Ilaria Bernardini

Ilaria Bernardini

Ilaria Bernardini

Ilaria Bernardini_Autor

NOTE BIOGRAFICHE

Ilaria Bernardini scrive per giornali, televisione e cinema. Tra i suoi romanzi ricordiamo: I supereroi (Bompiani, 2009), Corpo libero (Feltrinelli, 2010), Domenica (Feltrinelli, 2012), Faremo foresta (Mondadori, 2018), Il ritratto (Mondadori, 2020). Pubblica poi le raccolte di racconti: La fine dell’amore (I Libri di Isbn/Guidemoizzi, 2006) e L’inizio di tutte le cose (Indiana).

 

LIBRI PUBBLICATI

  • Il ritratto di Ilaria Bernardini
  • Faremo Foresta di Ilaria Bernardini (qui)
  • Domenica di Ilaria Bernardini
  • Corpo libero di Ilaria Bernardini
  • La fine dell’amore di Ilaria Bernardini
  • I supereroi di Ilaria Bernardini
  • Le nuove Eroidi di Ilaria Bernardini
  • Non è niente di Ilaria Bernardini
  • Facciamo foresta! di Ilaria Bernardini
  • L’inizio di tutte le cose di Ilaria Bernardini
Ilaria Bernardini

Amie Kaufman

Amie Kaufman

Amie Kaufman_Autor

NOTE BIOGRAFICHE

Amie Kaufman è autrice bestsellers del “New York Times”. Vive a Melbourne, in Australia, insieme al coniuge, due cani e una scorta abbondante di caffeina.

 

LIBRI PUBBLICATI

Serena Venditto [INTERVISTA/19]

Serena Venditto [INTERVISTA/19]

Buongiorno Serena, grazie per il tempo che ci stai dedicando.

Buongiorno a te, e grazie!

Partiamo un po’ dalle origini e raccontaci da dove nasce la tua passione per la scrittura.

Come nasce a tutti, dall’amore per la lettura. Mi è sempre piaciuto scrivere, avevo scritto qualcosa da ragazzina, ma senza grande costanza. Poi ho conosciuto Aldo Putignano e il laboratorio di scrittura creativa Homo scrivens, che è anche la casa editrice con cui ho esordito e con cui tuttora collaboro. Il laboratorio mi è servito molto per leggere in maniera diversa i classici e per darmi un po’ di regolarità nella scrittura, e poi in generale è divertente confrontarsi con altre persone che coltivano lo stesso tuo interesse per la letteratura. Continuo a seguire il laboratorio, Aldo l’ho addirittura sposato, pensa…

Com’è nato Mycroft ed il resto della banda?

Il gatto e i quattro coinquilini hanno una genesi diversa, si sono incontrati solo in un secondo momento.

Il micio con il nome del fratello di Sherlock Holmes è nato durante un esercizio del laboratorio di scrittura Homo Scrivens: bisognava inventare un detective e la sua spalla. Quasi per scherzo scrissi un racconto su questo gatto detective, e funzionava. E poi i gatti sono fatti così, si prendono tutto lo spazio che vogliono, senza chiedere il permesso. Può sembrare surreale, un gatto che investiga, ma in realtà non fa nulla che un gatto normale non farebbe. Per dirla con Marco Malvaldi, che mi ha firmato la fascetta: “Se siete disposti a credere che un gatto possa aiutare una traduttrice a indagare su un delitto, questo libro fa decisamente per voi. Se non siete disposti a credere a queste cose, scusate, ma che leggete a fare?”. L’idea della “casa mundo”, invece, viene dalla mia esperienza universitaria. Ho studiato Lettere classiche all’Orientale, a Napoli, dove c’è un’offerta linguistica unica in Europa, per cui ho conosciuto persone che venivano da ogni parte del mondo, entravo in queste case colorate, divertenti, in cui nessuno era napoletano, ma ognuno lo diventava a modo suo. Era un ambiente stimolante, e quindi gradualmente è maturata l’idea di una casa di amici che indaga: tipo Friends, però col morto. 

Quanto c’è di te in Malù?

È ispirata a me solo in quanto archeologa, lei è molto più scaltra e intraprendente, è dotata di una capacità analitica incredibile, tagliente. Quasi pericolosa per lei. Lei è molto brava ad applicare quello che abbiamo studiato all’università. Del resto, il metodo investigativo è molto simile, quasi sovrapponibile a quello archeologico: si tratta di ricostruire una sequenza di azioni da tracce materiali che queste azioni hanno lasciato. il tempo intercorso fra le suddette azioni e la ricerca cambia, ma non cambia il modo di guardare, naturalmente.

Quanto sono cambiati i personaggi dal primo al secondo libro?

Come gruppo sono più coinvolti nelle indagini, sono più squadra, mentre in Aria di neve seguivano Malù, ora prendono anche delle iniziative.

Sapevi già che sarebbero stati più libri?

Sì, l’avevo pensato. Il giallo si presta alla serialità, è nella sua natura. 

Come scegli i misteri da raccontare? Quanto tempo fai passare tra la fine di un libro e l’inizio del successivo?

Per scrivere un giallo parto dalla fine, ovvero dal modo in cui il colpevole viene scoperto. E poi si va a ritroso. È il modo migliore per non fare errori e perdersi i pezzi per la via. In Aria di neve giocavo con un classico del giallo dell’età dell’oro, il delitto della camera chiusa, mentre stavolta è un delitto in codice. Quanto tempo? Non tanto. Dopo un po’ sento il bisogno di tornare a Via Atri!

Quando sei arrivata in Mondadori, avevi alle spalle già un libro. Com’è stato passare da una Casa Editrice all’altra?

Stordente. È bellissimo vedere il mio libro in vetrine di librerie dove non ho mai messo piede, ricevere mail e messaggi di congratulazioni, inviti a presentazioni. È un’ebbrezza unica. Ti confesso che all’inizio ero terrorizzata. Passavo da una casa editrice a dimensione d’uomo alla più grande d’Italia, mi girava la testa. Temevo che sarei stata un pallino nel mare infinito delle pubblicazioni Mondadori. E invece lavoro con dei ragazzi fantastici, attentissimi, sempre presenti, con cui si è creato anche un bel rapporto d’amicizia. Insomma, non è stato traumatico come temevo.

Il tuo primo libro, Le intolleranze elementari, racconta la storia del legame di tre donne, mentre adesso sei passata ai gialli. Questo cambio è dovuto ad una voglia di mettersi in gioco con qualcosa di nuovo oppure stavi solo trovando la tua vera strada?

Non è un cambiamento repentino come sembra, a vedere bene questi libri hanno molto in comune. C’è un filo che lega il bar Hearts e l’interno 5 di Via Atri 36, e cioè il gruppo, le dinamiche fra le persone, amici, amanti, fidanzati. L’idea che è il gruppo che ti salva, molto più dell’amore, il potere dell’amicizia. Il fatto che siano commedie, quindi con un approccio lieve, ironico, l’ambientazione un po’ “studentesca”. Insomma, il fatto che poi abbia deciso di parlare di morti ammazzati non cambia di molto il percorso, anche perché io non ho una scrittura nera, anzi, uso una cifra ironica. La cifra ironica che poi è anche quella del giallo classico, dove non manca mai: vedi Poirot, Padre Brown, Nero Wolfe. E a pensarci non è un caso: dove c’è ironia c’è intelligenza, e se questa manca non si può risolvere un caso.

Progetti per il futuro?

Scrivere ancora, ovviamente, del gatto e non!

Serena Venditto_Autor
L'ultima mano di burraco di Serena Venditto

Manlio Castagna [INCONTRO/19]

Manlio Castagna [INCONTRO/19]

Partendo dal principio, inizialmente hai scritto sceneggiature per il cinema e poi romanzi. Che differenze ci sono in questi due campi e quali sono le difficoltà? 

Come dice Pasolini, la sceneggiatura è una struttura che tende a un’altra struttura, non è un’opera che finisce lì dove vai a scrivere, è qualcosa che è fatta perché poi diventi un’altra cosa, quindi lo stile è importante ma, nei dialoghi, mentre nell’azione poi essere anche più sciolto, più superficiale.
Nella stesura del romanzo invece, devi far vedere al lettore un ambiente, un personaggio, una situazione, e questo è stato il primo scoglio da superare. La difficoltà maggiore è far vedere attraverso le parole, e non attraverso il mezzo filmico. Una delle cose a cui tenevo era mostrare in questa trilogia i diversi modi in cui le persone possono piangere, perché mi affascina molto questo aspetto, i tanti modi in cui uno scrittore può raccontare del pianto.

Rimanendo in tema scrittura, ti è sembrato che il tuo stile sia cambiato dal primo al secondo libro?

La scrittura è cambiata tantissimo, per due motivi: primo, perchè più scrivi, più alleni la scrittura, più diventa facile raccontare le cose. Il secondo è il lavoro fondamentale con gli editor, perché ti fa capire tantissime cose del percorso che stai facendo. L’incontro con i lettori tra il primo e il secondo libro ti fa capire se devi prendere una strada piuttosto che un’altra, e poi per me è stato fondamentale il fatto che in questo anno ho incontrato tantissimi scrittori che sono poi diventati miei cari amici. Quando ti confronti con altri scrittori è inevitabile che la tua scrittura cambi, e nel terzo cambierà ancora, come anche nei miei prossimi romanzi.

C’è una scena nel libro in cui hai usato nomi di colori molto particolari. Come sei arrivato a quella scelta?

Io sono un appassionato di grafica, ho lavorato anche in grafica, ho passato quindi le giornate a guardare i pantoni, i loro nomi, le loro variazioni e dato che sono anche  un maniaco appunto tutto ciò che riverbera nel mio cervello, scrivendo quaderni pieni di parole, o storie di persone che incontro e che mi invento. Questi nomi di questi colori li ho appuntati qualche anno fa sul taccuino dei colori. Niente è caso, faccio tantissime ricerche quindi nessun nome è lì a caso. C’è anche un chiaro riferimento a “La città incantata” di Miyazaki.

Come mai deciso di far ruotare tutto attorno alla Paura?

Se inizio a parlare della paura potrei non smettere più: adoro raccontare ai ragazzi di come sto allenando mia figlia di 3 anni e mezzo allo spavento (infatti mia moglie mi ha detto di darci un taglio), e quando le racconto le storie della buonanotte sono sempre storie di decapitazioni, zombie…. In generale, ho capito che la paura tiene strette le persone quando portavo le ragazze al cinema, al primo appuntamento, e sceglievo un film horror in modo che loro si avvicinassero a me, spaventate. La paura tiene vicini, trovo sia un sentimento affascinante di avvicinamento, è la voglia di trovare un’altra persona con cui condividere e proteggersi. Quello che ci ha fatto evolvere come esseri umani è la paura, perché quando i primitivi hanno capito che insieme si poteva ovviare ai pericoli, si è passati dalla caverna, al comune, alla città, alla nazione. Ormai oggi la paura viene usata, soprattutto a livello politico per chiudersi, non per proteggersi, e questo è uno sbaglio.

Molto caratteristiche sono le ambientazioni che hanno tanto di italiano.

È una scelta molto precisa, perchè l’Italia ha delle potenzialità narrative incredibili. Credo che la provincia italiana sia piena di orrore, perché c’è tanta noia, e dove c’è la noia ci sono i mostri, e dove ci sono i mostri c’è la paura, che mi affascina. 

Quali sono le città che ti hanno ispirato?

Le mie ispirazioni sono le città invisibili di Italo Calvino, che poi sono italiane. Tra queste c’è anche una città piena di aquiloni, come nel mio libro.

Tra le tematiche che ci sono in Petrademone, ci sono ovviamente quelle per ragazzi, ma poiché è un libro che parte dal dolore e dall’elaborazione del lutto, quando hai inserito queste tematiche non hai avuto timore che poi potesse essere limitativo per il tuo bacino di lettori? 

Quando scrivo non parto mai di tematiche, quando le persone mi dicono che hanno apprezzato il tema del coraggio, dell’amicizia o della diversità, io rimango stupito perchè non ci avevo proprio pensato. Non voglio scrivere di valori, ma di storie che siano belle da leggere. Mi interessava, invece, raccontare la morte e la perdita, perché questa serie nasce da una mia perdita molto forte. Per me, i due temi che mi interessano sono la perdita e la memoria, e non mi interessa se un professore dovesse trovare il libro troppo cupo per la sua classe, perché a me piace scrivere di questo. Anzi, quello che sto scrivendo è ancora più dark.

Frida, per non perdere i ricordi, li scrive e li mette dentro uno scrigno. Secondo te, è effettivamente un buon metodo?

Sì, scrivere è un metodo straordinario. Io sono un fanatico del non perdere i ricordi, scrivo tutto sui diari, e questo mi serve molto, è come se affidassi il bello a una entità più affidabile, perchè la memoria è selettiva. Quando si scrive, per necessità si elabora il ricordo, quindi si è costretti ad ampliarlo, ad arricchirlo con altre cose, lo si tradisce anche, e tradire il ricordo non è fargli del male, ma amplificarlo, renderlo anche più poetico. 

Quali sono le grandi difficoltà che riscontri come scrittore nel creare un mondo in grado di catturare l’attenzione da chi è sovrastimolato da altre cose, come film e serie tv?

La vera difficoltà è di essere onesti: quando crei un mondo devi credere in quello che stai scrivendo, non devi essere superficiale. E non significa descrivere ogni cosa nel minimo dettaglio. Inoltre, una serie tv, un film, ti danno una visione passiva, invece andando nelle scuole noto che i ragazzi hanno voglia di immaginare, di completare quello che lo scrittore sta dicendo. Un bravo scrittore, come dice Calvino, deve nascondere le cose, non rivelarle, ed è compito del lettore andare a cercarle. Se il lettore non ha niente da scoprire, lo scrittore ha sbagliato il suo mestiere. Nascondere, però con onestà, dando le chiavi con cui leggere. Io Frida non la descrivo quasi mai, un personaggio deve emergere da quello che fa, ho cercato di darle un volto pagina dopo pagina. Meno descrivi poi è più facile per il lettore immedesimarsi, infatti mi spaventa un po’ l’idea che diventerà un film perché da quel momento Petrademone sarà quei volti.

Parlando di personaggi, qual è il tuo preferito?

Forse Drogo. Che poi, nelle scuole, mi chiedono spesso se mi sono ispirato al Trono di Spade per il nome (Khal Drogo), in realtà no, per niente, perché il nome viene da “Il Deserto dei Tartari” di Buzzati.

Cosa ci puoi anticipare del terzo libro?

È stato il più complesso da scrivere perché ho dovuto concludere tutte le linee, perché odio non chiudere tutte le linee narrative alla fine di una saga. Il finale spero non sia scontato, perché non mi piacciono i finali in cui il protagonista ottiene tutto senza aver perso nulla. Un buon finale deve far sì che l’eroe conquisti il suo premio, però a scapito di qualcosa. E non trovo giusto uccidere tutto i personaggi.

Manlio Castagna-Autor
Petrademone. Il libro delle porte di Manlio Castagna
Petrademone. La terra del non ritorno di Manlio Castagna
Ilaria Bernardini

Fabio Geda

Fabio Geda

Fabio Geda_Autor

NOTE BIOGRAFICHE

Fabio Geda (1972, Torino), si è occupato per anni di disagio giovanile, esperienza che ha spesso riversato nei suoi libri. Ha scritto su «Linus» e su «La Stampa» circa i temi del crescere e dell’educare. Collabora stabilmente con la Scuola Holden, il Circolo dei Lettori di Torino e la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura. Esordisce nel 2007 con Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani; segue L’esatta sequenza dei gesti (2008) e Nel mare ci sono i coccodrilli (2010) che ha avuto uno straordinario successo sia in Italia che all’estero. Nel 2011 esce L’estate alla fine del secolo, mentre del 2014 è Se la vita che salvi è la tua (Einaudi). Nel 2015 esce il primo volume della serie per ragazzi Berlin (Mondadori) scritta insieme con Marco Magnone, del 2017 Anime scalze (Einaudi). Nel 2019 pubblica per Einaudi Una domenica.

 

LIBRI PUBBLICATI

  • Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda
  • Una domenica di Fabio Geda
  • Anime scalze di Fabio Geda
  • L’estate alla fine del secolo di Fabio Geda
  • Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani di Fabio Geda
  • Il demonio ha paura della gente allegra: di don Bosco di me e dell’educare di Fabio Geda
  • Se la vita che salvi è la tua di Fabio Geda
  • Itadakimasu. Umilmente ricevo in dono di Fabio Geda
  • L’esatta sequenza dei gesti di Fabio Geda
  • A.A.A il diario fantastico di Alessandro Antonelli, architetto di Fabio Geda e Marco Magnone e Ilaria Urbinati
  • Berlin. I fuochi di Tegel di Fabio Geda e Marco Magone (qui)
  • L’alba di Alexanderplatz di Fabio Geda e Marco Magone (qui)
  • La battaglia di Gropius di Fabio Geda e Marco Magone (qui)
  • I lupi di Brandeburgo di Fabio Geda e Marco Magone (qui)
  • Il richiamo dell’Havel di Fabio Geda e Marco Magone (qui)
  • L’isola degli dei di Fabio Geda e Marco Magone
  • Storia di un figlio. Andata e ritorno di Fabio Geda e Enaiatollah Akbari
  • Fai qualcosa! di Fabio Geda
  • I segreti di Acquamorta. Vol. 1: Delitto al lago di Fabio Geda e Marco Magnone
  • Notti di paura. I segreti di Acquamorta di Fabio Geda e Marco Magnone
  • Il lato oscuro della luna di Fabio Geda e Marco Magnone