Piranesi

Piranesi

Piranesi di Susanna Clarke
  • Personaggi 80% 80%
  • Worldbuilding 90% 90%
  • Fluidità 75% 75%
  • Cover 70% 70%
  • E il finale 70% 70%

Piranesi

Recensione: Febbraio inizia bene, anche se in modo decisamente insolito. 

Piranesi e l’Altro sono gli unici esseri viventi nella Casa. Questo luogo, è composto da immensi saloni e mille finestre, una quantità incalcolabile di statue e nuvole, pioggia e sole, mare e animali. La Casa sembra vivere quasi di vita propria, con leggi completamente sconosciute all’uomo ma a cosa importa tutto questo, se ci sono solo due persone e tredici Morti? 

Parlare di questo libro, senza fare degli spoiler, mi risulta impossibile. 

Impossibile perché è estremamente contorto e parte delle mie perplessità, arrivano verso metà libro quando Piranesi incontro per la prima e ultima volta il Profeta. Chi è costui? Eh, mica ve lo posso dire.

Quindi mi tocca trattenermi, fino a che non vedrete la parola spoiler in grade. E rossa.

Da quel momento in poi, io non mi assumo più responsabilità.

Vi avverto però che ci sarà anche una fine e da quel momento in poi, una piccola nota personale sulle statue.

Piranesi è un ragazzo di circa trent’anni, che vive in questo immenso palazzo composto da mille stanze. Il numero vero è ignoto, data la vastità del luogo. Non gli è ignoto però come sopravvivere degnamente lì dentro, infatti con molto impegno e costanza ha trovato il modo per nutrirsi e nel proteggersi durante le maree. Sì, le maree.

La casa ha moltissime finestre che la rendono luminosa ma al suo interno, possono esserci nuvole o la pioggia ma anche vento e allagamenti dettati dalle mareggiate. Fuori il cielo, dentro un mondo. Il ragazzo sembra aver maturato anche un legame con gli animali che vivono lì, nutrendosi il giusto e portando rispetto per tutto il resto.

Oltre a lui, ci sono tredici scheletri, presumibilmente dei vecchi abitanti del posto. C’è però una seconda persona viva; l’Altro. L’uomo, molto più grande di Piranesi, sembra essere completamente assorbito dalla ricerca della suprema intelligenza che a suo dire, donerebbe grandi poteri. Sarebbe inoltre un loro dovere morale ritrovarla, dato che gli antichi la usavano ma nel tempo fu andata persa. Bisognava tramandarla alle future generazioni. 

A scombinare il loro equilibrio, fatto di ricerca e meticolosità, subentra una “sedicesima” persona, che sembrerebbe aver il potere di far impazzire chi lo ascolta e secondo l’Altro, Piranesi sarebbe in pericolo dato che pur essendo molto intelligente, ha una mente non priva di amnesia e fragilità. Ma sedici sembra esser scaltro e riesce ad installare nel ragazzo dei dubbi che lo porteranno a riprendere in mano l’indice dei suoi vecchi Diari, e scoprire così che in passato sembra esser stato vittima di forte follia. Perché solo un folle scriverebbe di un immaginario mondo affollato di persone al di fuori della Casa. No?

Scienza e misticismo si fondono in un’unica realtà, trovando la giusta collocazione per ogni cosa, come se tutto facesse parte di un grande piano. 

Ma è così, solo per chi sa aprire la propria mente. 

Come dicevo, non è una situazione semplice. Piranesi è un libro che viene considerato Fantasy e Horror, ma secondo me è anche un Thriller antropologico (?) perché tratta anche temi dell’evoluzione umana e sociologica. Insomma, non è un libro che tratta solo la branca della magia con tinte cupe. Piranesi è molto di più.

Rimanendo quindi sul generico, se piacciono i temi che ho appena citato, allora è il libro che fa per voi. Un pò strano all’inizio ma decisamente interessante.

SPOILER

Quindi. 

Oltre ai personaggi sopra citati, ci sono i tredici Morti. Piranesi trova le loro ossa un pò sparse per il Labirinto (si, l’ho chiamata Casa fino ad ora ma anche Labirinto è un nome azzeccato dati i livelli e la complessità dei percorsi che si possono intraprendere. Diciamo che il filo rosso di Arianna in questo caso sarebbe una delle poche soluzioni adeguate per non perdersi) e per un senso di protezione e reverenza, decide di prendersi cura di loro. Li va a trovare e porta delle offerte, in modo da non farli sentir soli. Questo aspetto ha il potere di far tenerezza, ma anche di farmi accapponare la pelle. Tra di loro c’è anche “l’infante ripiegato” che Piranesi immagina possa essere una bambina e per un certo periodo (ma ora che ci penso, non ne parlerà più e quindi potrebbe esserne ancora convinto) crede che la Casa l’avesse originariamente destinata a diventar poi sua moglie. Ho trovato il dettaglio vagamente morboso anche se non tocchiamo mai l’argomento della sessualità. 

Quello che più mi ha fatto impazzire in tutta questa storia, è la mancanza di dubbi che ha Piranesi. 

L’Altro, che già puzzava di bestia di satana al primo sguardo, ha dei comportamenti a dir poco sospetti che però vengono accettati come cose assolutamente normali. Questo mi ha fatto pensare che ci fosse di sottofondo la paura di rimaner solo ma visto e considerando che al mondo c’erano solo loro, come fa a conoscere il concetto di solitudine? Tra l’altro, perché la casa offriva ad uno solo la pesca come sostentamento e all’alto, cibo più elaborato? Come poteva non domandarsi come mai l’Altro avesse sempre dei vestiti fatti su misura mentre lui, aveva sempre le stesse cose? Tra tutte però, la peggior domanda per me è stata “COME FAI A SAPER SCRIVERE E LEGGERE, SE L’ALTRO NON TE L’HA MAI INSEGNATO”? Credo che questo dubbio sarebbe stato il primo a venirmi in mente. Da un lato sono domande stupide, perché quando scopriamo che Piranesi anni prima venne rapito, una parte di lui si addormentò come auto difesa ma trovo assolutamente incredibile che sia cambiato dall’oggi al domani.

L’unico dettaglio negativo di questo libro, sono le domande a cui non so dare risposta.

Perché l’Altro ha portato lì Piranesi? Solo per usarlo come cavia durante la ricerca?

Chi sono veramente i Morti che vengono trovati? 

Come fa ad esserci lì un bambino? Che sia figlio di uno dei Morti?

Perché il Profeta, che ha dato inizio a tutto quanto, una volta trovato il passaggio tra i due mondi non ha semplicemente smesso di fare ricerche e sfruttare gli studenti che gli credevano? L’uomo che ha rinchiuso, aveva lo scopo di fare delle ricerche come poi ha fatto Piranesi? Anche lui era alla spasmodica ricerca della massima sapienza?

Perché Piranesi ha una veloce connessione con il suo vecchio mondo? A che pro?

Quelle meravigliose statue? Da dove arrivano? 

A Proposito di statue, adesso la smetto di spoilerare e vi parlo un momento di loro.

FINE SPOILER

Un aspetto estremamente predominante del libro, è la quantità di statue presenti in ogni salone e quindi in tutto il labirinto. 

Piranesi, in un moto di professionalità scientifica, decide di catalogarle tutte in modo da poter lasciare ai posteri in dono il suo sapere. Lo affascinano talmente tanto che ricorda la collocazione di quasi tutte e grazie a loro, in alcuni momenti riesce a “vivere meglio”. Trova conforto in loro. 

Quello che mi ha affascinato, è il misticismo che le avvolge. 

Chi le ha portate lì? Chi le crea? Esiste un architetto? Lo stesso che ha creato il Labirinto? Oppure si formano in modo autonomo? 

Da sempre, le statue hanno esercitato fascino a chi le guardava. L’immobilità di un momento, fermato per l’eternità nel marmo. Sono portatori di fascino ma anche di sapienza, essendo loro delle riproduzioni di qualcosa di assolutamente fantastico. La bellezza di una donna che cura con amore delle api, la magnificenza di un elefante, la tranquillità di un fauno ma anche l’intimità di due re che giocano a scacchi. Persone di scienza mentre studiano, artisti mentre compongono o l’amore incondizionato di una madre verso i figli. 

Nel Labirinto rimarranno impressi per l’eternità degli attimi perfetti. 

La soluzione che ho trovato più poetica, la dice lo stesso Piranesi quando incontra il Profeta. Quelle statue vengono formate dal sapere delle persone, come i tunnel che forma l’acqua nel terreno quando piove. Non è una certezza, ma un’idea che sposo più che volentieri.

INFO

Autore: Susanna Clarke
Pagine: 300
Prezzo: € 15.67
Uscita: 04/02/2021
Genere: Fantasy; Horror
Casa Editrice: Fazi

TRAMA

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancoratroppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

La lettura del libro attraverso le emozioni. Sorcery of thorns

La lettura del libro attraverso le emozioni. Sorcery of thorns

Tanti anni fa, quando decisi di aprire un blog, tra le varie cose che volevo fare, era proprio parlare delle Emozioni.

I libri, quando ci affidiamo a loro, sanno parlare al nostro cuore.

Un pò come i grimori del libro Sorcery of thorns, anche i nostri hanno un’anima e trovano sempre il modo di comunicare con noi. Certo, noi per contro dovremmo aprirci a loro, in modo da sentirli.

In questa storia, non c’è un sentimento che predomina su altri.

Esiste l’amicizia.

Elisabeth e Katrien sono entrambe apprendiste e pur essendo molto diverse, si affidano l’una all’altra e sanno di potersi dire qualsiasi cosa, perché entrambe si sono accettate per quelle che sono. Sembra una cosa sciocca da dire, eppure non è così scontato. Essere amici non significa farsi piacere sempre e comunque le cose che l’altro fa, ma esser consapevoli che ciò che si dice e si fa viene fatto senza costrizione. Vuol dire sopportare e accettare i difetti.

Esiste l’amicizia tra Nathaniel e Silas, anche se tra di loro dovrebbe esserci sono un contratto tra padrone e schiavo. Molti Magister tengono lontani i loro servitori speciali, perché anche se sono necessari, incutono timore data la loro provenienza. Eppure loro sono andati oltre, nemmeno sanno quando. Questo legame è così profondo che è quasi impossibile da spiegare. A tratti, rasenta la possessività ma non in modo effettivamente malato.

Esiste l’amore.

Inutile dire che tra Elisabeth e Nathaniel crescerà un sentimento romantico, alla fine sono i protagonisti. Però non esiste solo il lato buono di tutto questo.

Esiste l’amore malato, quello non corrisposto.

Il nuovo Direttore della Grande Biblioteca dove è cresciuta Elisabeth provava dei sentimenti per l’ex Direttrice ma non era corrisposto, perché parte del suo affetto era destinato alla ragazza. Si forma così un senso di invidia e rabbia, che porta ad essere vendicativi alla prima occasione, perché se lui soffre allora gli altri non dovranno esser felici.

Esiste però anche l’amore che porta al sacrificio, quello che ho visto nei grimori durante l’ultima guerra. Qui perdonatemi, ammetto di fare un piccolo e veloce spoiler, che potrà esser capito solo alla fine.

Ci verrà detto che i grimori di alto livello possono risultare pericolosi per gli uomini, essendo spesso creati con incantesimi brutali e sacrifici non condivisi. In loro scorre quindi molta malvagità, eppure…

Esiste l’ipocrisia.

Questo sentimento è così umano, che nemmeno chi padroneggia l’arte della magia ne è immune. Anzi.

Esiste la brama del potere.

Non importa se una persona è povera o ricca, il fascino del potere tocca ogni essere mortale. Tocca talmente piano, che rende impossibile sentirsi dalla parte del torto. Ashcroft ne è l’esempio lampante, anche se non posso dirvi il perché ed il percome.

Esiste la fiducia.

Quando Mercy incontra per la prima volta Elisabeth, non sa chi sia. Vede solo una ragazza sporca e arruffata, che in teoria deve esser rinchiusa nell’ospedale psichiatrico. Non si fa troppe domande, per lei quella ragazza merita un aiuto.

Era da tanto tempo che non trovavo un libro così pieno e forse è stato questo che più mi ha emozionato.

La stirpe della gru. Descendant of the Crane

La stirpe della gru. Descendant of the Crane

  • Personaggi 57% 57%
  • Worldbuilding 72% 72%
  • Fluidità 60% 60%
  • Cover 85% 85%
  • E il finale 60% 60%

La stirpe della gru. Descendant of the Crane

Recensione: Lo scorso anno, più o meno ad inizio pandemia, avevo intravisto l’annuncio dell’uscita di questo libro. Il titolo mi aveva incuriosito molto, dato che non era ancora stato sdoganata l’ambientazione orientale nel fantasy. Certo, nel cuore di molti c’è Mulan e forse qualche altra storia simile ma per i “ciofani”, non c’è poi molto tra cui scegliere.

Come immagino abbiate già vissuto per altri titoli durante il 2020, La stirpe della gru ha subito una serie di spostamenti. Alla fine però, siamo riusciti ad arrivare ad una data definitiva! Peccato che l’autrice abbia già comunicato l’intenzione di non proseguire con le pubblicazioni.
Sentite l’eco delle madonne? I problemi possono capitare e posso addirittura capire che se le vendite non vanno bene però, non lo trovo nemmeno giusto verso i lettori. Insomma, noi siamo qui ad iniziare una storia, magari ci appassioniamo e poi nulla, tutto viene fermato.
Per quanto per me non sia stata una lettura top, spero che Joan He cambi idea. Oppure, che cambi editore.

La storia della principessa Hesina di Yan, futura erede al trono, non inizia nel migliore dei modi; il padre viene ucciso ma lei non crede che la cosa sia avvenuta in modo naturale. Così, con l’aiuto dei due fratelli adottivi, avvia un’indagine per scoprire la verità.

L’ambientazione ha sicuramente dei tratti conosciuti, come il vestiario ed i clichè, questo è un pò una cosa a suo sfavore ma, non ci sono molti dettagli. Se da un lato apprezzo il modo di scrivere spoglio da fronzoli, dall’altro trovo sia penalizzante usarlo su quasi tutto. A mio avviso, sembra trasmettere l’idea del “dò per scontato che tu già lo sappia, quindi non spreco tempo per scriverlo”.
L’impatto minimal, suona antipatico anche per la caratterizzazione dei personaggi. Sembrano tutti molto pudici nel raccontarsi al lettore, come se avessero timore di svelare qualche dettaglio inopportuno. Veniamo a conoscenza dello stretto necessario durante l’avanzamento della storia, mentre il resto bisogna arrivarci interpretando i fatti. Sperando comunque di aver inteso bene. Ammetto che questo non è il mio pane per quanto riguarda i fantasy, sinceramente è più da thriller e lì lo apprezzo molto perché in quel contesto risulta molto più inclusivo (in sostanza, ti immedesimi meglio nella storia, vivendo un pò la parte dell’investigatore).

Il dettaglio che non mi fa bocciare il libro, anche se non lo guarisce del tutto dai suoi difetti, è il tema della sincerità.
Conosciamo tutti le “bugie bianche”, quelle mezze verità e mezze bugie dette a fin di bene, che ci permettono di non ferire la persona a cui le diciamo e che allo stesso tempo non intaccano i nostri sensi di colpa. Ecco, la ricerca della sincerità e dell’uso delle bugie in questa storia sono praticamente il fulcro di tutto, e ho apprezzato tantissimo il fatto che vengano messi un pò in discussione gli Undici, coloro che una volta spodestato il Re tiranno crearono i Precetti. Non tutto è buono, come non tutto è cattivo. Piton insegna.

In linea generale, devo dire che la cosa più bella di tutta questa storia, è la copertina.

La lettura è stata relativamente godibile e le mancanze si sono fatte sentire, anche se come dicevo, qualche punto positivo esiste. Io vi consiglierei comunque la lettura, pur essendo una trilogia già ferma, perché trovo che sia comunque utile come prova per chi ancora non ha letto nulla a tema orientale. Poi ehi, magari scoprite che invece a voi piace tantissimo e Joan He si deciderà nel proseguire.
I miracoli qualche volta accadono.

If you want to understand a person, peer at his heart through the window of his prejudices and assumptions.

INFO

Autore: Joan He
Pagine: 456
Prezzo: € 22
Uscita: 19/01/2021
Genere: Fantasy
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

La principessa Hesina di Yan ha sempre desiderato sfuggire alle responsabilità della corona, per vivere nell’anonimato. Ma quando il suo amato padre muore, viene gettata nell’arena dei giochi di potere e diventa all’improvviso sovrana di un regno incredibilmente instabile. Per di più, Hesina è convinta che il re sia stato ucciso, e che l’omicida sia qualcuno che le è molto vicino. La corte è piena di ipocriti e delatori che non vedono l’ora di approfittare della morte del monarca per accrescere la propria influenza: ciascuno di loro potrebbe essere l’assassino. I suoi consiglieri vorrebbero che Hesina accusasse il regno confinante di Kendi’a, il cui governante ha già radunato le truppe per la guerra. Determinata invece a trovare il vero colpevole e con qualche dubbio sulla fedeltà della sua stessa famiglia, Hesina compie un gesto disperato: si rivolge a un’indovina, il Giaggiolo argenteo. Un atto di tradimento, punibile con la morte, poiché la magia nel regno di Yan è da secoli vietata dalla legge. Seguendo le parole della veggente, Hesina chiede aiuto ad Akira, un delinquente patentato dalla mente brillante e acuta, un detenuto che nasconde più di un segreto. Il futuro del regno di Yan è in pericolo: riuscirà Hesina ad avere giustizia per suo padre? O il prezzo da pagare sarà troppo alto?

La stirpe della gru di Joan He_Gru che volano

Citazioni e Playlist. La vita invisibile di Addie LaRue

Citazioni e Playlist. La vita invisibile di Addie LaRue

Una volta, l’oscuro l’aveva pungolata mentre se ne andavano a passeggio sulla Senna, sostenendo che lei aveva un «tipo ideale» e insinuando che gran parte degli uomini di suo gradimento – e persino qualcuna tra le donne – non fosse che la sua copia sputata.
Gli stessi capelli scuri, lo stesso sguardo tagliente, gli stessi lineamenti scolpiti.
Ma le cose non stavano così.
In fin dei conti, era a lei che l’oscuro doveva il proprio aspetto. Era stata lei a dargli quelle fattezze, a decidere della sua sorte, sotto quali sembianze vederlo.
“Hai forse dimenticato” gli aveva domandato allora, “quando non eri altro che ombra e nebbia?”
“Tesoro” aveva risposto lui in quel suo modo soave e ironico, “io ero la notte in persona.”

Per questo viaggio, vorrei associare ad ogni citazione del libro una canzone che per una cosa o per l’altra, ritengo possano essere una buona combinazione. Sarà una cosa difficile, dato che sono estremamente esigente in queste cose.

In questo caso, ho pensato che Hurricane di Fleurite fosse perfetta per questo momento forte che inizia anche a lanciare segnali di sofferenza.

«Non tutto è bianco o nero» continua. «La vita è molto più incasinata di così.»

Per questa, non sceglierò una canzone adeguata ma lascio l’immagine qui vicino. Internet è un posto meraviglioso e si possono trovare veramente tante cose (anche perchè in america, sono più artisti di noi in queste cose).

Questa citazione, racchiude non solo la vita di Addie ma anche la nostra, riportando quell’ovvietà che lascia spiazzati sempre tutti. Ci sono mille sfumature al mondo e non esiste una vita perfetta, fatta di sole gioie.

Divinita oscura di Addie LaRue

È come se i suoi piedi fossero incollati al pavimento. Si rifiutano di strapparla a quelle tre parole. “Io mi ricordo.” Trecento anni. 

Power di Isak Danielson potrebbe essere una scelta un pò azzardata e un pò corretta. Eppure nella scoperta di Addie, quando finalmente qualcuno si ricorda di lei, secondo me è un momento di forza incredibile che finalmente suggella l’inizio di emozioni che ormai ha dimenticato.

 

Io sono l’oscurità tra le stelle e le radici sotto la terra. Sono la promessa, il divenire e, quando si tratta di giocare, sta a me stabilire le regole, disporre le pedine e decidere se partecipare.

My Immortal degli Evanescence è una della mie canzoni preferite. Sono legata a loro per le vecchie canzoni, che ascoltavo quando pensavo di essere alternativa e molto cupa… un po era vero, dall’altro era perchè in me c’era molta tristezza. Addie un po la capisco, mi sono immersa nella sua vita e in questa scena, perde ancora una volta una partita per lei importante. Ho pensato che qui, l’immortalità, fosse un pò la sua.

 

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Quali sono i fattori che hanno determinato il totalitarismo?

Il totalitarismo è un idealtipo usato da alcuni studiosi politici e storici per spiegare le caratteristiche di alcuni regimi nati nel XX secolo, che mobilitarono intere popolazioni nel nome di un’ideologia o di una nazione, accentrando il potere in un unico partito o in un gruppo ristretto.

È il termine più usato dagli storici per definire un tipo di regime politico, affermatosi nel XX secolo al quale possono essere ricondotti il nazismo, il fascismo e lo stalinismo. Uno Stato totalitario è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l’assimilazione di un’ideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere della società stessa.

Il termine totalitarismo, inoltre, è usato nel linguaggio politico, storico e filosofico per indicare “la dottrina o la prassi dello stato totalitario”, cioè di qualsiasi Stato intenda ingerirsi nell’intera vita, anche privata, dei suoi cittadini, al punto da identificarsi in essi o da far identificare essi nello Stato.

Questo è ciò che recita Wikipedia.

In pratica, se vogliamo fare un riassunto terra a terra, il totalitarismo è un Grande Fratello autoritario che vuole imporre un modo di vivere che lui ritiene idoneo, e già che c’è anche un modo di pensare, così può esser più tranquillo sulle tue future scelte.

Questo modo di fare, nasce in situazioni politicamente pesanti. Che sia dopo una sconfitta guerra o dopo molti anni di oppressione monarchica, il totalitarismo è un movimento popolare che nasce dal popolo.

Sempre Wikipedia, recita anche:

Le principali forme di totalitarismo che esistono (o sono esistite) nel mondo sono quattro: totalitarismo comunista, teocratico, tribale, di destra.

Il totalitarismo comunista, in passato, era il più diffuso, ma a partire dal 1989 la maggior parte delle vecchie dittature comuniste sono crollate e ciò ha comportato il conseguente declino di questo tipo di totalitarismo. Eccezioni a questa tendenza sono la Cina, il Vietnam, il Laos, la Corea del Nord e Cuba. Sotto molti aspetti, i governi di Cina, Vietnam e Laos sono comunisti soltanto in parte, in quanto aderiscono a riforme economiche ispirate all’economia del libero mercato.

Il totalitarismo teocratico si trova in paesi in cui il potere politico è monopolizzato da un partito, un gruppo o un individuo che governano secondo principi religiosi. La forma più comune di totalitarismo teocratico è quella che si basa sulla religione islamica (un esempio sono paesi come Iran e Arabia Saudita).

Il totalitarismo tribale è sorto, di volta in volta, nei paesi africani come lo Zimbabwe, la Tanzania, l’Uganda e il Kenya. I confini della maggior parte degli stati africani riflettono i confini amministrativi disegnati dalle vecchie potenze coloniali europee, piuttosto che dalle realtà tribali. Di conseguenza, il tipico paese africano contiene più tribù. Questa forma di totalitarismo si verifica quando un partito politico che rappresenta gli interessi di una particolare tribù monopolizza il potere. Ancora molto presente in Africa.

Infine, abbiamo il totalitarismo di destra, che generalmente permette alcune libertà economiche individuali, ma limita la libertà politica sulla base del fatto che potrebbe portare alla nascita del comunismo. Esempi di questo tipo di totalitarismo sono il regime fascista che ha governato l’Italia, la Germania nazista, il Franchismo spagnolo e molte dittature dell’America Latina esistenti fino agli anni ottanta.

Quindi, come si può capire, non esiste una forma uguale per tutti.

Rimanendo sempre su questo modo di pensare, il totalitarismo è ancora presente nelle nostre vite in forme più o meno pesanti e più o meno conclamate.

Basti pensare a quei paesi dove non esiste ancora una totale libertà di pensiero, dove una persona per parlare delle leggi restrittive del luogo in cui vive, è costretta a trovare modi alternativi per farlo, come magari iniziare in modo leggero un video su Tik Tok, per poi cambiare registro all’improvviso e parlare di tutt’altro.

Non è però solo un filone politico ma, se vogliamo, anche una cosa spirituale.

In molte religioni, il concetto che viene insegnato, è che esiste un solo unico dio e i suoi dogmi sono le uniche verità da seguire. Tutti gli altri sono dei reprobi che andranno all’inferno (o Sheol nell’ebraismo del Pentateucoe e Jahannam per la fede islamica) se non si convertono, oppure meritano ogni tipo di sofferenza che il proprio dio infligge.

Lo so, il paragone è molto estremo ma, non così insensato.

In tutti e due i campi, ci sono molte cose sensate e dettate da un bene superiore. Il totalitarismo e le religioni, come anche altre cose, hanno però gli estremisti che vogliono “governare” gli altri e questo, porta sempre alla catastrofe.

George Orwell, scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico, ha riassunto bene questo estremismo in 1984 e anche La fattoria degli animali.

In tutti e due i casi (magari anche in altri romanzi ma, ancora non li ho letti), ha usato modi più o meno fantasiosi per descrivere un regime oppressivo.

In 1984, ci racconta di come il Grande Fratello sia nato con uno scopo “buono” e che con il tempo sia diventato un mezzo per comandare tutto e tutti a bacchetta. Ci spiega come sia difficile uscirne (in realtà, la domanda topica è “si può uscirne?”) e che se una sola persona dovesse svegliarsi e capire che tutto ciò è male, da soli non si va da nessuna parte. Mentre nella Fattoria degli animali, il concetto è simile e diverso. In questo caso, gli animali si ribellano al fattore ma, non riusciranno poi a vedere la differenza tra i due maiali a capo della nuova gestione della fattoria. Mentre Palladineve cercherà in tutti i modi di renderli veramente tutti uguali, Napoleone manterrà una disparità tra lui e tutti gli altri.