Niccolò Zancan

Niccolò Zancan

Niccolò Zancan

Niccolò Zancan_Autor

NOTE BIOGRAFICHE

Niccolò Zancan è nato a Torino nel 1971. Giornalista dall’età di ventitré anni, prima a la Repubblica, poi a La Stampa, di cui è inviato speciale, scrive storie di strada, violenza ed emarginazione. Ha pubblicato Sono tutti bravi a morire (Meridiano Zero) e, con Sperling & Kupfer, Ti mando un bacio, che ha vinto il Premio Mediterraneo – Fondazione Carical 2016.

 

LIBRI PUBBLICATI

  • Sono tutti bravi a morire di Niccolò Zancan
  • L’ undicesimo comandamento di Niccolò Zancan (qui)
  • Ti mando un bacio di Niccolò Zancan
  • Uno su quattro. Storie di ragazzi senza studio né lavoro di Niccolò Zancan
  • Dove finisce l’Italia. Viaggio sulla linea sottile dei nostri confini di Niccolò Zancan

L’undicesimo comandamento

L’undicesimo comandamento di Niccolò Zancan
  • Personaggi 65% 65%
  • Worldbuilding 70% 70%
  • Fluidità 60% 60%
  • Cover 50% 50%
  • E il finale 60% 60%

L’undicesimo comandamento

Recensione: Andrea è un giornalista sempre sul pezzo, sempre connesso per un lavoro che lo soddisfa. Conosce il lato becero della sua professione ma lo accetta come se fosse una cosa normale, parte del suo mondo.
Non accetta però l’idea di fermarsi, di riconoscere i suoi limiti e l’amore per se stesso e le persone che lo circondano. Si aspetta sempre di più da se e da tutti ma non lo dice apertamente.
Il giorno più bello della sua carriera però, il suo corpo non ci sta più e cede.
Da quel momento in poi, per Andrea, la vita diventerà un percorso tutto in salita.
Riuscirà alla fine a trovare il suo paradiso?
Non è una grande rivelazione se dico che Andrea, l’avrei preso a sberle per quasi tutta la lettura.
Ormai sapete che provo un’odio quasi atavico verso certi protagonisti e lui è quasi l’apoteosi di questo mio odio.

Andrea sa fare bene il suo lavoro. Non è un mago del giornalismo ma sa barcamenarsi in modo intelligente tra certi squali.
Quasi della vecchia scuola, Andrea ha una certa etica anche se non esattamente su larga scala. Effettivamente però, come potrebbe esser leale con tutti? Fare il giornalista vuol dire anche depistare gli altri e sacrificare molte cose, come la sua vita privata.
Uomo sposato che non comprende più la moglie.
Uomo sposato che non pensa di tradirla ma che fondamentalmente non ci pensa molto.
Uomo sposato che cerca altro perché la moglie vuole assolutamente avere un bambino e quindi il sesso, non è sesso.
Uomo sposato che ha pura di scoprire se è fertile o meno.
Uomo sposato che piuttosto che vivere felice, mantiene delle apparenze che non soddisfano.
Andrea è l’apoteosi del milanese ansioso e che scende a compromessi con tutto ma che non vuole nessuna responsabilità.
Quando collassa, la sua mente vacilla e non si riconosce più. Vuole fatti, vuole patologie perché non riesce a credere che sia successo solo perché fa troppo. Vuole aver qualcosa su cui concentrarsi, vuole un pretesto su cui lamentarsi, vuole qualsiasi cosa dietro cui nascondersi ma i fatti sono fatti e dopo un ricovero eterno ed inutile, Andrea è costretto ad uscire e tornando nel mondo reale, prende una decisione folle.

Lasciare tutto, senza remore, con la consapevolezza che sarà una svolta dolorosa ma improrogabile.
Andrea si stacca, fugge verso qualcosa che non conosce ma che trova migliore del suo presente.
Vuole perdersi prima di ritrovarsi.
Però, perché esiste sempre una nuvola nel cielo, anche quando sembra aver trovato una nuova stabilità ed un nuovo modo di vivere, non si sente soddisfatto. Deve mettere la parola “Fine” alle cose che fino a quel momento si era lasciato alle spalle.
Così si mette nuovamente in marcia ma questa volta, non scappa. Questa volta ha in mano la sua vita.

Andrea mi piace poco perché spesso mi da l’idea che sedersi ed attendere, sia la soluzione a tutto.
Tutto scorre e tutto passa, quindi anche i problemi scompariranno ma non è così e lo sappiamo bene. Lui, no.
Scappa, pensando al suo benessere lasciando tutto in sospeso.
Scappa, pensando che nulla potrebbe cambiare.
Capisco la fuga, capisco il non sentirsi bene, capisco staccarsi dal telefono che ormai assilla ma c’è modo e modo.
Lo capisco ma lo ucciderei.

INFO

Autore: Niccolò Zancan
Pagine: 276
Prezzo: € 17.90
Uscita: 16/05/2017
Genere: Narrativa
Casa Editrice: Sperling & Kupfer

TRAMA

Andrea Marai è un giornalista in carriera. Appassionato, ambizioso, iperconnesso, vive schiacciato dal suo presente inquieto. Orfano del suo migliore amico, morto troppo presto e in circostanze poco chiare, pesca a piene mani dalle opportunità che la vita gli presenta, l’unico modo che conosce per sfuggire alla mediocrità. Francesca, sua moglie, lo ama e da lui vorrebbe un figlio, eppure fatica a capirlo, ostinandosi a leggere in questa frenesia solo insoddisfazione. Le bugie sono un velo dietro cui il loro matrimonio si sta pian piano sgretolando. Ma Andrea è distratto, perché ha appena scritto l’intervista perfetta e sta per vincere il premio più ambito. Poi, proprio lì, sul palco della consacrazione, il crollo. Il momento in cui tutto diventa nero e liquido, l’istante esatto in cui il corpo dice «no». Quello che viene dopo è una metamorfosi dolorosa come una crisi d’astinenza, e poi una fuga rocambolesca verso il mare, verso un’altra vita possibile. Forse per ritrovare se stessi. Forse per cercare qualcos’altro. Un romanzo sulle nevrosi di efficienza, successo e connessione. E sul bisogno di lasciarsi alle spalle una vita che imbriglia per abbracciarne una più autentica, riscoprendo il valore della solitudine e del silenzio.

Niccolò Zancan [INCONTRO/17]

Niccolò Zancan [INCONTRO/17]

Niccolò Zancan [INCONTRO/17]

Non erano le cose che mi accadevano a darmi la misura di me stesso, ma vederle riflesse nella considerazione degli altri.

Ogni incontro è qualcosa di magico, soprattutto quando sei lì insieme alle amiche che ormai vedi più spesso della famiglia. 
Ogni incontro è una piccola opportunità, perché permette di essere a contatto con gente nuova e stimolante. 
Ogni incontro è una nuova scoperta.

L’incontro in questione è stato con Nicolò Zancan ed il suo nuovissimo libro, L’undicesimo comandamento.

L’evento è stato un po’ come andare in battaglia. 
Tra bottiglie che cercavano di ucciderci e frullatori che volevano distruggere il mondo partendo dal nostro bar… siamo riusciti a chiacchierare con Nicolò e dopo un inizio un po’ impacciato (facciamo sempre paura!), ci siamo addentrate nella foresta.

Io purtroppo sono un metropolitano nevrotico e anzi, sento questa cosa come un grosso problema personale: la fortuna e la bellezza di poter scrivere è anche quella di immaginare qualcosa di diverso. 
Impossibile non rivedersi in queste parole. Tutti siamo un po’ come Andrea, il protagonista del libro. Tutti siamo nevrotici e sempre attaccati al telefono, sempre pronti a condividere con il mondo quello che facciamo e vediamo. La tecnologia può avvicinare moltissimi cuori ma il passo per diventare un’ossessione è assai breve. Credo che ci sia un forte bisogno di un ritorno alla fisicità. 
Alla fine della giornata voglio sentirmi stanco a livello fisico, per qualcosa che ho fatto: non voglio sentirmi apatico e con gli occhi che bruciano per il troppo tempo passato davanti allo schermo del computer. 
Mi rendo contro che parlare o promuovere attraverso il web, possa sembrare un controsenso però è vero. Arrivare a fine giornata, con gli occhi stanchi, rende spesso le persone scontente.

Essere attaccati a ogni dispositivo però, fa sorgere almeno un paio di domande. 
Quanto coraggio ci vuole ad essere sé stessi? Molto coraggio. Perché apparentemente l’Occidente non è mai stato tanto libero come adesso, ma nel concreto c’è un’omologazione totale. Eppure, l’omologazione non permette di stanare i veri talenti che potrebbero raggiungere il successo…  Innanzitutto bisogna stabilire cosa sia effettivamente il successo, perché ora come ora è una cosa troppo identificata con la visibilità. E qui ritorniamo al condividere qualsiasi cosa con il mondo, perdendo molta della magia del momento e del luogo.

Anche un’altra domanda diventa quasi obbligatoria, soprattutto se si è già avuto il piacere di leggere il libro. Il protagonista, prima della vera fuga, lancia il suo telefono, perdendo così in modo forzato la connessione con tutto. Chissà però quanto può reggere Nicolò…  Non ci sono riuscito del tutto, e anzi, questa esperienza mi ha dato modo di vedere quelli che sono sintomi di una vera e propria nevrosi: il telefono diventa un arto, e quando ce ne separiamo ci sentiamo come se ci mancasse una parte di noi.  Però, la bravura deriva anche da questo. Cercare di immergersi in quello che si vuole raccontare. Solo così si riesce a creare un filo emotivo con il lettore. 

Come mio solito, non posso esimermi dall’ammirare la copertina.

Un bosco dal colore brillante, un po’ come quello che vedo ormai ogni estate ma fondamentalmente…. l’idea di chi è stata? Qualcuno proponeva un bosco autunnale ma no, questa è sicuramente la scelta migliore! 

Niccolò Zancan_Autor
L’undicesimo comandamento di Niccolò Zancan