Graceling

Graceling di Kristin Cashore
  • Personaggi 65% 65%
  • Worldbuilding 75% 75%
  • Fluidità 60% 60%
  • Cover 60% 60%
  • E il finale 60% 60%

Graceling

Recensione: Ci sono cose che mi porto dietro da più o meno tutta la vita, ed una di queste è una lista di libri che contiene tutti i titoli che vorrei comprare. Ovviamente, come da pesaculo quale sono, spunto solo quelli che prendo ma non controllo periodicamente il resto.
Cioè?
Cioè che ci sono libri in lista da dieci anni ma che ad oggi, molto probabilmente non deciderei più di prendere. Sono quel tipo di lettrice che legge anche cose per bambini, però non è che prendo tutti indistintamente. I gusti cambiano, la lista no.
Graceling era lì da molto tempo, ammetto di essermi dimenticata della sua esistenza ma quando è stata annunciata l’uscita del volume unico, ho pensato che poteva essere una buona occasione per provarci. Certo, non è che generalmente sia una buona idea.
In primis, per quanto sia vantaggioso in fattore di risparmio, non lo è in questioni di maneggiabilità. Gestire milleduecento ottanta pagine sui mezzi ed in borsa, dovrebbe essere considerato sport estremo e ammettiamolo, se poi la storia non piace, dove la piazziamo? Un volume troppo ingombrante.
Comunque sia, ci sono cascata e ho aderito all’evento.

La storia narra il viaggio di Katje, una graceling dal potere mortale che viene usata dal vendicavo zio, re Rand. Nel mondo in cui vivono, i graceling sono esseri prettamente ghettizzati perché considerati dei mostri, anche se la trasformazione avviene dopo la nascita e senza apparente motivo. In pratica, una sera vai a dormire da essere umano e la mattina dopo, ti svegli con gli occhi con due colori diversi.
Personalmente, mi verrebbe da dire “Figo!”, ma con la fortuna che mi ritrovo, il mio super potere sarebbe quello di usare le dita come gomma da cancellare. E con gomma, intendo quella a due colori. Inutile in ogni caso.
Durante il viaggio la ragazza si scontra con un suo simile, il bello e gentil stucchevole Po, e scopre che lui sa molte cose che lei ignora e che quello che ha sempre creduto della sua vita, non è poi così vero e privo di segreti. In sostanza, da quel momento partono i peggio film mentali.

Il libro è vecchio e si vede. Non che sia sempre un difetto ma il suo potenziale, oggi si perde moltissimo.
Se l’avessi letto anche solo pochi anni fa, la cosa sarebbe stata diversa ma, sono arrivata ora e mi spiace doverlo dire, ne paghiamo tutti le conseguenze.

Il mondo creato è molto vasto e potenzialmente molto interessante. Essendo il primo, non possiamo pensare che tutto ci venga spiegato, un po’ come il perché qualcuno cambia all’improvviso ma ho avuto la sensazione che abbia scritto tante cose oggettivamente inutili e abbia tralasciato volutamente il resto. Mi ha un po’ deluso, penso si sia capito, però ho anche molto paura per il prossimo perché se le cose non migliorano, arrivare alla fine del terzo sarà difficile.
Lo sarà per me, per una persona giovane giovane invece, sarebbe un “primo” libro molto interessante.

INFO

Autore: Kristin Cashore
Pagine: 1280
Prezzo: € 19.90
Uscita: 21/09/2021
Genere: Fantasy
Casa Editrice: De Agostini

TRAMA

Katje ha diciotto anni ed è una Graceling, una ragazza con un dono unico. Lo si intuisce dai suoi occhi, di colori diversi. Ma se capire chi è un Graceling è qualcosa di immediato, non lo è altrettanto individuarne il Dono. Esistono Graceling che possiedono la capacità di ripetere le parole al contrario o di ricordare dettagli insoliti, o di cucinare deliziosi piatti per la corte del re. Il Dono di Katje, però, non è come questi. È terrificante e spaventoso, incontrollabile. Il suo Dono è un segreto che per tutta la vita ha cercato di tenere nascosto al mondo, e in particolare a suo zio, re Rand. Ma ora le cose stanno per cambiare: Katje dovrà scegliere se inchinarsi davanti al sovrano più vendicativo dei Sette Regni, o fuggire insieme a un Graceling dallo sguardo intenso, che sembra conoscerla fin troppo bene…

Sankta Alina della Falglia|Le vite dei Santi

Sankta Alina della Falglia|Le vite dei Santi

Partiamo subito dal fatto che a me, la Bardugo, non piace.

Non ho assolutamente amato La nona casa e del mondo di GrishaVerse sinceramente non mi ci trovo. Avevo provato a leggere il primo volume ma non sono riuscita a superare lo scoglio, così come la serie televisiva. Non posso dire che la Bardugo non abbia fantasia e non mi azzardo a dire che non sia una brava scrittrice, semplicemente sono io che non ho un buon rapporto con chi è troppo lento e descrittivo (non rinfacciatemi King, vi prego).

Eppure, quando ho visto l’uscita di questo libro, mi ci sono fiondata.

Tra le varie cose che mi piacciono, ho scoperto da pochi anni che apprezzo in modo impressionante le storie brevi. Non tutti le sanno sfruttare bene, però, se si trova la persona giusta, potrebbero rivelarsi dei veri e propri gioielli. Ho quindi pensato che Le vite dei Santi, meritavano una possibilità anche perché sono “fiabe popolari” (sarebbero le storie dei martiri e dei santi, io però sono atea a quindi le vedo più come fiabe e basta) e in loro, c’è una magia potente.

Ci sono ventotto capitoli, dove vengono trattate storie diverse e alcune, abbastanza conosciute da chi ha letto i libri e/o visto la serie televisiva. Tra tutti, io ho scelto di puntare su Sankta Alina della Faglia, che è a conti fatti, la protagonista del mondo di Grishaverse.

Ho scelto bene ma anche no.

La santa in questione, patrona degli orfani e delle persone con talenti nascosti, risponde alla preghiera di aiuto della piccola Klava. Non posso dirvi il motivo dell’intervento e nemmeno se la cosa abbia portato ad un risvolto positivo, rischierei uno spoiler che magari non è gradito, ma posso dirvi cosa mi ha ricordato.

Sto per fare un parallelismo un tantino tirato, sicuramente fuori contesto, però devo.

Se mai vi dovessero chiedere quale manga scegliere da leggere, voi dite The promised Neverland. Se vi sono piaciuti i libri dell’autrice, non potete non provare questa veloce saga che di canonico non ha veramente nulla. Mi è balzata in mente perché in Sankta Alina della Faglia c’è una nobildonna che ha dei comportamenti simili alle “mamme” del manga.

Tornando a noi, Sankta Alina è stata una scelta un pò azzardata, perchè non ricordavo molto della trama di Tenebre e Ossa.

Ho scelto bene perchè anche se è stata una lettura veloce, mi ha colpito molto e con le sue note un pò cupe, mi ha ricordato un pò di storie che leggevo da bambina. Diciamo che è stato un salto nei ricordi, che non guasta mai.

Ho però scelto male, perchè Sankta Alina è Alina Starkov, la protagonista. Ora, non amo in maniera particolare fossilizzarmi sulle simpatie o meno dei personaggi però, meno la vedo e meglio sto. C’è da dire però, che Alina è effettivamente un personaggio ricco di sfaccettature.

“Alina was born in a settlement in Dva Stolba along the southern border with Shu Han. Like Mal, Alina’s family was most likely killed during the Border Wars. She spent most of her childhood in Keramzin before being taken to Duke Keramsov’s estate orphanage.

In Duke Keramsov’s orphanage, Alina and Mal are tested by Grisha examiners, but they display no sign of Grisha abilities. When she turns sixteen, Alina and Mal train as soldiers of the First Army at the military post in Poliznaya. Alina becomes a junior cartographer’s assistant and Mal becomes a tracker.

A year later, Alina and Mal’s regiments both end up in Kribirsk to cross the Shadow Fold together in a Sandskiff. During the crossing, they get attacked by volcra. Many soldiers die and Mal is almost killed. Before they get attacked again, Alina suddenly lets out a burst of light that kills the volcra in order to save Mal. The skiff makes it back to Kribirsk and Alina is then brought in to be questioned of the event by the Darkling. After the different survivors’ stories are told, Alina is then accused of being a Sun Summoner. The Darkling uses his shadow summoner powers to confirm that she is a Sun Summoner, a type of Grisha that had been thought to be extinct. The Darkling then immediately arranges for Alina to be brought to the Little Palace in Os Alta for safety.”

fonte

 

Capiamo quindi che Alina non ha avuto vita facile e proprio perchè sa cosa vuol dire vivere in un orfanotrofio, per mille vicissitudini ne diventa protrettrice. Il titolo comunque gli viene conferito dall’Apparat, il consigliere spirituale del re di Ravka. Il titolo è stato reso ufficiale nella chiesa di Ravkan ed è diventata la quattordicesima santa.

Menzione d’onore alle illustrazioni presenti nel volume (volume che comunque compare nella trilogia e che viene custodito proprio da Alina) che sono tutte estremamente belle e che vorrei poter appendere in studio. Insomma, una gioia per gli occhi!

Circondati di perzone che ami_Federica Bosco

Circondati di perzone che ami_Federica Bosco

Conosco Federica da diversi anni, ho avuto modo di incontrarla ad alcune presentazioni e nel tempo, ho avuto modo di leggere alcuni dei suoi libri. Non sempre siamo sulla stessa lunghezza d’onda, però posso dire che anche se tratta temi tutt’altro che semplici, nelle sue parole trovo sempre estrema delicatezza. 

Non lavora quindi con trame semplici, faili da gestire e da vendere. 

Non dimenticarlo mai, parla della storia di Giulia. 

Nel giorno del suo quarantanovesimo compleanno, capisce di voler diventare madre. Così, all’improvviso. Tutti sembrano remar contro di lei, sostenendo varie convinzioni che per carità, sono anche un pò condivisibili. 

Teresa, sua madre che non è mai stata madre, sostiene sia troppo vecchia. Per fare dei figli, ci vuole tempo ed energie, due cose che al momento scarseggiano per ovvi motivi. Le due amiche di sempre, Ambra e Sofia, si sentono oltraggiate da questo desiderio, dato che per una vita sono state fermamente contro l’istinto materno. Il lavoro che fanno, assorbe tutto il tempo a loro disposizione e mettere al mondo delle creature, vuol dire perdere il senno e sè stesse, perchè a quel punto la donna indipendente muore e nasce una madre, colei che si annulla per la prole. Il dottor Schuler, ginecologo super ricercato, non vede Giulia come una persona ma come “una tacca sulla cintura delle vittorie”. Il fallimento non è contemplato ma per fa sì che il corpo sia nuovamente adatto ad ospitare la vita, deve esser preparato adeguatamente con determinate terapie (senta tener del tutto conto dei rischi). Massimo, suo compagno da quattro anni ma che ancora vive in una casa differente, non sembra sentirsi pronto al nuovo progetto perchè insomma, non è un giovanotto e poi, non ne hanno mai parlato…

Insomma, Giulia non è esattamente circondata da persone stabili. Quanto posso incidere sul fisico e sulla mente, cose di questo genere?

Senza entrare troppo nel dettaglio, perchè sarebbe spoiler e questa non è una recensione, posso dirvi che MARONNA Sì. Partendo dal fatto che è vero, noi donne arrivate ad una certa età siamo meno certe di poter mettere al mondo dei bambini, il cervello ha un’impatto molto grosso sul nostro fisico. Qundi, se già abbiamo delle difficoltà, aggiungere lo stress non aumenta certamente le probabilità di vittoria. Basti solo pensare a tutte quelle ragazze che pur non avendo problemi fisici, pur non essendo sterili, non riescono a diventar madri. Spesso non ci riescono, perchè ci pensano troppo o perchè a monte, ci sono altri problemi. 

«E tu perché sei qui?»
«Mmh… buona domanda. In realtà non lo so ancora. Diciamo che è un supporto alla mia gravidanza un po’ complicata e tardiva, dicono tutti che ne ho bisogno.»
«Secondo me, dallo psicologo ci vanno quelli che non ne hanno bisogno, io penso che i miei ne avrebbero molto più bisogno di me», disse lui.
«È sempre così, ci si cura per sopportare meglio i matti intorno a noi.»
Poi lo chiamarono, mi salutò e si alzò.
Poco dopo fu il mio turno con la dottoressa Pastore.

Per fortuna però, Giulia ha degli alleati che le vogliono molto bene e proprio grazie a questa sua improvvisa voglia, troverà anche persone nuove pronte a sostenerla.

Dovremmo aver tutte un Aurelio personale.

Un’uomo che non solo sostiene la compagna in ogni momento, soprattutto adesso che stanno provando per la terza volta ad avere un figlio, ma che è presente anche alle sconosciute sole. Lo so, detta così suona malissimo ma quando vede per la prima volta Giulia, sola dal ginecologo ed in lacrime, non ci pensa due volte nel dargli conforto. E si renderà disponibile anche per qualsiasi altra cosa, perchè è fermamente convinto che una persona non possa affrontare tutto quello in solitudine. C’è la Dottoressa Pastore, psicologa che inizialmente non voleva, che le farà capire che perdona le persone con troppa facilità. Questa sua tendenza ha radici profonde, dai tempi in cui Teresa preferiva smollarla per andare a giocare, piuttosto che fare la madre. Ma non solo.

C’è anche il fratello più giovane, con la sua compagna. Due fari nella notte sempre pronti per lei ma anche la matrigna, che in fondo l’ha amata proprio come se fosse sua, perchè l’amore non conosce legami di sangue. In ultimo, Barbara, collega e amica che da subito le è vicina anche perchè ha in parte passato il calvario della maternità.

Insomma, Giulia non è sola ma la battaglia che deve affrontare non è solo legata all’orologio biologico che c’è in tutte noi.

Mentre bisbigliavo fra me e me per cercare di non lasciarmi andare alla tristezza e allo sconforto, una mano mi porse un fazzoletto.
Lo presi, mi soffiai il naso e mi asciugai gli occhi.
«Grazie», dissi.
«Prendi il pacchetto», aggiunse colui che me li stava porgendo. Un ragazzo sui quaranta con l’aria comprensiva.
Lo accettai con un sorriso lacrimoso e impacciato.
«È la prima ecografia?»
Annuii.
«Goditela allora, anche se non c’è nessuno con te è una cosa davvero molto intima e potente, quasi mistica. Noi uomini alla fine siamo sempre un po’ dei cazzari, non lo facciamo apposta, ma non capiamo mai la sensibilità quando ce n’è bisogno e poi ci mangiamo le mani. La prossima volta porta con te la tua migliore amica, così non avrai sorprese.»
Sorrisi.
«Come fai a sapere che il mio compagno mi ha dato buca?»
«Non hai idea da quanto tempo frequento questo posto, vengo molto più spesso qui che a vedere il Milan!»
«È molto che ci provate?»
«Un po’», rispose.

City of Ghosts_Quotes

City of Ghosts_Quotes

Papà sfoglia la pagina di un diario stropicciato e mugugna tra sé.
«Niente di interessante?» gli domando.
«C’è di tutto un po’» mi risponde. «Alcune sono semplici farneticazioni, altre sono cose più ragionevoli, ma tutti spacciano miti e leggende per fatti reali.»
La mamma sfodera un sorriso trionfante. «Le storie hanno potere» dice. «L’importante è crederci.»

Città di spettri di Victoria Schwab_Velo

«Biscottini?» mi propone la donna, porgendomi un piatto pieno di quelli che sono in tutto e per tutto cookies. Li chiami pure come vuole, l’importante è che possa favorire. Sto giusto per prenderne uno quando al piano di sopra risuona ancora il rumore di passi.
Stavolta tutti puntiamo lo sguardo al soffitto.
«Oh, non fateci caso» ci rassicura la signora Weathershire. «Probabilmente è solo mio marito.»
«Avremo occasione di conoscerlo?» le domanda il papà.
Alla padrona di casa scappa un risolino. «Lo escludo. Il signor Weathershire è morto all’incirca otto anni fa.» Il suo sorriso non accenna a spegnersi. «Tè?»

Papà dice che il mondo è in costante mutamento, ogni secondo di ogni singolo giorno, e con esso anche tutto ciò che contiene, il che significa che la persona che sei adesso è diversa da quella che eri al momento di iniziare a leggere questa frase. Incredibile, no? Succede lo stesso ai ricordi. (Per esempio, potrei giurare che l’orsetto di peluche che avevo da piccola era verde, ma a detta dei miei genitori era arancione.) Però, se immortali qualcosa in fotografia, quella resta immobile.
Adesso è come era prima e come sarà per sempre.

Non si pensa mai a quanto sia snervante il silenzio finché non ti avvolge.

Il mio compleanno ricorre alla fine di marzo, nel punto esatto in cui si sovrappongono le stagioni.
Quando il sole è tiepido ma soffia un vento freddo, quando gli alberi cominciano a fiorire ma il terreno ancora non si decide a disgelare. La mamma ama ripetere che sono nata con un piede in inverno e l’altro in primavera. È per questo che non riesco a stare ferma, ed è anche il motivo (sempre secondo lei) per cui vado continuamente a caccia di guai, perché non appartengo a nessun luogo.

Serena Venditto [INTERVISTA/19]

Serena Venditto [INTERVISTA/19]

Buongiorno Serena, grazie per il tempo che ci stai dedicando.

Buongiorno a te, e grazie!

Partiamo un po’ dalle origini e raccontaci da dove nasce la tua passione per la scrittura.

Come nasce a tutti, dall’amore per la lettura. Mi è sempre piaciuto scrivere, avevo scritto qualcosa da ragazzina, ma senza grande costanza. Poi ho conosciuto Aldo Putignano e il laboratorio di scrittura creativa Homo scrivens, che è anche la casa editrice con cui ho esordito e con cui tuttora collaboro. Il laboratorio mi è servito molto per leggere in maniera diversa i classici e per darmi un po’ di regolarità nella scrittura, e poi in generale è divertente confrontarsi con altre persone che coltivano lo stesso tuo interesse per la letteratura. Continuo a seguire il laboratorio, Aldo l’ho addirittura sposato, pensa…

Com’è nato Mycroft ed il resto della banda?

Il gatto e i quattro coinquilini hanno una genesi diversa, si sono incontrati solo in un secondo momento.

Il micio con il nome del fratello di Sherlock Holmes è nato durante un esercizio del laboratorio di scrittura Homo Scrivens: bisognava inventare un detective e la sua spalla. Quasi per scherzo scrissi un racconto su questo gatto detective, e funzionava. E poi i gatti sono fatti così, si prendono tutto lo spazio che vogliono, senza chiedere il permesso. Può sembrare surreale, un gatto che investiga, ma in realtà non fa nulla che un gatto normale non farebbe. Per dirla con Marco Malvaldi, che mi ha firmato la fascetta: “Se siete disposti a credere che un gatto possa aiutare una traduttrice a indagare su un delitto, questo libro fa decisamente per voi. Se non siete disposti a credere a queste cose, scusate, ma che leggete a fare?”. L’idea della “casa mundo”, invece, viene dalla mia esperienza universitaria. Ho studiato Lettere classiche all’Orientale, a Napoli, dove c’è un’offerta linguistica unica in Europa, per cui ho conosciuto persone che venivano da ogni parte del mondo, entravo in queste case colorate, divertenti, in cui nessuno era napoletano, ma ognuno lo diventava a modo suo. Era un ambiente stimolante, e quindi gradualmente è maturata l’idea di una casa di amici che indaga: tipo Friends, però col morto. 

Quanto c’è di te in Malù?

È ispirata a me solo in quanto archeologa, lei è molto più scaltra e intraprendente, è dotata di una capacità analitica incredibile, tagliente. Quasi pericolosa per lei. Lei è molto brava ad applicare quello che abbiamo studiato all’università. Del resto, il metodo investigativo è molto simile, quasi sovrapponibile a quello archeologico: si tratta di ricostruire una sequenza di azioni da tracce materiali che queste azioni hanno lasciato. il tempo intercorso fra le suddette azioni e la ricerca cambia, ma non cambia il modo di guardare, naturalmente.

Quanto sono cambiati i personaggi dal primo al secondo libro?

Come gruppo sono più coinvolti nelle indagini, sono più squadra, mentre in Aria di neve seguivano Malù, ora prendono anche delle iniziative.

Sapevi già che sarebbero stati più libri?

Sì, l’avevo pensato. Il giallo si presta alla serialità, è nella sua natura. 

Come scegli i misteri da raccontare? Quanto tempo fai passare tra la fine di un libro e l’inizio del successivo?

Per scrivere un giallo parto dalla fine, ovvero dal modo in cui il colpevole viene scoperto. E poi si va a ritroso. È il modo migliore per non fare errori e perdersi i pezzi per la via. In Aria di neve giocavo con un classico del giallo dell’età dell’oro, il delitto della camera chiusa, mentre stavolta è un delitto in codice. Quanto tempo? Non tanto. Dopo un po’ sento il bisogno di tornare a Via Atri!

Quando sei arrivata in Mondadori, avevi alle spalle già un libro. Com’è stato passare da una Casa Editrice all’altra?

Stordente. È bellissimo vedere il mio libro in vetrine di librerie dove non ho mai messo piede, ricevere mail e messaggi di congratulazioni, inviti a presentazioni. È un’ebbrezza unica. Ti confesso che all’inizio ero terrorizzata. Passavo da una casa editrice a dimensione d’uomo alla più grande d’Italia, mi girava la testa. Temevo che sarei stata un pallino nel mare infinito delle pubblicazioni Mondadori. E invece lavoro con dei ragazzi fantastici, attentissimi, sempre presenti, con cui si è creato anche un bel rapporto d’amicizia. Insomma, non è stato traumatico come temevo.

Il tuo primo libro, Le intolleranze elementari, racconta la storia del legame di tre donne, mentre adesso sei passata ai gialli. Questo cambio è dovuto ad una voglia di mettersi in gioco con qualcosa di nuovo oppure stavi solo trovando la tua vera strada?

Non è un cambiamento repentino come sembra, a vedere bene questi libri hanno molto in comune. C’è un filo che lega il bar Hearts e l’interno 5 di Via Atri 36, e cioè il gruppo, le dinamiche fra le persone, amici, amanti, fidanzati. L’idea che è il gruppo che ti salva, molto più dell’amore, il potere dell’amicizia. Il fatto che siano commedie, quindi con un approccio lieve, ironico, l’ambientazione un po’ “studentesca”. Insomma, il fatto che poi abbia deciso di parlare di morti ammazzati non cambia di molto il percorso, anche perché io non ho una scrittura nera, anzi, uso una cifra ironica. La cifra ironica che poi è anche quella del giallo classico, dove non manca mai: vedi Poirot, Padre Brown, Nero Wolfe. E a pensarci non è un caso: dove c’è ironia c’è intelligenza, e se questa manca non si può risolvere un caso.

Progetti per il futuro?

Scrivere ancora, ovviamente, del gatto e non!

Serena Venditto_Autor
L'ultima mano di burraco di Serena Venditto
MYBEAUTYBOX – Dicembre

MYBEAUTYBOX – Dicembre

MYBEAUTYBOX – Dicembre

Ed eccoci ad un nuovo anno, però vorrei parlarvi di qualcosa che ancora ricorda il vecchio.

Dicembre è finito, natale è ormai passato ed i buoni propositi sono stati dichiarati. Io però devo ancora parlarvi di questa ultima box del 2018…

NIVEA SUN torniamo alla carica con creme solari per il viso, cosa di cui io ancora non capisco. Lo so, tutte le persone che vanno a sciare prendono anche il sole ma, per chi come me, non si diletta in queste cose, si trova poi per le mani prodotti validi ma inutili. Mi è piaciuta l’idea di poter scegliere tra due tipi di creme ma ripeto, un pò più di varietà su queste cose, non sarebbe male.
Tra le due scelte, io ho comunque scelto UV Viso Anti-rughe & Anti-macchie FP50.
Non ho macchie e righe, però ho pensato che sarebbe stata meglio questa, piuttosto che la BB Cream che è un pò colorata. In entrambi i casi, sono protezioni alte (50).

THE BEDDHA Vapore Botanico As A Flower  ho provato molte cose per la pelle ma fra le tante, questa mi manca.
Aroma terapia, mista ai fumi benefici. La Lush ha delle pastiglie che si possono usare proprio per questo scopo ma sono al classico odore balsamico, che aiuta anche a respirare meglio. Qui invece, abbiamo il potere delle essenze, come un potpourri ma non per il bagno.
Il sacchettino contiene: Calendula Officinalis, Rosa Centifolia, Jasminum, Matricaria Chamomilla, Taraxacum Officinalis, Hamamelis Virginiana e Centaurea Cyanus.
Sul sito SHOP.THEBEDDHA.COM chè anche il video tutorial, perchè loro le cose le fanno in modo serio.

VIANEK Acqua Micellare Rivitalizzante con estratto di frutti di fragola e acido mandelico elimina il trucco del viso e degli occhi in maniera delicata. Contiene estratti di ginkgobiloba e frutti di prugnolo selvatico che, grazie alle proprietà antiossidanti, proteggono da danni dei radicali liberi e dall’invecchiamento precoce della pelle. Unito all’olio di enagra comune e vitamina E crea un ottimo struccante senza danneggiare la barriera idrolipidica.
In pratica vi strucca in un battibaleno e vi nutre la pelle in modo discreto e duraturo. 

OXY Bubble Mask di maschere ne ho provate tante però, questa mi mancava. L’ho vista in alcuni video online e anche da Sephora, senza però cedere alla tentazione.
Come potete vedere qui sotto, quello che si dice è vero! Una volta aperta, la maschera è nera ma nel giro di pochissimo tempo, incomincia a riempirsi di bollicine. Dopo dieci minuti, si assomiglia ad un orsacchiotto non meglio identificato… l’effetto è strano, si creano delle bollicine anche sul lato che va a contatto sulla nostra pelle e sembra quasi che scivoli via ma tranne per il fatto che è mega, si sposa solo un pochino. La palle alla fine è molto morbida, anche se su di me ci sono poi stati punti un pò troppo secchi e ho dovuto metterci un pò di crema. Non so dirvi quanto effettivamente mi ha liberato la pelle, in compenso è divertente!

REVOLUTION You Fx Correttore Fill+Blur è un correttore che riempie e sfuma le sottili linee/rughe attorno agli occhi. 

Il suo applicatore è comodo e il cuscinetto è molto delicato ma come potete vedere, non è del mio colore e quindi per me, inutilizzabile. Immagino di aver sbagliato qualcosa, di prodotto ne è uscito veramente molto ma probabilmente è stato così perchè al primo utilizzo non è facile far uscire in modo adeguato il prodotto. Proverò in futuro a fare qualche tentativo, magari con una piccolissima quantità mi permetterà di renderlo utile ma di sicuro, così è molto coprente anche se ci mette una vita ad asciugarsi.

NABLA Matita Labbra Velvetline mi lascia abbastanza perplessa.
So che moltissime persone usano queste matite per fare il contorno labbra o come base per alcuni liquid lipstick ma so bene che non durano tantissimo e anzi, si smangiano con molta velocità. Tralasciando il colore che mi è arrivato, Body Language che sembra terra bruciata, io la vedrei meglio come matita occhi, perchè volendo è sfumabile o comunque di buona pigmentazione.

Il pezzo forte sono le nuove caramelle senza zucchero di FRISK WHITE.
Sono abbastanza curiosa del loro sapore, dato che sono alla menta e “bio” ma le terrò nel cassetto fino a questa estate, perchè l’idea di qualcosa di così polare, al momento mi fa gelare il sangue nelle vene!

Il mio giudizio finale è che con questa decima box, è molto positiva perchè a parte una colorazione ciccata e una crema che probabilmente non userò mai, tutto il resto mi ha piacevolmente stupito.
La box Snow In Beauty nel suo complesso, dovrebbe costare circa €63 ma come dico dall’inizio, ne ho messi molto meno.

 

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Foto dei prodotti nella box di dicembre 2018_MyBeautyBox