L’Astrolabio. L’atlante del cielo

L’Astrolabio. L’atlante del cielo

Edward Brooke – Hitching è un appassionato di carte geografiche.

Lo si evince dal fatto che in italia siano arrivati L’atlante immaginario. Quando le mappe raccontavano sogni, miti e invenzioni, Atlante degli esploratori. Viaggi, imprese e scoperte leggendarie nelle mappe più belle della nostra civiltà e L’atlante del cielo. Le mappe più belle, i miti e le meraviglie dell’universo, di cui ho l’approfondimento oggi.

In questo volume, fatto di mappe e invenzioni ormai antiche, ci addentriamo nel campo dell’archeoastronomia; ovvero una combinazione di studi astronomici e archeologici.

La cosa stupenda di questo volume, è la cura e l’attenzione delle immagini e dei disegni che compongono i vari tipi di “cielo”. Dall’antico al Medievale, passando per quello Scientifico fino ad arrivare a quello Moderno, entriamo in un mondo lontanissimo ma allo stesso tempo anche molto vicino..

Visto e considerando che sono una persona alquanto bizzarra, quando ho dovuto scegliere di cosa parlare, mi sono buttata a capofitto sull’Astrolabio. Sembrerà un pò strano da dire, ma ho una piccola riproduzione come portachiavi che custodisco gelosamente da molti anni. Non so per quale assurdo motivo mi sia venuto per le mani, sinceramente non me lo ricordo, però è lì vicino al letto e quindi mi sembrava normale andar su quello.

Ma cos’è l’astrolabio?

L’astrolabio è un antico strumento astronomico tramite il quale è possibile localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti come il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle. Può anche determinare l’ora locale conoscendo la latitudine, o viceversa.

Santo Wikipedia ci fornisce una spiegazione veloce e cristallina.

Quello che ho scoperto grazie al libro, è che “Gli astronomi musulmani trasformarono l’astrolabio in un formidabile congegno computazionale, aggiungendovi scale angolari e indicatori per l’azimut (l’arco dell’orizzonte misurato in senso orario dal punto sud) e usandolo per calcolare i tempi delle levate del Sole e delle stelle fisse, oltre che come aiuto per programmare le ṣalāt (preghiere del mattino) e determinare la qibla (indica la direzione della città di La Mecca).” mentre io ero ferma all’idea che fosse un’invenzione dei marinai per non perdersi, considerando che in mezzo al mare ai tempi non c’era la possibilità di orientarsi con il gps (qualche volta nemmeno adesso).

Su questo congegno, ci sarebbe molto da dire ma sono cose prettamente tecniche. La bellezza non giustifica completamente la noia del funzionamento.

Eppure, non riesco a resistere al fascino dell’idea che l’astrolabio sia alla fine una mappa bidimensionale del cielo, con segnate le stelle fisse più visibili. La cura e la ricerca per creare un oggetto così è magistrale ma non abbiamo la certezza di quanto sia veramente vecchio. Da quanto tempo, nel periodo di Tolomeo, erano in circolazione? Quali erano i primissimi astrolabi?

Mentre ero alla ricerca di qualche informazione più succosa, sono incappata nel Notturlabio; strumento simile all’astrolabio, utilizzato in passato dai naviganti per determinare l’ora durante la notte, sia pure con un grado di precisione molto modesto, qualora fosse nota la posizione di tre stelle. Ed ecco che sempre grazie a Wikipedia, scopro che in realtà in casa ho un notturlabio e non un astrolabio come invece credevo.

Tra le varie cose, ho scoperto (oddio, passatemi il termine) che l’astrolabio ha un certo potere magico, ma non di quelli buoni.

Pare che Torino sia riconosciuta come città con un’alta concentrazione magica sia del bene che del male. Per chi ci crede, non può certamente non andare a visitare Piazza Statuto (pregna di magia nera, dato che sorge sopra val occisorum, ovvero valle degli uccisi) e ammirare il monumento del Frejus. Alcuni esperti pensano che l’angelo in cima sia la rappresentazione di Lucifero ma oltre a quello c’è anche l’obelisco geodetico e situato in cima, abbiamo il nostro astrolabio.

Insomma, per quanto possa sembrare un libro per pochi o solo da tener in libreria per la sua bellezza, in realtà è tutto un mondo da scoprire.

L'Atlante del cielo di Edward Brooke-Hitching_Astrolabio antico
L'Atlante del cielo di Edward Brooke-Hitching_Monumento del Frejus Torino
Una carta dei tarocchi a ogni personaggio

Una carta dei tarocchi a ogni personaggio

Una carta dei tarocchi a ogni personaggio

Re di Spade_King of Swords_In fuga da Houdini

Jian Yu, il lanciatore di spade del Circo al chiaro di luna.

Jian sembrava granitico quanto l’armatura che indossava. La maschera Jian sembrava granitico quanto l’armatura che indossava. La maschera d’argento gli copriva completamente un occhio, mentre sull’altro lato terminava in una serie di spuntoni abbastanza acuminati da lacerare la carne.Sembrava quasi che una corona di spade si fosse fusa e ricomposta direttamente attorno alla sua testa. Era la personificazione della carta dei tarocchi del Re di spade, e il costume che indossava lo rispecchia alla perfezione.

Un uomo con una scintillante corona in testa impugna una spada: è il Re di Spade dei Tarocchi. Il suo sguardo è autorevole, quasi arrogante. Il suo volto è austero, non lascia trasparire nessuna emozione. Il trono è ricco di immagini, di putti, di sculture. Il cielo è chiaro, ma solo nella sua parte superiore, nella parte bassa invece sono presenti delle nuvole che lasciano presagire l’inizio di un temporale. Questo divario fa ben emergere il contrasto tra la chiarezza mentale e il rigore del Re da una parte, e le conseguenze negative a cui questa rigidità può condurre dall’altra. Gli alberi ritratti nella carta del Re di Spade degli Arcani Minori dei Tarocchi sullo sfondo appaiono immobili: essi sono il simbolo della rigidità e dell’aspetto severo del re.

Anishaa, la sputafuoco del Circo al chiaro di luna.

«Il suo costume dovrebbe rappresentare il ghiaccio».
In effetti lo ricordava molto: i capelli argentati, raccolti in una spessa treccia fissata in cima alla testa, richiamavano i lustrini cuciti sul corpetto. Le parti scoperte del corpo – braccia, mani, viso e la pelle delle clavicole– erano tinte di un bianco-azzurrognolo. Faceva pensare a una creatura scolpita nel ghiaccio che giocava pericolosamente con il fuoco, e guardarla metteva una certa agitazione. Il cappello a cilindro e il corsetto erano di un bianco tanto puro che pareva azzurro ghiaccio. In realtà, dopo un’osservazione più accurata, individuati i sottili fili azzurri che, intrecciati a quelli argento, decoravano l’intera mise. Persino i suoi occhi – che s’intravede da due grossi fori nella maschera – sfoggiava un trucco nei toni del blu e dell’oro, mentre le ciglia erano di un bianco accecante. Sembrava Una stella ghiacciata.
Anishaa sollevò uno dei bastoni in fiamme e soffiò energicamente, sputando fuoco come un drago.

È un’immagine davvero sui generis quella dell’Asso di Bastoni dei Tarocchi. Una mano spunta fuori da una nuvola per afferrare un bastone pieno di germogli. Il cielo è sereno e terso. Le foglie fluttuano nel vento, ma si tratta di un vento labile, non furioso. Lo dimostra la staticità degli alberi sottostanti. A sinistra, un castello sporge su una rupe. Tutto, in questa carta, ha un significato simbolico pregnante.

Asso di Bastoni_Ace of Wands_In fuga da Houdini
L Imperatrice_In fuga da Houdini

Cassiopea, trapezista del Circo al chiaro di luna.

Mi concentrai di nuovo su Cassiopea, che volteggiava da un trapezio all’altro eseguendo eleganti capriole in aria come se fosse una stella cometa. I capelli che le ricadevano sulle spalle ricordavano incantevolicascate di platino che ben si sposavano con il suo aspetto etereo. Era bella da togliere il fiato.

Emblema dell’amore e della femminilità. La Terra è il suo elemento e le parole chiavi che la contraddistinguono sono creatività, maternità, fecondità, passione, amore ed abbondanza. La carta ha il numero III, che nasce come contrapposizione tra estremi opposti.

Sebastián Cruz, contorsionista del Circo al chiaro di luna.

Lanciai un’occhiata a Liza, che scuoteva la testa sbigottita. «Lui è SebastiánLanciai un occhiata a Liza, che scuoteva la testa sbigottita. «Lui è SebastiánCruz. I suoi numeri sono famosissimi.» Si sporse verso di me con aria circospetta. «Mi hanno raccontato che mette a frutto il suo talento nascondendosi nei bauli delle amanti quando i mariti ignari tornano a casa.»Le diedi uno schiaffetto sul braccio. «Ma è tremendo!»«Tremendamente scandaloso.» Liza sogghignò. «Si dice che si sia cacciato in qualche guaio qui a bordo. È per questo che lo chiamiamo lo Ierofante,o il Papa: qualcuno lassù deve volergli molto bene, dato che riesce sempre a farla franca!»

Spicca la figura sacerdotale in primo piano con due monaci in basso, di spalle, che ascoltano ciò che il religioso davanti a loro dice. E’ la carta dei tarocchi che allude all’insegnamento. I due monaci sono abbigliati con tuniche a disegni floreali, rose rosse per uno e gigli bianchi per l’altro. I gigli sono la purezza, le rose sono l’amore divino.

Il Papa_In fuga da Houdini
Il Matto_In fuga da Houdini

Andreas, mistico e indovino del Circo al chiaro di luna.

«Spiegami perché lo chiamano il Matto.»
«Perché sostiene di avere uno specchio magico che predice il futuro sentimentale della gente.» Liza scosse la testa. «La cosa triste è che lui ci crede veramente. Gli ho concesso più volte di farmi una lettura, ma non ha mai saputo dirmi chi sarà il mio futuro marito. Tutto ciò che vedevo era la mia immagine distorta e un disgustoso ammasso di ragnatele. Davvero Inquietante, altroché!»
«E perché Mefistofele lo fa lavorare, se non è bravo?»
Liza mi guardò come se avessi pronunciato la madre di tutte le sciocchezze.«I suoi numeri di chiaroveggenza sono tra i più richiesti. C’è sempre un gran viavai nella sua tenda… Accende l’incenso, parla con un sinistro accento bavarese. Inoltre…» mi diede una gomitata nelle costole, «ha un certo fascino.Non è bello da togliere il fiato, però non è uno che passa inosservato.»

Il personaggio è raffigurato in diverse maniere a seconda del mazzo di carte, ma impersona sempre una situazione di movimento, con il suo cagnolino appresso che lo segue in ogni situazione. Indossa un abito variopinto, con un berretto a sonagli simile a quello dei buffoni di corte. Un fagotto con le sue cose ed un bastone che lo aiuta nel suo peregrinare.

L’idea è quella di una persona che cammina senza avere una meta ben precisa. Irrazionalità, stravaganza, incoscienza, caos. L’eterno cercatore, istinto, imprudenza, ribellione, ingenuità sono le condizioni comportamentali a cui si rifà. Allude ad una situazione in cui l’obiettivo principale è rappresentato dalla ricerca della verità e della conoscenza.

Mefistofele, il mago del Circo al chiaro di luna.

Mefistofele riemerse da una nuvola di fumo come un vero e proprio demone. Sorrise sornione alla platea, poi rivolse un cenno a qualcuno dietro le quinte. Al suo comando, il sipario si spalancò e Jian, Liza e Isabella Tornarono di corsa sul palcoscenico, prodigandosi in grandi inchini e pompose riverenze. Il pubblico fischiò e applaudì calorosamente, alcuni dei passeggeri si misero persino a battere i piedi per terra, mentre altri sfilarono i fiori di serra dai vasi e li lanciarono sul palco. Non trovavo la forza di unirmi al loro entusiasmo.
Mi concentrai sul fuoco che ardeva negli occhi del cavaliere. Il mio amico lo aveva terribilmente infastidito, e lui non sembrava il tipo di persona a cui piaceva fare la figura dello stupido. Un muscolo della sua mascella si contrasse quando posò l’attenzione su Thomas.

Quella del Mago è un’immagine decisamente tradizionale nelle piazze medievali d’Italia.

In alcuni mazzi può sembrare il giocoliere, ma non lo è. Soprattutto nei tarocchi marsigliesi dà questa impressione, visto che è raffigurato con un costume quasi da giullare, con un gran cappello in testa, in piedi dietro un tavolo su cui sono appoggiate le coppe, i coltelli ed i dadi. In mano ha una bacchetta.

Questi simboli fra i tarocchi on line rappresentano i quattro elementi, e cioè, nell’ordine, acqua, aria, terra e fuoco.

Il Mago_In fuga da Houdini
L Eremita_In fuga da Houdini

Audrey Rose Wadsworth.

«E se le carte non diranno nulla?»
«Lo faranno. Chiudere gli occhi e concentrarsi su una singola domanda può essere d’aiuto» mi spiegò Andreas. «Come reputate voi stessa e il cammino che avete intrapreso? Soffermatevi solo su questo aspetto, chiudete gli occhi e mescolate. La risposta verrà da sé.»
Ubbidii in preda a una moltitudine di emozioni, tra cui l’imbarazzo.
Era da illusi credere che le carte potessero rivelarmi qualcosa di me stessa che ancora non sapevo. Il fatto di aver pensato che farmi predire il futuro fosse una buona idea era la prova lampante di quanto quello stupido circo avesse annebbiato il mio giudizio. Forse Andreas veniva chiamato il Matto in onore delle persone che riusciva ad attirare nella sua tenda,come la sottoscritta.
All’improvviso, sentii un leggero strattone al centro del petto, una sorta di debole resistenza nel momento in cui volevo passare alla carta successiva.
Spalancai le palpebre. Come diamine era…

Un uomo che si trova sulla cima d’una montagna. Completamente vestito di grigio, un bastone per aiutarsi nel cammino ed una lanterna per vedere questo cammino, per non percorrere la strada al buio.

Thomas James Dorin Cresswell.

Sempre sensibile alla mia presenza, Thomas alzò subito il capo. Una fiammata mi divampò nel petto quando i nostri sguardi si incrociarono.Disse qualcosa allo zio, spinse indietro la sedia e fu al mio fianco in un batter d’occhio, il braccio già teso verso di me. Il cuore palpitò più forte quando avvertii il suo tocco.
«Signore, siete una visione celestiale stasera.» Si mise una mano intorno all’orecchio e inclinò la testa. «Sentite anche voi questo rumore? Credo Siano i cuori di tutte le dame nella sala che si infrangono in mille pezzi. Attente a dove mettete i piedi, non vorrei calpestate i cocci insanguinati.»
Inarcai un sopracciglio. «Dici sul serio? “Cocci insanguinati”?»
«Come puoi biasimarle per essere invidiose? Anch’io sarei follementegeloso di me. In effetti, pensavo proprio di sfidarmi a duello, una volta terminata la cena.» Thomas sorrise e ci accompagnò al tavolo risparmiandoci ulteriori battute. A volte i suoi modi erano così raffinati, così squisitamente regali, che faticano ad accettare di avere di fronte lo stesso giovane a cui tutti avevano dato dell’automa durante le indagini sullo Squartatore.

Gli Amanti sono un trio, un ragazzo in mezzo a due donne, di cui deve sceglierne una. Una è il vizio, l’altra la virtù. Un cupido li sovrasta, pronto a scagliare la sua freccia, ricordandoci che a volte bisogna andare oltre la passione ed il desiderio, ma che tenga in buona considerazione il benessere individuale.

Il primo concetto della carta degli amanti è legato al piacere, oltre che all’amore e ad una scelta. Il giovane uomo è invece la dolcezza.

Gli Amanti_In fuga da Houdini
In fuga da Houdini di Kerri Maniscalco

QUINTO CERCHIO: iracondi e accidiosi: canto VII, VIII e IX

Dante Alighieri, è stato un poeta, scrittore e politico italiano.

A partire dal XX secolo e nei primi anni del XXI, è entrato a far parte della cultura di massa, ed è stato stabilito dal governo e dal parlamento che il 25 marzo sia il giorno finalizzato al culto di Dante, istituendo dal 2020 il cosiddetto Dantedì.

Inferno di Dante Demoni Inferno di Dante Inferno di Dante Mostro

Oggi, in un certo qual modo, stiamo festeggiando un personalissimo Dantedì. No, non vi proporrei mai la recensione della Divina Commedia, perché detto tra di noi, non ho le competenze per rendere giustizia ad un’opera del genere.

Però, come vi ho già accennato QUI, insieme ad un gruppo di Blogger abbiamo deciso di fare degli approfondimenti sulla nuova edizione, edita da Mondadori.

Come si può immaginare, arrivare ad architettare tutto in modo corretto, non è stato facile e il lavoro che abbiamo svolto, ci ha portato a seguire un percorso spinoso. Ma di cosa vi parlerò oggi?

   Or discendiamo omai a maggior pieta; già ogne stella cade che saliva quand’ io mi mossi, e ’l troppo star si vieta».    Noi ricidemmo il cerchio a l’altra riva sovr’ una fonte che bolle e riversa per un fossato che da lei deriva.    L’acqua era buia assai più che persa; e noi, in compagnia de l’onde bige, intrammo giù per una via diversa.    In la palude va c’ha nome Stige questo tristo ruscel, quand’ è disceso al piè de le maligne piagge grige.    E io, che di mirare stava inteso, vidi genti fangose in quel pantano, ignude tutte, con sembiante offeso.    Queste si percotean non pur con mano, ma con la testa e col petto e coi piedi, troncandosi co’ denti a brano a brano.    Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedi l’anime di color cui vinse l’ira; e anche vo’ che tu per certo credi che sotto l’acqua è gente che sospira, e fanno pullular quest’ acqua al summo, come l’occhio ti dice, u’ che s’aggira.    Fitti nel limo dicon: “Tristi fummo ne l’aere dolce che dal sol s’allegra, portando dentro accidïoso fummo: or ci attristiam ne la belletta negra”.    Quest’ inno si gorgoglian ne la strozza, ché dir nol posson con parola integra».    Così girammo de la lorda pozza grand’ arco, tra la ripa secca e ’l mézzo, con li occhi vòlti a chi del fango ingozza.    Venimmo al piè d’una torre al da sezzo.

Inferno di Dante Iracondi

Ho scelto il quinto girone, quello dedicato agli Iracondi e gli Accidiosi.

Ecco, devo ammettere che non sono un pozzo di scienza, e fino agli Iracondi non ho avuto problemi nel capire di chi stessimo parlando ma, per gli Accidiosi… beh, ho cercato il significato su Wikipedia.

“L’accidia o acedia è l’avversione all’operare, mista a noia e indifferenza.”

Quindi, il sunto dei sunti (o il bigino del bigino) è che Dante, in questo caso condanna “Uno esplode nella violenza, cercando di distruggere tutto, l’altro si autocommisera, finendo per distruggere se stesso.” e se ben ci pensiamo, questi due comportamenti sono ancora molto presenti ai giorni nostri.

In molti ambiti, lavorativi e relazionali, questi comportamenti vanno a braccetto.

Basti pensare ad un Capo molto irascibile che non si cura di chi lo circonda e al galoppino che subisce, conscio di subire un torto ma che non cerca di trovar rimedio.

Oppure, nell’equilibrio di una coppia, possiamo trovare un carattere molto forte e violento (che la cronaca ama definire “passionale”) che tiene sotto di sé un animo più chiuso, quasi apatico verso la vita.

O ancora, un filone politico che crede nel “solo ripagando il torto con la stessa moneta, si può lavare l’onta subita” rispetto agli oppositori (ma non sempre) che pur avendo un’opinione diversa, osservano lo sfacelo che si compie davanti ai loro occhi, convinti che anche intervenendo non riuscirebbero a cambiar le cose a lungo termine.

Gli Iracondi, che vengono posti nella parte alta del fiume Stige mentre si scontrano tra di loro in malo modo e son spogli dei loro vestiti, ad oggi in alcuni ambiti sono figure osannate, approvate dal popolo e spesso, giustificate dall’opinione pubblica.

Come accennavo sopra, quelli che ricadrebbero in quel girone, sono prettamente persone che decidono di seguire un certo stato d’animo.

«Non tramonti il sole sopra la vostra ira»

Nella psicologia, provare dei sentimenti negativi come l’odio, non è di per sé una cosa nociva. Siamo esseri umani e come tali, ci è impossibile rimaner puri sotto ogni punto di vista. Per una piccola parte però, è il sentimento giusto per trovare lo slancio e arrivare a migliorarsi e concentrarsi su sé stessi ma, quando si rimane ingabbiati dentro quel sentimento, quando diventa uno stile di vita, allora se ne diventa irrimediabilmente schiavi.

Distruzione di chi ti circonda, invidia per le cose altrui, odio verso una cultura o una ideologia.

Negli ultimi anni, con l’avvento dei molti social, questo sentimento sembra essersi quadruplicato. Un tempo, quando la comunicazione era limitata e l’opinione pubblica era circoscritta al luogo in cui si viveva, certi modi di fare venivano arginati e sedati con l’ausilio della religione (anche se nel corso del tempo ha perso “potere”) e/o la legge (nell’imaginario attuale, per la maggior parte del tempo viene spesso vista come una giustizia impari e corrotta). Non che si vivesse in un periodo di grande amore, tutt’altro, ma tante cose venivano nascoste “sotto il tappeto” perché considerate un’onta di famiglia. Certo, i casi di odio non mancavano.

Oggi comunque, dato che internet è diventato usufruibile in modo semplice e veloce, al poso di esser sempre un mezzo vantaggioso, si è rivelata un’arma a doppio taglio.

In alcuni casi, per una questione di privacy o per il semplice fatto che non ci si è mai posto il problema, si può interagire con altri utenti nel completo anonimato e senza esser rintracciabili (es. telegram). Così, far circolare commenti pieni di astio o notizie con incitamento all’odio (magari su basi di eventi falsi) è molto più semplice, e visto che il bacino d’utenza è molto ampio, dato che adesso quasi tutto il mondo può interagire in modo simultaneo, molti pensieri trovano terreno fertile. Com’è comprensibile, non essendo tutti uguali, certe persone sono meno pericolose di altre. Mentre da un lato magari abbiamo il razzista che scende in piazza e picchia il mal capitato di turno, dall’altra abbiamo il commentatore folle, che lo applaude e lo incita a proseguire, tranquillo del fatto che tanto, non subirà alcuna ripercussione.

Appena sotto agli Iracondi, nel fiume Stige abbiamo anche gli Accidiosi, coloro che in vita hanno vissuto subendo ogni evento.

Tommaso d’Aquino, definisce questa condizione come «tristezza profonda, che deprime l’animo dell’uomo al punto che non desidera più fare niente».

Ci sono molti pensieri contrastanti in questo senso. Chi sono alla fine, i peccatori di questo girone e perché non è facile incasellarli?

“Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO, in inglese World Health Organization ovvero WHO) la depressione colpisce 322 milioni di persone nel mondo e, quindi, è un’importante causa di disabilità planetaria, con un aumento del 18% di depressi stimato tra il 2005 e il 2015.” Quindi, dovremmo esser tutti dei peccatori?

Come per il sentimento dell’Ira, anche in questo caso Dante voleva far passare il messaggio che essere “accidiosi” è un peccato solo quando è una scelta.

Una persona che soffre di depressione, che si sminuisce perché non ha fiducia in sé stesso, è solo una persona problematica che andrebbe seguita e aiutata (un tempo, queste persone venivano rinchiuse per esser curate mentre oggi, spesso vengono lasciate in balia dei propri problemi e sminuiti, perché scambiati come semplici nullafacenti o bisognosi di attenzioni). Invece, avete presente il galoppino di prima, che non fa nulla per migliorare la sua situazione? Ecco, un Accidioso è colui che si “siede” e vive dentro di sé una rabbia muta e al di fuori, subisce passivamente.

Qui troviamo le persone in gabbia, a cui è stata aperta la porta ma che sono così abituate alla loro condizione svantaggiosa che non escono, non abbandonano ciò che conoscono e che più comunamente parlando, passano da Vittime volontarie a Carnefici, facendo soffrire chiunque si avvicini.

Rimanendo in parallelo con gli Iracondi, dato che Dante li mette in coppia e li pone uno sopra l’altro, gli Accidiosi sono gli utenti social che osservano tutto ma non agiscono, non prendono una posizione. Un po’ come il detto “Tengo famigliaè infatti utilizzata, anche come “frase a effetto”, per indicare la giustificazione in base alla quale l’ethos di un individuo, di un’intera società, o di un suo sottoinsieme, è un alibi in grado di neutralizzare, giustificare o accettare alcuni comportamenti (azioni, ma anche omissioni) che sarebbero altrimenti moralmente disdicevoli, o ignobili, o perfino fortemente devianti. La frase considerata emblematica di una sorta di “vizio morale” che prospera in Italia (ma anche altrove) che comporta lo scendere a patti con la propria coscienza, l’indulgere al fatalismo della “compromissione” morale (e non di un altrimenti legittimo “compromesso”), in ossequio a “ipotetiche istanze superiori”.

Prendetevi quindi un momento per guardarvi dentro, fate un respiro profondo e datevi per una volta alla meditazione. Volete veramente passare l’eternità a viver male? Tra l’esser con il naso a fior di melma, litigando con il vostro vicino senza distanze di sicurezza o l’esser sul fondo, a sopportare sulle vostre spalle gente che non sta mai ferma? Vale la pena vivere adesso senza regole, con la quasi sicurezza che lo stato non farà nulla, per poi pentirvene dopo? Ricordiamoci che Dante, per un torto subito o che considerava tale, ha creato dei gironi per questi soggetti.

Dovremmo sperare di non vivere nella stessa epoca di una persona così, o almeno, di non incontrarlo mai per non correre il rischio di rimaner nella sua memoria. Ma si sa che la sfiga ci vede benissimo.

La Luna, La Papessa, Il Diavolo

La Luna, La Papessa, Il Diavolo

In alcune interpretazioni, il gambero nello stagno rappresenta l’inconscio o l’immaginazione che emerge verso percorsi difficili e pericolosi (il passaggio tra i due cani e tra le torri verso luoghi minacciosi). Altri invece interpretano l’animale come un granchio, facendo riferimento al segno zodiacale del cancro il cui pianeta di riferimento è proprio la luna; seguendo sempre questa interpretazione i due cani sarebbero a loro volta due costellazioni: il Cane maggiore e il Cane minore, mitologicamente i guardiani e protettori del satellite.

A ben guardare le gocce che sembrano piovere sulla terra compiono invece il movimento contrario: ascendono verso l’astro come se attirate da esso, questo sta a significare che l’Arcano non si muove dal mondo circostante all’uomo ma, al contrario, dall’uomo verso l’esterno. Ci parla dunque di energia, inconscio ed emozioni.

LA LUNA
Paura, inquietudine

La Papessa viene generalmente raffigurata come una sacerdotessa o una monaca che indossa un copricapo, una veste e un mantello. Un simbolo simile ad una croce può apparire sul copricapo oppure sulla veste; nei tarocchi Visconti-Sforza la croce appare su un bastone impugnato dal personaggio. Il copricapo generalmente è una triplice corona (tiara). In mano tiene un libro appoggiato in grembo, che può essere aperto o chiuso; anche quando il libro è aperto, la donna non lo legge, ma guarda dritto con sguardo fiero.

La donna siede su un trono, e in alcune raffigurazioni i suoi piedi sono appoggiati su un cuscino. Alle spalle della donna c’è un drappo con delle decorazioni. Nei mazzi più recenti il trono è affiancato da due colonne.

Nei tarocchi Rider-Waite le colonne hanno colori opposti (nero e bianco) con incise le lettere “B” (la nera) e “J” (la bianca), secondo la simbologia massonica. Il copricapo talvolta ha la forma di tre fasi lunari (crescente, plenilunio e ultimo quarto). Sul drappo, in alcuni tarocchi, sono dipinti fiori e frutti (melagrane), e sul rotolo che tiene in mano sono incise, in alcuni, le lettere “TORA”, in altri, i simboli Yin e Yang. Ai piedi della donna c’è una falce di luna.

LA PAPESSA
Saggezza, intuizione

Nei mazzi più antichi, come i mazzi Visconti-Sforza, le lame con l’immagine del diavolo sono andate perse, per cui non vi è alcun riferimento iconografico su come potesse essere rappresentato in origine.

Vi sono rappresentate tre figure in piedi. In mezzo, su un piedistallo, vi è il diavolo con tutte le caratteristiche tipiche (ali di pipistrello, piedi caprini, testa cornuta), questa figura è un ermafrodito perché ha gli organi sessuali maschili ma al tempo stesso i seni sviluppati. Le due figure sono un uomo e una donna rappresentati nudi legati da una catena per il collo al piedistallo.

IL DIAVOLO
Paura, abisso

La luna Paura e inquietudine Art Nouvea La Papessa Saggezza e Intuizione Art Nouvea Il Diavolo Paura e Abisso Art Nouvea

Mi sono avvicinata all’arte divinatoria solo da poco. 

Per un evento, dovevo leggere il manuale e dato che sono una persona poco puntigliosa, decisi anche di prendermi un mazzo per provare a fare qualche stesura. Come per tante cose, mi si è aperto un mondo fatto di mille significati e tanta fantasia. 

Se ci si guarda attorno, nel campo roseo del marketing, si possono trovare mille mazzi dalle rappresentazioni pittoresche. Quelle che vi ho mostrato sopra, sono ispirate allo stile Art Nouvea (che ho rivalutato negli ultimi anni) ma a casa ne ho altri due tipi molto belli, pur mangiandomi le mani, perchè se ne trovano anche di altre bellissime. Per chi ci lavora, il mondo dell’occulto è sempre un terreno fertile ma per chi invece ci crede veramente, la veste perde ogni significato.

Melissa Panarello, più che altro conosciuta come Melissa P., ha deciso di pubblicare una serie di mini racconti di vita in base alle carte dei Tarocchi. 

Tra qualche giorno ve ne parlo in modo specifico ma oggi, mi voglio soffermare sul come percepisco io questi tre simboli.

La Papessa, fra tutti gli arcani, è la mia preferita. 

Ci sono due modi per leggere una carta e in base a come esce, risulta negativa e positiva. Lei, quando è diritta e quindi in verso positivo, non è comunque particolarmente rosea perchè alla fine dice che per fare qualsiasi cosa dobbiamo prima guardare dentro noi stessi. Cioè, non ci dice che tutto andrà bene o che siamo sicuramente sulla retta via, ci dice che dobbiamo guardarci dentro. E farlo veramente. 

La Luna e il Diavolo invece sono un pò altalenanti nei miei confronti, perchè la prima spesso la temo e la seconda no. 

Dovrebbe essere quasi il contrario, la Luna ha una simbologia positiva molto femminile e buona ma sarà che io mi sento più “Ugo”… sul Diavolo invece, solo chi mi conosce sa bene perchè non lo temo. La questione del peccato e del perdere la retta via, non mi scalfiscono.

Io ve ne accenno bonariamente, sicuramente i veterani del campo staranno rabbrividendo alle mie parole. Scusate.

Il fatto è che per ogni Arcano, ci sono mille sfumature perchè in base a come escono ed in base a che carte sono state estratte, cambiano di significato. Tra l’altro, quando ci si incaponisce su una certa domanda e la si ripete troppo perchè le “risposte” non ci piacciono, sono le carte stesse che ci propinano la supercazzola. 

Insomma, io me le immagino fare un consiglio straordinario per decidere come levarsi da questo impiccio e diventare dispettose come certi folletti.

Davide Morosinotto

Davide Morosinotto

Davide Morosinotto

Jacopo Olivieri

NOTE BIOGRAFICHE

Davide Morosinotto è cresciuto in una cittadina ai piedi dei colli Euganei, e da molti anni vive in una casa ai piedi dei colli bolognesi. È giornalista, traduttore di videogiochi, scrittore di fantascienza e di libri per ragazzi. È inoltre socio di Book on a tree, una cooperativa di autori fondata da Pierdomenico Baccalario. Nel 2007 ha vinto il Mondadori Junior Award, e ha pubblicato il suo primo libro. Da allora ha scritto più di trenta libri, anche se non sempre con il suo vero nome. Nel 2017 ha vinto il Superpremio Andersen con Il rinomato catalogo Walker & Dawn. Tra i suoi numerosi libri si ricordano: L’11 settembre (EL 2017), La sfolgorante luce di due stelle rosse (Mondadori 2017), The Game con Lucia Vaccarino (Mondadori 2018), Voi (Rizzoli 2019), Il fiore perduto dello sciamano di K (Mondadori 2019) e La più grande (Rizzoli 2020).

LIBRI PUBBLICATI

  • Il rinomato catalogo Walker & Dawn di Davide Morosinotto
  • La sfolgorante luce di due stelle rosse. Il caso dei quaderni di Viktor e Nadya di Davide Morosinotto
  • Il fiore perduto dello sciamano di K di Davide Morosinotto (qui)
  • Voi di Davide Morosinotto
  • Il libero regno dei ragazzi di Davide Morosinotto e I. Bruno
  • Nemo. Il ragazzo senza nome: Il ; vincitore del premio Frignano Ragazzi neìragazzo senza nome di Davide Morosinotto e Antonio Javier Caparo
  • La legge della giungla. La vera storia di Bagheera di Davide Morosinotto e F. Visintin
  • Zagor di Davide Morosinotto
  • Peppino Impastato, una voce libera. Semplicemente eroi di Davide Morosinotto
  • Attenti ai lupi di Davide Morosinotto e Pierdomenico Baccalario
  • Video games. Piccolo manuale per videogiocatori di Davide Morosinotto e Samuele Perseo
  • Franco Basaglia, il re dei matti di Davide Morosinotto e I. Bruno
  • Marie Curie. La signora dell’atomo di Davide Morosinotto e S. Not
  • Nino Niagara e la tragica fine della scuola di Davide Morosinotto e L. Re
  • Nemo. Il gigante di pietra: La storia del capitano che viaggerà per ventimila leghe sotto i mari di Davide Morosinotto
  • The game di Davide Morosinotto e Lucia Vaccarino
  • La quercia addormentata. Le tre principesse di Davide MorosinottoF. Da Sacco
  • Guerra nel Mar di Nuvola. Le repubbliche aeronautiche di Davide Morosinotto M. Piana
  • Una ragazza fuori moda di Davide Morosinotto
  • La bussola degli incanti. Le repubbliche aeronautiche di Davide Morosinotto
  • In fuga da Venezia. Le repubbliche aeronautiche di Davide Morosinotto
  • Chico Mendes, difensore dell’Amazzonia di Davide Morosinotto
  • La scuola viaggiante del signor T. di Davide Morosinotto B. Barone
  • Cuore in pasta: Viaggio sentimentale nell’Italia della pasta fatta in casa di Davide Morosinotto
  • Chi ha rapito il re dei fornelli? di Davide Morosinotto Alessandro Gatti
  • Un ladro… gentilmicio di Davide Morosinotto e Alessandro Gatti
  • Grande colpo alla banca di Parigi di Davide Morosinotto e Alessandro Gatti
  • Chi ha rubato il gatto d’oro? di Davide Morosinotto e Alessandro Gatti
  • Chi ha incastrato Jean Moustache? di Davide Morosinotto e Alessandro Gatti