Piranesi

Piranesi

Piranesi di Susanna Clarke
  • Personaggi 80% 80%
  • Worldbuilding 90% 90%
  • Fluidità 75% 75%
  • Cover 70% 70%
  • E il finale 70% 70%

Piranesi

Recensione: Febbraio inizia bene, anche se in modo decisamente insolito. 

Piranesi e l’Altro sono gli unici esseri viventi nella Casa. Questo luogo, è composto da immensi saloni e mille finestre, una quantità incalcolabile di statue e nuvole, pioggia e sole, mare e animali. La Casa sembra vivere quasi di vita propria, con leggi completamente sconosciute all’uomo ma a cosa importa tutto questo, se ci sono solo due persone e tredici Morti? 

Parlare di questo libro, senza fare degli spoiler, mi risulta impossibile. 

Impossibile perché è estremamente contorto e parte delle mie perplessità, arrivano verso metà libro quando Piranesi incontro per la prima e ultima volta il Profeta. Chi è costui? Eh, mica ve lo posso dire.

Quindi mi tocca trattenermi, fino a che non vedrete la parola spoiler in grade. E rossa.

Da quel momento in poi, io non mi assumo più responsabilità.

Vi avverto però che ci sarà anche una fine e da quel momento in poi, una piccola nota personale sulle statue.

Piranesi è un ragazzo di circa trent’anni, che vive in questo immenso palazzo composto da mille stanze. Il numero vero è ignoto, data la vastità del luogo. Non gli è ignoto però come sopravvivere degnamente lì dentro, infatti con molto impegno e costanza ha trovato il modo per nutrirsi e nel proteggersi durante le maree. Sì, le maree.

La casa ha moltissime finestre che la rendono luminosa ma al suo interno, possono esserci nuvole o la pioggia ma anche vento e allagamenti dettati dalle mareggiate. Fuori il cielo, dentro un mondo. Il ragazzo sembra aver maturato anche un legame con gli animali che vivono lì, nutrendosi il giusto e portando rispetto per tutto il resto.

Oltre a lui, ci sono tredici scheletri, presumibilmente dei vecchi abitanti del posto. C’è però una seconda persona viva; l’Altro. L’uomo, molto più grande di Piranesi, sembra essere completamente assorbito dalla ricerca della suprema intelligenza che a suo dire, donerebbe grandi poteri. Sarebbe inoltre un loro dovere morale ritrovarla, dato che gli antichi la usavano ma nel tempo fu andata persa. Bisognava tramandarla alle future generazioni. 

A scombinare il loro equilibrio, fatto di ricerca e meticolosità, subentra una “sedicesima” persona, che sembrerebbe aver il potere di far impazzire chi lo ascolta e secondo l’Altro, Piranesi sarebbe in pericolo dato che pur essendo molto intelligente, ha una mente non priva di amnesia e fragilità. Ma sedici sembra esser scaltro e riesce ad installare nel ragazzo dei dubbi che lo porteranno a riprendere in mano l’indice dei suoi vecchi Diari, e scoprire così che in passato sembra esser stato vittima di forte follia. Perché solo un folle scriverebbe di un immaginario mondo affollato di persone al di fuori della Casa. No?

Scienza e misticismo si fondono in un’unica realtà, trovando la giusta collocazione per ogni cosa, come se tutto facesse parte di un grande piano. 

Ma è così, solo per chi sa aprire la propria mente. 

Come dicevo, non è una situazione semplice. Piranesi è un libro che viene considerato Fantasy e Horror, ma secondo me è anche un Thriller antropologico (?) perché tratta anche temi dell’evoluzione umana e sociologica. Insomma, non è un libro che tratta solo la branca della magia con tinte cupe. Piranesi è molto di più.

Rimanendo quindi sul generico, se piacciono i temi che ho appena citato, allora è il libro che fa per voi. Un pò strano all’inizio ma decisamente interessante.

SPOILER

Quindi. 

Oltre ai personaggi sopra citati, ci sono i tredici Morti. Piranesi trova le loro ossa un pò sparse per il Labirinto (si, l’ho chiamata Casa fino ad ora ma anche Labirinto è un nome azzeccato dati i livelli e la complessità dei percorsi che si possono intraprendere. Diciamo che il filo rosso di Arianna in questo caso sarebbe una delle poche soluzioni adeguate per non perdersi) e per un senso di protezione e reverenza, decide di prendersi cura di loro. Li va a trovare e porta delle offerte, in modo da non farli sentir soli. Questo aspetto ha il potere di far tenerezza, ma anche di farmi accapponare la pelle. Tra di loro c’è anche “l’infante ripiegato” che Piranesi immagina possa essere una bambina e per un certo periodo (ma ora che ci penso, non ne parlerà più e quindi potrebbe esserne ancora convinto) crede che la Casa l’avesse originariamente destinata a diventar poi sua moglie. Ho trovato il dettaglio vagamente morboso anche se non tocchiamo mai l’argomento della sessualità. 

Quello che più mi ha fatto impazzire in tutta questa storia, è la mancanza di dubbi che ha Piranesi. 

L’Altro, che già puzzava di bestia di satana al primo sguardo, ha dei comportamenti a dir poco sospetti che però vengono accettati come cose assolutamente normali. Questo mi ha fatto pensare che ci fosse di sottofondo la paura di rimaner solo ma visto e considerando che al mondo c’erano solo loro, come fa a conoscere il concetto di solitudine? Tra l’altro, perché la casa offriva ad uno solo la pesca come sostentamento e all’alto, cibo più elaborato? Come poteva non domandarsi come mai l’Altro avesse sempre dei vestiti fatti su misura mentre lui, aveva sempre le stesse cose? Tra tutte però, la peggior domanda per me è stata “COME FAI A SAPER SCRIVERE E LEGGERE, SE L’ALTRO NON TE L’HA MAI INSEGNATO”? Credo che questo dubbio sarebbe stato il primo a venirmi in mente. Da un lato sono domande stupide, perché quando scopriamo che Piranesi anni prima venne rapito, una parte di lui si addormentò come auto difesa ma trovo assolutamente incredibile che sia cambiato dall’oggi al domani.

L’unico dettaglio negativo di questo libro, sono le domande a cui non so dare risposta.

Perché l’Altro ha portato lì Piranesi? Solo per usarlo come cavia durante la ricerca?

Chi sono veramente i Morti che vengono trovati? 

Come fa ad esserci lì un bambino? Che sia figlio di uno dei Morti?

Perché il Profeta, che ha dato inizio a tutto quanto, una volta trovato il passaggio tra i due mondi non ha semplicemente smesso di fare ricerche e sfruttare gli studenti che gli credevano? L’uomo che ha rinchiuso, aveva lo scopo di fare delle ricerche come poi ha fatto Piranesi? Anche lui era alla spasmodica ricerca della massima sapienza?

Perché Piranesi ha una veloce connessione con il suo vecchio mondo? A che pro?

Quelle meravigliose statue? Da dove arrivano? 

A Proposito di statue, adesso la smetto di spoilerare e vi parlo un momento di loro.

FINE SPOILER

Un aspetto estremamente predominante del libro, è la quantità di statue presenti in ogni salone e quindi in tutto il labirinto. 

Piranesi, in un moto di professionalità scientifica, decide di catalogarle tutte in modo da poter lasciare ai posteri in dono il suo sapere. Lo affascinano talmente tanto che ricorda la collocazione di quasi tutte e grazie a loro, in alcuni momenti riesce a “vivere meglio”. Trova conforto in loro. 

Quello che mi ha affascinato, è il misticismo che le avvolge. 

Chi le ha portate lì? Chi le crea? Esiste un architetto? Lo stesso che ha creato il Labirinto? Oppure si formano in modo autonomo? 

Da sempre, le statue hanno esercitato fascino a chi le guardava. L’immobilità di un momento, fermato per l’eternità nel marmo. Sono portatori di fascino ma anche di sapienza, essendo loro delle riproduzioni di qualcosa di assolutamente fantastico. La bellezza di una donna che cura con amore delle api, la magnificenza di un elefante, la tranquillità di un fauno ma anche l’intimità di due re che giocano a scacchi. Persone di scienza mentre studiano, artisti mentre compongono o l’amore incondizionato di una madre verso i figli. 

Nel Labirinto rimarranno impressi per l’eternità degli attimi perfetti. 

La soluzione che ho trovato più poetica, la dice lo stesso Piranesi quando incontra il Profeta. Quelle statue vengono formate dal sapere delle persone, come i tunnel che forma l’acqua nel terreno quando piove. Non è una certezza, ma un’idea che sposo più che volentieri.

INFO

Autore: Susanna Clarke
Pagine: 300
Prezzo: € 15.67
Uscita: 04/02/2021
Genere: Fantasy; Horror
Casa Editrice: Fazi

TRAMA

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancoratroppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

La lettura del libro attraverso le emozioni. Sorcery of thorns

La lettura del libro attraverso le emozioni. Sorcery of thorns

La lettura del libro attraverso le emozioni. Sorcery of thorns

Tanti anni fa, quando decisi di aprire un blog, tra le varie cose che volevo fare, era proprio parlare delle Emozioni.

I libri, quando ci affidiamo a loro, sanno parlare al nostro cuore.

Un pò come i grimori del libro Sorcery of thorns, anche i nostri hanno un’anima e trovano sempre il modo di comunicare con noi. Certo, noi per contro dovremmo aprirci a loro, in modo da sentirli.

In questa storia, non c’è un sentimento che predomina su altri.

Esiste l’amicizia.

Elisabeth e Katrien sono entrambe apprendiste e pur essendo molto diverse, si affidano l’una all’altra e sanno di potersi dire qualsiasi cosa, perché entrambe si sono accettate per quelle che sono. Sembra una cosa sciocca da dire, eppure non è così scontato. Essere amici non significa farsi piacere sempre e comunque le cose che l’altro fa, ma esser consapevoli che ciò che si dice e si fa viene fatto senza costrizione. Vuol dire sopportare e accettare i difetti.

Esiste l’amicizia tra Nathaniel e Silas, anche se tra di loro dovrebbe esserci sono un contratto tra padrone e schiavo. Molti Magister tengono lontani i loro servitori speciali, perché anche se sono necessari, incutono timore data la loro provenienza. Eppure loro sono andati oltre, nemmeno sanno quando. Questo legame è così profondo che è quasi impossibile da spiegare. A tratti, rasenta la possessività ma non in modo effettivamente malato.

Esiste l’amore.

Inutile dire che tra Elisabeth e Nathaniel crescerà un sentimento romantico, alla fine sono i protagonisti. Però non esiste solo il lato buono di tutto questo.

Esiste l’amore malato, quello non corrisposto.

Il nuovo Direttore della Grande Biblioteca dove è cresciuta Elisabeth provava dei sentimenti per l’ex Direttrice ma non era corrisposto, perché parte del suo affetto era destinato alla ragazza. Si forma così un senso di invidia e rabbia, che porta ad essere vendicativi alla prima occasione, perché se lui soffre allora gli altri non dovranno esser felici.

Esiste però anche l’amore che porta al sacrificio, quello che ho visto nei grimori durante l’ultima guerra. Qui perdonatemi, ammetto di fare un piccolo e veloce spoiler, che potrà esser capito solo alla fine.

Ci verrà detto che i grimori di alto livello possono risultare pericolosi per gli uomini, essendo spesso creati con incantesimi brutali e sacrifici non condivisi. In loro scorre quindi molta malvagità, eppure…

Esiste l’ipocrisia.

Questo sentimento è così umano, che nemmeno chi padroneggia l’arte della magia ne è immune. Anzi.

Esiste la brama del potere.

Non importa se una persona è povera o ricca, il fascino del potere tocca ogni essere mortale. Tocca talmente piano, che rende impossibile sentirsi dalla parte del torto. Ashcroft ne è l’esempio lampante, anche se non posso dirvi il perché ed il percome.

Esiste la fiducia.

Quando Mercy incontra per la prima volta Elisabeth, non sa chi sia. Vede solo una ragazza sporca e arruffata, che in teoria deve esser rinchiusa nell’ospedale psichiatrico. Non si fa troppe domande, per lei quella ragazza merita un aiuto.

Era da tanto tempo che non trovavo un libro così pieno e forse è stato questo che più mi ha emozionato.

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Il totalitarismo è un idealtipo usato da alcuni studiosi politici e storici per spiegare le caratteristiche di alcuni regimi nati nel XX secolo, che mobilitarono intere popolazioni nel nome di un’ideologia o di una nazione, accentrando il potere in un unico partito o in un gruppo ristretto.

È il termine più usato dagli storici per definire un tipo di regime politico, affermatosi nel XX secolo al quale possono essere ricondotti il nazismo, il fascismo e lo stalinismo. Uno Stato totalitario è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l’assimilazione di un’ideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere della società stessa.

Il termine totalitarismo, inoltre, è usato nel linguaggio politico, storico e filosofico per indicare “la dottrina o la prassi dello stato totalitario”, cioè di qualsiasi Stato intenda ingerirsi nell’intera vita, anche privata, dei suoi cittadini, al punto da identificarsi in essi o da far identificare essi nello Stato.

Questo è ciò che recita Wikipedia.

In pratica, se vogliamo fare un riassunto terra a terra, il totalitarismo è un Grande Fratello autoritario che vuole imporre un modo di vivere che lui ritiene idoneo, e già che c’è anche un modo di pensare, così può esser più tranquillo sulle tue future scelte.

Questo modo di fare, nasce in situazioni politicamente pesanti. Che sia dopo una sconfitta guerra o dopo molti anni di oppressione monarchica, il totalitarismo è un movimento popolare che nasce dal popolo.

Sempre Wikipedia, recita anche:

Le principali forme di totalitarismo che esistono (o sono esistite) nel mondo sono quattro: totalitarismo comunista, teocratico, tribale, di destra.

Il totalitarismo comunista, in passato, era il più diffuso, ma a partire dal 1989 la maggior parte delle vecchie dittature comuniste sono crollate e ciò ha comportato il conseguente declino di questo tipo di totalitarismo. Eccezioni a questa tendenza sono la Cina, il Vietnam, il Laos, la Corea del Nord e Cuba. Sotto molti aspetti, i governi di Cina, Vietnam e Laos sono comunisti soltanto in parte, in quanto aderiscono a riforme economiche ispirate all’economia del libero mercato.

Il totalitarismo teocratico si trova in paesi in cui il potere politico è monopolizzato da un partito, un gruppo o un individuo che governano secondo principi religiosi. La forma più comune di totalitarismo teocratico è quella che si basa sulla religione islamica (un esempio sono paesi come Iran e Arabia Saudita).

Il totalitarismo tribale è sorto, di volta in volta, nei paesi africani come lo Zimbabwe, la Tanzania, l’Uganda e il Kenya. I confini della maggior parte degli stati africani riflettono i confini amministrativi disegnati dalle vecchie potenze coloniali europee, piuttosto che dalle realtà tribali. Di conseguenza, il tipico paese africano contiene più tribù. Questa forma di totalitarismo si verifica quando un partito politico che rappresenta gli interessi di una particolare tribù monopolizza il potere. Ancora molto presente in Africa.

Infine, abbiamo il totalitarismo di destra, che generalmente permette alcune libertà economiche individuali, ma limita la libertà politica sulla base del fatto che potrebbe portare alla nascita del comunismo. Esempi di questo tipo di totalitarismo sono il regime fascista che ha governato l’Italia, la Germania nazista, il Franchismo spagnolo e molte dittature dell’America Latina esistenti fino agli anni ottanta.

Quindi, come si può capire, non esiste una forma uguale per tutti.

Rimanendo sempre su questo modo di pensare, il totalitarismo è ancora presente nelle nostre vite in forme più o meno pesanti e più o meno conclamate.

Basti pensare a quei paesi dove non esiste ancora una totale libertà di pensiero, dove una persona per parlare delle leggi restrittive del luogo in cui vive, è costretta a trovare modi alternativi per farlo, come magari iniziare in modo leggero un video su Tik Tok, per poi cambiare registro all’improvviso e parlare di tutt’altro.

Non è però solo un filone politico ma, se vogliamo, anche una cosa spirituale.

In molte religioni, il concetto che viene insegnato, è che esiste un solo unico dio e i suoi dogmi sono le uniche verità da seguire. Tutti gli altri sono dei reprobi che andranno all’inferno (o Sheol nell’ebraismo del Pentateucoe e Jahannam per la fede islamica) se non si convertono, oppure meritano ogni tipo di sofferenza che il proprio dio infligge.

Lo so, il paragone è molto estremo ma, non così insensato.

In tutti e due i campi, ci sono molte cose sensate e dettate da un bene superiore. Il totalitarismo e le religioni, come anche altre cose, hanno però gli estremisti che vogliono “governare” gli altri e questo, porta sempre alla catastrofe.

George Orwell, scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico, ha riassunto bene questo estremismo in 1984 e anche La fattoria degli animali.

In tutti e due i casi (magari anche in altri romanzi ma, ancora non li ho letti), ha usato modi più o meno fantasiosi per descrivere un regime oppressivo.

In 1984, ci racconta di come il Grande Fratello sia nato con uno scopo “buono” e che con il tempo sia diventato un mezzo per comandare tutto e tutti a bacchetta. Ci spiega come sia difficile uscirne (in realtà, la domanda topica è “si può uscirne?”) e che se una sola persona dovesse svegliarsi e capire che tutto ciò è male, da soli non si va da nessuna parte. Mentre nella Fattoria degli animali, il concetto è simile e diverso. In questo caso, gli animali si ribellano al fattore ma, non riusciranno poi a vedere la differenza tra i due maiali a capo della nuova gestione della fattoria. Mentre Palladineve cercherà in tutti i modi di renderli veramente tutti uguali, Napoleone manterrà una disparità tra lui e tutti gli altri.

Lo hobbit – Tolkien

Lo hobbit – Tolkien

Lo hobbit – Tolkien

Alzi la mano chi non ha mai letto Lo Hobbit e Il signore degli anelli!

Buongiorno.

Quindi, cosa ci faccio io qui?

Effettivamente, me lo sto chiedendo pure io.

Sarò stata traviata dal fascino platinato di Legolas? Oppure, provo una certa nostalgia per Lo svarione degli anelli? No e no, pur essendo due validissimi motivi.

Il fatto è che come tutti, pur non avendo mai letto Tolkien, sono sempre rimasta affascinata dall’immenso mondo che ha creato. Certo, il tutto è stato alimentato dai film che ho visto e rivisto ma, non è stato solo quello.

J. R. R. Tolkien scrisse Hobbit per i suoi figli, come favola serale.

L’opera era pensata per i bambini e come tale, era inizialmente scritta. Certo, adesso che ho in mano il volume, pensare che questo libro sia stato scritto per un pubblico così giovane mi fa pensare parecchio. O la storda sono io, oppure nel corso del tempo siamo diventati un pò tutti polli.

Lo Hobbit è stato modificato molte volte prima di essere pubblicato e anche successivamente. Però, la vastità dell’opera, era già ben formata nell’immaginario dello scrittore. Come può esser nata per un pubblico così molto esigente ma con scarsa conoscenza dialettica?

Comunque sia, pare il manoscritto arrivò all’orecchio dell’editore Allen & Unwin per vie traverse e fu proprio il figlio di Unwin a dichiarare che il libro fosse perfetto.

“Lo Hobbit fu pubblicato il 21 settembre 1937. Ebbe un tale successo che la prima tiratura andò esaurita in tre mesi e per Natale fu necessaria una seconda stampa. La storia delle avventure di Bilbo Baggins, in origine scritta per divertire i figli di Tolkien, si rivelò l’anello di congiunzione tra Il Silmarillion, la mitologia elfica di un remoto passato, e il mondo più familiare della fiaba. Lo Hobbit si svolgeva difatti in un contesto in cui i profani potevano facilmente identificarsi. Contiene riferimenti alle leggende precedenti (il personaggio di Elrond e il racconto del Negromante, che nel Signore degli Anelli si scoprirà essere Sauron) ed è ambientato nello stesso universo. Tuttavia, il colpo di genio di Tolkien fu la creazione di una nuova razza: gli hobbit. Queste creature umane, comicamente conservatrici, basse di statura e scarse d’immaginazione, permisero ai lettori di vedere le vicende leggendarie degli eroi e dei mostri attraverso gli occhi di personaggi ordinari, non molto diversi da loro. Bilbo Baggins era di sicuro più contento di mettere sul fuoco il bollitore e di prepararsi a una seconda colazione invece che andare a combattere Orchi e Mannari, ma faceva conoscere al lettore i concetti chiave della mitologia tolkieniana: Elfi guerrieri nelle cui «lance e spade guizzava un bagliore di fiamma»; le maestose ma distaccate Aquile, signore tra gli uccelli, che parlavano le lingue degli Uomini; i valorosi Nani con brama di ricchezza e memorie di un impietoso passato.

 Il successo dello Hobbit aumentò la richiesta di un seguito e ciò portò Tolkien a scrivere Il Signore degli Anelli. A questo è connesso il capitolo forse più straordinario della storia della pubblicazione dello Hobbit. Mentre Tolkien era al lavoro sul testo e trasformava l’anello magico di Bilbo nell’Unico, sorse un’evidente incoerenza. Nel capitolo quinto dello Hobbit, Gollum era disposto a dare l’anello a Bilbo in premio per aver vinto la gara degli indovinelli e si scusò miseramente quando non riuscì a trovarlo. Ciò era del tutto incompatibile con il potere soggiogante dell’Unico, che rendeva il proprietario incapace di danneggiare, distruggere o cedere il prezioso. Nel 1947, dopo aver lavorato sul manoscritto del Signore degli Anelli per dieci anni, Tolkien inviò una revisione del capitolo quinto dello Hobbit all’editore, con una sottile alterazione del testo che portava Gollum a diventare una creatura perfida che non aveva alcuna intenzione

di dare a Bilbo l’anello. Questo mise in accordo le due storie, e la nuova versione fu pubblicata nella seconda edizione dello Hobbit (1951), tre anni prima della pubblicazione del Signore degli Anelli.”

Come dicevo sopra, le mie informazioni sul libro sono pari a zero.

Quindi, quello che ho letto in questi volumi che sono appena usciti, per me sono un pò una scoperta (si, dell’acqua calda).

Mi fa estremamente ridere e allo stesso tempo estremamente piacere, leggere che anche Tolkien faccia parte di quella categoria di geni che scrivono frasi che diventano leggenda, senza un motivo apparentemente logico.

«In a hole in the ground there lived a hobbit»

Pare che nemmeno lui sappia il perchè l’abbia scritta. Buffo, no? Un’altra cosa che ho scoperto, e che invece un pò mi rattrista, è sapere che lui abbia pensato a delle cose mirabolanti per il suo volume ma che per problemi economici, non siano stati mai fatti.

(…) e le rune lunari invisibili si vedono al centro. Tolkien voleva che la mappa venisse stampata su una pagina separata all’interno del testo, in modo che le rune apparissero come per magia quando il foglio veniva messo in controluce. Aveva addirittura preparato con meticolosità una versione delle rune scritta al contrario, così che si potessero vedere dal retro della pagina.

Capite cosa ci siamo persi?

Come molte altre persone, sono cresciuta con la convinzione che i nomi usati da Tolkien fossero tutti inventati. Anche perchè non sapendone pronunciare nemmeno uno, giusto forse quelli che ho sentito nei film, mai avrei pensato che molti fossero in realtà stati presi da testi esistenti e ben più vecchi di lui.

Voluspá è un poema che fa parte della raccolta di poemi norreni.

Ad esempio Thorin Scudodiquercia, della stirpe stirpe Durin. Durin, secondo la mitologia norrena, era uno dei due nani norvegesi, creati dagli Æsir, che forgiarono la spada magica Tyrfing. Quindi no, il merito non è tutto di papà Tolkien.

Io mi fermo qui, perchè rischierei di fare solo un mero riassunto dei volumi e non vorrei, perchè trovo più gratificante lasciarvi la possibilità di leggerli e scoprire da soli tutte le illustrazioni che Tolkien ha realizzato di suo pugno (anche se sono venute dopo la stesura vera e propria del libro).

Ovviamente c’è molto di più, si parla del Silmarillion, che è stato pubblicato dopo la sua morte e del Signore degli anelli, che ormai non c’è bisogno di dire nulla perchè è ben conosciuto.

Io adesso ho una certa voglia di leggerlo, cosa alquanto bizzarra perchè feci già un tentativo anni fa e non andò bene. Forse adesso le cose sarebbero diverse? Chissà.

Disegni e colori. Shade Of Magic

Disegni e colori. Shade Of Magic

Disegni e colori. Shade Of Magic

Partiamo dal fatto che questo è il primo volume che leggo della Schwab e che solitamente non presto particolare attenzione a chi disegna e le tonalità dei colori usati nelle tavole. Un pò stupida come cosa, dato che ho studiato per fare la grafica pubblicitaria e tra i vari lavori che avrei potuto provare a fare, ci sarebbe stato anche quello del fumettista. Comunque, sono più quel tipo di persona che preferisce farsi catturare dall’insieme e non solo dai singoli dettagli (quelli magari li scopro dopo la seconda rilettura o in casi come questo, quando devo fare un approfondimento).

Partiamo quindi dalle basi.
Chi ha fatto cosa?

Andrea Olimpieri (Instagram)
Disegnatore italiano emergente, tuttora residente nel suo paese d’origine. Il suo apporto è stato fondamentale per la creazione dell’estetica visiva della serie a fumetti di. Ha lavorato a numerosi altri titoli di grande successo quali Mostri, True Blood e Dishonored.

LAYOUT di Andrea Olimpieri shade of magic CHINE di Andrea Olimpieri shade of magic COLORI di Enrica Eren Angiolini shade of magic
LAYOUT di Andrea Olimpieri CHINE di Andrea Olimpieri COLORI di Enrica Eren Angiolini

 

Enrica Eren Angiolini (Instagram)
Colorista di grande talento e schermitrice provetta, Colorista di grande talento e schermitrice provetta, Enrica ha realizzato i colori di volumi quali Doctor Who: The irteenth Doctor, Warhammer 40,000, Terminator e The Order of the Forge. Vive e lavora a Roma.

Oltre al lavoro di Andre e Enrica, ci sono due assistenti coloristi ma la vera chicca secondo ma arriva dal fatto che tra un capitolo e l’alto, ci siano delle illustrazioni di Maxim Maresh e Isra realizzate da svariati autori. Al momento non ne ho una preferita, dovrei dar una terza occhiata e fare una scaletta ma così, su due piedi, mi piacciono praticamente tutte!

Sui colori sono un pò un cane, se mi sentisse il mio compagno che ha proprio studiato il come e quando usare i colori, verrebbe a bacchettarmi. Ma non è qui, e voi non direte nulla a nessuno, vero?

Quelli predominanti sono i colori dei vestiti e delle magie messe in atto. Pochi colori brillanti, per dare enfasi alle scene di combattimento oppure a qualche passaggio importante mentre per il colore della pelle e l’ambientazione, tutto assume una tonalità molto cupa, giusto a rimarcare il fatto che Verose non è un luogo sicuro e facile come magari lo era Londra. Infatti, alla fine della Graphic, i colori cambiano e diventano più brillanti come a voler dimostrare che il peggio sia passato. (Ovviamente non sarà così, ma viviamo ancora in un momento nell’illusione fatta di arcobaleni e glitter)