Citazioni e Playlist. La vita invisibile di Addie LaRue

Citazioni e Playlist. La vita invisibile di Addie LaRue

Citazioni e Playlist. La vita invisibile di Addie LaRue

Una volta, l’oscuro l’aveva pungolata mentre se ne andavano a passeggio sulla Senna, sostenendo che lei aveva un «tipo ideale» e insinuando che gran parte degli uomini di suo gradimento – e persino qualcuna tra le donne – non fosse che la sua copia sputata.
Gli stessi capelli scuri, lo stesso sguardo tagliente, gli stessi lineamenti scolpiti.
Ma le cose non stavano così.
In fin dei conti, era a lei che l’oscuro doveva il proprio aspetto. Era stata lei a dargli quelle fattezze, a decidere della sua sorte, sotto quali sembianze vederlo.
“Hai forse dimenticato” gli aveva domandato allora, “quando non eri altro che ombra e nebbia?”
“Tesoro” aveva risposto lui in quel suo modo soave e ironico, “io ero la notte in persona.”

Per questo viaggio, vorrei associare ad ogni citazione del libro una canzone che per una cosa o per l’altra, ritengo possano essere una buona combinazione. Sarà una cosa difficile, dato che sono estremamente esigente in queste cose.

In questo caso, ho pensato che Hurricane di Fleurite fosse perfetta per questo momento forte che inizia anche a lanciare segnali di sofferenza.

«Non tutto è bianco o nero» continua. «La vita è molto più incasinata di così.»

Per questa, non sceglierò una canzone adeguata ma lascio l’immagine qui vicino. Internet è un posto meraviglioso e si possono trovare veramente tante cose (anche perchè in america, sono più artisti di noi in queste cose).

Questa citazione, racchiude non solo la vita di Addie ma anche la nostra, riportando quell’ovvietà che lascia spiazzati sempre tutti. Ci sono mille sfumature al mondo e non esiste una vita perfetta, fatta di sole gioie.

Divinita oscura di Addie LaRue

È come se i suoi piedi fossero incollati al pavimento. Si rifiutano di strapparla a quelle tre parole. “Io mi ricordo.” Trecento anni. 

Power di Isak Danielson potrebbe essere una scelta un pò azzardata e un pò corretta. Eppure nella scoperta di Addie, quando finalmente qualcuno si ricorda di lei, secondo me è un momento di forza incredibile che finalmente suggella l’inizio di emozioni che ormai ha dimenticato.

 

Io sono l’oscurità tra le stelle e le radici sotto la terra. Sono la promessa, il divenire e, quando si tratta di giocare, sta a me stabilire le regole, disporre le pedine e decidere se partecipare.

My Immortal degli Evanescence è una della mie canzoni preferite. Sono legata a loro per le vecchie canzoni, che ascoltavo quando pensavo di essere alternativa e molto cupa… un po era vero, dall’altro era perchè in me c’era molta tristezza. Addie un po la capisco, mi sono immersa nella sua vita e in questa scena, perde ancora una volta una partita per lei importante. Ho pensato che qui, l’immortalità, fosse un pò la sua.

 

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Il totalitarismo è un idealtipo usato da alcuni studiosi politici e storici per spiegare le caratteristiche di alcuni regimi nati nel XX secolo, che mobilitarono intere popolazioni nel nome di un’ideologia o di una nazione, accentrando il potere in un unico partito o in un gruppo ristretto.

È il termine più usato dagli storici per definire un tipo di regime politico, affermatosi nel XX secolo al quale possono essere ricondotti il nazismo, il fascismo e lo stalinismo. Uno Stato totalitario è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l’assimilazione di un’ideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere della società stessa.

Il termine totalitarismo, inoltre, è usato nel linguaggio politico, storico e filosofico per indicare “la dottrina o la prassi dello stato totalitario”, cioè di qualsiasi Stato intenda ingerirsi nell’intera vita, anche privata, dei suoi cittadini, al punto da identificarsi in essi o da far identificare essi nello Stato.

Questo è ciò che recita Wikipedia.

In pratica, se vogliamo fare un riassunto terra a terra, il totalitarismo è un Grande Fratello autoritario che vuole imporre un modo di vivere che lui ritiene idoneo, e già che c’è anche un modo di pensare, così può esser più tranquillo sulle tue future scelte.

Questo modo di fare, nasce in situazioni politicamente pesanti. Che sia dopo una sconfitta guerra o dopo molti anni di oppressione monarchica, il totalitarismo è un movimento popolare che nasce dal popolo.

Sempre Wikipedia, recita anche:

Le principali forme di totalitarismo che esistono (o sono esistite) nel mondo sono quattro: totalitarismo comunista, teocratico, tribale, di destra.

Il totalitarismo comunista, in passato, era il più diffuso, ma a partire dal 1989 la maggior parte delle vecchie dittature comuniste sono crollate e ciò ha comportato il conseguente declino di questo tipo di totalitarismo. Eccezioni a questa tendenza sono la Cina, il Vietnam, il Laos, la Corea del Nord e Cuba. Sotto molti aspetti, i governi di Cina, Vietnam e Laos sono comunisti soltanto in parte, in quanto aderiscono a riforme economiche ispirate all’economia del libero mercato.

Il totalitarismo teocratico si trova in paesi in cui il potere politico è monopolizzato da un partito, un gruppo o un individuo che governano secondo principi religiosi. La forma più comune di totalitarismo teocratico è quella che si basa sulla religione islamica (un esempio sono paesi come Iran e Arabia Saudita).

Il totalitarismo tribale è sorto, di volta in volta, nei paesi africani come lo Zimbabwe, la Tanzania, l’Uganda e il Kenya. I confini della maggior parte degli stati africani riflettono i confini amministrativi disegnati dalle vecchie potenze coloniali europee, piuttosto che dalle realtà tribali. Di conseguenza, il tipico paese africano contiene più tribù. Questa forma di totalitarismo si verifica quando un partito politico che rappresenta gli interessi di una particolare tribù monopolizza il potere. Ancora molto presente in Africa.

Infine, abbiamo il totalitarismo di destra, che generalmente permette alcune libertà economiche individuali, ma limita la libertà politica sulla base del fatto che potrebbe portare alla nascita del comunismo. Esempi di questo tipo di totalitarismo sono il regime fascista che ha governato l’Italia, la Germania nazista, il Franchismo spagnolo e molte dittature dell’America Latina esistenti fino agli anni ottanta.

Quindi, come si può capire, non esiste una forma uguale per tutti.

Rimanendo sempre su questo modo di pensare, il totalitarismo è ancora presente nelle nostre vite in forme più o meno pesanti e più o meno conclamate.

Basti pensare a quei paesi dove non esiste ancora una totale libertà di pensiero, dove una persona per parlare delle leggi restrittive del luogo in cui vive, è costretta a trovare modi alternativi per farlo, come magari iniziare in modo leggero un video su Tik Tok, per poi cambiare registro all’improvviso e parlare di tutt’altro.

Non è però solo un filone politico ma, se vogliamo, anche una cosa spirituale.

In molte religioni, il concetto che viene insegnato, è che esiste un solo unico dio e i suoi dogmi sono le uniche verità da seguire. Tutti gli altri sono dei reprobi che andranno all’inferno (o Sheol nell’ebraismo del Pentateucoe e Jahannam per la fede islamica) se non si convertono, oppure meritano ogni tipo di sofferenza che il proprio dio infligge.

Lo so, il paragone è molto estremo ma, non così insensato.

In tutti e due i campi, ci sono molte cose sensate e dettate da un bene superiore. Il totalitarismo e le religioni, come anche altre cose, hanno però gli estremisti che vogliono “governare” gli altri e questo, porta sempre alla catastrofe.

George Orwell, scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico, ha riassunto bene questo estremismo in 1984 e anche La fattoria degli animali.

In tutti e due i casi (magari anche in altri romanzi ma, ancora non li ho letti), ha usato modi più o meno fantasiosi per descrivere un regime oppressivo.

In 1984, ci racconta di come il Grande Fratello sia nato con uno scopo “buono” e che con il tempo sia diventato un mezzo per comandare tutto e tutti a bacchetta. Ci spiega come sia difficile uscirne (in realtà, la domanda topica è “si può uscirne?”) e che se una sola persona dovesse svegliarsi e capire che tutto ciò è male, da soli non si va da nessuna parte. Mentre nella Fattoria degli animali, il concetto è simile e diverso. In questo caso, gli animali si ribellano al fattore ma, non riusciranno poi a vedere la differenza tra i due maiali a capo della nuova gestione della fattoria. Mentre Palladineve cercherà in tutti i modi di renderli veramente tutti uguali, Napoleone manterrà una disparità tra lui e tutti gli altri.

Lo hobbit – Tolkien

Lo hobbit – Tolkien

Lo hobbit – Tolkien

Alzi la mano chi non ha mai letto Lo Hobbit e Il signore degli anelli!

Buongiorno.

Quindi, cosa ci faccio io qui?

Effettivamente, me lo sto chiedendo pure io.

Sarò stata traviata dal fascino platinato di Legolas? Oppure, provo una certa nostalgia per Lo svarione degli anelli? No e no, pur essendo due validissimi motivi.

Il fatto è che come tutti, pur non avendo mai letto Tolkien, sono sempre rimasta affascinata dall’immenso mondo che ha creato. Certo, il tutto è stato alimentato dai film che ho visto e rivisto ma, non è stato solo quello.

J. R. R. Tolkien scrisse Hobbit per i suoi figli, come favola serale.

L’opera era pensata per i bambini e come tale, era inizialmente scritta. Certo, adesso che ho in mano il volume, pensare che questo libro sia stato scritto per un pubblico così giovane mi fa pensare parecchio. O la storda sono io, oppure nel corso del tempo siamo diventati un pò tutti polli.

Lo Hobbit è stato modificato molte volte prima di essere pubblicato e anche successivamente. Però, la vastità dell’opera, era già ben formata nell’immaginario dello scrittore. Come può esser nata per un pubblico così molto esigente ma con scarsa conoscenza dialettica?

Comunque sia, pare il manoscritto arrivò all’orecchio dell’editore Allen & Unwin per vie traverse e fu proprio il figlio di Unwin a dichiarare che il libro fosse perfetto.

“Lo Hobbit fu pubblicato il 21 settembre 1937. Ebbe un tale successo che la prima tiratura andò esaurita in tre mesi e per Natale fu necessaria una seconda stampa. La storia delle avventure di Bilbo Baggins, in origine scritta per divertire i figli di Tolkien, si rivelò l’anello di congiunzione tra Il Silmarillion, la mitologia elfica di un remoto passato, e il mondo più familiare della fiaba. Lo Hobbit si svolgeva difatti in un contesto in cui i profani potevano facilmente identificarsi. Contiene riferimenti alle leggende precedenti (il personaggio di Elrond e il racconto del Negromante, che nel Signore degli Anelli si scoprirà essere Sauron) ed è ambientato nello stesso universo. Tuttavia, il colpo di genio di Tolkien fu la creazione di una nuova razza: gli hobbit. Queste creature umane, comicamente conservatrici, basse di statura e scarse d’immaginazione, permisero ai lettori di vedere le vicende leggendarie degli eroi e dei mostri attraverso gli occhi di personaggi ordinari, non molto diversi da loro. Bilbo Baggins era di sicuro più contento di mettere sul fuoco il bollitore e di prepararsi a una seconda colazione invece che andare a combattere Orchi e Mannari, ma faceva conoscere al lettore i concetti chiave della mitologia tolkieniana: Elfi guerrieri nelle cui «lance e spade guizzava un bagliore di fiamma»; le maestose ma distaccate Aquile, signore tra gli uccelli, che parlavano le lingue degli Uomini; i valorosi Nani con brama di ricchezza e memorie di un impietoso passato.

 Il successo dello Hobbit aumentò la richiesta di un seguito e ciò portò Tolkien a scrivere Il Signore degli Anelli. A questo è connesso il capitolo forse più straordinario della storia della pubblicazione dello Hobbit. Mentre Tolkien era al lavoro sul testo e trasformava l’anello magico di Bilbo nell’Unico, sorse un’evidente incoerenza. Nel capitolo quinto dello Hobbit, Gollum era disposto a dare l’anello a Bilbo in premio per aver vinto la gara degli indovinelli e si scusò miseramente quando non riuscì a trovarlo. Ciò era del tutto incompatibile con il potere soggiogante dell’Unico, che rendeva il proprietario incapace di danneggiare, distruggere o cedere il prezioso. Nel 1947, dopo aver lavorato sul manoscritto del Signore degli Anelli per dieci anni, Tolkien inviò una revisione del capitolo quinto dello Hobbit all’editore, con una sottile alterazione del testo che portava Gollum a diventare una creatura perfida che non aveva alcuna intenzione

di dare a Bilbo l’anello. Questo mise in accordo le due storie, e la nuova versione fu pubblicata nella seconda edizione dello Hobbit (1951), tre anni prima della pubblicazione del Signore degli Anelli.”

Come dicevo sopra, le mie informazioni sul libro sono pari a zero.

Quindi, quello che ho letto in questi volumi che sono appena usciti, per me sono un pò una scoperta (si, dell’acqua calda).

Mi fa estremamente ridere e allo stesso tempo estremamente piacere, leggere che anche Tolkien faccia parte di quella categoria di geni che scrivono frasi che diventano leggenda, senza un motivo apparentemente logico.

«In a hole in the ground there lived a hobbit»

Pare che nemmeno lui sappia il perchè l’abbia scritta. Buffo, no? Un’altra cosa che ho scoperto, e che invece un pò mi rattrista, è sapere che lui abbia pensato a delle cose mirabolanti per il suo volume ma che per problemi economici, non siano stati mai fatti.

(…) e le rune lunari invisibili si vedono al centro. Tolkien voleva che la mappa venisse stampata su una pagina separata all’interno del testo, in modo che le rune apparissero come per magia quando il foglio veniva messo in controluce. Aveva addirittura preparato con meticolosità una versione delle rune scritta al contrario, così che si potessero vedere dal retro della pagina.

Capite cosa ci siamo persi?

Come molte altre persone, sono cresciuta con la convinzione che i nomi usati da Tolkien fossero tutti inventati. Anche perchè non sapendone pronunciare nemmeno uno, giusto forse quelli che ho sentito nei film, mai avrei pensato che molti fossero in realtà stati presi da testi esistenti e ben più vecchi di lui.

Voluspá è un poema che fa parte della raccolta di poemi norreni.

Ad esempio Thorin Scudodiquercia, della stirpe stirpe Durin. Durin, secondo la mitologia norrena, era uno dei due nani norvegesi, creati dagli Æsir, che forgiarono la spada magica Tyrfing. Quindi no, il merito non è tutto di papà Tolkien.

Io mi fermo qui, perchè rischierei di fare solo un mero riassunto dei volumi e non vorrei, perchè trovo più gratificante lasciarvi la possibilità di leggerli e scoprire da soli tutte le illustrazioni che Tolkien ha realizzato di suo pugno (anche se sono venute dopo la stesura vera e propria del libro).

Ovviamente c’è molto di più, si parla del Silmarillion, che è stato pubblicato dopo la sua morte e del Signore degli anelli, che ormai non c’è bisogno di dire nulla perchè è ben conosciuto.

Io adesso ho una certa voglia di leggerlo, cosa alquanto bizzarra perchè feci già un tentativo anni fa e non andò bene. Forse adesso le cose sarebbero diverse? Chissà.

Disegni e colori. Shade Of Magic

Disegni e colori. Shade Of Magic

Disegni e colori. Shade Of Magic

Partiamo dal fatto che questo è il primo volume che leggo della Schwab e che solitamente non presto particolare attenzione a chi disegna e le tonalità dei colori usati nelle tavole. Un pò stupida come cosa, dato che ho studiato per fare la grafica pubblicitaria e tra i vari lavori che avrei potuto provare a fare, ci sarebbe stato anche quello del fumettista. Comunque, sono più quel tipo di persona che preferisce farsi catturare dall’insieme e non solo dai singoli dettagli (quelli magari li scopro dopo la seconda rilettura o in casi come questo, quando devo fare un approfondimento).

Partiamo quindi dalle basi.
Chi ha fatto cosa?

Andrea Olimpieri (Instagram)
Disegnatore italiano emergente, tuttora residente nel suo paese d’origine. Il suo apporto è stato fondamentale per la creazione dell’estetica visiva della serie a fumetti di. Ha lavorato a numerosi altri titoli di grande successo quali Mostri, True Blood e Dishonored.

LAYOUT di Andrea Olimpieri shade of magic CHINE di Andrea Olimpieri shade of magic COLORI di Enrica Eren Angiolini shade of magic
LAYOUT di Andrea Olimpieri CHINE di Andrea Olimpieri COLORI di Enrica Eren Angiolini

 

Enrica Eren Angiolini (Instagram)
Colorista di grande talento e schermitrice provetta, Colorista di grande talento e schermitrice provetta, Enrica ha realizzato i colori di volumi quali Doctor Who: The irteenth Doctor, Warhammer 40,000, Terminator e The Order of the Forge. Vive e lavora a Roma.

Oltre al lavoro di Andre e Enrica, ci sono due assistenti coloristi ma la vera chicca secondo ma arriva dal fatto che tra un capitolo e l’alto, ci siano delle illustrazioni di Maxim Maresh e Isra realizzate da svariati autori. Al momento non ne ho una preferita, dovrei dar una terza occhiata e fare una scaletta ma così, su due piedi, mi piacciono praticamente tutte!

Sui colori sono un pò un cane, se mi sentisse il mio compagno che ha proprio studiato il come e quando usare i colori, verrebbe a bacchettarmi. Ma non è qui, e voi non direte nulla a nessuno, vero?

Quelli predominanti sono i colori dei vestiti e delle magie messe in atto. Pochi colori brillanti, per dare enfasi alle scene di combattimento oppure a qualche passaggio importante mentre per il colore della pelle e l’ambientazione, tutto assume una tonalità molto cupa, giusto a rimarcare il fatto che Verose non è un luogo sicuro e facile come magari lo era Londra. Infatti, alla fine della Graphic, i colori cambiano e diventano più brillanti come a voler dimostrare che il peggio sia passato. (Ovviamente non sarà così, ma viviamo ancora in un momento nell’illusione fatta di arcobaleni e glitter)

L’Astrolabio. L’atlante del cielo

L’Astrolabio. L’atlante del cielo

L’Astrolabio. L’atlante del cielo

Edward Brooke – Hitching è un appassionato di carte geografiche.

Lo si evince dal fatto che in italia siano arrivati L’atlante immaginario. Quando le mappe raccontavano sogni, miti e invenzioni, Atlante degli esploratori. Viaggi, imprese e scoperte leggendarie nelle mappe più belle della nostra civiltà e L’atlante del cielo. Le mappe più belle, i miti e le meraviglie dell’universo, di cui ho l’approfondimento oggi.

In questo volume, fatto di mappe e invenzioni ormai antiche, ci addentriamo nel campo dell’archeoastronomia; ovvero una combinazione di studi astronomici e archeologici.

La cosa stupenda di questo volume, è la cura e l’attenzione delle immagini e dei disegni che compongono i vari tipi di “cielo”. Dall’antico al Medievale, passando per quello Scientifico fino ad arrivare a quello Moderno, entriamo in un mondo lontanissimo ma allo stesso tempo anche molto vicino..

Visto e considerando che sono una persona alquanto bizzarra, quando ho dovuto scegliere di cosa parlare, mi sono buttata a capofitto sull’Astrolabio. Sembrerà un pò strano da dire, ma ho una piccola riproduzione come portachiavi che custodisco gelosamente da molti anni. Non so per quale assurdo motivo mi sia venuto per le mani, sinceramente non me lo ricordo, però è lì vicino al letto e quindi mi sembrava normale andar su quello.

Ma cos’è l’astrolabio?

L’astrolabio è un antico strumento astronomico tramite il quale è possibile localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti come il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle. Può anche determinare l’ora locale conoscendo la latitudine, o viceversa.

Santo Wikipedia ci fornisce una spiegazione veloce e cristallina.

Quello che ho scoperto grazie al libro, è che “Gli astronomi musulmani trasformarono l’astrolabio in un formidabile congegno computazionale, aggiungendovi scale angolari e indicatori per l’azimut (l’arco dell’orizzonte misurato in senso orario dal punto sud) e usandolo per calcolare i tempi delle levate del Sole e delle stelle fisse, oltre che come aiuto per programmare le ṣalāt (preghiere del mattino) e determinare la qibla (indica la direzione della città di La Mecca).” mentre io ero ferma all’idea che fosse un’invenzione dei marinai per non perdersi, considerando che in mezzo al mare ai tempi non c’era la possibilità di orientarsi con il gps (qualche volta nemmeno adesso).

Su questo congegno, ci sarebbe molto da dire ma sono cose prettamente tecniche. La bellezza non giustifica completamente la noia del funzionamento.

Eppure, non riesco a resistere al fascino dell’idea che l’astrolabio sia alla fine una mappa bidimensionale del cielo, con segnate le stelle fisse più visibili. La cura e la ricerca per creare un oggetto così è magistrale ma non abbiamo la certezza di quanto sia veramente vecchio. Da quanto tempo, nel periodo di Tolomeo, erano in circolazione? Quali erano i primissimi astrolabi?

Mentre ero alla ricerca di qualche informazione più succosa, sono incappata nel Notturlabio; strumento simile all’astrolabio, utilizzato in passato dai naviganti per determinare l’ora durante la notte, sia pure con un grado di precisione molto modesto, qualora fosse nota la posizione di tre stelle. Ed ecco che sempre grazie a Wikipedia, scopro che in realtà in casa ho un notturlabio e non un astrolabio come invece credevo.

Tra le varie cose, ho scoperto (oddio, passatemi il termine) che l’astrolabio ha un certo potere magico, ma non di quelli buoni.

Pare che Torino sia riconosciuta come città con un’alta concentrazione magica sia del bene che del male. Per chi ci crede, non può certamente non andare a visitare Piazza Statuto (pregna di magia nera, dato che sorge sopra val occisorum, ovvero valle degli uccisi) e ammirare il monumento del Frejus. Alcuni esperti pensano che l’angelo in cima sia la rappresentazione di Lucifero ma oltre a quello c’è anche l’obelisco geodetico e situato in cima, abbiamo il nostro astrolabio.

Insomma, per quanto possa sembrare un libro per pochi o solo da tener in libreria per la sua bellezza, in realtà è tutto un mondo da scoprire.

Una carta dei tarocchi a ogni personaggio

Una carta dei tarocchi a ogni personaggio

Una carta dei tarocchi a ogni personaggio

Re di Spade_King of Swords_In fuga da Houdini

Jian Yu, il lanciatore di spade del Circo al chiaro di luna.

Jian sembrava granitico quanto l’armatura che indossava. La maschera Jian sembrava granitico quanto l’armatura che indossava. La maschera d’argento gli copriva completamente un occhio, mentre sull’altro lato terminava in una serie di spuntoni abbastanza acuminati da lacerare la carne.Sembrava quasi che una corona di spade si fosse fusa e ricomposta direttamente attorno alla sua testa. Era la personificazione della carta dei tarocchi del Re di spade, e il costume che indossava lo rispecchia alla perfezione.

Un uomo con una scintillante corona in testa impugna una spada: è il Re di Spade dei Tarocchi. Il suo sguardo è autorevole, quasi arrogante. Il suo volto è austero, non lascia trasparire nessuna emozione. Il trono è ricco di immagini, di putti, di sculture. Il cielo è chiaro, ma solo nella sua parte superiore, nella parte bassa invece sono presenti delle nuvole che lasciano presagire l’inizio di un temporale. Questo divario fa ben emergere il contrasto tra la chiarezza mentale e il rigore del Re da una parte, e le conseguenze negative a cui questa rigidità può condurre dall’altra. Gli alberi ritratti nella carta del Re di Spade degli Arcani Minori dei Tarocchi sullo sfondo appaiono immobili: essi sono il simbolo della rigidità e dell’aspetto severo del re.

Anishaa, la sputafuoco del Circo al chiaro di luna.

«Il suo costume dovrebbe rappresentare il ghiaccio».
In effetti lo ricordava molto: i capelli argentati, raccolti in una spessa treccia fissata in cima alla testa, richiamavano i lustrini cuciti sul corpetto. Le parti scoperte del corpo – braccia, mani, viso e la pelle delle clavicole– erano tinte di un bianco-azzurrognolo. Faceva pensare a una creatura scolpita nel ghiaccio che giocava pericolosamente con il fuoco, e guardarla metteva una certa agitazione. Il cappello a cilindro e il corsetto erano di un bianco tanto puro che pareva azzurro ghiaccio. In realtà, dopo un’osservazione più accurata, individuati i sottili fili azzurri che, intrecciati a quelli argento, decoravano l’intera mise. Persino i suoi occhi – che s’intravede da due grossi fori nella maschera – sfoggiava un trucco nei toni del blu e dell’oro, mentre le ciglia erano di un bianco accecante. Sembrava Una stella ghiacciata.
Anishaa sollevò uno dei bastoni in fiamme e soffiò energicamente, sputando fuoco come un drago.

È un’immagine davvero sui generis quella dell’Asso di Bastoni dei Tarocchi. Una mano spunta fuori da una nuvola per afferrare un bastone pieno di germogli. Il cielo è sereno e terso. Le foglie fluttuano nel vento, ma si tratta di un vento labile, non furioso. Lo dimostra la staticità degli alberi sottostanti. A sinistra, un castello sporge su una rupe. Tutto, in questa carta, ha un significato simbolico pregnante.

Asso di Bastoni_Ace of Wands_In fuga da Houdini
L Imperatrice_In fuga da Houdini

Cassiopea, trapezista del Circo al chiaro di luna.

Mi concentrai di nuovo su Cassiopea, che volteggiava da un trapezio all’altro eseguendo eleganti capriole in aria come se fosse una stella cometa. I capelli che le ricadevano sulle spalle ricordavano incantevolicascate di platino che ben si sposavano con il suo aspetto etereo. Era bella da togliere il fiato.

Emblema dell’amore e della femminilità. La Terra è il suo elemento e le parole chiavi che la contraddistinguono sono creatività, maternità, fecondità, passione, amore ed abbondanza. La carta ha il numero III, che nasce come contrapposizione tra estremi opposti.

Sebastián Cruz, contorsionista del Circo al chiaro di luna.

Lanciai un’occhiata a Liza, che scuoteva la testa sbigottita. «Lui è SebastiánLanciai un occhiata a Liza, che scuoteva la testa sbigottita. «Lui è SebastiánCruz. I suoi numeri sono famosissimi.» Si sporse verso di me con aria circospetta. «Mi hanno raccontato che mette a frutto il suo talento nascondendosi nei bauli delle amanti quando i mariti ignari tornano a casa.»Le diedi uno schiaffetto sul braccio. «Ma è tremendo!»«Tremendamente scandaloso.» Liza sogghignò. «Si dice che si sia cacciato in qualche guaio qui a bordo. È per questo che lo chiamiamo lo Ierofante,o il Papa: qualcuno lassù deve volergli molto bene, dato che riesce sempre a farla franca!»

Spicca la figura sacerdotale in primo piano con due monaci in basso, di spalle, che ascoltano ciò che il religioso davanti a loro dice. E’ la carta dei tarocchi che allude all’insegnamento. I due monaci sono abbigliati con tuniche a disegni floreali, rose rosse per uno e gigli bianchi per l’altro. I gigli sono la purezza, le rose sono l’amore divino.

Il Papa_In fuga da Houdini
Il Matto_In fuga da Houdini

Andreas, mistico e indovino del Circo al chiaro di luna.

«Spiegami perché lo chiamano il Matto.»
«Perché sostiene di avere uno specchio magico che predice il futuro sentimentale della gente.» Liza scosse la testa. «La cosa triste è che lui ci crede veramente. Gli ho concesso più volte di farmi una lettura, ma non ha mai saputo dirmi chi sarà il mio futuro marito. Tutto ciò che vedevo era la mia immagine distorta e un disgustoso ammasso di ragnatele. Davvero Inquietante, altroché!»
«E perché Mefistofele lo fa lavorare, se non è bravo?»
Liza mi guardò come se avessi pronunciato la madre di tutte le sciocchezze.«I suoi numeri di chiaroveggenza sono tra i più richiesti. C’è sempre un gran viavai nella sua tenda… Accende l’incenso, parla con un sinistro accento bavarese. Inoltre…» mi diede una gomitata nelle costole, «ha un certo fascino.Non è bello da togliere il fiato, però non è uno che passa inosservato.»

Il personaggio è raffigurato in diverse maniere a seconda del mazzo di carte, ma impersona sempre una situazione di movimento, con il suo cagnolino appresso che lo segue in ogni situazione. Indossa un abito variopinto, con un berretto a sonagli simile a quello dei buffoni di corte. Un fagotto con le sue cose ed un bastone che lo aiuta nel suo peregrinare.

L’idea è quella di una persona che cammina senza avere una meta ben precisa. Irrazionalità, stravaganza, incoscienza, caos. L’eterno cercatore, istinto, imprudenza, ribellione, ingenuità sono le condizioni comportamentali a cui si rifà. Allude ad una situazione in cui l’obiettivo principale è rappresentato dalla ricerca della verità e della conoscenza.

Mefistofele, il mago del Circo al chiaro di luna.

Mefistofele riemerse da una nuvola di fumo come un vero e proprio demone. Sorrise sornione alla platea, poi rivolse un cenno a qualcuno dietro le quinte. Al suo comando, il sipario si spalancò e Jian, Liza e Isabella Tornarono di corsa sul palcoscenico, prodigandosi in grandi inchini e pompose riverenze. Il pubblico fischiò e applaudì calorosamente, alcuni dei passeggeri si misero persino a battere i piedi per terra, mentre altri sfilarono i fiori di serra dai vasi e li lanciarono sul palco. Non trovavo la forza di unirmi al loro entusiasmo.
Mi concentrai sul fuoco che ardeva negli occhi del cavaliere. Il mio amico lo aveva terribilmente infastidito, e lui non sembrava il tipo di persona a cui piaceva fare la figura dello stupido. Un muscolo della sua mascella si contrasse quando posò l’attenzione su Thomas.

Quella del Mago è un’immagine decisamente tradizionale nelle piazze medievali d’Italia.

In alcuni mazzi può sembrare il giocoliere, ma non lo è. Soprattutto nei tarocchi marsigliesi dà questa impressione, visto che è raffigurato con un costume quasi da giullare, con un gran cappello in testa, in piedi dietro un tavolo su cui sono appoggiate le coppe, i coltelli ed i dadi. In mano ha una bacchetta.

Questi simboli fra i tarocchi on line rappresentano i quattro elementi, e cioè, nell’ordine, acqua, aria, terra e fuoco.

Il Mago_In fuga da Houdini
L Eremita_In fuga da Houdini

Audrey Rose Wadsworth.

«E se le carte non diranno nulla?»
«Lo faranno. Chiudere gli occhi e concentrarsi su una singola domanda può essere d’aiuto» mi spiegò Andreas. «Come reputate voi stessa e il cammino che avete intrapreso? Soffermatevi solo su questo aspetto, chiudete gli occhi e mescolate. La risposta verrà da sé.»
Ubbidii in preda a una moltitudine di emozioni, tra cui l’imbarazzo.
Era da illusi credere che le carte potessero rivelarmi qualcosa di me stessa che ancora non sapevo. Il fatto di aver pensato che farmi predire il futuro fosse una buona idea era la prova lampante di quanto quello stupido circo avesse annebbiato il mio giudizio. Forse Andreas veniva chiamato il Matto in onore delle persone che riusciva ad attirare nella sua tenda,come la sottoscritta.
All’improvviso, sentii un leggero strattone al centro del petto, una sorta di debole resistenza nel momento in cui volevo passare alla carta successiva.
Spalancai le palpebre. Come diamine era…

Un uomo che si trova sulla cima d’una montagna. Completamente vestito di grigio, un bastone per aiutarsi nel cammino ed una lanterna per vedere questo cammino, per non percorrere la strada al buio.

Thomas James Dorin Cresswell.

Sempre sensibile alla mia presenza, Thomas alzò subito il capo. Una fiammata mi divampò nel petto quando i nostri sguardi si incrociarono.Disse qualcosa allo zio, spinse indietro la sedia e fu al mio fianco in un batter d’occhio, il braccio già teso verso di me. Il cuore palpitò più forte quando avvertii il suo tocco.
«Signore, siete una visione celestiale stasera.» Si mise una mano intorno all’orecchio e inclinò la testa. «Sentite anche voi questo rumore? Credo Siano i cuori di tutte le dame nella sala che si infrangono in mille pezzi. Attente a dove mettete i piedi, non vorrei calpestate i cocci insanguinati.»
Inarcai un sopracciglio. «Dici sul serio? “Cocci insanguinati”?»
«Come puoi biasimarle per essere invidiose? Anch’io sarei follementegeloso di me. In effetti, pensavo proprio di sfidarmi a duello, una volta terminata la cena.» Thomas sorrise e ci accompagnò al tavolo risparmiandoci ulteriori battute. A volte i suoi modi erano così raffinati, così squisitamente regali, che faticano ad accettare di avere di fronte lo stesso giovane a cui tutti avevano dato dell’automa durante le indagini sullo Squartatore.

Gli Amanti sono un trio, un ragazzo in mezzo a due donne, di cui deve sceglierne una. Una è il vizio, l’altra la virtù. Un cupido li sovrasta, pronto a scagliare la sua freccia, ricordandoci che a volte bisogna andare oltre la passione ed il desiderio, ma che tenga in buona considerazione il benessere individuale.

Il primo concetto della carta degli amanti è legato al piacere, oltre che all’amore e ad una scelta. Il giovane uomo è invece la dolcezza.

Gli Amanti_In fuga da Houdini
In fuga da Houdini di Kerri Maniscalco