Cronache delle terre mutate

Cronache delle terre mutate

Cronache delle terre mutate di Martina Monti
  • Personaggi 40% 40%
  • Worldbuilding 70% 70%
  • Fluidità 30% 30%
  • Cover 75% 75%
  • E il finale 30% 30%

Cronache delle terre mutate

Recensione: Con i lettori che conosco, sono solita parlare dei libri che qualche volta abbandono ma, raramente li porto su questi schermi.
Parlare di un libro che non ho finito fa sì parte dell’esperienza di lettura, ma è anche vero che per dare una motivazione sensata dovrei spoilerare più o meno tutto. La cosa a me non crea problemi però posso capire che non a tutti piaccia. Quindi evito, dove posso.
Ecco, oggi non posso.

Qualche tempo fa mi è stato proposto di leggere “Cronache delle terre mutate” e dato che le vibes sembravano allettanti, ho accettato.
Certo, stavo entrando in un bel blocco di lettura ma ho voluto crederci.
Faccio una piccola e doverosa premessa, non ho nulla contro Martina Monti, questo è il primo libro che leggo ma sarà probabilmente anche l’ultimo.

Ci troviamo in un mondo post apocalittico, dove la terra che noi conosciamo ha cambiato totalmente veste.
Come in ogni guerra nucleare che si rispetti, dopo aver devastato ogni cosa, costringe i pochi sopravvissuti a doversi rimboccare le maniche senza però aver veramente tempo per piangere chi non c’è più. Le radiazioni hanno cambiato per sempre ogni essere vivente e alcuni bambini nati dopo quel fatto, presentano malformazioni. Qualcuno muore, qualcuno muta fino ad arrivare a creare una nuova variante.
Ora esistono due razze: Umanidi e Abarimoni.
Gli Abarimoni, sentendosi superiori rispetto agli Umanidi, schiavizzano e sterilizzano questi ultimi. I pochi che riescono a fuggire da questo maltrattamento, spesso vengono inseguiti e catturati dai Cacciatori.
Isaac, Cacciatore con una morale, viene ingaggiato dai seguaci di Salmace per trovare un’Umanide che pare uccida gente innocente.
Peccato non sia la verità.
Il vero nemico non è la giovane umana ma la natura stessa degli Abarimonti, solo che non lo sa ancora nessuno.

Percepivo delle vibes di Hunger Games, Divergent e molti altri distopici che ho letto/visto passare negli anni.
Peccato che dopo le iniziali premesse, ci sia un susseguirsi di comportamenti così infantili che avrei voluto lanciare il libro.

Isaac, dopo aver scoperto che la ragazza catturata non è un’assassina, si offre di aiutare i suoi amici a liberarla. Fin qui, tutto bene, nelle sue poche regole c’è il non catturare mai persone che fanno ciò che fanno per disperata necessità ma, la guerriera del gruppo uccide un seguace di Salmace facendo di testa sua. Perché non si sa controllare. Questo è stato il primo campanello.
Una volta tornati tutti al sicuro, la comunità Umanide capisce di doversi mettere in viaggio perché il loro nascondiglio non è più sicuro. Dopo una serie di peripezie e incontri non propriamente positivi, si notano i primi comportamenti infantili.
La compagna della ragazza salvata si lamenta del fatto che lei non riesca a superare il suo trauma, che si deve spicciare perché è stanca. Fatemi capire, questa viene rapita, torturata, pensa di morire o comunque di non rivedere mai più i suoi amici ma si deve far passare tutto dopo tre giorni. Con uno schiocco di dita, sparito tutto, come se non fosse successo nulla. Lo so, non tutti reagiamo allo stesso modo, però, santo cielo!
C’è anche l’uso di certe parole verso i propri compagni di comunità. La guerriera? Lei è all’improvviso diventata una psicopatica. Va bene che non si controlla ma fino a due giorni prima era parte del gruppo e utile per salvare la vita a tutti. Il ragazzo salvato dalle celle che aiutava il medico, anche se non aveva più un braccio e un’occhio? All’improvviso è uno storpio o un bastardo perché ha deciso di farsi impiantare un nuovo arto. L’amico della guerriera che ha sempre avuto una cotta per lei ma che non ha mai avuto il coraggio di esternare? Sottilmente le dà della sgualdrina perché preferisce Isaac e non lui.
All’improvviso, vengono a galla tutta una serie di comportamenti che non hanno molto senso. Posso capire chi si arrabbia per la perdita di una persona cara, il dolore è una brutta bestia ma il resto, no.
Tra l’altro, sembra che abbiano una calamita per i disastri perché da quando si mettono in viaggio, non c’è mai pace. Di per sé non sarebbe un punto negativo, perché il bello di queste storie è anche quello di esasperare alcune situazioni ma ehi, l’attacco dei nuovi Mutanti è veramente troppo. C’è della cattiveria gratuita.
Postilla per i nuovi Mutanti.
Gli Abarimonti, mannaggia a loro, ad un certo punto sviluppano una mutazione che se attiva li porta a diventare delle bestie assetate di morte e impossibili da abbattere. Basta lo scambio di un qualsiasi fluido per essere infettati. Gli Umanidi ne sono immuni ma i meticci? Nel punto dove sono arrivata io, il proprietario della villa che accoglie la comunità in viaggio si premura soltanto di sapere se ci sono degli Abarimonti con loro. Ovviamente proseguendo nella lettura troveremo risposte a questa domanda ma nessuno si pone prima questo quesito? Devo per forza urlare? Cosa siamo, in una versione distopica del Trono di spade?!

Mi dispiace anche un po’ non arrivare alla fine, perché da un certo punto di vista la storia è fatta bene, ha del bel potenziale ma su di me, ha lo stesso effetto di una passeggiata tra le ortiche.

INFO

Autore: Martina Monti
Pagine: 528
Prezzo: € 19.90
Uscita: 10 marzo 2023
Genere: Fantascienza; Distopico
Casa Editrice: Delrai Edizioni

TRAMA

In un futuro lontano, una guerra nucleare ha spazzato via l’antica civiltà. Il mondo, però, si è presto adattato alla nuova Età, cambiando la sua morfologia e trasformando gli esseri viventi. Bombe e potenti armi, andate già perdute, hanno formato crateri, innalzato la terra in montagne, desertificato zone e prosciugato laghi, deviato fiumi e creato boschi a discapito delle zone urbane, ormai abbandonate. A seguito di quegli eventi, hanno iniziato a nascere bambini sempre più malformati, mutati, fino a quando queste alterazioni si sono stabilizzate in tratti tipici, definendo una nuova razza: gli Abarimoni. Diversi dagli Umanidi, discendenti diretti degli uomini, combattono questi ultimi e li schiavizzano, convinti della loro inferiorità nel nome di Salmace, un dio-dea che ha esaltato il nuovo gene come marchio dei prescelti. Ma i tempi cambiano e una minaccia sconosciuta incombe sulle rovine di un’era che vede il suo tramonto; Umanidi e Abarimoni dovranno ben presto fare i conti con la dura realtà che vede entrambe le loro razze in pericolo. Non si è mai al sicuro quando si lotta per la sopravvivenza e la vita umana inizia finalmente ad avere tutt’altro valore.

Cosa beviamo stasera? Scopri il barman che è in te

Cosa beviamo stasera? Scopri il barman che è in te

  • Personaggi 65% 65%
  • Worldbuilding 70% 70%
  • Fluidità 80% 80%
  • Cover 60% 60%
  • E il finale 65% 65%

Cosa beviamo stasera? Scopri il barman che è in te

Recensione: Lo ammetto senza vergogna, io sono quella che beve.
A casa abbiamo dei ripiani dedicati agli alcolici per due motivi: Uno, ci sono bottiglie che mi piace collezionare a prescindere dal contenuto e due, abbiamo l’abitudine di preparare i cocktail in modo da creare qualcosa che possa piacerci senza per forza seguire le regole degli esperti.
Diciamo che è un momento per allentare i nervi e di condivisione per me ed il mio compagno, un qualcosa di estremamente semplice e privo di fronzoli.
Quindi, se le premesse sono queste, perché ho preso e letto questo libro?

Quando vado al salone del libro di Torino, mi metto sempre nella posizione di cercare qualche novità, a prescindere dal genere e dalla casa editrice. Cerco di sfruttare al meglio il momento, di mantenere la mente aperta, un po’ perché è l’unico periodo dell’anno dove mi concedo spese folli e un po’ perché così do un senso al viaggio di quattro ore.
La Corte è una delle tappe fisse.
Maledetti.

Come dicevo sopra, io sono quella che beve.
Le mie capacità da barman sono letteralmente inesistenti ma non lo vedo come un problema, sono una persona semplice che si adatta a qualsiasi tipo di mischione. L’unica cosa che conta, è che sia buono. E che non sia difficile da preparare.
Con questo non vuoglio dire che non sappia apprezzare un cocktail fatto bene, semplicemente in certe occasioni non è una cosa importante. Sono però curiosa e quando mi è stato detto che tra le pagine del libro avrei trovato validi consigli e una buona dose di risate, mi ci sono tuffata a capofitto.
Risultato?
Il mio spirito guida alcolico continua ad essere latitante ma ho scoperto tante chicche e ho una lista di cose da provare (che passerò rigorosamente al mio compagno, dato che è lui l’esperto).
Il libro va benissimo per i non esperti del settore, dato che non vuole farci diventare tutti dei bravissimi barman ma promuove tutta una serie di proposte semplici con anche le dosi per chi non ha nemmeno un attrezzo del mestiere. Il libro va bene per i curiosi che anche se non capiscono bene le dosi e non hanno voglia di imparare, possono trovare piacere nella storia di come sono nate certe bevande o i loro nomi.
Il libro non va bene a chi non ha pazienza o si distrae facilmente. Pur essendo un libro spiritoso, non ha la comicità elevata o becera che intrattiene un vasto pubblico.

L’unica nota veramente negativa sono le pagine nere con le scritte bianche.
Ho trovato molto più stancante quel tipo di lettura, più che tutto il resto del libro. Credo sia stato usato un font uguale alle altre pagine ma inadeguato allo sfondo.

INFO

Autore: Marco Giuridio
Pagine: 257
Prezzo: € 20
Uscita: 17 giugno 2022
Genere: Narrativa
Casa Editrice: La Corte Editore

TRAMA

Avete mai desiderato gustarvi a casa uno di quei bellissimi drink che vi fanno al bar? O conoscere qualche curiosità sul mondo dei cocktail da poter raccontare al momento giusto? O scoprire come cavarsela quando arrivano all’improvviso tanti amici o si deve organizzare un appuntamento romantico? Dopo aver passato tanti anni intorno al bancone di un bar, Marco Giuridio ha deciso di raccogliere una parte delle sue esperienze in questo libro. Ha voluto immaginare qualcosa di diverso dal solito manuale e, non volendo nemmeno un semplice ricettario, ha scelto di scrivere un dialogo, bizzarro, surreale, tra il protagonista e il suo lato barman. Un botta e risposta serrato, divertente, incalzante, durante il quale Brian aiuterà il protagonista risvegliando i suoi ricordi e guidandolo tra ricette e curiosità che hanno fatto la storia dei drink che oggi tutti noi possiamo gustare. Così, tra un aneddoto e l’altro, scopriamo qual è la vera storia del Long Island, qual è la differenza tra il gin e la vodka, come mai ci si ritrovava nei cosiddetti speakeasy, ma anche quali sono le ricette migliori (facili da preparare a casa!) adatte alle più svariate occasioni.

Just another love [ANTEPRIMA]

Just another love [ANTEPRIMA]

Just Another Love di Scarlett Reese
  • Personaggi 80% 80%
  • Worldbuilding 80% 80%
  • Fluidità 95% 95%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 60% 60%

Just another love [ANTEPRIMA]

Recensione: Skyler ha imparato a sopravvivere con le sue sole forze, dopo che la vita le ha servito su un piatto tutta una serie di sconfitte e ingiustizie. Tra le varie, il rancore immeritato di sua sorella maggiore.
Eleonore, nata dal precedente matrimonio del padre, non è mai riuscita a superare l’affronto della nuova famiglia e per questo, appena le è stato possibile, ha chiuso i rapporti con tutto e tutti.
Dopo molti anni però, le due sorelle sono nuovamente una di fronte all’altra e nel mezzo, una richiesta tanto scomoda quanto incredibile.

Se è amore non è mai sbagliato

Esce oggi un libro che mi ha commosso fin nel profondo e allo stesso tempo, mi ha fatto incazzare come una iena.
Mi permetto di fare un unico spoiler.
Devo assolutamente svelare un microscopico dettaglio, perché trovo ingiusto che non venga menzionato da nessuna parte. Personalmente, è una cosa che appoggio ma, sono cosciente del fatto che per qualcuno, l’argomento potrebbe non esser gradito o facile da affrontare.
Parliamo di maternità surrogata.

Come ho detto sopra, non ho nulla contro questa pratica ma non è un argomento facile e in tutta onestà, avrei preferito comunque saperlo prima.

Incredibilmente parlando, ho amato Eleonore e il suo modo di affrontare una situazione molto difficile. Non posso dire che si sia comportata bene con la sorellina, ma non la posso nemmeno biasimare. La rottura dei genitori prima e il nuovo matrimonio dopo, l’arrivo di una sorellina con cui dividere l’amore e le attenzioni. Insomma, una reazione tutt’altro che strana. In età adulta poi c’è l’impossibilità di avere dei figli e la presa di coscienza del fatto che l’unica possibilità che avevano, è andata sprecata. Un marito che la ama veramente ma che non può avere quello che desidera nel profondo di se stesso, un nuovo amore che vede sbocciare ma che non può fermare. Il karma non fa sconti a nessuno.
Insomma, Eleonore è una persona meritevole e sinceramente, avrei voluto di più per lei. Forse è anche per questo che pur avendo adorato la lettura, mi sono scimmiata moltissimo. Le dinamiche che portano Skyler e Mason ad unirsi, sono fin troppo simili alle dinamiche vissute dai genitori. Ovviamente voi non sapete quali siano, perché sarebbe spoiler, però fidatevi di me.
Skyler e Mason non sono affatto due personaggi tremendi. Cercano in tutti i modi di tenere a freno i loro sentimenti e anche se in modo differente, amano Eleonore e vogliono il suo bene però, ecco… ho trovato tutto un pò ingiusto.

Ci sono altre due o tre cose che non ho capito e/o apprezzato poco, però in generale è stata una lettura estremamente scorrevole (iniziato e finito nello stesso giorno).
Soprattutto verso la fine, il coinvolgimento è stato tanto e un paio di lacrimucce le ho anche versate. Penso sia una lettura interessante su più fronti, anche per la questione di sentirsi pronti ad essere genitori e al momento catartico di quando finalmente prendi in braccio per la prima volta un figlio.

 

INFO

Autore: Scarlett Reese
Pagine: 343
Prezzo: € 9.90
Uscita: 20 febbraio 2024
Genere: Narrativa
Casa Editrice: Newton Compton Editori

TRAMA

Skyler si sente intrappolata in una vita soffocante: lavora tutto il giorno in un fast food e condivide un minuscolo appartamento con un’amica. È abituata a non chiedere mai aiuto, e da quando è andata via di casa ha imparato a contare solo sulle proprie forze. Finché sua sorella Eleonore – nata dal precedente matrimonio di suo padre – non riappare all’improvviso. I rapporti tra loro sono sempre stati difficili: Skyler non è mai riuscita a superare il muro di rancore eretto da Eleonore contro la nuova famiglia del padre. E adesso, dopo anni di silenzio, sua sorella le sembra una sconosciuta tanto quanto Mason, l’uomo che ha sposato: il cognato che Skyler neanche sapeva di avere. Eleonore e Mason hanno una proposta da farle. Una proposta in grado di sconvolgere per sempre le loro esistenze…

WonderBrutto. La nascita dell’eroe

WonderBrutto. La nascita dell’eroe

WonderBrutto. La nascita dell'eroe di Francesco Muzzopappa
  • Personaggi 20% 20%
  • Worldbuilding 50% 50%
  • Fluidità 60% 60%
  • Cover 70% 70%
  • E il finale 70% 70%

WonderBrutto. La nascita dell’eroe

Recensione: Leonardo è un giovane ragazzo che vive una doppia vita.
Come prima cosa, è un modello da sempre. Fin dalla tenera età, presta il suo volto ed il suo corpo per le pubblicità e grazie alla sua bellezza innata e al duro lavoro per mantenersi sempre al meglio, il suo futuro sembra roseo e ben delineato.
Però, è anche uno studente e come tale, deve andare a scuola e fare i compiti.
Conciliare questi due mondi non sempre è facile, le assenze possono esser tante e viaggiare da una parte all’altra del mondo potrebbe essere bello ma anche destabilizzante, ma ha il sostegno dei genitori, modelli anche loro, e della sua agente, nonché migliore amica della madre ed ex modella. Proprio per questo mix, la sua personalità è frizzante ed è abituato ad aver gli occhi degli altri sempre puntati addosso.
Leo però non è solo spa e passerelle.
La solitudine è una prassi, non sai mai se chi ti si avvicina lo fa perché è veramente interessato oppure è alla ricerca di un po’ di fama. Gli affetti non possono comunque esser troppo stabili perché è troppo giovane per coltivarli in solitudine e tra l’altro, farsi degli amici in quel campo non è una cosa tanto semplice. Anche mantenersi freschi e tonici richiede impegno e per un’adolescente, con gli ormoni in subbuglio, significa anche rinunciare a tante cose. Certo, Leo non è stato obbligato a intraprendere quel percorso ma in fondo è l’unico che conosce ed è forse l’unico in cui è portato.
C’è di più.
Durante una gita scolastica, viene morso da uno strano pesce che gli fa un dono molto particolare. Ora Leo ha dei poteri incredibili che ancora non conosce bene, ma che gli lasciano, seppur per un breve periodo, il volto trasformato in qualcosa che lo terrorizza; un mostro.
Ed ecco chi è nella realtà WonderBrutto.
Leonardo Ferrari.

Temo di aver fatto una descrizione un pò troppo profonda del libro.
Leonardo è veramente un giovane modello e sì, lo sono anche i suoi genitori. Vero è anche che sta ancora andando a scuola e che ha una vita fatta di lavoro e verifiche. Anche il morso è reale, così come il volto sfigurato quando usa i suoi nuovi doni.
Il fattore solitudine invece, c’è ma non viene minimamente approfondito.

Leo è il classico adolescende che sa di esser bello.
Non se ne vergogna, gli piacciono le attenzioni che riceve e anzi, trova assolutamente dovuto il fatto che la vita gli sia sempre favorevole.
Leo se la tira.
Di brutto.
Non è però un ragazzo spregevole. Non bullizza quelli “meno fortunati”, per quanto pensi che gli siano dovute una serie di cose non vive nell’idea che basti solo la belleza per campare (quindi studia, anche se non eccelle), è rispettoso verso la famiglia ed in generale, vive una vita estremamente normale.
Appena cambia scuola, decide di far amicizia con Kim, un ragazzo asiatico che sembra non subire il suo fascino.

E sotto sotto, molto sotto, nel suo intimo più profondo, in quell’angolo recondito del suo cervello in cui abita quella briciola di materia grigia destinata alla socializzazione, so che Kim sta cedendo, ma non vuole mostrarmelo perché è troppo preso dal suo personaggio del tizio impegnato a disegnare. Lo so.
Ma non insisto.
Mi limito a fissarlo sollevando le sopracciglia due volte.
Lui scuote la testa, sbuffa.
Sollevo le sopracciglia altre due volte, ancora più velocemente.
Lui scuote la testa e accenna un sorriso.
Piccolo.
Lieve.
Me lo sento, diventeremo grandi amici.
Devo solo lavorare su di lui una ventina di anni.

Tra i due, sembra nascere una sorta di amicizia che con l’arrivo dei poteri, li porta ad uno strano livello di cooperazione. Uno non vede l’ora di disegnare un nuovo supereroe, dato che sono la sua passione e l’altro, non vede l’ora di tornare alla normalità.

Il fatto è che ci sarebbero dei punti veramente interessanti ma che non vengono trattati.
(attenzione, più avanti ci saranno dei dettagli che potrebbero intendersi degli spoiler)

Leo, giovane sfavillante modello, odia il suo alterego WonderBrutto.
Lo odia, perché è appunto, brutto. E lui ha paura del fatto che questo possa minare ciò che è ed è sempre stato. Insomma, viene cresciuto circondato da bellezze di vario genere e sa bene che per continuare a lavorare lì, ci vogliono certi standard. Non posso fargliene una colpa.
Quando però ad un certo punto Wonder, visto per caso una sola volta, diventa più famoso di lui e cambia il concetto di estetica… ecco, lì mi è calato tutto. All’improvviso Leo diventa il cattivo, quello da evitare e anche un pò da odiare.
C’è una scena con Kim che mi ha lasciato l’amaro in bocca.
All’improvviso i “brutti” diventano popolari e ok, va benissimo il concetto che l’estetica non dovrebbe essere determinante sulla quantità e sulla qualità degli amici e in generale, della vita intera, ma perché far passare in cattiva luce una persona che non ha mai fatto nulla di male? Non ho assolutamente apprezzato il cambio di rotta e se già trovavo la lettura un po’ estenuante, visti anche i nomi dei vari capitoli, con questo c’è mancato poco che chiudessi tutto.
L’ho finito perché alla fine mancavano poche pagine.

Anche il villain, che non poteva mancare, mi ha lasciato un pò così. Personalmente la pantomima se la potevano risparmiare, dato che era un personaggio abbastanza inutile ma no, visto che si parla di poteri non potevamo farci mancare un combattimento finale. Tutto sto bordello solo per la questione dell’accettazione, e che da grandi poteri derivano anche grandi difficoltà. Si poteva tranquillamente gestire con una sonora discussione tra i due amici (e anzi, sarebbe risultato più coerente) e chiuderla in modo più fine.
L’unica nota positiva sono i genitori, che si vede che vogliono sinceramente bene al figlio.

«Tutto bene?» mi chiede Kim. «Problemi d’amore, eh??»
«Hai poco da sfottere, tu. Oggi non è giornata.»
«Allora so come tirarti su.»
«Hai il nuovo numero di “L’Uomo Vogue”?»
«Ti invito allo Smile Burger, dopo la scuola.»
«Lo smile che?»
«È il nuovo fast food in Duomo. Fanno anche del cibo vegano.»
«Allora non vengo.»
«Ci viene anche Mei.»
«Allora vengo.»
«E pure Christopher.»
«Allora ci penso.»

INFO

Autore: Francesco Muzzopappa
Pagine: 336
Prezzo: € 15.90
Uscita: 26 settembre 2023
Genere: Narrativa
Casa Editrice: De Agostini

TRAMA

Bello, bello in modo assurdo! Finche non si trasformerà nel supereroe della bruttezza! Leonardo è uno dei ragazzi più belli non solo d’Italia, ma del mondo. Ha tredici anni, fa il modello per importanti riviste di moda e ha più di centomila follower sui social. Insomma, è una piccola star. E lui lo sa. Ma la sua vita straordinaria sta per diventare… ancor più straordinaria. Perché un giorno, un po’ come Peter Parker (ma con un pizzico di fortuna in meno), Leo inciampa in ciò che lo trasformerà in supereroe. A differenza di Spiderman però, e dei suoi colleghi super coool e super forti, Leo è destinato a trasformarsi nel Supereroe della Bruttezza: Wonderbrutto. Più brutto di Hulk e Yoda messi insieme. Pur dotato di poteri straordinari, come il volo, la supervelocità e il calcio rotante, che gli consentono di intervenire in difesa dei deboli della scuola, la sua maschera è una nuova super brutta faccia. Riuscirà Leo a sopportare il peso dei suoi superpoteri o rinuncerà al bene in favore della bellezza?

Papillon

Papillon

  • Personaggi 20% 20%
  • Worldbuilding 20% 20%
  • Fluidità 20% 20%
  • Cover 50% 50%
  • E il finale 10% 10%

Papillon

Recensione: Henri Charrière, detto Papillon, viene accusato di omicidio e per uno scherzo del destino, si aggiudica il massimo della pena; l’ergastolo.
Sentenza che sente ingiustificata, decide che lui al Bagno non ci arriverà mai e l’unica possibilità concreta, è la fuga.
Nei tredici quaderni che avremo modo di leggere, apprenderemo ogni suo tentativo andato a male e conosceremo tutte le persone che in qualche modo hanno influenzato il corso della sua vita.

Possiedo questo libro da svariati anni e dal giorno in cui l’ho comprato, ho sempre avuto voglia di leggerlo ma allo stesso tempo, ho sempre trovato il momento “inadatto”.
Parliamo di un romanzo autobiografico, genere che tendo a non amare moltissimo però è anche la storia di un fuggiasco, cosa che invece mi alletta molto… insomma, ho procrastinato fin quando ho potuto ma il suo tempo, quest’anno è giunto.

Ne ho letto solo metà.
Ebbene sì, ecco a voi il mio primo abbandono del 2024.
Sono conscia che una recensione su un libro non finito, sia un pò una fuffa ma per onestà verso tutti, non potevo non condividere le mie motivazioni. In fin dei conti, il mio (nostro) obiettivo è quello di parlare di ciò che mi passa tra le mani, bello o brutto che sia.
Quindi, ciancio alle bande, cosa mi ha portato a chiuderlo prematuramente?

Come dicevo, Papillon è autobiografico e anche se è indubbiamente romanzato, mi aspettavo molto più coinvolgimento.
Non che voglia sapere esattamente quante frustate riceve uno o quanto può essere doloroso e snervante l’inserimento del bossolo ma, avrei gradito più dettagli emotivi. L’unico punto in cui ho trovato questo è stato durante la sua breve permanenza tra gli Indios ma è cascato tutto nell’esatto momento in cui ha deciso di andare via (sì, questo è uno spoiler/non spoiler).
Ho cercato in tutti i modi di trovare una connessione con lui, ho cercato di ricostruire mentalmente cosa volesse dire vivere in un carcere dove la tua vita non conta nulla, ho cercato di sentire la sua fame, il freddo, la vergogna e la paura ma appunto, io ho cercato qualcosa mentre lui scriveva per la maggior parte del tempo come se fosse dietro un vetro sporco. C’erano così tanti sentimenti appannati che alla fine mi rimaneva addosso solo il fatto che chi vorticava intorno a lui, lo investiva di aiuto senza aspettarsi nulla in cambio.
Ecco, forse è stato questo il mio problema più grande.

Immaginiamo di venire arrestati e di esser sbattuti ingiustamente in galera.
Immaginiamo di venir trattati con freddezza subito dopo la sentenza e di finire rinchiusi in una piccola cella al buio e soli.
Immaginiamo di prendere coscienza del fatto che da quella situazione non ne usciremo mai.
Immaginiamo di dover esser condividere lo stesso luogo con gente veramente balorda, che ti farebbe volentieri la pelle per due spicci.
Immaginiamo lo sporco, la fame, la fatica, i soprusi.
Ecco, immaginiamo il degrado.
Poi, immaginiamo Lui, giovane e furbo.
Prendete tutto quello che avete immaginato prima e aggiungeteci: Piccola cella al buio e in solitudine? Nessun problema, arriverà un prete e riuscirete a convincerlo a portare un biglietto ad un tizio che è nelle stesse condizioni, per farvi aiutare.
I carcerati che staranno con voi, sono dei balordi abituati a uccidere/far del male alla gente? No problem, anche se non avete mai fatto del male a nessuno, sapete menar le mani come dei professionisti e riuscirete a scovare un prezioso taglierino.
Vi mettono in una cella di isolamento, perché avete ustionato qualcuno fino a farlo diventare più stordo di prima e mentre vi ci portano, vi spaccate in ogni dove e non riuscite nemmeno a mangiare? Che vuoi che sia, ci sarà qualcuno che vi aiuterà senza esser visto, solo perché adesso è salito di livello grazie a te.
Dovete trovare un modo per distrarre una guardia, così potete scappare? Casualmente farete amicizia con un ragazzo pronto a farsi usare come giocattolino.
Siete dispersi nel mare, non sapete più dove trovare terra e non potete proteggervi dal sole? Incredibilmente incontrerete una nave pronta a darvi indicazioni e qualcuno vi regalerà della crema.
Vi serve una nave sicura? Prego, andate su quell’isola di malati che nessuno calcola per paura del contagio, loro saranno disponibili e già che ci siamo, visto che effettivamente siete andati lì senza paura, il prezzo della barca verrà ridotto perché insomma, perché non aiutare degli sconosciuti?

Ecco, io l’ho vissuta così.
Per ogni cosa che va male, sembra che arrivi la dea della fortuna in persona a sistemare tutto. Che poi, non è vero. Insomma, lo so anche io che nella realtà gli atti di gentilezza disinteressati non sono molti, soprattutto in condizioni al limite come quelle di Papillon ma è quello che ho percepito e quindi, mi spiace, però no.

INFO

Autore: Henri Charrière
Pagine: 679
Prezzo: € 10
Uscita: 9 dicembre 2014
Genere: Narrativa
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

Accusato di un omicidio che non ha commesso, Henri Charrière, detto Papillon per la farfalla tatuata sul torace, venticinquenne, viene condannato all’ergastolo. Non fa tragedie, non denuncia nessuno. Non ricorre neppure in appello. La sua sola speranza è la fuga. Quello che sembra avere tutte le caratteristiche di un fantasioso romanzo d’avventura è invece una straordinaria storia vera: le vicende narrate dall’autore e protagonista sono in realtà ricordi di trent’anni trascorsi nelle peggiori galere del mondo, tra la Caienna e l’Isola del Diavolo, dove il sole brucia tutto e l’oceano si perde all’orizzonte. Anni consumati nella fatica di sopravvivere e in tentativi di fuga sempre più rocamboleschi.