Citazioni e Playlist. La vita invisibile di Addie LaRue

Citazioni e Playlist. La vita invisibile di Addie LaRue

Citazioni e Playlist. La vita invisibile di Addie LaRue

Una volta, l’oscuro l’aveva pungolata mentre se ne andavano a passeggio sulla Senna, sostenendo che lei aveva un «tipo ideale» e insinuando che gran parte degli uomini di suo gradimento – e persino qualcuna tra le donne – non fosse che la sua copia sputata.
Gli stessi capelli scuri, lo stesso sguardo tagliente, gli stessi lineamenti scolpiti.
Ma le cose non stavano così.
In fin dei conti, era a lei che l’oscuro doveva il proprio aspetto. Era stata lei a dargli quelle fattezze, a decidere della sua sorte, sotto quali sembianze vederlo.
“Hai forse dimenticato” gli aveva domandato allora, “quando non eri altro che ombra e nebbia?”
“Tesoro” aveva risposto lui in quel suo modo soave e ironico, “io ero la notte in persona.”

Per questo viaggio, vorrei associare ad ogni citazione del libro una canzone che per una cosa o per l’altra, ritengo possano essere una buona combinazione. Sarà una cosa difficile, dato che sono estremamente esigente in queste cose.

In questo caso, ho pensato che Hurricane di Fleurite fosse perfetta per questo momento forte che inizia anche a lanciare segnali di sofferenza.

«Non tutto è bianco o nero» continua. «La vita è molto più incasinata di così.»

Per questa, non sceglierò una canzone adeguata ma lascio l’immagine qui vicino. Internet è un posto meraviglioso e si possono trovare veramente tante cose (anche perchè in america, sono più artisti di noi in queste cose).

Questa citazione, racchiude non solo la vita di Addie ma anche la nostra, riportando quell’ovvietà che lascia spiazzati sempre tutti. Ci sono mille sfumature al mondo e non esiste una vita perfetta, fatta di sole gioie.

Divinita oscura di Addie LaRue

È come se i suoi piedi fossero incollati al pavimento. Si rifiutano di strapparla a quelle tre parole. “Io mi ricordo.” Trecento anni. 

Power di Isak Danielson potrebbe essere una scelta un pò azzardata e un pò corretta. Eppure nella scoperta di Addie, quando finalmente qualcuno si ricorda di lei, secondo me è un momento di forza incredibile che finalmente suggella l’inizio di emozioni che ormai ha dimenticato.

 

Io sono l’oscurità tra le stelle e le radici sotto la terra. Sono la promessa, il divenire e, quando si tratta di giocare, sta a me stabilire le regole, disporre le pedine e decidere se partecipare.

My Immortal degli Evanescence è una della mie canzoni preferite. Sono legata a loro per le vecchie canzoni, che ascoltavo quando pensavo di essere alternativa e molto cupa… un po era vero, dall’altro era perchè in me c’era molta tristezza. Addie un po la capisco, mi sono immersa nella sua vita e in questa scena, perde ancora una volta una partita per lei importante. Ho pensato che qui, l’immortalità, fosse un pò la sua.

 

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Il totalitarismo è un idealtipo usato da alcuni studiosi politici e storici per spiegare le caratteristiche di alcuni regimi nati nel XX secolo, che mobilitarono intere popolazioni nel nome di un’ideologia o di una nazione, accentrando il potere in un unico partito o in un gruppo ristretto.

È il termine più usato dagli storici per definire un tipo di regime politico, affermatosi nel XX secolo al quale possono essere ricondotti il nazismo, il fascismo e lo stalinismo. Uno Stato totalitario è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l’assimilazione di un’ideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere della società stessa.

Il termine totalitarismo, inoltre, è usato nel linguaggio politico, storico e filosofico per indicare “la dottrina o la prassi dello stato totalitario”, cioè di qualsiasi Stato intenda ingerirsi nell’intera vita, anche privata, dei suoi cittadini, al punto da identificarsi in essi o da far identificare essi nello Stato.

Questo è ciò che recita Wikipedia.

In pratica, se vogliamo fare un riassunto terra a terra, il totalitarismo è un Grande Fratello autoritario che vuole imporre un modo di vivere che lui ritiene idoneo, e già che c’è anche un modo di pensare, così può esser più tranquillo sulle tue future scelte.

Questo modo di fare, nasce in situazioni politicamente pesanti. Che sia dopo una sconfitta guerra o dopo molti anni di oppressione monarchica, il totalitarismo è un movimento popolare che nasce dal popolo.

Sempre Wikipedia, recita anche:

Le principali forme di totalitarismo che esistono (o sono esistite) nel mondo sono quattro: totalitarismo comunista, teocratico, tribale, di destra.

Il totalitarismo comunista, in passato, era il più diffuso, ma a partire dal 1989 la maggior parte delle vecchie dittature comuniste sono crollate e ciò ha comportato il conseguente declino di questo tipo di totalitarismo. Eccezioni a questa tendenza sono la Cina, il Vietnam, il Laos, la Corea del Nord e Cuba. Sotto molti aspetti, i governi di Cina, Vietnam e Laos sono comunisti soltanto in parte, in quanto aderiscono a riforme economiche ispirate all’economia del libero mercato.

Il totalitarismo teocratico si trova in paesi in cui il potere politico è monopolizzato da un partito, un gruppo o un individuo che governano secondo principi religiosi. La forma più comune di totalitarismo teocratico è quella che si basa sulla religione islamica (un esempio sono paesi come Iran e Arabia Saudita).

Il totalitarismo tribale è sorto, di volta in volta, nei paesi africani come lo Zimbabwe, la Tanzania, l’Uganda e il Kenya. I confini della maggior parte degli stati africani riflettono i confini amministrativi disegnati dalle vecchie potenze coloniali europee, piuttosto che dalle realtà tribali. Di conseguenza, il tipico paese africano contiene più tribù. Questa forma di totalitarismo si verifica quando un partito politico che rappresenta gli interessi di una particolare tribù monopolizza il potere. Ancora molto presente in Africa.

Infine, abbiamo il totalitarismo di destra, che generalmente permette alcune libertà economiche individuali, ma limita la libertà politica sulla base del fatto che potrebbe portare alla nascita del comunismo. Esempi di questo tipo di totalitarismo sono il regime fascista che ha governato l’Italia, la Germania nazista, il Franchismo spagnolo e molte dittature dell’America Latina esistenti fino agli anni ottanta.

Quindi, come si può capire, non esiste una forma uguale per tutti.

Rimanendo sempre su questo modo di pensare, il totalitarismo è ancora presente nelle nostre vite in forme più o meno pesanti e più o meno conclamate.

Basti pensare a quei paesi dove non esiste ancora una totale libertà di pensiero, dove una persona per parlare delle leggi restrittive del luogo in cui vive, è costretta a trovare modi alternativi per farlo, come magari iniziare in modo leggero un video su Tik Tok, per poi cambiare registro all’improvviso e parlare di tutt’altro.

Non è però solo un filone politico ma, se vogliamo, anche una cosa spirituale.

In molte religioni, il concetto che viene insegnato, è che esiste un solo unico dio e i suoi dogmi sono le uniche verità da seguire. Tutti gli altri sono dei reprobi che andranno all’inferno (o Sheol nell’ebraismo del Pentateucoe e Jahannam per la fede islamica) se non si convertono, oppure meritano ogni tipo di sofferenza che il proprio dio infligge.

Lo so, il paragone è molto estremo ma, non così insensato.

In tutti e due i campi, ci sono molte cose sensate e dettate da un bene superiore. Il totalitarismo e le religioni, come anche altre cose, hanno però gli estremisti che vogliono “governare” gli altri e questo, porta sempre alla catastrofe.

George Orwell, scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico, ha riassunto bene questo estremismo in 1984 e anche La fattoria degli animali.

In tutti e due i casi (magari anche in altri romanzi ma, ancora non li ho letti), ha usato modi più o meno fantasiosi per descrivere un regime oppressivo.

In 1984, ci racconta di come il Grande Fratello sia nato con uno scopo “buono” e che con il tempo sia diventato un mezzo per comandare tutto e tutti a bacchetta. Ci spiega come sia difficile uscirne (in realtà, la domanda topica è “si può uscirne?”) e che se una sola persona dovesse svegliarsi e capire che tutto ciò è male, da soli non si va da nessuna parte. Mentre nella Fattoria degli animali, il concetto è simile e diverso. In questo caso, gli animali si ribellano al fattore ma, non riusciranno poi a vedere la differenza tra i due maiali a capo della nuova gestione della fattoria. Mentre Palladineve cercherà in tutti i modi di renderli veramente tutti uguali, Napoleone manterrà una disparità tra lui e tutti gli altri.

Lo hobbit – Tolkien

Lo hobbit – Tolkien

Lo hobbit – Tolkien

Alzi la mano chi non ha mai letto Lo Hobbit e Il signore degli anelli!

Buongiorno.

Quindi, cosa ci faccio io qui?

Effettivamente, me lo sto chiedendo pure io.

Sarò stata traviata dal fascino platinato di Legolas? Oppure, provo una certa nostalgia per Lo svarione degli anelli? No e no, pur essendo due validissimi motivi.

Il fatto è che come tutti, pur non avendo mai letto Tolkien, sono sempre rimasta affascinata dall’immenso mondo che ha creato. Certo, il tutto è stato alimentato dai film che ho visto e rivisto ma, non è stato solo quello.

J. R. R. Tolkien scrisse Hobbit per i suoi figli, come favola serale.

L’opera era pensata per i bambini e come tale, era inizialmente scritta. Certo, adesso che ho in mano il volume, pensare che questo libro sia stato scritto per un pubblico così giovane mi fa pensare parecchio. O la storda sono io, oppure nel corso del tempo siamo diventati un pò tutti polli.

Lo Hobbit è stato modificato molte volte prima di essere pubblicato e anche successivamente. Però, la vastità dell’opera, era già ben formata nell’immaginario dello scrittore. Come può esser nata per un pubblico così molto esigente ma con scarsa conoscenza dialettica?

Comunque sia, pare il manoscritto arrivò all’orecchio dell’editore Allen & Unwin per vie traverse e fu proprio il figlio di Unwin a dichiarare che il libro fosse perfetto.

“Lo Hobbit fu pubblicato il 21 settembre 1937. Ebbe un tale successo che la prima tiratura andò esaurita in tre mesi e per Natale fu necessaria una seconda stampa. La storia delle avventure di Bilbo Baggins, in origine scritta per divertire i figli di Tolkien, si rivelò l’anello di congiunzione tra Il Silmarillion, la mitologia elfica di un remoto passato, e il mondo più familiare della fiaba. Lo Hobbit si svolgeva difatti in un contesto in cui i profani potevano facilmente identificarsi. Contiene riferimenti alle leggende precedenti (il personaggio di Elrond e il racconto del Negromante, che nel Signore degli Anelli si scoprirà essere Sauron) ed è ambientato nello stesso universo. Tuttavia, il colpo di genio di Tolkien fu la creazione di una nuova razza: gli hobbit. Queste creature umane, comicamente conservatrici, basse di statura e scarse d’immaginazione, permisero ai lettori di vedere le vicende leggendarie degli eroi e dei mostri attraverso gli occhi di personaggi ordinari, non molto diversi da loro. Bilbo Baggins era di sicuro più contento di mettere sul fuoco il bollitore e di prepararsi a una seconda colazione invece che andare a combattere Orchi e Mannari, ma faceva conoscere al lettore i concetti chiave della mitologia tolkieniana: Elfi guerrieri nelle cui «lance e spade guizzava un bagliore di fiamma»; le maestose ma distaccate Aquile, signore tra gli uccelli, che parlavano le lingue degli Uomini; i valorosi Nani con brama di ricchezza e memorie di un impietoso passato.

 Il successo dello Hobbit aumentò la richiesta di un seguito e ciò portò Tolkien a scrivere Il Signore degli Anelli. A questo è connesso il capitolo forse più straordinario della storia della pubblicazione dello Hobbit. Mentre Tolkien era al lavoro sul testo e trasformava l’anello magico di Bilbo nell’Unico, sorse un’evidente incoerenza. Nel capitolo quinto dello Hobbit, Gollum era disposto a dare l’anello a Bilbo in premio per aver vinto la gara degli indovinelli e si scusò miseramente quando non riuscì a trovarlo. Ciò era del tutto incompatibile con il potere soggiogante dell’Unico, che rendeva il proprietario incapace di danneggiare, distruggere o cedere il prezioso. Nel 1947, dopo aver lavorato sul manoscritto del Signore degli Anelli per dieci anni, Tolkien inviò una revisione del capitolo quinto dello Hobbit all’editore, con una sottile alterazione del testo che portava Gollum a diventare una creatura perfida che non aveva alcuna intenzione

di dare a Bilbo l’anello. Questo mise in accordo le due storie, e la nuova versione fu pubblicata nella seconda edizione dello Hobbit (1951), tre anni prima della pubblicazione del Signore degli Anelli.”

Come dicevo sopra, le mie informazioni sul libro sono pari a zero.

Quindi, quello che ho letto in questi volumi che sono appena usciti, per me sono un pò una scoperta (si, dell’acqua calda).

Mi fa estremamente ridere e allo stesso tempo estremamente piacere, leggere che anche Tolkien faccia parte di quella categoria di geni che scrivono frasi che diventano leggenda, senza un motivo apparentemente logico.

«In a hole in the ground there lived a hobbit»

Pare che nemmeno lui sappia il perchè l’abbia scritta. Buffo, no? Un’altra cosa che ho scoperto, e che invece un pò mi rattrista, è sapere che lui abbia pensato a delle cose mirabolanti per il suo volume ma che per problemi economici, non siano stati mai fatti.

(…) e le rune lunari invisibili si vedono al centro. Tolkien voleva che la mappa venisse stampata su una pagina separata all’interno del testo, in modo che le rune apparissero come per magia quando il foglio veniva messo in controluce. Aveva addirittura preparato con meticolosità una versione delle rune scritta al contrario, così che si potessero vedere dal retro della pagina.

Capite cosa ci siamo persi?

Come molte altre persone, sono cresciuta con la convinzione che i nomi usati da Tolkien fossero tutti inventati. Anche perchè non sapendone pronunciare nemmeno uno, giusto forse quelli che ho sentito nei film, mai avrei pensato che molti fossero in realtà stati presi da testi esistenti e ben più vecchi di lui.

Voluspá è un poema che fa parte della raccolta di poemi norreni.

Ad esempio Thorin Scudodiquercia, della stirpe stirpe Durin. Durin, secondo la mitologia norrena, era uno dei due nani norvegesi, creati dagli Æsir, che forgiarono la spada magica Tyrfing. Quindi no, il merito non è tutto di papà Tolkien.

Io mi fermo qui, perchè rischierei di fare solo un mero riassunto dei volumi e non vorrei, perchè trovo più gratificante lasciarvi la possibilità di leggerli e scoprire da soli tutte le illustrazioni che Tolkien ha realizzato di suo pugno (anche se sono venute dopo la stesura vera e propria del libro).

Ovviamente c’è molto di più, si parla del Silmarillion, che è stato pubblicato dopo la sua morte e del Signore degli anelli, che ormai non c’è bisogno di dire nulla perchè è ben conosciuto.

Io adesso ho una certa voglia di leggerlo, cosa alquanto bizzarra perchè feci già un tentativo anni fa e non andò bene. Forse adesso le cose sarebbero diverse? Chissà.

Disegni e colori. Shade Of Magic

Disegni e colori. Shade Of Magic

Disegni e colori. Shade Of Magic

Partiamo dal fatto che questo è il primo volume che leggo della Schwab e che solitamente non presto particolare attenzione a chi disegna e le tonalità dei colori usati nelle tavole. Un pò stupida come cosa, dato che ho studiato per fare la grafica pubblicitaria e tra i vari lavori che avrei potuto provare a fare, ci sarebbe stato anche quello del fumettista. Comunque, sono più quel tipo di persona che preferisce farsi catturare dall’insieme e non solo dai singoli dettagli (quelli magari li scopro dopo la seconda rilettura o in casi come questo, quando devo fare un approfondimento).

Partiamo quindi dalle basi.
Chi ha fatto cosa?

Andrea Olimpieri (Instagram)
Disegnatore italiano emergente, tuttora residente nel suo paese d’origine. Il suo apporto è stato fondamentale per la creazione dell’estetica visiva della serie a fumetti di. Ha lavorato a numerosi altri titoli di grande successo quali Mostri, True Blood e Dishonored.

LAYOUT di Andrea Olimpieri shade of magic CHINE di Andrea Olimpieri shade of magic COLORI di Enrica Eren Angiolini shade of magic
LAYOUT di Andrea Olimpieri CHINE di Andrea Olimpieri COLORI di Enrica Eren Angiolini

 

Enrica Eren Angiolini (Instagram)
Colorista di grande talento e schermitrice provetta, Colorista di grande talento e schermitrice provetta, Enrica ha realizzato i colori di volumi quali Doctor Who: The irteenth Doctor, Warhammer 40,000, Terminator e The Order of the Forge. Vive e lavora a Roma.

Oltre al lavoro di Andre e Enrica, ci sono due assistenti coloristi ma la vera chicca secondo ma arriva dal fatto che tra un capitolo e l’alto, ci siano delle illustrazioni di Maxim Maresh e Isra realizzate da svariati autori. Al momento non ne ho una preferita, dovrei dar una terza occhiata e fare una scaletta ma così, su due piedi, mi piacciono praticamente tutte!

Sui colori sono un pò un cane, se mi sentisse il mio compagno che ha proprio studiato il come e quando usare i colori, verrebbe a bacchettarmi. Ma non è qui, e voi non direte nulla a nessuno, vero?

Quelli predominanti sono i colori dei vestiti e delle magie messe in atto. Pochi colori brillanti, per dare enfasi alle scene di combattimento oppure a qualche passaggio importante mentre per il colore della pelle e l’ambientazione, tutto assume una tonalità molto cupa, giusto a rimarcare il fatto che Verose non è un luogo sicuro e facile come magari lo era Londra. Infatti, alla fine della Graphic, i colori cambiano e diventano più brillanti come a voler dimostrare che il peggio sia passato. (Ovviamente non sarà così, ma viviamo ancora in un momento nell’illusione fatta di arcobaleni e glitter)

L’Astrolabio. L’atlante del cielo

L’Astrolabio. L’atlante del cielo

L’Astrolabio. L’atlante del cielo

Edward Brooke – Hitching è un appassionato di carte geografiche.

Lo si evince dal fatto che in italia siano arrivati L’atlante immaginario. Quando le mappe raccontavano sogni, miti e invenzioni, Atlante degli esploratori. Viaggi, imprese e scoperte leggendarie nelle mappe più belle della nostra civiltà e L’atlante del cielo. Le mappe più belle, i miti e le meraviglie dell’universo, di cui ho l’approfondimento oggi.

In questo volume, fatto di mappe e invenzioni ormai antiche, ci addentriamo nel campo dell’archeoastronomia; ovvero una combinazione di studi astronomici e archeologici.

La cosa stupenda di questo volume, è la cura e l’attenzione delle immagini e dei disegni che compongono i vari tipi di “cielo”. Dall’antico al Medievale, passando per quello Scientifico fino ad arrivare a quello Moderno, entriamo in un mondo lontanissimo ma allo stesso tempo anche molto vicino..

Visto e considerando che sono una persona alquanto bizzarra, quando ho dovuto scegliere di cosa parlare, mi sono buttata a capofitto sull’Astrolabio. Sembrerà un pò strano da dire, ma ho una piccola riproduzione come portachiavi che custodisco gelosamente da molti anni. Non so per quale assurdo motivo mi sia venuto per le mani, sinceramente non me lo ricordo, però è lì vicino al letto e quindi mi sembrava normale andar su quello.

Ma cos’è l’astrolabio?

L’astrolabio è un antico strumento astronomico tramite il quale è possibile localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti come il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle. Può anche determinare l’ora locale conoscendo la latitudine, o viceversa.

Santo Wikipedia ci fornisce una spiegazione veloce e cristallina.

Quello che ho scoperto grazie al libro, è che “Gli astronomi musulmani trasformarono l’astrolabio in un formidabile congegno computazionale, aggiungendovi scale angolari e indicatori per l’azimut (l’arco dell’orizzonte misurato in senso orario dal punto sud) e usandolo per calcolare i tempi delle levate del Sole e delle stelle fisse, oltre che come aiuto per programmare le ṣalāt (preghiere del mattino) e determinare la qibla (indica la direzione della città di La Mecca).” mentre io ero ferma all’idea che fosse un’invenzione dei marinai per non perdersi, considerando che in mezzo al mare ai tempi non c’era la possibilità di orientarsi con il gps (qualche volta nemmeno adesso).

Su questo congegno, ci sarebbe molto da dire ma sono cose prettamente tecniche. La bellezza non giustifica completamente la noia del funzionamento.

Eppure, non riesco a resistere al fascino dell’idea che l’astrolabio sia alla fine una mappa bidimensionale del cielo, con segnate le stelle fisse più visibili. La cura e la ricerca per creare un oggetto così è magistrale ma non abbiamo la certezza di quanto sia veramente vecchio. Da quanto tempo, nel periodo di Tolomeo, erano in circolazione? Quali erano i primissimi astrolabi?

Mentre ero alla ricerca di qualche informazione più succosa, sono incappata nel Notturlabio; strumento simile all’astrolabio, utilizzato in passato dai naviganti per determinare l’ora durante la notte, sia pure con un grado di precisione molto modesto, qualora fosse nota la posizione di tre stelle. Ed ecco che sempre grazie a Wikipedia, scopro che in realtà in casa ho un notturlabio e non un astrolabio come invece credevo.

Tra le varie cose, ho scoperto (oddio, passatemi il termine) che l’astrolabio ha un certo potere magico, ma non di quelli buoni.

Pare che Torino sia riconosciuta come città con un’alta concentrazione magica sia del bene che del male. Per chi ci crede, non può certamente non andare a visitare Piazza Statuto (pregna di magia nera, dato che sorge sopra val occisorum, ovvero valle degli uccisi) e ammirare il monumento del Frejus. Alcuni esperti pensano che l’angelo in cima sia la rappresentazione di Lucifero ma oltre a quello c’è anche l’obelisco geodetico e situato in cima, abbiamo il nostro astrolabio.

Insomma, per quanto possa sembrare un libro per pochi o solo da tener in libreria per la sua bellezza, in realtà è tutto un mondo da scoprire.

Dea Mórrígan. Al di là di Borgo Opaco

Dea Mórrígan. Al di là di Borgo Opaco

Dea Mórrígan. Al di là di Borgo Opaco

Ho deciso di partecipare all’evento del nuovo libro di Emanuela, per tante ragioni.

Non tanto per il fatto che la conosca da anni, non tanto per il fatto che ho già letto il suo precedente libro o per il fatto che un micro merito per averla incentivata arrivi anche da me. Ho deciso di leggere questo storia per ciò che racconta.

Prima di parlarvi di ciò che penso della storia, quindi sintonizzatevi nuovamente qui sabato, voglio parlarvi di una divinità che compare in queste pagine.

La Mórrígan (spesso reso senza accenti, Morrigan) è una delle più importanti divinità irlandesi, una delle “furie guerriere” dei miti irlandesi, fortemente associata alla guerra, alla morte e al fato.

Viene descritta come una mutaforma, che ama assumere in particolar modo la forma di corvo o cornacchia, sorvolando i campi di battaglia e divorando i cadaveri o apparendo come una vecchia megera che chiama i guerrieri alla morte.

La sua caratteristica di mutaforma la avvicina alla figura del druido come bardo-stregone, un ruolo che ella stessa assume in alcune storie, intonando canzoni per portare vittoria, praticando la divinazione e prevedendo il futuro.

È legata anche alla fertilità e alla sessualità, e alcune storie le attribuiscono un appetito sessuale insaziabile; ella sedurrebbe i soldati prima della battaglia, e condurrebbe i suoi amanti alla vittoria.

Recita così Wikipedia.

La Mórrígan ha un suo “giorno” propizio, ovvero Samhain (l’inizio della metà oscura dell’anno celtico), e quindi visto che la recensione sarà quel giorno, perché non scegliere proprio lei?

Tra l’altro, il simbolo del corvo mi è molto amico dato che tra le varie figure che mi sono fatta tatuare, c’è proprio un suo teschio.

Si narra che una delle sue varie caratteristiche, fosse anche quella di rapire piccoli bambini per poi allevarli e farli diventare dei grandi guerrieri. Insomma, come prendere seriamente l’arte della guerra.

Rapporto con Macha, Badb e Nemain

La Mórrígan viene frequentemente associata ad altre dee guerriere irlandesi, Macha, Badb e Nemain; questa connessione assume spesso una forma triadica, in cui tre di queste quattro dee formano una triade chiamata “Morrígna” (che è il plurale di Mórrígan). Tuttavia, sebbene nella mitologia celtica fosse comune avere triadi di personaggi, specialmente tra quelli femminili, la Morrigan e le altre tre dee presentano una situazione particolare: la Mórrígan è sorella di Macha e Badb, in quanto tutte figlie di Fiacha mac Delbaíth, ma questa triade viene spezzata dal fatto che Macha muore per mano di Balor nella seconda battaglia di Mag Tuire. Alcune fonti sopperiscono a questa mancanza sostituendo Macha con Nemain.

È possibile che, originariamente, vi fosse effettivamente una triade divina, con cui è stata in seguito fatta confusione; è altresì possibile che la Mórrígan e la Morrígna siano la stessa cosa e che le quattro dee, che non appaiono mai contemporaneamente in alcuna scena, fossero in origine una sola figura, con Badb (“corvo della battaglia”), Macha (sempre “corvo”) e Nemain (“panico” o “furia”) quali attributi della Mórrígan. Va inoltre notato che, nel Lebor Gabála Érenn, la Mórrígan è identificata anche con Anann, una dea madre citata anche nel Sanas Cormaic.

Non è una figura che conosco benissimo, pur avendo qualche nozione non mi sono mai addentrata molto nella sua storia.

Si, lo so cosa state pensando; ti sei fatta pittare la pelle in modo indelebile con una cosa che nemmeno conosci? Sni.

Trovo che la Mórrígan sia una figura controversa, e che possa esser raccontata in modi diversi. Quello che mi affascinava della sua figura, era un pò il legame con la mitologia norrena e al fatto che Odino avesse due corvi messaggeri.

Hugin, che simboleggiava il pensiero, e Munin, che rappresentava la memoria.

C’è anche un credo, dove vedono i corvi come una rappresentazione delle Valchirie. Donne guerriere e valorose che in questa forma raccoglievano le anime dei morti. Torniamo quindi alla guerra e in qualche modo alla dea Morrigan.

Amo quindi la figura complessa e misteriosa di questa figura, che Emanuela ha voluto citare nella sua storia.

«In questa realtà le streghe non sono ben viste. Credono che siamo portatrici di sventure e maledizioni e penso che quel cancello in effetti abbia un problema alla serratura: rimane sempre aperto» rispose Metelaine, con naturalezza.«In questa realtà le streghe non sono ben viste. Credono che siamo portatrici di sventure e maledizioni e penso che quel cancello in effetti abbia un problema alla serratura: rimane sempre aperto» rispose Metelaine, con naturalezza.
«Perché la nonna non fa nulla per fermarli?»
«Oh, ma certo che li ferma!»
E nello stesso istante Moon vide uno stormo di corvi scendere in picchiata sui ragazzi e iniziare a beccare le loro teste.
«Visto? Te l’avevo detto che li avrebbe fermati…» sorrise Metelaine.
Moon non poteva crederci: nella sua realtà la nonna non avrebbe mai invocato la Dea Morrigan per vendicarsi su degli esseri umani.