aveva fatto le spese di questo clima; sin dalla nascita Sabin non vedeva dall’occhio destro, e quando era ancora piccolo un coetaneo gli scagliò contro una pietra che per poco non colpì in pieno l’occhio sano, rischiando di accecarlo. La famiglia Sabin si stabilisce a Paterson, nel New Jersey.  

Un ricco parente dei Sabin si offrì di pagare gli studi in medicina al giovane Albert in modo che poi egli potesse andare a lavorare con lui nel suo studio di dentista: così a 20 anni era uno studente modello di odontoiatria alla New York University. Un giorno però Sabin lesse il libro “I cacciatori di microbi” (di Paul de Kruif), e ne rimase affascinato e decise che avrebbe dedicato la sua vita a quello. L’entusiasmo lo portò così a cambiare studi: passò alla facoltà di medicina (sempre a New York), frequentando con passione e successo i corsi di microbiologia. Intanto coltivava la sua passione anche al di fuori dell’università, raccogliendo microbi dovunque capitasse (stagni, polvere, cassonetti della spazzatura, …).

Nel 1931 concluse gli studi conseguendo la laurea in medicina: andò a lavorare presso l’università di Cincinnati, in Ohio, dove sarebbe rimasto 30 anni; dal 1946 venne nominato come capo della Ricerca Pediatrica. Qui, in qualità di assistente del dottor William Hallock Park (celebre per i suoi studi sul vaccino per la difterite), sviluppò ulteriormente il suo interesse per la ricerca medica, in modo particolare nel campo delle malattie infettive. Park divenne mentore del giovane e promettente Sabin, e gli trovò pure una borsa di studio quando il parente dentista si rifiutò di continuare a pagargli gli studi. I suoi studi sulle malattie infettive dell’infanzia lo portarono a fare ricerche su quelle provocate da virus e in particolare sulla poliomielite (o “polio”), che a quei tempi mieteva migliaia di vittime, in particolare su bambini a partire dal secondo anno di vita. La scelta di dedicarsi a questa patologia è comunque da attribuirsi al dottor Park, che, in seguito a un’epidemia di poliomielite a New York convinse il suo giovane microbiologo a riprendere le ricerche su quella malattia (che Sabin aveva già, anche se non approfonditamente, studiato in precedenza)

Grazie all’impegno di Sabis, ad oggi, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiarerà completamente sradicata da tutto il mondo la poliomielite. Eppure, non gli hanno mai dato il Nobel. Probabilmente perché ha rifiutato di brevettarlo, quindi il fatto di aver reso scontente delle case farmaceutiche deve aver reso scontenti i poteri, probabilmente lo avrà un po’ allontanato da questo Nobel che avrebbe dovuto essere automatico, perché se non lo vinceva lui chi avrebbe dovuto? Però si è preso quaranta lauree ad honoris causa e l’unico premio pecuniario che gli è stato dato è stato un premio italiano, il premio Feltrinelli. È stato l’unico momento in cui gli è stato riconosciuto un premio in denaro, qui in Italia.

Mentre Sara scriveva questo libro, ha avuto la fortuna di scoprire che in Italia esiste un figlio scientifico ancora in vita di Albert Sabin. Lo scopre da una serie di articoli che questo importantissimo medico ha scritto e decide di scrivergli un’email. Lo fa con la convinzione che questo ovviamente non avrebbe mai risposto perché tutti, abbiamo sempre l’idea che le persone importanti non abbiano mai tempo per le persone “comuni”. Invece il Dr. Giulio Tarro, candidato a due premi Nobel, risponde in tempo zero e oltre ad esser contento del progetto, si rende disponibile per qualsiasi cosa.

Il messaggio di Albert Sabin è la generosità. Ormai sembra una cosa quasi obsoleta essere generosi perché la generosità fa molto più bene a noi che agli altri cioè essere generosi è una cosa che arricchisce noi, poi ovviamente anche le persone con cui lo siamo, però è quasi un sentimento meravigliosamente egoistico.

Sicuramente essere una mamma poi ha addolcito molto la mia scrittura negli ultimi anni. 
Negli ultimi tempi però, c’è una grande riscoperta di “ribellioni” vere, quelle che sono realmente accadute ma che non sempre vengono spiegate a scuola. 
“Storie della buonanotte per bambine ribelli” ne è un esempio dato che racchiude le storie di molte donne a loro modo coraggiose ma, non è sicuramente l’unica pubblicazione. Anche “La ragazza dei fiori di vetro”, dove conosciamo Irena ed il suo coraggio e non possiamo dimenticarci di Nelly Bly, che si è fatta rinchiudere dieci giorni in un manicomio per capire veramente cosa succedeva all’interno di quelle strutture “sanitarie”. 

Storie di persone che hanno dato molto ma che spesso, non ricordiamo o che cercano di farci studiare a scuola, senza però appassionare veramente.

In Italia non ci sono i fondi per la ricerca, e di conseguenza non ci sono posti di lavoro. 
Paghiamo questa condizione con la “fuga di cervelli”, di persone che ricevono un’ottima preparazione a livello accademico ma che poi non hanno possibilità lavorative. 
Il problema di fondo, credo, è che la nostra cultura è rivolta al passato, mentre oltreoceano sono quasi totalmente orientati al futuro. Loro forse sanno troppo poco di quando accaduto cent’anni fa, ma noi forse sappiamo fin troppo di quanto accaduto mille anni fa. 
Dobbiamo prendere atto del fatto che molti di coloro che sono ragazzi ora si troveranno a svolgere professioni che ora non esistono. Pensiamo alla stessa realtà dei blog, o dei social media manager che ora sono figure aziendali importantissime. 

Sara Rattaro_Autor
Il cacciatore di sogni di Sara Rattaro
Seme di strega e La tempesta. Seme di strega

Seme di strega e La tempesta. Seme di strega

Seme di strega e La tempesta. Seme di strega

“La Tempesta”, considerata la penultima opera del drammaturgo inglese e l’ultima in cui egli compare come attore.

Il racconto della commedia inglese inizia quando gran parte degli eventi sono già accaduti. Il mago Prospero, legittimo Duca di Milano, insieme alla figlia Miranda, è esiliato da circa dodici anni in un’isola (forse nel mare Adriatico o in Francia, altri ipotizzano nelle isole Bermude, mentre secondo l’avvocato e scrittore statunitense Richard Paul Roe si tratterebbe dell’isola di Vulcano, in Sicilia), dopo che il geloso fratello di Prospero, Antonio, aiutato dal re di Napoli, lo ha deposto e fatto allontanare con la figlioletta dell’età di tre anni. In possesso di arti magiche dovute alla sua grande conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito controvoglia da uno spirito, Ariel, che egli ha liberato dall’albero dentro il quale era intrappolato. Ariel vi era stato imprigionato dalla strega africana Sicorace, esiliata nell’isola anni prima e morta prima dell’arrivo di Prospero. Il figlio della strega, Calibano, un mostro deforme, è l’unico abitante mortale dell’isola prima dell’arrivo di Prospero. Provocato dall’avvenenza di Miranda, le propone di unirsi a lui per creare una nuova razza che popoli l’isola.

A questo punto inizia la commedia. Prospero, avendo previsto che il fratello Antonio sarebbe passato nei pressi dell’isola con una nave (di ritorno dalle nozze della figlia di Alonso, Clarabella, con un re cartaginese), scatena una tempesta che causerà il naufragio della nave.

Sulla nave viaggia anche il re Alonso, amico di Antonio e compagno nella cospirazione, ed il figlio di Alonso, Ferdinando. Prospero, con i suoi incantesimi, riesce a separare tutti i superstiti del naufragio cosicché Alonso e Ferdinando credano entrambi che l’altro sia morto.

La commedia ha quindi una struttura divergente e, poi, convergente allorquando i percorsi dei naufraghi si ricongiungono presso la grotta di Prospero. Calibano incappa in Stefano e Trinculo, due ubriaconi della ciurma, che egli scambia per creature divine discese dalla luna: insieme cercano di ordire una ribellione contro Prospero che però fallisce. Nel frattempo, Ferdinando e Miranda si innamorano a prima vista. Il loro matrimonio sarà per Prospero ragione di riconciliazione con il fratello Antonio. Nel finale Prospero rinuncia alla magia in un famoso monologo nel quale molti studiosi hanno visto un riferimento all’abbandono delle scene da parte di Shakespeare, il quale dopo quest’opera si riconcilierà con la società.

La tempesta fu pubblicata per la prima volta nel in folio del 1623, come testo iniziale della raccolta, ed è uno dei testi che risultano meglio conservati, diviso in atti e con le note a margine che si presume siano state scritte dallo stesso Shakespeare. Fu rappresentata per la prima volta il 1º novembre 1611 al Whitehall Palace di Londra; probabilmente, in seguito, fu messa in scena anche al Globe Theatre e al Blackfriars Theatre.

La tempesta appartiene all’ultima fase della produzione di Shakespeare, quella dei romances: opere in cui rielabora tematiche già trattate (nelle grandi tragedie o nelle commedie) collocandole in una dimensione mitica e sacrale. Nei romances ricorrono spesso temi quali morte e rinascita, espiazione seguita dal perdono e colpe dei padri riscattate dai figli.

Questa è l’unica opera di Shakespeare nella quale sono (quasi) rispettate le unità di tempo, di luogo e d’azione del dramma classico. L’unità di luogo è conseguita con l’ambientazione delle vicende su di un’isola remota. L’unità di tempo è data dallo svolgersi di tutte le azioni nello spazio di poche e ben precise ore: dalle 2 alle 6 del pomeriggio. L’unità d’azione, in effetti, non è propriamente conseguita. Il motivo per cui Shakespeare rispettò le unità ne La tempesta non è noto. Nella maggior parte delle sue opere, gli eventi accadono in diversi giorni ed i personaggi si muovono in vari luoghi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che, dato il contenuto fantastico de La tempesta, Shakespeare abbia voluto rispettare le unità per aiutare il pubblico a superare l’incredulità. Altri hanno evidenziato le critiche che Shakespeare aveva ricevuto perché non rispettava le unità e sostengono che possa aver voluto dimostrare di essere in grado di rispettare tali regole.

Un’opinione diffusa tra i critici italiani è che il rispetto delle unità in questo caso sia stato voluto dall’autore per sottolineare maggiormente il livello metateatrale sotteso a tutta la sua opera. Infatti, all’inizio della commedia si fa notare che sull’isola sono le due di pomeriggio, orario tradizionale delle rappresentazioni teatrali all’epoca: è come se si volesse far assistere il pubblico alle vicende in tempo reale. Alcuni critici affermano che il soggetto de La tempesta sia la messa in scena di una commedia intitolata La tempesta, enfatizzando l’aspetto del teatro nel teatro che è certamente presente in quest’opera.

FILM [1908]

Il film di fantascienza del 1956 Il pianeta proibito fu ispirato da quest’opera, specialmente per quanto riguarda le caratteristiche (ma non i nomi) di molti dei personaggi; la storia, però, rimpiazza Calibano con un Mostro dall’Id ed Ariel con Robby il robot. Il film Serenity di Joss Whedon riprese molti dei temi, e qualche nome, sia da Il pianeta proibito che da La tempesta: in special modo, l’esplorazione dell’ambito giusto per il controllo delle altre persone. Fu ispirato da quest’opera anche un episodio di Star Trek del 1968, intitolato Requiem for Methuselah. Derek Jerman ha diretto una nuova versione cinematografica della commedia nel 1979, The Tempest. Un impertinente adattamento musicale del 1990, intitolato Il ritorno al pianeta proibito, mescolò con successo la trama del film con altri personaggi e dialoghi di Shakespeare. Il film Tempest del 1982, diretto da Paul Mazursky, è una commedia liberamente ispirata a quest’opera. Nel 1991, Peter Greenaway ha diretto Prospero’s books, un adattamento cinematografico in cui Prospero recita tutte le battute. Nel 2010 esce il film The Tempest diretto da Julie Taymor nel quale il personaggio di Prospero è interpretato da una donna, Helen Mirren.

SEME DI STREGA Atwood: “Racconto la fantascienza contro la cattiva scienza”«La prima cosa che ho fatto è stata rileggere il testo, poi ho visionato tutti i film e i documentari legati al testo e poi ho riletto la versione integrale. Poi sono venuti i consueti episodi di panico e caos mentale: Come ho potuto essere così folle da pensare di partecipare a questo progetto? Perché ho scelto La Tempesta? È impossibile. […] Calma, calma, mi sono detta di stare calma. Ho letto ancora una volta il testo, questa volta partendo dalla fine. Le ultime tre parole che Prospero dice sono “Rendimi libero”. Libero da cosa? In cosa era imprigionato?».

Seme di Strega di Margaret Atwood
Seme di Strega di Margaret Atwood_The tempest. From the play of william shakespeare
La Sirenetta. Infelici e scontenti – Halloween

La Sirenetta. Infelici e scontenti – Halloween

La Sirenetta. Infelici e scontenti – Halloween

Ebbene si, siamo arrivati al 31 Ottobre, ovvero, il giorno di Halloween.

Ogni anno cerco sempre di portarvi qualcosa di carino ma dopo un pò, più che proporvi i soliti film o le solite letture… beh, anche io voglio cambiare.
Così, con l’aiuto di alcune Blogger e la disponibilità di Alice, oggi vogliamo proporvi la risposta ad una semplicissima domanda; Perchè odiamo determinate principesse?

La Disney ormai punta più sulle storie di
animali che sui principi azzurri, per non
creare false aspettative alle donne di
domani.

Come quasi tutti, anche io sono cresciuta a pane e disney.

Ci sono moltissime principesse che mi affascinano e che guardo ancora oggi ma a mente fredda, dobbiamo ammettere che spesso, non sono da prendere come esempi.

Dovendo sceglierne una, tra le tante che ormai odio, vi direi Ariel.

Capelli rossi e fluenti, felice e apparentemente libera.

Ariel è il simbolo di come l’amore non conosca confini e di come si riesca a fare tutto, se spinti dal giusto sentimento.

Per anni, ho pensato fosse uno dei cartoni più significativi della Disney perché Ariel sfida molte insidie per il suo uomo, però… all’alba dei 27 anni (ma anche prima), devo pormi e porvi alcuni quesiti.

Prima di tutto, decidere di cambiare se stessi, in modo così radicale, non è estremista?

Ariel cede la sua coda per un paio di gambe perché crede che sia l’unico modo per entrare in contatto con il suo amato. Non importa se vuol dire rinnegare la sua famiglia e tutto il suo regno, per lei, esiste solo Eric! Senza contare che, sempre per amore, cede la sua splendida voce e firma un contratto con la cattiva Ursula.

Siamo sicuri però, che la donna polpo sia effettivamente un personaggio cattivo?

Dal mio punto di vista, Ariel trasmette un tipo di messaggio assolutamente furori moda.

In primis, perché abbandona se stessa per un’uomo.

Capisco che l’amore abbatta ogni barriera e che per l’Amore vero, siamo disposti a tutto ma Ariel è il classico esempio di come per farsi accettare, bisogni diventare per forza uguali alla massa. Non c’è sconto di pena, non ci sono mezze misure… lei diventa Umana e tanto per dire, quando avrà una figlia, sarà la povera piccola a dover scoprire le sue vere origini.

Una tristezza infinita.

Trovo che mutare sia inevitabile ma rinnegarsi, no.

Seconda cosa assurda è che fa tutto lei.

Fa, inforca e disfa alle spalle di Eric ma a conti fatti, nemmeno lui si sbatte in modo particolare per star vicino alla ragazza silenziosa. Credo sia l’uomo più ottuso al mondo e infatti, nella versione originale della Sirenetta, lui giurerà amore alla donna sbagliata.

Una cosa bella del libro di Alice è che riscrive i destini delle principesse.

Ci racconta una versione attendibile di quello che succede dopo il “E vissero felici e scontenti”. Perché dai, lo sappiamo che il #maiunagioia non è appannaggio solo nostro… Con Ariel ad esempio, ci parla di un dettaglio di non secondaria importanza.

Vero che l’amore non conosce limiti ma madre natura, si.

Cosa succede quando un’essere geneticamente modificato, cerca di riprodursi con qualcuno che non è della sua stessa specie?

BUON HALLOWEEN!
Outfit Lunari. Winter

Outfit Lunari. Winter

Outfit Lunari. Winter

Siamo finalmente giunti all’uscita dell’ultimo volume della saga dedicata alle Cronache Lunari! I libri non sono esattamente finiti ma vengono considerati un più… Comunque sia, gioite! Ora potete finalmente andare a comprare l’ultimo.

Come potete vedere dal titolo o dalla scaletta, oggi vi proporrò degli outfit lunari dedicati alle eroine che abbiamo iniziato a conoscere durante la lettura dei libri precedenti.

Considerate che sono un pò un cane negli abbinamenti ma devo dire che mi sono presa benissimo!!!!

Cinder me la immagino come una principessa ribelle. So che la mia, non è una visione così assurda ma l’idea di un bel vestito vaporoso dai colori tipicamente femminili, le stia a pennello.

Ovviamente però, essendo una ragazza dal carattere forte, per completare il tutto, dei tocchi di nero in pelle e pizzo…. fa la sua porca figura!

“He was the fantasy of every girl in the country. He was so far out of realm, her world, that she should have stopped thinking about him the second the door had closed. Should stop thinking about him immediately. Should never think about him again, except maybe as a client–and her prince.
And yet, the memory of his fingers against her skin refused to fade.”

“Do your kind even know what love is? Can you feel anything at all, or is it just… programmed?”

Passiamo a Scarlet, che mi fa partire la fantasia in modo particolare. 

Se ci penso, vedo più lei come lupo che il lupo vero! 

Una ragazza dal carattere forte, quasi burbero e da una sensualità ferina. Una persona misteriosa e pratica, capace di arrivare alla meta che si è prefissata. 

Per questo motivo, la vedo stilosa ma anche cupa come la notte. 

“We met less than a week ago and in that time I’ve done nothing but lie and cheat and betray you. I know. But if you give me a chance…all I want is to protect you. To be near you. For as long as I’m able.”

“She did not know that the wolf was a wicked sort of animal, and she was not afraid of him.”

Cress è la nostra penultima principessa e me la immagino un pochino più sobria anche se sfavillante, proprio come una stella!

“Maybe there isn’t such a thing as fate. Maybe it’s just the opportunities we’re given, and what we do with them. I’m beginning to think that maybe great, epic romances don’t just happen. We have to make them ourselves.”

“I promise, I will not let you die without being kissed.”

Per ultima, abbiamo Winter. 

La nostra nuova eroina che è tanto buona quante eterea. Dalla carnagione che voglio far risaltare con un vestito fatto di veli, me la immagino come una regina delle nevi (dio, che fantasia!). 

Ammetto che le scarpe con la farfalla sono un tocca trash ma l’ho messo perchè le auguro di potersi liberare come una meravigliosa farfalla!

“She was prettier than a bouquet of roses and crazier than a headless chicken. Fitting in was not an option.”

“Tapping a finger against the flesh of her elbow, she deadpanned, “Jacin Clay, there is an assassin under my bed.”

Winter di Marissa Meyer_Cinder

Cinder

Winter di Marissa Meyer_Scarlet

Scarlet

Winter di Marissa Meyer_Cress

Cress

Winter di Marissa Meyer_Winter

Winter

Matteo Bianchi [INCONTRO/17]

Matteo Bianchi [INCONTRO/17]

Matteo Bianchi [INCONTRO/17]

Che fareste se ad un certo punto della vostra vita vi apparisse la Madonna?

Matteo Bianchi è uno scrittore italiano e appassionato di Musica.

Dopo aver terminato il servizio civile in un istituto per la cura di bambini psicotici, nel 1993 scrive alla casa editrice Stampa Alternativa facendo finta di aver scritto un rapporto sull’esperienza appena vissuta. Gliene manda due pagine (le uniche effettivamente scritte) e viene contattato inaspettatamente dal direttore editoriale M. Baraghini, che vuole pubblicare tutto il memoriale.

Oggi, dopo 24 anni, Matteo ritorna nelle librerie con Maria accanto.

Betty, la protagonista del libro, è una semplice ragazza di Milano che ad un certo punto inizia a vedere cose strane, fino a quando nella sua camera appare Maria, che le chiede di essere semplicemente sua amica. Ma appena arriva Maria, qualcosa cambia nella vita di Betty, e sarà la stessa protagonista a guardare il mondo da un altro punto di vista.

Il libro, come ha affermato lo stesso autore, tocca dei temi importanti, senza mai andare in profondità.

Il fatto che nel libro, Maria si vesta con i jeans la rende parte del nostro mondo, più umana. La nostra immaginazione ci fa credere che ciò che fa parte del Cielo non ci appartenga: ciò non è vero, siamo noi invece che non facciamo parte del Cielo e non capiamo. Non è facile comprendere questa unione tra Cielo e Terra

Tra una domanda e l’altra sulla trama ed i personaggi, non poteva assolutamente mancare la curiosità più comune. Com’era nato il libro?

Ero con un amico regista, Max Croci, ad un festival di cinema a Maiorca. Una mattina, al tavolino di un bar chiuso sulla riva del mare, mentre eravamo alla ricerca di ispirazione per il prossimo film, mi è venuto da raccontare tutta la storia, che come cortometraggio non poteva andare bene. Ne ero così preso che mi spiaceva lasciarla lì, a prender polvere in un cassetto e quindi, decisi di scrivere un romanzo

Dice di non aver abbandonato assolutamente l’idea di farlo diventare un film ma la vede dura non essendo una storia facilmente etichettabile (cosa di cui è particolarmente orgoglioso).

Orgoglioso anche perché scrivere, per lui, è una sofferenza ma in questo caso, è fiero del lavoro finale. Lo dimostra anche nei piccoli dettagli, come l’inserimento dell’artista teologo Jan Knap, che aveva scoperto molti anni prima e che ha voluto inserirlo perché  “ci stava bene e dipingeva una Madonna non divina ma umana”.

La bravura dello Scrittore sta nel calarsi appieno nel personaggio principale, facendo sì che il lettore non si accorga né del sesso e dell’età differente di chi vive e chi scrive la storia.

Non mi sono posto tantissimo il problema dell’età, quanto quello della normalità. 
“Maria accanto” parla di una ragazza che fa quelle cose che forse facciamo un po’ tutti, anche un po’ vergognandoci, come andare al centro commerciale di sabato pomeriggio per prendere due cose, andare a fare la spesa, comprare vestiti in Corso Buenos Aires. Insomma un po’ le cose di una persona qualsiasi. 
Il problema per Betty è vedersi da fuori: improvvisamente tutto quello che fa, avendo Maria accanto, le sembra stupido, troppo banale. 
C’è una scena in cui vanno a un concerto insieme e lei si guarda intorno e pensa che chiunque altro potrebbe essere più adatto di lei, perché forse è l’effetto che avremmo tutti: perché io?
Tutte hanno una storia più interessante della sua. Forse, più drasticamente, tutte hanno una storia, punto. 
Betty no. 
Cos’ha da raccontarle una che cerca tra gli appuntamenti sul giornale le cose interessanti da fare, perché di suo non ha alcuna idea?

Il bello della storia sta anche nel fatto che Betty si rende conto all’improvviso che la sua vita è addirittura banale, mentre Maria è proprio alla ricerca di quella semplicità che noi, nemmeno apprezziamo più. 
Uno scambio inconsapevole e semplice tra due donne che hanno sempre e molto da imparare.

Riassumendolo in maniera molto semplice: Maria non è spaventata dalla banalità che invece terrorizza Betty perché le sembra quasi uno spreco avere lì la Madonna e farle vedere H&M, ma in realtà la vita di tutti noi è fatta così, di questo tipo di banalità. Non abbiamo mediamente esperienze eccezionali però se lo fossero, allo stesso tempo, sarebbero meno significative per Maria perché rappresenterebbero delle eccezioni. 
La frase che ho scelto da inserire sul retro della copertina è: Siamo tutte ragazze qualsiasi. Sono le nostre esperienze a renderci speciali.

Come tutte le cose però, anche in questo caso si è arrivati alla fine ma non in modo triste. L’ultimo capitolo dona una quiete che porta a dire “è giusto che sia finito così”.

Per la prima volta in vita mia non ho mai avuto la sensazione che fosse finito perché ne ho scritto una versione che era ancora più breve, consapevole che non fosse sufficiente però ho dovuto confrontarmi con l’editor della casa editrice, con un po’ di persone, perché io capivo che sarei dovuto andare avanti per questa strada ma avevo bisogno che qualcuno dall’esterno mi desse dei riscontri effettivi. 
Io poi sono anche uno che non scrive in ordine cronologico: cioè io non scrivo dall’inizio per arrivare alla fine, sono capace di scrivere prima il quinto capitolo poi il ventesimo e poi l’ottavo perché devo mettere giù dei punti importanti e poi dopo, come nella Settimana Enigmistica, unisco tutto e capisco cos’è successo. Quindi in questo caso ho fatto lo stesso: ho posto i punti fondamentali per poi sistemare il resto. Sono andato avanti a sistemarlo praticamente fino al momento in cui è andato in stampa e avevo proprio la sensazione che avrei potuto continuare all’infinito. Ora, però, mi sembra concluso e ne sono soddisfatto.

Matteo B. Bianchi_Autor
Maria accanto di Matteo B. Bianchi
Artista teologo Jan Knap - Bambini con tenda

Giulia Valesi [INTERVISTA/17]

Giulia Valesi [INTERVISTA/17]

Ciao Giulia, grazie per aver trovato del tempo per noi. 
Prima di tutto, vorrei sapere come ti è nata l’idea della storia.
Grazie a voi! La storia… in principio c’era facebook, poi è arrivato whatsapp. Con tutta probabilità arriverà qualcos’altro di nuovo per velocizzare i tempi delle friendzonate.  Io pensavo però ai miei eroi classici, Per dirne una su tutte, Trilli, innamorata di Peter Pan (a cui ha donato la miglior polvere di fata), è una delle mie friendzonate classiche che mi hanno portato a scrivere la storia.
Inutile negarlo, il titolo è veramente particolare. Perché hai scelto proprio questo?
Un po’ perché è così che ci si sente, cuore a pezzi, mascelle doloranti, il treno emotivo pesa tanto ed è un dolore che si svolge nel lungo termine, rispetto al treno letterale (credo). Poi perché mi faceva sorridere, soprattutto devi trovare il modo di sorridere. Dopo mesi di scarabocchi e annotazioni e consulti con la mia editor, è arrivato.
Questo è il tuo primo romanzo. Come ti senti adesso che è uscito?
Mi sento come una che è stata romanzata! A volte non mi pare vero, devo toccarlo.
Vuoi dare qualche consiglio per sopravvivere ad una delusione d’amore?
Nulla di innovativo o che sia possibile fare indossare a chiunque ma… tempo e fatica. Le ferite del cuore vanno fatte asciugare, bisogna prendersene cura, bisogna quindi volerci un po’ più bene del solito, farci le coccole (per me è il gelato). Poi la fatica, sforzarsi di uscire e indossare un sorriso per l’occasione, anche se non se ne ha voglia. Un modo per uscirne è uscire e basta.
Parliamo di social. Cosa ne pensi di questo nuovo modo di dichiarare il proprio amore?
Diciamo che non è il massimo del romanticismo, spesso, con le faccine e gli adesivi… però è veloce, ed è anche comodo. Io, per esempio, sono molto timida, non avere un interlocutore davanti mi aiuta, a volte. Però un rapporto non potrebbe mai essere solo social.
Parliamo dei personaggi. Da chi hai preso ispirazione?
Ahem… diciamo che Valentina assomiglia moltissimo a una persona che conosco molto bene. Diciamo che Giuliano assomiglia moltissimo al mio uomo ideale.
Adesso che la storia è conclusa, chi di loro ti sta più a cuore?
Giuliano, lui mi sta proprio a cuore.
Stai già progettando qualcosa per il futuro? O preferisci stare tranquilla?
Sto pensando a qualcosa, lo sto sognando. Più che stare tranquilla, questo è il periodo magico. Il romanzo è uscito e mi sto godendo l’esperienza.
Ci sveli quali sono i tuoi libri preferiti?
Tutti gli Harry Potter, amo le eroine classiche di Jane Austen, non disdegno i thriller, uno dei miei autori preferiti è Stephen King. 
Conosci tante persone friendzonate?
Almeno una.
Tre metri sotto un treno. Come vorrei trovare un ragazzo come te di Giulia Valesi