Sankta Alina della Falglia|Le vite dei Santi

Sankta Alina della Falglia|Le vite dei Santi

Partiamo subito dal fatto che a me, la Bardugo, non piace.

Non ho assolutamente amato La nona casa e del mondo di GrishaVerse sinceramente non mi ci trovo. Avevo provato a leggere il primo volume ma non sono riuscita a superare lo scoglio, così come la serie televisiva. Non posso dire che la Bardugo non abbia fantasia e non mi azzardo a dire che non sia una brava scrittrice, semplicemente sono io che non ho un buon rapporto con chi è troppo lento e descrittivo (non rinfacciatemi King, vi prego).

Eppure, quando ho visto l’uscita di questo libro, mi ci sono fiondata.

Tra le varie cose che mi piacciono, ho scoperto da pochi anni che apprezzo in modo impressionante le storie brevi. Non tutti le sanno sfruttare bene, però, se si trova la persona giusta, potrebbero rivelarsi dei veri e propri gioielli. Ho quindi pensato che Le vite dei Santi, meritavano una possibilità anche perché sono “fiabe popolari” (sarebbero le storie dei martiri e dei santi, io però sono atea a quindi le vedo più come fiabe e basta) e in loro, c’è una magia potente.

Ci sono ventotto capitoli, dove vengono trattate storie diverse e alcune, abbastanza conosciute da chi ha letto i libri e/o visto la serie televisiva. Tra tutti, io ho scelto di puntare su Sankta Alina della Faglia, che è a conti fatti, la protagonista del mondo di Grishaverse.

Ho scelto bene ma anche no.

La santa in questione, patrona degli orfani e delle persone con talenti nascosti, risponde alla preghiera di aiuto della piccola Klava. Non posso dirvi il motivo dell’intervento e nemmeno se la cosa abbia portato ad un risvolto positivo, rischierei uno spoiler che magari non è gradito, ma posso dirvi cosa mi ha ricordato.

Sto per fare un parallelismo un tantino tirato, sicuramente fuori contesto, però devo.

Se mai vi dovessero chiedere quale manga scegliere da leggere, voi dite The promised Neverland. Se vi sono piaciuti i libri dell’autrice, non potete non provare questa veloce saga che di canonico non ha veramente nulla. Mi è balzata in mente perché in Sankta Alina della Faglia c’è una nobildonna che ha dei comportamenti simili alle “mamme” del manga.

Tornando a noi, Sankta Alina è stata una scelta un pò azzardata, perchè non ricordavo molto della trama di Tenebre e Ossa.

Ho scelto bene perchè anche se è stata una lettura veloce, mi ha colpito molto e con le sue note un pò cupe, mi ha ricordato un pò di storie che leggevo da bambina. Diciamo che è stato un salto nei ricordi, che non guasta mai.

Ho però scelto male, perchè Sankta Alina è Alina Starkov, la protagonista. Ora, non amo in maniera particolare fossilizzarmi sulle simpatie o meno dei personaggi però, meno la vedo e meglio sto. C’è da dire però, che Alina è effettivamente un personaggio ricco di sfaccettature.

“Alina was born in a settlement in Dva Stolba along the southern border with Shu Han. Like Mal, Alina’s family was most likely killed during the Border Wars. She spent most of her childhood in Keramzin before being taken to Duke Keramsov’s estate orphanage.

In Duke Keramsov’s orphanage, Alina and Mal are tested by Grisha examiners, but they display no sign of Grisha abilities. When she turns sixteen, Alina and Mal train as soldiers of the First Army at the military post in Poliznaya. Alina becomes a junior cartographer’s assistant and Mal becomes a tracker.

A year later, Alina and Mal’s regiments both end up in Kribirsk to cross the Shadow Fold together in a Sandskiff. During the crossing, they get attacked by volcra. Many soldiers die and Mal is almost killed. Before they get attacked again, Alina suddenly lets out a burst of light that kills the volcra in order to save Mal. The skiff makes it back to Kribirsk and Alina is then brought in to be questioned of the event by the Darkling. After the different survivors’ stories are told, Alina is then accused of being a Sun Summoner. The Darkling uses his shadow summoner powers to confirm that she is a Sun Summoner, a type of Grisha that had been thought to be extinct. The Darkling then immediately arranges for Alina to be brought to the Little Palace in Os Alta for safety.”

fonte

 

Capiamo quindi che Alina non ha avuto vita facile e proprio perchè sa cosa vuol dire vivere in un orfanotrofio, per mille vicissitudini ne diventa protrettrice. Il titolo comunque gli viene conferito dall’Apparat, il consigliere spirituale del re di Ravka. Il titolo è stato reso ufficiale nella chiesa di Ravkan ed è diventata la quattordicesima santa.

Menzione d’onore alle illustrazioni presenti nel volume (volume che comunque compare nella trilogia e che viene custodito proprio da Alina) che sono tutte estremamente belle e che vorrei poter appendere in studio. Insomma, una gioia per gli occhi!

Circondati di perzone che ami_Federica Bosco

Circondati di perzone che ami_Federica Bosco

Conosco Federica da diversi anni, ho avuto modo di incontrarla ad alcune presentazioni e nel tempo, ho avuto modo di leggere alcuni dei suoi libri. Non sempre siamo sulla stessa lunghezza d’onda, però posso dire che anche se tratta temi tutt’altro che semplici, nelle sue parole trovo sempre estrema delicatezza. 

Non lavora quindi con trame semplici, faili da gestire e da vendere. 

Non dimenticarlo mai, parla della storia di Giulia. 

Nel giorno del suo quarantanovesimo compleanno, capisce di voler diventare madre. Così, all’improvviso. Tutti sembrano remar contro di lei, sostenendo varie convinzioni che per carità, sono anche un pò condivisibili. 

Teresa, sua madre che non è mai stata madre, sostiene sia troppo vecchia. Per fare dei figli, ci vuole tempo ed energie, due cose che al momento scarseggiano per ovvi motivi. Le due amiche di sempre, Ambra e Sofia, si sentono oltraggiate da questo desiderio, dato che per una vita sono state fermamente contro l’istinto materno. Il lavoro che fanno, assorbe tutto il tempo a loro disposizione e mettere al mondo delle creature, vuol dire perdere il senno e sè stesse, perchè a quel punto la donna indipendente muore e nasce una madre, colei che si annulla per la prole. Il dottor Schuler, ginecologo super ricercato, non vede Giulia come una persona ma come “una tacca sulla cintura delle vittorie”. Il fallimento non è contemplato ma per fa sì che il corpo sia nuovamente adatto ad ospitare la vita, deve esser preparato adeguatamente con determinate terapie (senta tener del tutto conto dei rischi). Massimo, suo compagno da quattro anni ma che ancora vive in una casa differente, non sembra sentirsi pronto al nuovo progetto perchè insomma, non è un giovanotto e poi, non ne hanno mai parlato…

Insomma, Giulia non è esattamente circondata da persone stabili. Quanto posso incidere sul fisico e sulla mente, cose di questo genere?

Senza entrare troppo nel dettaglio, perchè sarebbe spoiler e questa non è una recensione, posso dirvi che MARONNA Sì. Partendo dal fatto che è vero, noi donne arrivate ad una certa età siamo meno certe di poter mettere al mondo dei bambini, il cervello ha un’impatto molto grosso sul nostro fisico. Qundi, se già abbiamo delle difficoltà, aggiungere lo stress non aumenta certamente le probabilità di vittoria. Basti solo pensare a tutte quelle ragazze che pur non avendo problemi fisici, pur non essendo sterili, non riescono a diventar madri. Spesso non ci riescono, perchè ci pensano troppo o perchè a monte, ci sono altri problemi. 

«E tu perché sei qui?»
«Mmh… buona domanda. In realtà non lo so ancora. Diciamo che è un supporto alla mia gravidanza un po’ complicata e tardiva, dicono tutti che ne ho bisogno.»
«Secondo me, dallo psicologo ci vanno quelli che non ne hanno bisogno, io penso che i miei ne avrebbero molto più bisogno di me», disse lui.
«È sempre così, ci si cura per sopportare meglio i matti intorno a noi.»
Poi lo chiamarono, mi salutò e si alzò.
Poco dopo fu il mio turno con la dottoressa Pastore.

Per fortuna però, Giulia ha degli alleati che le vogliono molto bene e proprio grazie a questa sua improvvisa voglia, troverà anche persone nuove pronte a sostenerla.

Dovremmo aver tutte un Aurelio personale.

Un’uomo che non solo sostiene la compagna in ogni momento, soprattutto adesso che stanno provando per la terza volta ad avere un figlio, ma che è presente anche alle sconosciute sole. Lo so, detta così suona malissimo ma quando vede per la prima volta Giulia, sola dal ginecologo ed in lacrime, non ci pensa due volte nel dargli conforto. E si renderà disponibile anche per qualsiasi altra cosa, perchè è fermamente convinto che una persona non possa affrontare tutto quello in solitudine. C’è la Dottoressa Pastore, psicologa che inizialmente non voleva, che le farà capire che perdona le persone con troppa facilità. Questa sua tendenza ha radici profonde, dai tempi in cui Teresa preferiva smollarla per andare a giocare, piuttosto che fare la madre. Ma non solo.

C’è anche il fratello più giovane, con la sua compagna. Due fari nella notte sempre pronti per lei ma anche la matrigna, che in fondo l’ha amata proprio come se fosse sua, perchè l’amore non conosce legami di sangue. In ultimo, Barbara, collega e amica che da subito le è vicina anche perchè ha in parte passato il calvario della maternità.

Insomma, Giulia non è sola ma la battaglia che deve affrontare non è solo legata all’orologio biologico che c’è in tutte noi.

Mentre bisbigliavo fra me e me per cercare di non lasciarmi andare alla tristezza e allo sconforto, una mano mi porse un fazzoletto.
Lo presi, mi soffiai il naso e mi asciugai gli occhi.
«Grazie», dissi.
«Prendi il pacchetto», aggiunse colui che me li stava porgendo. Un ragazzo sui quaranta con l’aria comprensiva.
Lo accettai con un sorriso lacrimoso e impacciato.
«È la prima ecografia?»
Annuii.
«Goditela allora, anche se non c’è nessuno con te è una cosa davvero molto intima e potente, quasi mistica. Noi uomini alla fine siamo sempre un po’ dei cazzari, non lo facciamo apposta, ma non capiamo mai la sensibilità quando ce n’è bisogno e poi ci mangiamo le mani. La prossima volta porta con te la tua migliore amica, così non avrai sorprese.»
Sorrisi.
«Come fai a sapere che il mio compagno mi ha dato buca?»
«Non hai idea da quanto tempo frequento questo posto, vengo molto più spesso qui che a vedere il Milan!»
«È molto che ci provate?»
«Un po’», rispose.

City of Ghosts_Quotes

City of Ghosts_Quotes

Papà sfoglia la pagina di un diario stropicciato e mugugna tra sé.
«Niente di interessante?» gli domando.
«C’è di tutto un po’» mi risponde. «Alcune sono semplici farneticazioni, altre sono cose più ragionevoli, ma tutti spacciano miti e leggende per fatti reali.»
La mamma sfodera un sorriso trionfante. «Le storie hanno potere» dice. «L’importante è crederci.»

Città di spettri di Victoria Schwab_Velo

«Biscottini?» mi propone la donna, porgendomi un piatto pieno di quelli che sono in tutto e per tutto cookies. Li chiami pure come vuole, l’importante è che possa favorire. Sto giusto per prenderne uno quando al piano di sopra risuona ancora il rumore di passi.
Stavolta tutti puntiamo lo sguardo al soffitto.
«Oh, non fateci caso» ci rassicura la signora Weathershire. «Probabilmente è solo mio marito.»
«Avremo occasione di conoscerlo?» le domanda il papà.
Alla padrona di casa scappa un risolino. «Lo escludo. Il signor Weathershire è morto all’incirca otto anni fa.» Il suo sorriso non accenna a spegnersi. «Tè?»

Papà dice che il mondo è in costante mutamento, ogni secondo di ogni singolo giorno, e con esso anche tutto ciò che contiene, il che significa che la persona che sei adesso è diversa da quella che eri al momento di iniziare a leggere questa frase. Incredibile, no? Succede lo stesso ai ricordi. (Per esempio, potrei giurare che l’orsetto di peluche che avevo da piccola era verde, ma a detta dei miei genitori era arancione.) Però, se immortali qualcosa in fotografia, quella resta immobile.
Adesso è come era prima e come sarà per sempre.

Non si pensa mai a quanto sia snervante il silenzio finché non ti avvolge.

Il mio compleanno ricorre alla fine di marzo, nel punto esatto in cui si sovrappongono le stagioni.
Quando il sole è tiepido ma soffia un vento freddo, quando gli alberi cominciano a fiorire ma il terreno ancora non si decide a disgelare. La mamma ama ripetere che sono nata con un piede in inverno e l’altro in primavera. È per questo che non riesco a stare ferma, ed è anche il motivo (sempre secondo lei) per cui vado continuamente a caccia di guai, perché non appartengo a nessun luogo.

Figure maschili: Padre Sean – Poet X

Figure maschili: Padre Sean – Poet X

Figure maschili: Padre Sean – Poet X

Poet X non porta con sè dei temi semplici.

Considerando il periodo storico in cui siamo, i movimenti di uguaglianza estetica, sessuale e politica sono all’ordine del giorno e tutti, a modo loro, estremamente spinosi.

Xiomara, la protagonosta di questa battaglia, è una ragazza giovane che sta iniziando a mettere in dubbio tutto quello che le è stato insegnato. Due mondi, quello della scuola e quello della chiesa, si scontrano con il suo carattere da guerriera. Nel corso di questo blogtour, sono stati affrontati molti argomenti interessanti; il Glass Ceiling, il Cat Calling, Forme di discriminazione ma anche la figura della donna. Quello che invece ha stupito me e di cui vorrei parlarvi, è una particolare figura maschile.

Padre Sean è il pastore che tutti dovremmo avere nella parrocchia vicino a casa.

Una delle tante tematiche del libro, è legata alla religione.

La madre di Xiomara è una credente talmente convinta che da giovane, avrebbe voluto prendere i voti ma, un matrimonio combinato, le ha impedito di raggiungere il traguardo. Capite bene che vivere l’adolescenza con una persona del genere, non è esattamente semplice, soprattutto se di indole si è dei guerrieri. Nel caso della donna, la religione viene vista e vissuta come privazione di tutto; niente fidanzati, niente vestiti troppo succinti, niente chiacchiere con persone considerate “pelandrone”, niente ballo, niente poesia, niente discussioni sul sesso. Insomma, il clichè della persona bigotta.

Eppure, in contrapposizione a lei, appena conosciamo veramente Padre Sean ci rendiamo conto che il suo modo di pensare e di porsi è tutto tranne che chiuso. Il bello della sua figura, è la comprensione che ha dei dubbi di Xiomara. Ricopre il ruolo di guida, senza giudicare quello che viene fatto.

In alcuni libri che ho letto, l’aura della chiesa viene spesso associata ad un qualcosa di negativo. Sono la prima a non pormi sempre bene nei loro confronti ma, l’idea generale è molto simile alla mia. L’accettazione passiva delle regole imposte da un tizio che dice di essere il figlio di dio e che si fa crocifiggere per salvarci tutti, è un qualcosa che porta a molte discussioni, soprattutto se prima ci viene detto che lui ama tutto e tutti tranne i gay, loro andranno all’inferno perchè amadre le persone dello stesso sesso è peccato. Ma non amava tutto e tutti?

Comunque, Padre Sean ci accoglierebbe a braccia aperte e intavolerebbe volentieri con noi una qualsiasi disquisizione e magari, dopo un pò ci inviterebbe a salire sul ring a far due tiri con lui.

Questo libro non abbonda di figure maschili. C’è il padre che è un ex donnaiolo (così dicono, ma non c’è mai conferma di questa cosa) ed ex amante del ballo (ha smesso perché induce a tentazione), il fratello gemello di Xiomara che ha già i suoi problemi, Aman il fidanzato segreto che cerca di spronarla a seguire la sua passione e Padre Sean, che la sprona. Solo questi ultimi due sono realmente incisivi, soprattutto l’ultimo. Lo so, mi sto ripetendo molto con lui, il fatto è che per me è assolutamente insolito rimaner così affascinata da una figura del genere e non potervi dire cosa fa alla fine del libro è una tortura, perché sarebbe la chiave perfetta per dipingere un’uomo così buono. Non che gli altri siano cattivi, il padre pur essendo poco incisivo per tutto il tempo, non si può certo bollare come figura negativa ma Padre Sean è una spanna sopra a qualsiasi cosa.

Nei prossimi giorni troverete la mia recensione (fuori evento, perché comunque il libro non mi è piaciuto) ma vi consiglio comunque di leggere il libro, anche solo per ricordarvi cosa voglia dire essere un’adolescente pieno di dubbi e cosa significhi essere una donna con tanta voglia di esser libera di essere se stessa.

Piranesi

Piranesi

Piranesi di Susanna Clarke
  • Personaggi 80% 80%
  • Worldbuilding 90% 90%
  • Fluidità 75% 75%
  • Cover 70% 70%
  • E il finale 70% 70%

Piranesi

Recensione: Febbraio inizia bene, anche se in modo decisamente insolito. 

Piranesi e l’Altro sono gli unici esseri viventi nella Casa. Questo luogo, è composto da immensi saloni e mille finestre, una quantità incalcolabile di statue e nuvole, pioggia e sole, mare e animali. La Casa sembra vivere quasi di vita propria, con leggi completamente sconosciute all’uomo ma a cosa importa tutto questo, se ci sono solo due persone e tredici Morti? 

Parlare di questo libro, senza fare degli spoiler, mi risulta impossibile. 

Impossibile perché è estremamente contorto e parte delle mie perplessità, arrivano verso metà libro quando Piranesi incontro per la prima e ultima volta il Profeta. Chi è costui? Eh, mica ve lo posso dire.

Quindi mi tocca trattenermi, fino a che non vedrete la parola spoiler in grade. E rossa.

Da quel momento in poi, io non mi assumo più responsabilità.

Vi avverto però che ci sarà anche una fine e da quel momento in poi, una piccola nota personale sulle statue.

Piranesi è un ragazzo di circa trent’anni, che vive in questo immenso palazzo composto da mille stanze. Il numero vero è ignoto, data la vastità del luogo. Non gli è ignoto però come sopravvivere degnamente lì dentro, infatti con molto impegno e costanza ha trovato il modo per nutrirsi e nel proteggersi durante le maree. Sì, le maree.

La casa ha moltissime finestre che la rendono luminosa ma al suo interno, possono esserci nuvole o la pioggia ma anche vento e allagamenti dettati dalle mareggiate. Fuori il cielo, dentro un mondo. Il ragazzo sembra aver maturato anche un legame con gli animali che vivono lì, nutrendosi il giusto e portando rispetto per tutto il resto.

Oltre a lui, ci sono tredici scheletri, presumibilmente dei vecchi abitanti del posto. C’è però una seconda persona viva; l’Altro. L’uomo, molto più grande di Piranesi, sembra essere completamente assorbito dalla ricerca della suprema intelligenza che a suo dire, donerebbe grandi poteri. Sarebbe inoltre un loro dovere morale ritrovarla, dato che gli antichi la usavano ma nel tempo fu andata persa. Bisognava tramandarla alle future generazioni. 

A scombinare il loro equilibrio, fatto di ricerca e meticolosità, subentra una “sedicesima” persona, che sembrerebbe aver il potere di far impazzire chi lo ascolta e secondo l’Altro, Piranesi sarebbe in pericolo dato che pur essendo molto intelligente, ha una mente non priva di amnesia e fragilità. Ma sedici sembra esser scaltro e riesce ad installare nel ragazzo dei dubbi che lo porteranno a riprendere in mano l’indice dei suoi vecchi Diari, e scoprire così che in passato sembra esser stato vittima di forte follia. Perché solo un folle scriverebbe di un immaginario mondo affollato di persone al di fuori della Casa. No?

Scienza e misticismo si fondono in un’unica realtà, trovando la giusta collocazione per ogni cosa, come se tutto facesse parte di un grande piano. 

Ma è così, solo per chi sa aprire la propria mente. 

Come dicevo, non è una situazione semplice. Piranesi è un libro che viene considerato Fantasy e Horror, ma secondo me è anche un Thriller antropologico (?) perché tratta anche temi dell’evoluzione umana e sociologica. Insomma, non è un libro che tratta solo la branca della magia con tinte cupe. Piranesi è molto di più.

Rimanendo quindi sul generico, se piacciono i temi che ho appena citato, allora è il libro che fa per voi. Un pò strano all’inizio ma decisamente interessante.

SPOILER

Quindi. 

Oltre ai personaggi sopra citati, ci sono i tredici Morti. Piranesi trova le loro ossa un pò sparse per il Labirinto (si, l’ho chiamata Casa fino ad ora ma anche Labirinto è un nome azzeccato dati i livelli e la complessità dei percorsi che si possono intraprendere. Diciamo che il filo rosso di Arianna in questo caso sarebbe una delle poche soluzioni adeguate per non perdersi) e per un senso di protezione e reverenza, decide di prendersi cura di loro. Li va a trovare e porta delle offerte, in modo da non farli sentir soli. Questo aspetto ha il potere di far tenerezza, ma anche di farmi accapponare la pelle. Tra di loro c’è anche “l’infante ripiegato” che Piranesi immagina possa essere una bambina e per un certo periodo (ma ora che ci penso, non ne parlerà più e quindi potrebbe esserne ancora convinto) crede che la Casa l’avesse originariamente destinata a diventar poi sua moglie. Ho trovato il dettaglio vagamente morboso anche se non tocchiamo mai l’argomento della sessualità. 

Quello che più mi ha fatto impazzire in tutta questa storia, è la mancanza di dubbi che ha Piranesi. 

L’Altro, che già puzzava di bestia di satana al primo sguardo, ha dei comportamenti a dir poco sospetti che però vengono accettati come cose assolutamente normali. Questo mi ha fatto pensare che ci fosse di sottofondo la paura di rimaner solo ma visto e considerando che al mondo c’erano solo loro, come fa a conoscere il concetto di solitudine? Tra l’altro, perché la casa offriva ad uno solo la pesca come sostentamento e all’alto, cibo più elaborato? Come poteva non domandarsi come mai l’Altro avesse sempre dei vestiti fatti su misura mentre lui, aveva sempre le stesse cose? Tra tutte però, la peggior domanda per me è stata “COME FAI A SAPER SCRIVERE E LEGGERE, SE L’ALTRO NON TE L’HA MAI INSEGNATO”? Credo che questo dubbio sarebbe stato il primo a venirmi in mente. Da un lato sono domande stupide, perché quando scopriamo che Piranesi anni prima venne rapito, una parte di lui si addormentò come auto difesa ma trovo assolutamente incredibile che sia cambiato dall’oggi al domani.

L’unico dettaglio negativo di questo libro, sono le domande a cui non so dare risposta.

Perché l’Altro ha portato lì Piranesi? Solo per usarlo come cavia durante la ricerca?

Chi sono veramente i Morti che vengono trovati? 

Come fa ad esserci lì un bambino? Che sia figlio di uno dei Morti?

Perché il Profeta, che ha dato inizio a tutto quanto, una volta trovato il passaggio tra i due mondi non ha semplicemente smesso di fare ricerche e sfruttare gli studenti che gli credevano? L’uomo che ha rinchiuso, aveva lo scopo di fare delle ricerche come poi ha fatto Piranesi? Anche lui era alla spasmodica ricerca della massima sapienza?

Perché Piranesi ha una veloce connessione con il suo vecchio mondo? A che pro?

Quelle meravigliose statue? Da dove arrivano? 

A Proposito di statue, adesso la smetto di spoilerare e vi parlo un momento di loro.

FINE SPOILER

Un aspetto estremamente predominante del libro, è la quantità di statue presenti in ogni salone e quindi in tutto il labirinto. 

Piranesi, in un moto di professionalità scientifica, decide di catalogarle tutte in modo da poter lasciare ai posteri in dono il suo sapere. Lo affascinano talmente tanto che ricorda la collocazione di quasi tutte e grazie a loro, in alcuni momenti riesce a “vivere meglio”. Trova conforto in loro. 

Quello che mi ha affascinato, è il misticismo che le avvolge. 

Chi le ha portate lì? Chi le crea? Esiste un architetto? Lo stesso che ha creato il Labirinto? Oppure si formano in modo autonomo? 

Da sempre, le statue hanno esercitato fascino a chi le guardava. L’immobilità di un momento, fermato per l’eternità nel marmo. Sono portatori di fascino ma anche di sapienza, essendo loro delle riproduzioni di qualcosa di assolutamente fantastico. La bellezza di una donna che cura con amore delle api, la magnificenza di un elefante, la tranquillità di un fauno ma anche l’intimità di due re che giocano a scacchi. Persone di scienza mentre studiano, artisti mentre compongono o l’amore incondizionato di una madre verso i figli. 

Nel Labirinto rimarranno impressi per l’eternità degli attimi perfetti. 

La soluzione che ho trovato più poetica, la dice lo stesso Piranesi quando incontra il Profeta. Quelle statue vengono formate dal sapere delle persone, come i tunnel che forma l’acqua nel terreno quando piove. Non è una certezza, ma un’idea che sposo più che volentieri.

INFO

Autore: Susanna Clarke
Pagine: 300
Prezzo: € 15.67
Uscita: 04/02/2021
Genere: Fantasy; Horror
Casa Editrice: Fazi

TRAMA

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancoratroppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.