Dea Mórrígan. Al di là di Borgo Opaco

Dea Mórrígan. Al di là di Borgo Opaco

Ho deciso di partecipare all’evento del nuovo libro di Emanuela, per tante ragioni.

Non tanto per il fatto che la conosca da anni, non tanto per il fatto che ho già letto il suo precedente libro o per il fatto che un micro merito per averla incentivata arrivi anche da me. Ho deciso di leggere questo storia per ciò che racconta.

Prima di parlarvi di ciò che penso della storia, quindi sintonizzatevi nuovamente qui sabato, voglio parlarvi di una divinità che compare in queste pagine.

La Mórrígan (spesso reso senza accenti, Morrigan) è una delle più importanti divinità irlandesi, una delle “furie guerriere” dei miti irlandesi, fortemente associata alla guerra, alla morte e al fato.

Viene descritta come una mutaforma, che ama assumere in particolar modo la forma di corvo o cornacchia, sorvolando i campi di battaglia e divorando i cadaveri o apparendo come una vecchia megera che chiama i guerrieri alla morte.

La sua caratteristica di mutaforma la avvicina alla figura del druido come bardo-stregone, un ruolo che ella stessa assume in alcune storie, intonando canzoni per portare vittoria, praticando la divinazione e prevedendo il futuro.

È legata anche alla fertilità e alla sessualità, e alcune storie le attribuiscono un appetito sessuale insaziabile; ella sedurrebbe i soldati prima della battaglia, e condurrebbe i suoi amanti alla vittoria.

Recita così Wikipedia.

La Mórrígan ha un suo “giorno” propizio, ovvero Samhain (l’inizio della metà oscura dell’anno celtico), e quindi visto che la recensione sarà quel giorno, perché non scegliere proprio lei?

Tra l’altro, il simbolo del corvo mi è molto amico dato che tra le varie figure che mi sono fatta tatuare, c’è proprio un suo teschio.

Si narra che una delle sue varie caratteristiche, fosse anche quella di rapire piccoli bambini per poi allevarli e farli diventare dei grandi guerrieri. Insomma, come prendere seriamente l’arte della guerra.

Rapporto con Macha, Badb e Nemain

La Mórrígan viene frequentemente associata ad altre dee guerriere irlandesi, Macha, Badb e Nemain; questa connessione assume spesso una forma triadica, in cui tre di queste quattro dee formano una triade chiamata “Morrígna” (che è il plurale di Mórrígan). Tuttavia, sebbene nella mitologia celtica fosse comune avere triadi di personaggi, specialmente tra quelli femminili, la Morrigan e le altre tre dee presentano una situazione particolare: la Mórrígan è sorella di Macha e Badb, in quanto tutte figlie di Fiacha mac Delbaíth, ma questa triade viene spezzata dal fatto che Macha muore per mano di Balor nella seconda battaglia di Mag Tuire. Alcune fonti sopperiscono a questa mancanza sostituendo Macha con Nemain.

È possibile che, originariamente, vi fosse effettivamente una triade divina, con cui è stata in seguito fatta confusione; è altresì possibile che la Mórrígan e la Morrígna siano la stessa cosa e che le quattro dee, che non appaiono mai contemporaneamente in alcuna scena, fossero in origine una sola figura, con Badb (“corvo della battaglia”), Macha (sempre “corvo”) e Nemain (“panico” o “furia”) quali attributi della Mórrígan. Va inoltre notato che, nel Lebor Gabála Érenn, la Mórrígan è identificata anche con Anann, una dea madre citata anche nel Sanas Cormaic.

Non è una figura che conosco benissimo, pur avendo qualche nozione non mi sono mai addentrata molto nella sua storia.

Si, lo so cosa state pensando; ti sei fatta pittare la pelle in modo indelebile con una cosa che nemmeno conosci? Sni.

Trovo che la Mórrígan sia una figura controversa, e che possa esser raccontata in modi diversi. Quello che mi affascinava della sua figura, era un pò il legame con la mitologia norrena e al fatto che Odino avesse due corvi messaggeri.

Hugin, che simboleggiava il pensiero, e Munin, che rappresentava la memoria.

C’è anche un credo, dove vedono i corvi come una rappresentazione delle Valchirie. Donne guerriere e valorose che in questa forma raccoglievano le anime dei morti. Torniamo quindi alla guerra e in qualche modo alla dea Morrigan.

Amo quindi la figura complessa e misteriosa di questa figura, che Emanuela ha voluto citare nella sua storia.

«In questa realtà le streghe non sono ben viste. Credono che siamo portatrici di sventure e maledizioni e penso che quel cancello in effetti abbia un problema alla serratura: rimane sempre aperto» rispose Metelaine, con naturalezza.«In questa realtà le streghe non sono ben viste. Credono che siamo portatrici di sventure e maledizioni e penso che quel cancello in effetti abbia un problema alla serratura: rimane sempre aperto» rispose Metelaine, con naturalezza.
«Perché la nonna non fa nulla per fermarli?»
«Oh, ma certo che li ferma!»
E nello stesso istante Moon vide uno stormo di corvi scendere in picchiata sui ragazzi e iniziare a beccare le loro teste.
«Visto? Te l’avevo detto che li avrebbe fermati…» sorrise Metelaine.
Moon non poteva crederci: nella sua realtà la nonna non avrebbe mai invocato la Dea Morrigan per vendicarsi su degli esseri umani.

Ariel. Il giorno dopo il lieto fine

Ariel. Il giorno dopo il lieto fine

Partiamo con una premessa grande quanto l’oceano, giusto per mettere in chiaro le cose; conosco Alice Chimera da qualche anno e anche se non la capisco sempre, ormai certi lati del suo carattere non mi sono nuovi.

Però.

Però.

Il giorno dopo il lieto fine, che altri non è che il vecchio Infelici e scontenti, mi impressiona sempre. Trovo sempre spettacolare il modo in cui è riuscita a dar voce a questi finali alternativi, di storie che tutti abbiamo imparato ad amare (più o meno).

Circa quattro anni fa, ve ne parlavo in una recensione e successivamente, mi ero soffermata sul personaggio di Alice ma oggi, dato che sono polla, mi sposto su una principessa che non ho mai del tutto apprezzato.

Ariel, la principessa che cambia tutto di se stessa, per poter inseguire il suo amore terreno.

Più o meno tutti conosciamo il classico Disney, uscito nel 1989.

La principessa dei mari, minorenne, un po indisciplinata e con una passione per i manufatti umani, durante una tempesta salva un bel marinaio che è caduto dal suo vascello. Com’è normale che sia, la giovane ne è innamorata ma lui, la vede giusto di sfuggita e notando la coda, immagina di aver preso una bella botta in testa.

I due mondi sono incompatibili ma, grazie ad un patto siglato con la “magia nera”, la giovane potrà avere una possibilità di corteggiarlo e coronare così il suo sogno. In cambio delle gambe, per stare in superficie, cederà la sua voce.

Vi risparmio il tira e molla della situazione, perchè visto un cartone Disneyano, il resto della storia non cambia rispetto agli altri.

Dopo i sei anni, questa storia mi è parsa sempre più assurda. Però lo ammetto, il disincanto è arrivato quando mi è balzata in mente una domanda topica “ma è veramente necessario cambiarsi, per un uomo?“. Il brutto della Disney vecchiotta, è che ogni ragazza deve adeguarsi alla nuova condizione di vita o deve annullarsi, per essere amata dal principe azzurro. Belle che si innamora del suo aguzzino, Biancaneve che sposa un tizio che bacia ragazze morte, Ariel che baratta la sua coda per uno che continuerà a mangiar pesce. In molti film, sono pochissimi gli uomini che si mettono in gioco. Per quanto io sia ben favorevole alla crescita e al mutamento, da sempre ho pensato che il lavoro dovesse esser fatto da tutti e due.

Chimera ha dato voce al dubbio di molti, andando oltre al “e vissero felici e contenti”.

Come ho detto sopra, Ariel è una sirena e come tale, appartiene al popolo marino mentre Eric è un normale umano. L’unione di due mondi così differenti, non può esser completamente idilliaco perchè è vero che adesso lei ha due gambe ma, il suo apparato? Com’è ovvio, non vi svelo come andrà a finire (MALE, come dice sempre Barbascura) ma, il dramma che si compie è rivolto ad un futuro erede.

Comunque sia, c’è un secondo dettaglio che vorrei portare alla vostra attenzione; la vera storia.

La fiaba originale, venne scritta da Andersen (qui wikipedia).

Molto più cruenta, la vera differenza tra le due storie è che Ariel in origine se avesse fallito, avrebbe dovuto uccidere il suo grande amore oppure, sarebbe morta lei. Mi rendo conto che messa così, i bambini di oggi l’avrebbero apprezzata meno e molto spesso, nemmeno capita ma siamo sicuri che Disney, abbia fatto di meglio?

Vi lascio comunque con una domanda topica, qual è la principessa Disney che meno avete apprezzato?

Playlist. Dormire in un mare di stelle

Playlist. Dormire in un mare di stelle

Dormire in un mare di stelle è la nuova “fatica” di Christopher Paolini.

Per chi non se lo ricordasse, lui è il papà di Eragon e di tutti i suoi prolissi seguiti. Questo nuova storia, teoricamente pubblicata in un unico volume ma portata qui e suddivisa in due, ci porta in uno spazio immenso e ancora costellato di misteri. E minacce.

Il primo di ottobre potrò parlarvi liberamente di questo libro ma oggi, ricopro le vesti di consigliera, nel campo musicale.

 

Un po come qualche settimana fa, ho deciso di proporvi qualcosa da ascoltare prima/durante/dopo una volta presa coscienza di questa uscita.

Il mio arsenale è oggettivamente grande, soprattutto in campo musicale dato che sazio tantissimo e i brani strumentali sono i miei preferiti. Eppure, per questa occasione, volevo prima di tutto cercare qualcosa di particolare e magari, vedere se qualcuno aveva creato una traccia specifica.

Non ne sono rimasta delusa.

Prima di lasciarvi a quello che ho trovato, vorrei proporvi altri audio da ascoltare che vi faranno venire l’ansia. Lo so, non dovrei alimentare questa cosa e ovviamente, non avendo letto il libro ancora non sapete dove voglio andare a parare.

Immaginatevi immersi nello spazio, in balia del nulla, perduti e soli.

Immaginatevi mentre fluttuate un pò confusi, circondati da questi rumori qui. Affascinante, mentre sono seduta a casa mia ma agghiacciante, se fossi veramente lì. La NASA poi, alimenta tutto questo con una spettacolare registrazione qui. Questa è roba completamente vera!

Se poi, siete amanti dell’ASMR allora non potete perdervi questo video, da ascoltare rigorosamente a letto con le cuffie buone. qui

 

Come promesso, vi lascio tre link di brani ispirati al libro, che io ho già iniziato ad ascoltare in loop.

The Fractalverse – Idealis – Varunastra

QUINTO CERCHIO: iracondi e accidiosi: canto VII, VIII e IX

Dante Alighieri, è stato un poeta, scrittore e politico italiano.

A partire dal XX secolo e nei primi anni del XXI, è entrato a far parte della cultura di massa, ed è stato stabilito dal governo e dal parlamento che il 25 marzo sia il giorno finalizzato al culto di Dante, istituendo dal 2020 il cosiddetto Dantedì.

Inferno di Dante Demoni Inferno di Dante Inferno di Dante Mostro

Oggi, in un certo qual modo, stiamo festeggiando un personalissimo Dantedì. No, non vi proporrei mai la recensione della Divina Commedia, perché detto tra di noi, non ho le competenze per rendere giustizia ad un’opera del genere.

Però, come vi ho già accennato QUI, insieme ad un gruppo di Blogger abbiamo deciso di fare degli approfondimenti sulla nuova edizione, edita da Mondadori.

Come si può immaginare, arrivare ad architettare tutto in modo corretto, non è stato facile e il lavoro che abbiamo svolto, ci ha portato a seguire un percorso spinoso. Ma di cosa vi parlerò oggi?

   Or discendiamo omai a maggior pieta; già ogne stella cade che saliva quand’ io mi mossi, e ’l troppo star si vieta».    Noi ricidemmo il cerchio a l’altra riva sovr’ una fonte che bolle e riversa per un fossato che da lei deriva.    L’acqua era buia assai più che persa; e noi, in compagnia de l’onde bige, intrammo giù per una via diversa.    In la palude va c’ha nome Stige questo tristo ruscel, quand’ è disceso al piè de le maligne piagge grige.    E io, che di mirare stava inteso, vidi genti fangose in quel pantano, ignude tutte, con sembiante offeso.    Queste si percotean non pur con mano, ma con la testa e col petto e coi piedi, troncandosi co’ denti a brano a brano.    Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedi l’anime di color cui vinse l’ira; e anche vo’ che tu per certo credi che sotto l’acqua è gente che sospira, e fanno pullular quest’ acqua al summo, come l’occhio ti dice, u’ che s’aggira.    Fitti nel limo dicon: “Tristi fummo ne l’aere dolce che dal sol s’allegra, portando dentro accidïoso fummo: or ci attristiam ne la belletta negra”.    Quest’ inno si gorgoglian ne la strozza, ché dir nol posson con parola integra».    Così girammo de la lorda pozza grand’ arco, tra la ripa secca e ’l mézzo, con li occhi vòlti a chi del fango ingozza.    Venimmo al piè d’una torre al da sezzo.

Inferno di Dante Iracondi

Ho scelto il quinto girone, quello dedicato agli Iracondi e gli Accidiosi.

Ecco, devo ammettere che non sono un pozzo di scienza, e fino agli Iracondi non ho avuto problemi nel capire di chi stessimo parlando ma, per gli Accidiosi… beh, ho cercato il significato su Wikipedia.

“L’accidia o acedia è l’avversione all’operare, mista a noia e indifferenza.”

Quindi, il sunto dei sunti (o il bigino del bigino) è che Dante, in questo caso condanna “Uno esplode nella violenza, cercando di distruggere tutto, l’altro si autocommisera, finendo per distruggere se stesso.” e se ben ci pensiamo, questi due comportamenti sono ancora molto presenti ai giorni nostri.

In molti ambiti, lavorativi e relazionali, questi comportamenti vanno a braccetto.

Basti pensare ad un Capo molto irascibile che non si cura di chi lo circonda e al galoppino che subisce, conscio di subire un torto ma che non cerca di trovar rimedio.

Oppure, nell’equilibrio di una coppia, possiamo trovare un carattere molto forte e violento (che la cronaca ama definire “passionale”) che tiene sotto di sé un animo più chiuso, quasi apatico verso la vita.

O ancora, un filone politico che crede nel “solo ripagando il torto con la stessa moneta, si può lavare l’onta subita” rispetto agli oppositori (ma non sempre) che pur avendo un’opinione diversa, osservano lo sfacelo che si compie davanti ai loro occhi, convinti che anche intervenendo non riuscirebbero a cambiar le cose a lungo termine.

Gli Iracondi, che vengono posti nella parte alta del fiume Stige mentre si scontrano tra di loro in malo modo e son spogli dei loro vestiti, ad oggi in alcuni ambiti sono figure osannate, approvate dal popolo e spesso, giustificate dall’opinione pubblica.

Come accennavo sopra, quelli che ricadrebbero in quel girone, sono prettamente persone che decidono di seguire un certo stato d’animo.

«Non tramonti il sole sopra la vostra ira»

Nella psicologia, provare dei sentimenti negativi come l’odio, non è di per sé una cosa nociva. Siamo esseri umani e come tali, ci è impossibile rimaner puri sotto ogni punto di vista. Per una piccola parte però, è il sentimento giusto per trovare lo slancio e arrivare a migliorarsi e concentrarsi su sé stessi ma, quando si rimane ingabbiati dentro quel sentimento, quando diventa uno stile di vita, allora se ne diventa irrimediabilmente schiavi.

Distruzione di chi ti circonda, invidia per le cose altrui, odio verso una cultura o una ideologia.

Negli ultimi anni, con l’avvento dei molti social, questo sentimento sembra essersi quadruplicato. Un tempo, quando la comunicazione era limitata e l’opinione pubblica era circoscritta al luogo in cui si viveva, certi modi di fare venivano arginati e sedati con l’ausilio della religione (anche se nel corso del tempo ha perso “potere”) e/o la legge (nell’imaginario attuale, per la maggior parte del tempo viene spesso vista come una giustizia impari e corrotta). Non che si vivesse in un periodo di grande amore, tutt’altro, ma tante cose venivano nascoste “sotto il tappeto” perché considerate un’onta di famiglia. Certo, i casi di odio non mancavano.

Oggi comunque, dato che internet è diventato usufruibile in modo semplice e veloce, al poso di esser sempre un mezzo vantaggioso, si è rivelata un’arma a doppio taglio.

In alcuni casi, per una questione di privacy o per il semplice fatto che non ci si è mai posto il problema, si può interagire con altri utenti nel completo anonimato e senza esser rintracciabili (es. telegram). Così, far circolare commenti pieni di astio o notizie con incitamento all’odio (magari su basi di eventi falsi) è molto più semplice, e visto che il bacino d’utenza è molto ampio, dato che adesso quasi tutto il mondo può interagire in modo simultaneo, molti pensieri trovano terreno fertile. Com’è comprensibile, non essendo tutti uguali, certe persone sono meno pericolose di altre. Mentre da un lato magari abbiamo il razzista che scende in piazza e picchia il mal capitato di turno, dall’altra abbiamo il commentatore folle, che lo applaude e lo incita a proseguire, tranquillo del fatto che tanto, non subirà alcuna ripercussione.

Appena sotto agli Iracondi, nel fiume Stige abbiamo anche gli Accidiosi, coloro che in vita hanno vissuto subendo ogni evento.

Tommaso d’Aquino, definisce questa condizione come «tristezza profonda, che deprime l’animo dell’uomo al punto che non desidera più fare niente».

Ci sono molti pensieri contrastanti in questo senso. Chi sono alla fine, i peccatori di questo girone e perché non è facile incasellarli?

“Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO, in inglese World Health Organization ovvero WHO) la depressione colpisce 322 milioni di persone nel mondo e, quindi, è un’importante causa di disabilità planetaria, con un aumento del 18% di depressi stimato tra il 2005 e il 2015.” Quindi, dovremmo esser tutti dei peccatori?

Come per il sentimento dell’Ira, anche in questo caso Dante voleva far passare il messaggio che essere “accidiosi” è un peccato solo quando è una scelta.

Una persona che soffre di depressione, che si sminuisce perché non ha fiducia in sé stesso, è solo una persona problematica che andrebbe seguita e aiutata (un tempo, queste persone venivano rinchiuse per esser curate mentre oggi, spesso vengono lasciate in balia dei propri problemi e sminuiti, perché scambiati come semplici nullafacenti o bisognosi di attenzioni). Invece, avete presente il galoppino di prima, che non fa nulla per migliorare la sua situazione? Ecco, un Accidioso è colui che si “siede” e vive dentro di sé una rabbia muta e al di fuori, subisce passivamente.

Qui troviamo le persone in gabbia, a cui è stata aperta la porta ma che sono così abituate alla loro condizione svantaggiosa che non escono, non abbandonano ciò che conoscono e che più comunamente parlando, passano da Vittime volontarie a Carnefici, facendo soffrire chiunque si avvicini.

Rimanendo in parallelo con gli Iracondi, dato che Dante li mette in coppia e li pone uno sopra l’altro, gli Accidiosi sono gli utenti social che osservano tutto ma non agiscono, non prendono una posizione. Un po’ come il detto “Tengo famigliaè infatti utilizzata, anche come “frase a effetto”, per indicare la giustificazione in base alla quale l’ethos di un individuo, di un’intera società, o di un suo sottoinsieme, è un alibi in grado di neutralizzare, giustificare o accettare alcuni comportamenti (azioni, ma anche omissioni) che sarebbero altrimenti moralmente disdicevoli, o ignobili, o perfino fortemente devianti. La frase considerata emblematica di una sorta di “vizio morale” che prospera in Italia (ma anche altrove) che comporta lo scendere a patti con la propria coscienza, l’indulgere al fatalismo della “compromissione” morale (e non di un altrimenti legittimo “compromesso”), in ossequio a “ipotetiche istanze superiori”.

Prendetevi quindi un momento per guardarvi dentro, fate un respiro profondo e datevi per una volta alla meditazione. Volete veramente passare l’eternità a viver male? Tra l’esser con il naso a fior di melma, litigando con il vostro vicino senza distanze di sicurezza o l’esser sul fondo, a sopportare sulle vostre spalle gente che non sta mai ferma? Vale la pena vivere adesso senza regole, con la quasi sicurezza che lo stato non farà nulla, per poi pentirvene dopo? Ricordiamoci che Dante, per un torto subito o che considerava tale, ha creato dei gironi per questi soggetti.

Dovremmo sperare di non vivere nella stessa epoca di una persona così, o almeno, di non incontrarlo mai per non correre il rischio di rimaner nella sua memoria. Ma si sa che la sfiga ci vede benissimo.

La Luna, La Papessa, Il Diavolo

La Luna, La Papessa, Il Diavolo

In alcune interpretazioni, il gambero nello stagno rappresenta l’inconscio o l’immaginazione che emerge verso percorsi difficili e pericolosi (il passaggio tra i due cani e tra le torri verso luoghi minacciosi). Altri invece interpretano l’animale come un granchio, facendo riferimento al segno zodiacale del cancro il cui pianeta di riferimento è proprio la luna; seguendo sempre questa interpretazione i due cani sarebbero a loro volta due costellazioni: il Cane maggiore e il Cane minore, mitologicamente i guardiani e protettori del satellite.

A ben guardare le gocce che sembrano piovere sulla terra compiono invece il movimento contrario: ascendono verso l’astro come se attirate da esso, questo sta a significare che l’Arcano non si muove dal mondo circostante all’uomo ma, al contrario, dall’uomo verso l’esterno. Ci parla dunque di energia, inconscio ed emozioni.

LA LUNA
Paura, inquietudine

La Papessa viene generalmente raffigurata come una sacerdotessa o una monaca che indossa un copricapo, una veste e un mantello. Un simbolo simile ad una croce può apparire sul copricapo oppure sulla veste; nei tarocchi Visconti-Sforza la croce appare su un bastone impugnato dal personaggio. Il copricapo generalmente è una triplice corona (tiara). In mano tiene un libro appoggiato in grembo, che può essere aperto o chiuso; anche quando il libro è aperto, la donna non lo legge, ma guarda dritto con sguardo fiero.

La donna siede su un trono, e in alcune raffigurazioni i suoi piedi sono appoggiati su un cuscino. Alle spalle della donna c’è un drappo con delle decorazioni. Nei mazzi più recenti il trono è affiancato da due colonne.

Nei tarocchi Rider-Waite le colonne hanno colori opposti (nero e bianco) con incise le lettere “B” (la nera) e “J” (la bianca), secondo la simbologia massonica. Il copricapo talvolta ha la forma di tre fasi lunari (crescente, plenilunio e ultimo quarto). Sul drappo, in alcuni tarocchi, sono dipinti fiori e frutti (melagrane), e sul rotolo che tiene in mano sono incise, in alcuni, le lettere “TORA”, in altri, i simboli Yin e Yang. Ai piedi della donna c’è una falce di luna.

LA PAPESSA
Saggezza, intuizione

Nei mazzi più antichi, come i mazzi Visconti-Sforza, le lame con l’immagine del diavolo sono andate perse, per cui non vi è alcun riferimento iconografico su come potesse essere rappresentato in origine.

Vi sono rappresentate tre figure in piedi. In mezzo, su un piedistallo, vi è il diavolo con tutte le caratteristiche tipiche (ali di pipistrello, piedi caprini, testa cornuta), questa figura è un ermafrodito perché ha gli organi sessuali maschili ma al tempo stesso i seni sviluppati. Le due figure sono un uomo e una donna rappresentati nudi legati da una catena per il collo al piedistallo.

IL DIAVOLO
Paura, abisso

La luna Paura e inquietudine Art Nouvea La Papessa Saggezza e Intuizione Art Nouvea Il Diavolo Paura e Abisso Art Nouvea

Mi sono avvicinata all’arte divinatoria solo da poco. 

Per un evento, dovevo leggere il manuale e dato che sono una persona poco puntigliosa, decisi anche di prendermi un mazzo per provare a fare qualche stesura. Come per tante cose, mi si è aperto un mondo fatto di mille significati e tanta fantasia. 

Se ci si guarda attorno, nel campo roseo del marketing, si possono trovare mille mazzi dalle rappresentazioni pittoresche. Quelle che vi ho mostrato sopra, sono ispirate allo stile Art Nouvea (che ho rivalutato negli ultimi anni) ma a casa ne ho altri due tipi molto belli, pur mangiandomi le mani, perchè se ne trovano anche di altre bellissime. Per chi ci lavora, il mondo dell’occulto è sempre un terreno fertile ma per chi invece ci crede veramente, la veste perde ogni significato.

Melissa Panarello, più che altro conosciuta come Melissa P., ha deciso di pubblicare una serie di mini racconti di vita in base alle carte dei Tarocchi. 

Tra qualche giorno ve ne parlo in modo specifico ma oggi, mi voglio soffermare sul come percepisco io questi tre simboli.

La Papessa, fra tutti gli arcani, è la mia preferita. 

Ci sono due modi per leggere una carta e in base a come esce, risulta negativa e positiva. Lei, quando è diritta e quindi in verso positivo, non è comunque particolarmente rosea perchè alla fine dice che per fare qualsiasi cosa dobbiamo prima guardare dentro noi stessi. Cioè, non ci dice che tutto andrà bene o che siamo sicuramente sulla retta via, ci dice che dobbiamo guardarci dentro. E farlo veramente. 

La Luna e il Diavolo invece sono un pò altalenanti nei miei confronti, perchè la prima spesso la temo e la seconda no. 

Dovrebbe essere quasi il contrario, la Luna ha una simbologia positiva molto femminile e buona ma sarà che io mi sento più “Ugo”… sul Diavolo invece, solo chi mi conosce sa bene perchè non lo temo. La questione del peccato e del perdere la retta via, non mi scalfiscono.

Io ve ne accenno bonariamente, sicuramente i veterani del campo staranno rabbrividendo alle mie parole. Scusate.

Il fatto è che per ogni Arcano, ci sono mille sfumature perchè in base a come escono ed in base a che carte sono state estratte, cambiano di significato. Tra l’altro, quando ci si incaponisce su una certa domanda e la si ripete troppo perchè le “risposte” non ci piacciono, sono le carte stesse che ci propinano la supercazzola. 

Insomma, io me le immagino fare un consiglio straordinario per decidere come levarsi da questo impiccio e diventare dispettose come certi folletti.

Intelligenza Artificiale. Anomalia

Intelligenza Artificiale. Anomalia

Intelligenza Artificiale.

Quanto questo concetto ci sembri così fuori dalla nostra vita, ma normale in campo cinematografico e letterario. Eppure, se ci fate caso, passo dopo passo è lì che stiamo andando.
Le innovazioni tecnologiche di questo periodo, che alzano moltissimi polveroni tra negazionisti e complottisti, sono il lampante esempio che siamo dentro fino al collo in questo cambio.
In Anomalia, questo è il perno dove tutto gira.
Il livello di inglobamento che troviamo, il livello di normalità vissuta è alto, che si fa fatica a capire chi possiede ancora un’anima umana e chi ne è ormai privo. Magari da sempre.
La tematica trattata, pone sempre una serie di domande che oscillano dal più puro e altruista, al più controverso e al limite della decenza.
Siamo veramente disposti a barattare la nostra libertà di tutti i giorni, con il controllo ferreo e l’illusione di una vita migliore?
Siamo certi che valga la pena vivere mille anni, grazie all’avanzamento della tecnologia medica e credere di poter diventare immortali?
Tutta questa innovazione, che ci porta ad essere degli Dei fragili, dove ci illudiamo di aver tutto in mano quando poi stringiamo un pugno di mosche.
Siamo pienamente convinti dal fatto che ad oggi, il nostro mondo giri in modo errato ed essendo noi, gli animali più intelligenti (solo perchè parliamo, ci depiliamo e camminiamo eretti), sia quasi un insulto dover faticare per fare qualcosa.
Ci chiediamo perchè non abitiamo in un mondo automatizzato, dove a far il lavoro “sporco” sono sempre gli altri.
Abbiamo paura della morte, siamo venuti su a pane raffermo e libri che parlavano di macchine così intelligenti da confondersi con gli umani. Ma sono loro, che arrivati ad un certo punto assomigliano a noi, oppure siamo noi che stiamo perdendo la nostra umanità?
Abbiamo un’idea del futuro così idealizzato che quando non succede quello che vogliamo noi, ci trasformiamo in bambini capricciosi. Quando però l’avanzamento avviene, ne abbiamo paura.
Sono troppo catastrofica?
Ammetto che una parte di me, superata la patina opalescente in Anomalia, si è resa conto che proprio perchè siamo umani, vuol dire che non siamo capaci di vivere in pace.

Tra l’altro ditemi, perché in ogni storia che vediamo o leggiamo, c’è sempre un problema da risolvere?

Perchè creiamo mondi dove la medicina è così avanzata, da voler conquistare il mondo?

È la tecnologia che ci mette davanti ai nostri limiti di esseri umani o siamo noi, incapaci di vivere senza preoccupazioni?

C’è da dire che le IA, come vengono intese in Anomalia, hanno fascino da vendere. Perchè si, ci sono sempre i soliti clichè che ci riscaldano il cuore, quelle scene che ormai abbiamo visto e rivisto ma di cui non possiamo fare a meno, però ci sono anche delle cose divertenti, che meriterebbero una lettura.

Il libro in sè, di cui vi parlerò poi, possiede troppe pecche per essere veramente apprezzato ma su questo fronte, ha saputo creare dettagli interessanti.

Steso a terra, quell’uomo continuò a fissarlo. I suoi occhi cambiarono rapidamente colore. Le iridi, ora formate da numerosi cerchi concentrici di colore metallico brillante, iniziarono a roteare prima lentamente poi vorticosamente fino a non distinguersi più. Divennero di un colore rosso acceso, quasi fluorescente. Il modificato era entrato in modalità di combattimento. Il suo impianto bioelettromecha stava iniettando determinati segnali e impulsi alle terminazioni nervose.

Anomalia_Uomini con codice a barre che abbassano la testa