Ildefonso Falcones [INCONTRO/16]

Ildefonso Falcones [INCONTRO/16]

Ildefonso Falcones [INCONTRO/16]

Red Kedi con Ildefonso Falcones
Sapete chi è l’uomo vicino a me?
No?
Ma come?!
Eddai, è facile… lui è Idefonso!
Su dai, lo conoscete bene. Avrete sicuramente visto i suoi mat… ehm, libri in libreria. “La regina scalza”, “La cattedrale del mare” ed il più recente “Gli eredi della terra” (ovvero il seguito della Cattedrale). 

Il 10 ottobre ho avuto l’onore ed il piacere di andare direttamente da lui a parlargli e ragazzi, che spasso! Voi però non potete immaginare l’epopea per arrivare all’incontro sana e salva…. ma adesso vi spiego (ovvio, no??)

Prima di tutto, devo confessarmi.

Non avevo mai letto nulla di Idefonso e quindi, quando mi è stato proposto di andare all’incontro, dentro di me è partito il classico dibattito. 

“oh, figo! Andiamoci!”
“Si, ok.. ma chi è sto tipo?”
“Boh, lo scopriremo in questi giorni!” 
“L’evento è tra tre giorni, come possiamo arrivare preparati?” 
“Stufoso che sei! Non bisogna essere delle cime per documentarsi un pò” 
“Eh, non ci vorrà na cima, però novecento pagine mica riusciamo a leggerle!” 
“Quindi? Tommaso già lo sa. Mica è scritto nel contratto… e poi, vuoi mettere? Possiamo conoscerlo!” 
“Si, bello. Se poi scopriamo che è un buzzurro antipatico?” 
“Ma perchè tutti gli sconosciuti devo esser classificati così?” 
“Perchè sono realistico..” 
“Stufoso sei! Noi ci andremo. Punto” 
“Ma no! Che figura ci facciamo poi?” 
“Figura con chi? Conosciamo almeno la metà dei partecipanti” 
“Appunto. No, non ci andiamo!” 
“Contaci…”

Diciamo che solitamente, ho Mimì e Cocò che battibeccano nella testa ma giovedì sera, dopo aver bevuto un paio di birre e aver brindato con un bicchierino di non so che cosa, la decisione è venuta da sè…. Non avevo contato però un piccolo dettaglio. 

Solitamente entro in ufficio alle 9 ed esco alle 18. 

Facendo la pendolare, non ho grossi problemi ma prendere un’ora di permesso, mi sembrava un pò ridicolo… così, chiedo candidamente a Fidanzato di alzarsi un’ora prima per essere in ufficio ad un’orario decente. Ovviamente lui, che mi supporta sempre, ha accolto con entusiasmo la cosa! 

“Moruccio, non è che caso, lunedì riusciamo ad uscire un pò prima da casa?”
“… quanto prima?”
“Ehm… un’oretta…”
“Che cav… Chi devi incontrare?”
“Uno scrittore”
“Ovviamente…”

Io so di avere un Fidanzato magnifico. Infatti sono arrivata corretta in ufficio, per poter uscire prima ma lo sapete vero, che la sfiga è la mia ombra?
No?
Strano!
Perchè ovviamente, alle 16.50 spaccate, arriva la chiamata disperata di uno a cui devo sistemare la vita. Mica robina veloce da nemmeno due minuti di chiamata! Quasi venti minuti di puro sclero e conseguente ritardo. Ovvio. 

Ovvio anche che io sapevo dove andare, eppure mi sono persa comunque. 

Dovevo recarmi in albergo e non uno piccino ed insulso inculato chissà dove ma all’Hotel Principe di Savoia che per chi non lo sapesse è grande e grosso! Eppure… 

Però, anche se con del ritardo, non ho interrotto nulla perchè tutti erano ancora a prendere il caffè.

Che culo. 

Credo che Idefolso non fosse stato “preparato” alla quantità di ragazze. 

Eravamo in sette su otto “intervistatori” ma dopo un secondo di sorpresa… ragazzi, che tipo! Non bello, per me ormai è troppo maturo ma i modi… Non potete capire! 

Tralasciando il fatto che sentirlo parlare in spagnolo, per me è na roba che non posso nemmeno spiegarvi ma è stato gioviale, sempre sorridente e premuroso (soprattutto con Elisa che aveva una tosse micidiale!).

Mimì e Cocò sono tornati a farsi sentire, tanto per non farmi sentire sola ma sappiate che qualche battutaccia è venuta fuori anche tra alcune di noi, senza farci sentire (troppo) dal resto dei partecipanti! 

Sono felice di esserci andata. 

Mi sono fatta conquistare dalle parole di Ildefonso e mi è nata quella voglia sincera di scoprire cosa succederà al protagonista Hugo. 

Qui sotto vi riporto parte dell’intervista che è stata registrata e trascritta da Elisa (per averla completa, ovviamente dovrete passare da lei su Devilishly Stylish).

*non sono solita riportare le interviste degli altri ma in questo caso ho dovuto fare un’eccezione. Elisa è sempre molto accurane in queste cose e l’ammiro molto quindi, tutto il merito va a lei!

Cosa succede quando si torna a parlare di un mondo che ai lettori è piaciuto così tanto? 

Si avverte molto la pressione di dover piacere tanto quanto la prima volta?

No, perché non credo sia possibile lavorare sotto una simile pressione, è impossibile. 
Non si può pretendere sempre di superare i record già raggiunti. 
Bisogna dedicarsi anima e corpo a ogni nuovo progetto, essere soddisfatti di quello che si è fatto; poi, se il nuovo progetto avrà lo stesso successo del precedente andrà benissimo, altrimenti pazienza. 
Se poi andrà meglio, sarà meraviglioso. 
Bisogna assolutamente dimenticarsi della pressione. 
Io ho lavorato trentacinque anni come avvocato e ho imparato qualcosa da questo mestiere: puoi vincere un primo processo, poi un secondo e un terzo, ma prima o poi arriverà una causa che perderai, perché non si può vincere sempre. 
Devi essere in grado di incassare anche una sconfitta, quando sai di aver dato comunque il meglio di te stesso.

Perché è difficile oggi trovare dei romanzi basati come i suoi su principi come impegno, volontà, bontà? Pensa prima ai principi su cui costruire la storia o viceversa?

I principi illuminano tutto il romanzo. I miei personaggi non potrebbero funzionare secondo quei  principi  che contribuiscono a creare una maggiore empatia da parte del lettore. È normale che i personaggi abbiano in sé determinate virtù come essere leali, lavorare per la famiglia e i figli, lottare per le ingiustizie, tutte cose che dobbiamo affrontare anche noi nella nostra quotidianità, ricordandoci però che i mali estremi contro cui si ritrovano a lottare i protagonisti non sono certo gli stessi con cui dobbiamo fare i conti noi oggi. 
Trasferire tutte queste qualità umane in una trama è quello che io penso di fare, e non credo che potrei inventare personaggi con qualità diverse, o scrivere storie con meccanismi differenti, ma non credo nemmeno che susciterebbero lo stesso tipo di interesse in chi legge. 
Penso che la maggior parte dei lettori provi una maggiore empatia per i personaggi che agiscono secondo sani principi, soprattutto se sono sfortunati.

Sarebbe in grado di ritrovare nella Barcellona contemporanea i valori e i principi su cui costruire i suoi personaggi?

Sì, credo, di sì. Barcellona è una grande città, come Milano.
La trama fittizia del romanzo storico si potrebbe adattare anche al ventunesimo secolo, magari lasciando perdere le carceri che oggi non sono più come quelle che ho descritto nel quattordicesimo secolo, ma anche oggi esistono delle forme di schiavitù. Io parlo di passioni umane, d’amore, di sesso, di vendetta e di sentimenti, e tutte queste cose sono sempre le stesse anche oggi,  anche se i principi del lavoro, dell’impegno, e della lotta oggi si stanno perdendo un poco. Nei giovani la necessità di lavorare e d’impegnarsi sembra aver lasciato il posto ad atteggiamenti diversi, come aspirare a creare una “app” da vendere a una società informatica per una cifra da capogiro, risolvendo così la propria vita: ma questo succede a pochissimi, mentre tutti gli altri devono comunque rimboccarsi le maniche e lavorare.

Ha mai pensato di ambientare un romanzo nell’epoca contemporanea?

Sì, ne ho anche scritti, ma sembra che nessuno li voglia. Nel corso della mia vita ho scritto diversi romanzi contemporanei e ho anche cercato di venderli, ma senza risultato, così ho deciso di provare col romanzo storico. Ci sono voluti comunque tre anni per trovare una casa editrice per La cattedrale del mare. In quel periodo avevo scritto un altro romanzo, che ho proposto poi all’editore, ma non c’è stato nessun interesse da parte sua. Visto che a me piacciono il romanzo storico e la casa editrice, e che piaccio al pubblico, non vedo più motivo per incaponirmi a scrivere romanzi contemporanei che non interesserebbero a nessuno.

Ha mai pensato di ambientare un romanzo in Italia o le piacerebbe? E se sì, in quale periodo storico?

Mi piacerebbe, e credo che questo piacerebbe molto anche al mio editore italiano,  ma ho due problemi: il primo è che ci sono già ottimi romanzieri storici italiani, che conoscono il paese meglio di me, e il secondo è che io lavoro con una grande quantità di documentazione, consultando fino a duecento libri per ogni romanzo, spesso scritti in uno spagnolo ormai desueto, ma non conoscendo l’italiano difficilmente potrei accedere alle informazioni contenute nei vostri libri, soprattutto se scritti in italiano antico. Comunque non escludo niente: magari potrei farmi aiutare da qualcuno nella fase di documentazione.

Il suo lavoro di avvocato incide su o influenza in qualche modo la sua scrittura?

Quasi per niente. Certo, mi ha fatto conoscere tante persone con i loro diversi problemi, ma la professione d’avvocato è estremamente pragmatica, lui deve far prevalere gli interessi del suo cliente su quelli degli avversari. La professione dello scrittore invece è estremamente creativa,  diritto e letteratura sono due mondi diametralmente opposti e i linguaggi non coincidono: è impensabile scrivere un romanzo nello stile usato dagli avvocati per rivolgersi ai giudici. La formazione da avvocato forse mi è tornata utile come metodologia, riguardo alla consultazione e alla ricerca.

Ultima domanda: negli ultimi anni sono esplosi molti “baby scrittori”, persone che prima dei vent’anni hanno già pubblicato un bestseller e sono diventati famosi. Quanto ha influito positivamente in lei il fatto di pubblicare per la prima volta non più giovanissimo, quindi con un’altra testa, un’altra maturità? Cosa sarebbe stato diverso se avesse ottenuto prima la fama del suo primo romanzo?

Forse, se avessi avuto successo con La cattedrale del mare a vent’anni non avrei scritto altri romanzi. Più che uno scrittore tardivo, io sono stato uno che ha pubblicato tardi, perché in realtà scrivevo da sempre. Sicuramente, la stabilità emotiva che avevo a quarantasette anni, con una famiglia e quattro figli e una carriera da avvocato ben avviata, mi hanno fatto capire che come scrittore avevo una libertà totale: potevo farlo oppure no, perché il mio futuro non dipendeva da quello. Del resto, vediamo cosa succede a persone che hanno successo molto presto, come i calciatori: a volte perdono un po’ la bussola di fronte al successo.
Io mi ritengo soddisfatto per come sono andate le cose, che poi a 47 anni non ero poi così vecchio … adesso ne ho 57 e spero che me ne restino un bel po’ ancora da vivere!

Barcellona è in preda al terrore e ognuno pensa ai propri interessi

Gli eredi della terra di Ildefonso Falcones
Foto gruppo blogger presenti durante Ildefonso Falcones

Sveva Casati Modignani [INCONTRO/16]

Sveva Casati Modignani [INCONTRO/16]

Perché le donne si complicano e ci complicano la vita? Perché sono più sensibili, perché colgono le sfumature.

Mercoledì pomeriggio ho avuto l’onore di incontrare Sveva ed è stata una cosa memorabile ma andiamo con ordine che altrimenti parto per la tangente e non vi dirò nemmeno la metà di quello che vorrei.

Come appunto ho detto sopra, il 27 Settembre c’era l’incontro con la Scrittrice. Lo sapevo già da qualche giorno ed infatti mi ero preparata di conseguenza.

Poi però mi è partita la scimmia curiosa e ho voluto tastare il terreno chiedendo ad altre ragazze se sarebbero venute o meno.
Rory, del blog Il colore dei libri (che non abita esattamente dietro l’angolo) non era nella lista e così, in tre secondi netti, decide di contattare quella santa di Cinzia per chiederle se ci fossero ancora posti liberi.

Sabato a pranzo, mi arriva un messaggio.

La Viaggiatrice (Rory) mi comunica che aveva appena prenotato il volo per Milano!
Gioia e tripudio!!!

Poi però mi chiede se per caso nel pomeriggio fossi stata libera perché un suo amico, non poteva tenerle compagnia… ditemi voi, cosa potevo risponderle? Aveva smosso mari e monti per esserci…. e quindi, nemmeno a pensarci, è partito un velocissimo… “Sono già lì!”

Perché si, non ho minimamente preso in considerazione il fatto che il mio capo avrebbe potuto benissimo darmi il due di picche.

Sono un panzer.

Se voglio, ottengo.

Inizia così il conto alla rovescia e la programmazione del pomeriggio.

Dove se magna?

Andiamo a trovare le ragazze in HarperCollins? (Qui la domanda era superflua… il “si” gigante era già pronto ancora prima di aver finito di fare la domanda!)

Però oh, io ve lo dico in confidenza…. Visto che siamo tra di noi…. L’ansia dell’attesa mi uccide! Avete presente quando state aspettando qualcosa di epico ma nel mentre vi partono le peggio disgrazie mentali?
Ecco. Se c’è una cosa che mi mette strizza ed ansia…. ecco, è l’attesa.

Comunque sia, mercoledì è arrivato più velocemente del previsto e l’una mi ha pungolato come manco una zanzara a digiuno da settimane.

Viaggiatrice era già al ristorante ed è stata un’ora piacevolissima perché finalmente potevamo parlare a tu per tu senza distrazioni…. abbiamo spettegolato.
Maremma se ne abbiamo dette!
L’unica nota negativa era l’orologio che ci chiamava.
Avevamo appuntamento e mica potevamo fare tardi.

Alla Harper dovevamo fare solo un passaggio veloce, un pò come una meteora…. state ridendo anche voi, vero? Bene, perché nessuno ci credeva fino in fondo!

Francesca ed Elisa sono un’accoppiata micidiale.

Tra risate ed indiscrezioni ne abbiamo dette di belle e sappiate che al BookCity…. no vabbè, non vi dico nulla per ora!

La giornata non era mica finita, anzi!

Ora ve lo devo dire.

Non ho mai letto libri di Sveva.
Una scrittrice che è sempre stata in casa mia ma no, non mi ha mai attirato molto.

Andare quindi alla presentazione è stata più che altro una sfida.

Volevo vedere il suo volto, volevo sentirla parlare ma più che altro, volevo vedere le sue reazioni con noi.

Quindi, quando sono entrata alla Open, ero più orientata allo scetticismo.

Ok, ok… non è magari bello da dire. Cinzia, perdonami ma lo sai. Se mi pensi per un qualsiasi libro, io DEVO esserci e renderti fiera perché come abbiamo già visto, ci azzecchi sempre.

Comunque sia, Sveva è una sagoma.

Una cosa che mi ha fatto piacere, dopo essermi ripresa dallo sgomento, è stato che per la prima volta qualcuno si è preso la briga di interessarsi a noi. Non solo noi come blogger ma come persone.

Non solo.

In un’ora o più è riuscita a conquistarci tutte.

Con la sua voce pacata ci ha raccontato praticamente più della metà del libro ma l’ha fatto con tale trasporto che nulla, ci siamo appassionate a dei protagonisti che ancora non conosciamo. Ovvio che non sappiamo già la fine ma probabilmente conosciamo già molti dettagli.

Dopo i baci e gli abbracci, tra tutte quante, siamo arrivate ad una conclusione.

Adesso vogliamo leggere Sveva.

Insomma, ci ha intortato tutte.

Un’applauso alla Scrittrice Italiana che dopo ancora tanti anni riesce a cavalcare l’onda come se fosse il primo giorno e che riesce ad ammaliare praticamente chiunque.

Sveva Casati Modignani_Autore
Dieci e lode di Sveva Casati Modignani

Maurizio Maggi [INTERVISTA]

Maurizio Maggi [INTERVISTA]

Buongiorno Maurizio, grazie per avermi concesso questa possibilità. 
Grazie a te, dell’opportunità di parlare del mio libro. 
Partiamo con qualcosa di classico perché come ben sai, siamo tutti molto curiosi… io per prima. L’enigma dei ghiacci, com’è nata l’idea?
Tutto è partito dalla scoperta di un luogo assurdo come il Vostok. Un bacino di acqua temperata grande come la Calabria, nato quando l’Antartide era ancora una foresta lussureggiante e poi coperto da quasi quattromila metri di ghiaccio, e da allora isolato, potenzialmente ricco di forme di vita estinte in superficie da milioni di anni: non ti fa sognare? Facile immaginare intrighi e scontri d’interessi per scoprire i segreti del Vostok, e in effetti il romanzo è questo, ma non solo. La vita laggiù è fatta di batteri e al massimo di qualche piccolo pesce, ma immaginiamo per un attimo una vita senziente acquattata sul fondo, al buio, in attesa da prima che l’Uomo esistesse: cosa penserebbe di noi? Forse non gli importerebbe nulla dell’euro o del petrolio e vedrebbe la Terra per quello che è: una nave spaziale che naviga in un vuoto immenso, freddo e inospitale, con a bordo sette miliardi di passeggeri, egoisti e rissosi, impegnati a sprecare la loro breve vita -un tempo insignificante per chi ê sul fondo di quel lago dal Miocene- sgomitando per guadagnare spazio e distruggendo un po’ alla volta lo scafo che li sostiene. Non c’è nulla di fantascientifico nel mio libro, sia chiaro, ma questo è un punto di vista che, al momento dell’impostazione del lavoro, mi ha aiutato a costruire la trama e le motivazioni dei personaggi, e il centro di gravità attorno al quale ruota il romanzo: il concetto di vita. 
Non è scontato e non è lo stesso per tutti. Gli eroi classici dell’avventura sono pronti a morire per qualcosa. Io volevo che i miei si chiedessero: per cosa vale la pena vivere?
Ho visto che hai viaggiato molto. Posti lontani, esotici e ricchi di storie affascinanti… quante di quelle esperienze vissute hanno influito sul suo libro?
Più dei luoghi, hanno influito le persone e il loro modo di rapportarsi ai luoghi. Abitare, per noi umani, significa impadronirsi di un luogo, in profondità, come farebbe un rampicante invasivo. C’é qualcosa di struggente, in questa manifestazione di attaccamento alla vita, ma anche di potenzialmente pericoloso. L’ho imparato nel mio lavoro in giro per il mondo e credo che se ne vedano le tracce nel romanzo. Ma i viaggi mi hanno lasciato anche altro.
Anni fa visitando un museo dalle parti di Wroclaw, conobbi un geologo dell’università locale. M’invitò nel suo piccolo ufficio dove teneva gli strumenti di misura che usava ogni giorno, la Polonia era appena entrata nella UE e lui era entusiasta di conoscere ricercatori occidentali. Magro e con una giacca di almeno una misura di troppo, sembrava Adrien Brody nel Pianista. Ero vestito leggero ma indossavo più soldi di quelli che lui guadagnava in sei mesi. Eppure quelli occhi che brillavano mentre mi mostrava con orgoglio il suo unico strumento Made in Germany, me li ricordo ancora. Pensa, mi è venuto in mente adesso, durante l’intervista: Mikhail, quando soppesa il sestante e pronuncia ad alta voce il nome del fabbricante tedesco, è lui, è quel ricercatore polacco. Non ricordo come si chiamasse, incontravo tanta gente all’epoca, ma certe cose ti rimangono dentro.
La stesura dell’enigma dei ghiacci è stata lunga e tortuosa? Oppure le parole sono uscite veloci come un fiume in piena?
Trovo impegnativo delineare la trama (intrecci, tempistiche con cui il lettore scopre certe cose, coerenza delle agende dei vari protagonisti), ma una volta fatto questo, scrivere è abbastanza facile. Al punto che spesso non resisto e comincio prima che la trama sia completa e poi devo sospendere la scrittura per metterla a punto, soffrendo per l’impazienza di ricominciare.
Quattro cose vere che si imparano leggendo “L’enigma dei ghiacci”. Ne sono assolutamente rimasta affascinata e quindi, mi chiedevo… cos’altro c’è di vero in questo libro?
Oltre a pesci di specie ignote che vivono sotto i ghiacci o ad alghe tanto toste che la Nasa pensa di portarle su Marte? O all’uso del kite vela per muoversi e alle basi permanenti interne (tre in tutto, una delle quali italo-francese, voglio ricordarlo) e più simili ai sommergibili che agli edifici? È vera ad esempio la storia dei trent’anni di scavo dei russi per raggiungere il lago, o la spedizione nazista nel 1939 e la contro spedizione americana guidata da un veicolo con ruote di tre metri di diametro e un aereo sul dorso. È vero che può capitare di imbattersi in un trattore dei tempi dell’URSS abbandonato nel nulla perché costava troppo recuperarlo o che nessuno ha cancellato i simboli del comunismo nelle basi russe (non per simpatie verso il regime, rare fra gli scienziati, ma per nostalgia di quando la Russia era una grande potenza). È vero che a meno 50° lo sputo si gela in volo e a Vostok in questo momento siamo fra 60 e 70 sotto zero, con un record di meno 89,2°. È vero che i pozzi nel ghiaccio oltre una certa profondità sono sempre riempiti d’idrocarburi per non collassare (sì, è un bel rischio) e che i viaggi in trattore per rifornire le basi sono molto avventurosi, al punto che si viaggia sempre in convoglio (le cosiddette “traverse”) e nessuno manderebbe in giro un solo veicolo come ipotizzo nel libro, tanto meno d’inverno. È anche vero che i laghi simili al Vostok (meno grandi e meno antichi) sono circa 400 in Antartide, molti dei quali collegati fra loro da fiumi subglaciali. In quelli più vicini alla superficie sappiamo con certezza che esistono forme di vita, come batteri ma anche pesci di specie sconosciute: un mondo straordinario, no?
Il libro è uscito già da un mesetto. Ti ritieni soddisfatto del risultato ottenuto? Oppure preferisci non controllare in modo approfondito il riscontro dei lettori?
Non ho riscontri precisi, ma visito spesso i siti che potrebbero ospitare recensioni come Goodreads o IBS o altri. Finora ne ho trovate pochissime, forse è ancora presto. Per questo trovo prezioso il lavoro di blog come il tuo: la dimostrazione che il web non è solo cyberbullismo ma un’immensa area di libero scambio d’idee, uno scambio di cui abbiamo sempre più bisogno e che nessun trattato commerciale internazionale può sostituire, perché si nutre di passione e di curiosità. Perciò: complimenti ancora.
Progetti futuri? Rivedremo ancora qualche personaggio? Oppure pensi di puntare su luoghi ancora inesplorati?
Al momento, mi sembra di essere in transito fra sogno e progetto: con questo libro e grazie a Longanesi (e a molta fortuna) sono andato oltre il primo, ma non sono ancora approdato al secondo. Vediamo come va “L’enigma dei ghiacci” poi parleremo di progetti. 
In fondo ho solo sessant’anni, no?
Maurizio Maggi_Autore
L’enigma dei ghiacci di Maurizio Maggi

Alice. Infelici e Scontenti

Alice. Infelici e Scontenti

Probabilmente forse non sapete che come Alice Chimera, anche io ho una passione per “Alice nel paese delle meraviglie”. Quando ha preparato questo BT per far conoscere il suo libro, io ero già destinata a questa tappa e che onore!!!

Veniamo quindi alla nostra amata bambina… dalle sue origini con Lewis, fino a Chimera.

Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, è un romanzo fantastico pubblicato per la prima volta nel 1865 dal matematico e scrittore inglese reverendo Charles Lutwidge Dodgson, sotto il ben più noto pseudonimo di Lewis Carroll.
Ma chi era quell’uomo? 
Lewis Carroll è lo pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, matematico e scrittore inglese nato nel 1832 e morto nel 1898. Lo pseudonimo è un gioco di parole fra i suoi due nomi di battesimo: Charles (Carolus in latino) è diventato Carroll; Lutwidge (Ludovicus in latino) è diventato Lewis. È molto probabile, che Lewis Carroll soffrisse di un particolare disturbo neurologico che causava allucinazioni e distorsioni nella forma degli oggetti, facendoli sembrare molto più piccoli o molto più grandi (un tema ricorrente, nel libro). Il disturbo, scoperto e spiegato nel 1955 dallo psichiatra inglese John Todd, è anche conosciuto come l’Alice in Wonderland Syndrome.
Com’è nato il Libro? 
In una soleggiata mattina estiva (che Carroll traspone in versi nel suo Meriggio Dorato (proemio dell’opera)), Lui e il reverendo Robinson Duckworth si trovavano in una barca sul Tamigi con tre bambine (Alice e le due sorelle).

Durante il viaggio nacque la storia, che più tardi mise per iscritto e regalò ad Alice Liddell, che tanto aveva insistito perché lo facesse, diventando quindi Alice’s Adventures Under Ground (“Le avventure di Alice nel Sotto Suolo”), che si sviluppava in soli quattro capitoli illustrati da Carroll stesso. Solo più tardi venne pubblicata la sua storia, aggiungendo nuovi personaggi e situazioni, commissionando inoltre le illustrazioni a John Tenniel.

Le interpretazioni psicologiche e il contesto storico

Tutti i personaggi della favola manifestano elementi di interesse psicopatologico, in stretto contatto con il clima conservatore della Victorian Age. Alice è una bambina confusa e disorientata alla ricerca di un’identità, come si evince dalla sua irrequietezza e volontà di fuga perenne. È come se la sua libertà fosse perennemente ostacolata dal rigore morale e dalle imposizioni esterne. Per questo motivo, tutte le conversazioni che lei intraprenderà, non hanno senso, proprio perché la bambina non riesce ad accettare l’obbedienza e il rispetto delle regole. Il Brucaliffo e lo Stregatto rappresentano le figure genitoriali, infatti tutte le risposte che i due animali danno ad Alice nascono dal desiderio di contraddire la piccola, come rappresentazione del divieto dell’età del proibizionismo. Significativo poi è l’aforisma “Tagliatele la testa“, ripetuto più di una volta dalla terribile Regina di Cuori, citato per esorcizzare la paura che personaggi politici del tempo perdessero il controllo. Negli anni seguenti poi, le interpretazione di questa misteriosa fiaba si sono sprecate: c’è ad esempio chi sostiene che la storia di Alice è un trip mentale, un viaggio nella sperimentazione di tutte le droghe esistenti. Oppure chi trova all’interno della trama, regole logiche,  linguistiche, fisiche e matematiche. Addirittura, spesso il sogno, l’elemento grazie al quale Alice compie le sue mille peripezie, viene accostato a ciò che Freud nella sua Interpretazione dei sogni definisce inconscio. Egli lo considera come il luogo della non consapevolezza, in cui vengono “immagazzinati” tutti i desideri irrealizzabili e i traumi che, per non danneggiare la stabilità psicologica dell’individuo, vengono “bloccati” in un substrato della coscienza.

Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie divenne l’ispirazione delle successive generazioni di scrittori e artisti. Tra questi c’era anche Vladimir Nabokov, l’autore di Lolita, nonché colui che tradusse Le avventure di Alice dall’inglese al russo. Lolita, infatti, racconta di un uomo adulto che seduce la dodicenne Lolita raccontandole delle storie. «Io lo chiamo sempre Lewis Carroll Carroll, perché lui è stato il primo Humert Humbert» – diceva Nabokov, riferendosi al protagonista maschile del suo romanzo.

Negli anni, questo libro è stato tradotto in circa 97 lingue ma riportare i giochi di parole, le figure retoriche, i proverbi citati e i continui riferimenti alla cultura inglese è un’impresa ardua.
Tra tutte le storie di fantasia, quella di Alice non è mai stata travolta in modo particolare, anche se negli anni sono state pubblicate molte varianti.
Il film d’animazione prodotto dalla Walt Disney Productions e diretto da Clyde Geronimi, Hamilton Luske e Wilfred Jackson, nacque nel 1951.
Nel 1923 però, Alice nacque come cortometraggio per la Laugh-O-Gram Studio ma quando qualche tempo dopo fallì, il lavoro non andò perso. Solo nel 1938 partirono i veri progetti del film.
Anche in questo caso, troviamo un’Alice bionda quando invece, quella originale è mora. La trasposizione cinematografica comunque non si scosta molto dalla storia originale perché Walt sosteneva che la maggior parte del suo umorismo di Carroll era nella scrittura.
Prima di questo film d’animazione però, ci fu un cortometraggio muto diretto da Cecil Hepworth, che dura meno di dieci minuti.
In questi centocinquant’anni ci sono stati ancora molti film dedicati a questo libro ma non solo.

Gli ultimi che sicuramente tutti consociamo anche solo grazie alla pubblicità in rete, sono stati diretti da Tim Burton. In questo caso però, la versione di Alice è più matura e la storia si scosta molto dall’originale. I personaggi poi sono anche più attivi su vari fronti e non come nella storia originale.
Parliamo però di un Regista molto particolare e quindi, queste rivisitazioni sono in linea con il suo solito lavoro.

Non solo.
Per quanto non ci siano molte vere e proprie rivisitazioni cinematografiche, non possiamo non nominare la serie televisiva “Once Upon a Time in Wonderland“, dove il mondo delle meraviglie la fa ovviamente da padrona ma quasi tutti i personaggi non sono ciò che sembrano o addirittura, non centrano nulla.

Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
– “Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
– “Dove vuoi andare?”
– “Non lo so”, rispose Alice.
– “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”. 

Per quanto riguarda invece le versioni letterarie, Alice vanta una considerevole lista di riadattamenti. 
Basta andare su google e si trova un mondo particolarmente florido. Grandi Case Editrici e piccoli autori si cimentano nella loro versione Aliciosa, tirando fuori mondi che in un modo o nell’altro si adattano perfettamente a ciò che Carroll voleva farci vivere. 
Sono storie non più per bambini piccoli ma per quelli ormai adulti che comunque voglio ancora credere che nulla è Impossibile.
Alice: “è impossibile…”
il cappellaio matto: “solo se pensi che lo sia”

Alice Chimera però, non si è fermata all’idea del bel lieto fine. 

La protagonista del Mondo delle Meraviglie non poteva mica sfuggire alla realtà e come potevamo non immaginare un suo ritorno a casa? Cosa successe quando da bambina, si risvegliò del suo normalissimo mondo?
In questo libro, motore di questo blogtour particolare, vediamo molte storie conosciutissime ma riscritte con finali non lieti.

Alice: Ci siamo abituati al fatto che Alice, una volta risvegliata, torni ad essere la bella bambina giudiziosa e pronta per diventare donna. Come può però esser vero? Cosa può nascondersi in realtà in quel futuro non detto? Chimera ci da due versioni, una un pò più delicata dell’altra ma non lasciatevi tediare… nessuna delle due la salva veramente.
Ammetto che se dovessi immaginare il futuro della bella bambina bionda, non mi scosterei di un millimetro dalla versione di Chimera. Credo che possa esse non solo quella più veritiera ma anche l’unica fattibile.
Come può sopravvivere una bambina da una visione come quella? Come può tornare nel suo magnifico Mondo delle Meraviglie? Bene, qui ci viene narrato.

Maria Grazia Giordano Paperi [INTERVISTA/12]

Maria Grazia Giordano Paperi [INTERVISTA/12]

Allora Maria Grazia, parlaci di te. Io e i miei Pulcini siamo curiosi di capire chi sei.

Sono nata a Lodi, ho 45 anni, ancora per qualche mese, sono laureata in legge, sono sposata con Oscar da quasi 12 anni, ma stiamo insieme da 22, ci siamo conosciuti l’ultimo anno di università, a Parma, in biblioteca!!!

Ho due bambini, una preadolescente che vive in un’altra dimensione e ogni tanto scende dai suoi sogni, e un cavaliere di 4 anni.
Viviamo vicino Piacenza.
Ho lavorato a Milano (facendo la pendolare) come liquidatore per 15 anni.
Sono una discreta fotografa (ho partecipato, un milione di anni fa, ad alcune mostre collettive) la copertina di MADRI è fatta da me, siamo io e mio figlio.
Ho una passione smodata per la cioccolata.
Adoro andare al cinema, ci vado appena posso, anche da sola, ma sempre troppo poco da quando ho i bambini.
Nazim Hikmet è il mio poeta preferito, adoro gli scrittori russi dell’800, ogni anno spero in un Nobel per la letteratura per J. Marias o J. Coe che sono forse i miei scrittori, contemporanei, preferiti. L’Idiota, Il Maestro e Margherita, Oblomov, Il Barone Rampante e Tom Jones sono alcuni dei miei romanzi preferiti. Un libro che adoro, ma che non consiglierei mai è La Strada. Amo tutto di Sophie Kinsella.
Andare in bicicletta e coltivare l’orto sono le mie passioni più recenti e sono catartiche almeno quanto scrivere un romanzo. Consigliatissime!

Dimmi, scrivi da molto?

Si, scrivo da molto, praticamente da quando ho imparato a scrivere, da bambina scrivevo favole e piccole filastrocche. Da adolescente ho iniziato a scrivere poesie e ancora ne scrivo (ma non ho mai avuto il coraggio di pubblicarle, credo che le poesie ti rivelino come un romanzo non può fare).

Quando hai pensato di incominciare a scrivere un libro?

Ho scritto il mio primo romanzo una ventina di anni fa, lo hanno letto in tre, mia sorella, la mia migliore amica, il mio ragazzo (che è mio marito), i loro commenti furono si, ni e NO!!! Giace da qualche parte in un cassetto. Una quindicina di anni fa ho ricominciato a scrivere favole prima per i miei nipoti e ora per i miei figli. Ho scritto racconti e un paio di soggetti cinematografici…

E questo? Cosa ti ha spinto a scrivere un libro così “forte”? Esperienze personali?

Io giro sempre con un taccuino in borsa, mi serve per appuntare versi, che a volta si formano nella mia testa e se non li annoto sfumano immediatamente, mi serve per annotare notizie che mi colpiscono (io ascolto continuamente la radio), per fermare idee che mi balenano, per ricordare di tutto (ho decine di questi block notes che conservo gelosamente perchè sono la mia “dispensa creativa”).

MADRI nasce da un paio di storie dolorosamente vere (fortunatamente non autobiografiche), altre inventate, altre rielaborate …ma in tutte le protagoniste c’è molto di me, ho regalato loro mie passioni, mie manie, mie emozioni e anche miei ricordi (personali e familiari).
Eccoti un aneddoto. Quando una delle mie cognate ha letto Madri mi ha telefonato in ansia credendo che fossi malata e non lo avessi detto a nessuno, mi aveva identificata con Ambra, che fra tutte è quella che mi assomiglia di più!

Dimmi, perchè hai deciso di pubblicarlo in ebook e non in versione cartacea?

Molti anni fa ho seguito a Milano un corso di scrittura creativa con Pasquale Diaferia (uno dei più geniali creativi italiani e non solo). Grazie a Facebook l’ho ritrovato, mi ha fatto il grossissimo piacere di leggere in anteprima MADRI, gli è piaciuto (…è stato come prendere una seconda laurea!) e mi ha suggerito di pubblicarlo online…mi sono imbattuta in Amazon leggendo di una giovanissima scrittrice americana diventata ricca e famosa facendosi pubblicare su Amazon, dopo che decine di case editrici cartacee avevano rifiutato il suo romanzo…
Comunque ho anche inviato il manoscritto ad editori cartacei e sono ancora in attesa, i loro tempi sono geologici!!!

Continuerai a scrivere?

“Benedico la mia carta e la mia penna perchè grazie ad esse ho potuto tornare ragazzino nella casa di mio padre (…) Ho pianto con coloro che soffrivano (…) Ma non voglio ricordare le mie cattive azioni nè la desolazione di tutto quel che ho perduto.
Tutto ciò io, Sinhue l’Egiziano, ho scritto e per il mio solo piacere. Nè per gli dei nè per gli uomini, non per immortalare il mio nome, ma soltanto per dare pace al mio povere cuore, la cui misura è ormai colma” penso che queste parole racchiudano il mio “manifesto poetico”, scrivo perchè ne ho un intimo bisogno e non smetterò…anche se non so se questo mio scrivere porterà a pubblicare ancora.

Beh Maria Grazia, oltre a ringraziarti per avermi sopportata in questi giorni e per avermi fatto leggere il tuo libro, c’è qualcosa che vorresti aggiungere?

Infine vorrei aggiungere che è stato davvero un piacere conoscerti e scambiare una così intensa corrispondenza come non mi capitava da anni…

Pulcini miei, con questo vi saluto… anzi, vi salutiamo!!

Madri di Maria Grazia Giordano Paperi