Il Guerriero – Alessia Tripaldi

Il Guerriero – Alessia Tripaldi

Il Guerriero – Alessia Tripaldi

Il mito del guerriero è presente nella cultura e nella tradizione delle più importanti civiltà del passato. Nell’antica Grecia, gli Spartani erano considerati guerrieri eccezionali, selezionati ed educati fin dalla nascita per eccellere nell’arte della guerra. Personaggi come Leonida e i suoi 300 condottieri sono entrati nel mito e hanno ispirato decine di scrittori e registi. Non possiamo poi dimenticare gli antichi guerrieri giapponesi: i Samurai. Devoti al loro Daimio, i Samurai dedicavano la loro intera esistenza alla pratica disciplinata e a quei nobili principi che sono ben fotografati nell’Hagakure – il libro segreto dei Samurai.

L’archetipo del Guerriero è stato più volte incarnato nel corso della storia anche dal genere femminile. Tra le guerriere più note vi sono senz’altro le Amazzoni, risalenti ai miti greci. Ma molto più interessanti sono alcune figure singole che hanno dato lustro all’archetipo Guerriero femminile: Ah-Hotep, la regina guerriera dell’Antico Egitto; Fu-Hao, regina della dinastia Shang, che in Cina guidò un esercito di più di 13.000 soldati già nel 1.200 a.C.; ed infine Giovanna D’Arco, la ragazza di umili origini, che nel XV secolo arrivò a ricoprire ruoli di altissimo livello all’interno dell’esercito di una nazione come la Francia.

-Articolo in parte preso dal sito EfficaceMente– 

Parliamo di archetipi, perchè ho appena finito di leggere il libro di Alessia Tripaldi e come approfondimento, ho scelto il Guerriero.

Come avete letto sopra, è facile incappare in un tipo di comportamento riconducibile a quello, dato che queste persone sono quelle che in un modo o nell’altro fanno la storia sul campo di battaglia. Ma cosa differenzia questi personaggi, dai Killer?

Archetipi dei Killer di Alessia Tripaldi

Alessia dice che, L’Archetipo del Guerriero: E’ un individuo solo, isolato, arrabbiato e di solito ha avuto una vita e un’infanzia abbastanza difficile.
Una volta cresciuti, questi individui si trasformano da Vittime a Carnefice, nel momento in cui trovano una causa. Questa causa può essere anche il Credo espresso dal Saggio (altro archetipo molto persuasivo –qui-), ma più spesso il Guerriero, essendo un tipo solitario, agisce in autonomia. 
Le vittime sono nemici della Causa, e vengono usccise attraverso omicidi che hanno la forma e la modalità dell’esecuzione. Quindi, le armi preferite, sono gli esplosivi o le armi da fuoco ma a volte le vittime, sono vittime indistinte, il nemico è la società e quindi le esecuzioni assumono una sfumatura da strage e può capitare che il guerriero, si auto impartisca la morte, in nome della sua stessa Causa. 

Tra i vari nomi, per far capire un pò chi può rientrare in questa categoria, vengono nominati:

 Due facce, che in realtà si chiama Harvey Dent, ha avuto un’infanzia molto difficile. 

Era un procuratore a Gotham e in Batman vedeva un alleto ma, durante un caso molto importante, rimase sfigurato su metà volto. Questo lo portò a sviluppare una certa psicosi. Gli psichiatri dell’ospedale cercano di rimuovere la sua personalità malvagia togliendogli la moneta e rimpiazzandola prima con un dado e poi con un mazzo di carte dei Tarocchi, dandogli così ben 78 opzioni di scelta, non solo due. Il trattamento però fallisce miseramente, infatti; con così tante possibilità di scelta a disposizione, Dent non è più in grado di prendere neanche le più semplici decisioni. 
Alla fine della graphic novel, Batman gli ridà indietro la sua moneta, chiedendogli di usarla per decidere del suo stesso destino, se la moneta cadrà da un lato, sarà libero, se cadrà dall’altro, si farà uccidere. Dent dice a Batman che la moneta è uscita dal lato intatto, e Batman ha così salva la vita, ma la scena successiva ci mostra che la moneta era uscita dal lato sfigurato, dimostrando che Due Facce ha deciso autonomamente di lasciare libero Batman.

Un anno dopo

Recentemente Harvey Dent, era riuscito a recuperare il suo equilibrio mentale: nuove tecniche di chirurgia plastica gli restituirono il suo aspetto, e addirittura venne addestrato da Batman e scelto come suo sostituto come protettore di Gotham durante l’anno sabbatico del Cavaliere Oscuro preso dopo Crisi infinita. Harvey prese il suo ruolo di vigilante molto seriamente, e cominciava ad amare la vita di giustiziere, ma quando Batman e Robin tornarono in azione, Harvey si sentì messo in disparte: quando venne addirittura sospettato di alcuni omicidi che non aveva commesso, la sua fragile psiche crollò definitivamente: la sua identità criminale tornò a galla, e Dent decise di deturparsi volontariamente il viso con dell’acido muriatico e un bisturi: Due Facce così è tornato a tormentare i cittadini di Gotham e il suo paladino.

(grazie wikipedia, per colmare sempre le mie lacune

Tu sai che il sistema non funziona, che la giustizia può essere decisa dal lancio di una moneta.

Due facce-Harvey Dent

Poi abbiamo Pinguino, di cui il vero nome è Oswald Chesterfield Cobblepot.

Oswald Cobblepot era un semplice ometto panciuto e con un lungo naso buffo che, associato alla sua passione per l’ornitologia, fungeva da calamita per gli insulti e le marachelle dei bulli di quartiere.

Cresciuto solo e con un grande risentimento verso il mondo, Oswald si affeziona agli uccelli (animali, peraltro, venduti nel negozio di famiglia gestito da sua madre, vedova) tanto da essere soprannominato, al college, Pinguino. Come se il suo aspetto non fosse sufficiente ad attirare scherni, sua madre lo costringeva a portare con sé un ombrello, per paura che s’ammalasse. Infatti il padre era morto a causa di una forte polmonite in seguito ad un improvviso temporale. Questa sua stranezza rese ancor più ostili i compagni verso di lui.

Di questo periodo della sua vita non si sa molto. L’attività di famiglia era in caduta libera e presto i creditori l’avrebbero fatta sparire. Della vita di Oswald adolescente si conoscono alcuni interessanti particolari. Per esempio, fu in questo periodo che cominciò a pensare all’ombrello come un’arma. Affilò la punta del suo ombrello e sfregiò permanentemente il volto del capo dei bulli che lo perseguitavano, tale Randall Holmes. Significativo l’episodio in cui paga la ragazza più carina della scuola affinché si presenti al ballo con lui, il ragazzo più brutto. In questo modo, la ragazza fa il primo passo verso quella che sarà una vita di soli soldi e sesso, mentre Oswald sperimenta le gioie dell’amore e del potere.

Il destino incombe, però. Il negozio chiude, i suoi amati volatili vengono quindi sequestrati e Oswald si ritrova solo e senza soldi. Il risentimento latente esplode con tutta la sua forza. L’ombrello diviene un’arma d’offesa, un marchio del neonato criminale in tuba, monocolo e frac. La vendetta diviene la sua unica ragione di vita (nonché la sua rovina). Nasce il Pinguino, bizzarro criminale amante dei pennuti, del potere e degli abiti eleganti. (sempre molto gentile, mister wikipedia!)

 

Fra i vari nomi che possono esser associati a questo modo di fare, possono esserci anche molti personaggi che compiono stragi (tipo il crollo delle torri gemelle) ma se vogliamo rimanere in tema “finzione”, penso possano esser nominati anche i protagonisti di Notte buia, niente stelle

Le quattro donne sono mosse da una certa vendetta, nei confronti di chi le ha trattate male e che all’improvviso, sono stanche. 

Pinguino-Oswald Chesterfield Cobblepot
I diversi mazzi di tarocchi. Guarda oltre ciò che vedi

I diversi mazzi di tarocchi. Guarda oltre ciò che vedi

I diversi mazzi di tarocchi. Guarda oltre ciò che vedi

Come abbiamo visto durante la recensione, la lettura dei Tarocchi è una cosa oggettivamente semplice ma non alla portata di tutti.

Dico semplice perché la tecnica, se spiegata in modo schematico e lineare, non ha nulla di contorto. Si mischiano le carte, si stendono, si rimescolano e poi si scelgono.

Ovviamente, ci sono da tener conto anche una serie di sfumature che cambiano da stesa a stesa, ma anche da quale scuola uno abbia scelto di seguire. Perché ecco, non esiste un solo mazzo di Tarocchi, e nemmeno un solo modo per usarli.

Bisogna tener presente che come per tutte le cose, c’è sempre un lato commerciale.

La divinazione si presta molto bene, dato che si colloca nella categoria dell’occulto e molti ne sentono il fascino, anche se poi alla fine non ci credono veramente.

In commercio ci sono molti mazzzi e l’unico modo per scegliere quello giusto, è affidarsi al proprio senso estetico. O forse no?

Regola vorrebbe che il primo mazzo ti venga donato da una persona sconosciuta, ma quante possibilità ci sono che ciò avvenga? Ecco, nessuna. Quindi, alla fine di tutto sto pippone vorrei mostrarvi alcuni mazzi che trovo interessanti e molto diversi tra loro.

Di questo mazzo, non c’è moltissimo da dire, se non che è tra i più vecchi in assoluto.

Il mazzo Egiziano è forse uno dei miei preferiti e sicuramente, da quello che ho scoperto, è anche uno dei più difficili da maneggiare.

Come ben sappiamo, le divinità sono esseri estremamente suscettibili e in questo caso, la leggenda narra che se usati da non credenti o persone poco rispettose, possano sentirsi offesi. Da tale sentimento, potrebbero arrivare dispiaceri nel consultante e quindi, si consiglia sempre di arrivare a quel punto con una vera curiosità e non con la voglia di giocare e basta.

I Tarocchi Crowley, si basano sulla personalissima concezione magica di Aleister Crowley, un importante cartomante inglese esperto di occultismo e creatore della filosofia magica di Thelema.

Il mazzo è composto da 78 arcani, suddivisi in 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori.

Se nelle carte Egizie, abbiamo la complessità delle divinità interpellate, qui abbiamo la complessità di ogni carta che risulta difficile da comprendere anche per i cartomanti stessi.

Solitamente, vengono usati dagli esperti, perchè più “studiati” e più abituati alla lettura ma sono anche un rompicapo affascinante.

A senso estetico, non sono esattamente tra le mie preferite ma le trovo molto interessanti per i mille buchi che ci sono. Come ultima cosa, vi mostro loro; Tarocchi del Magenta.

Si vabbè, sprechiamoci con le battute, ma il creatore di questo mazzo ancora non è stato trovato ed io mi chiedo come sia possibile. Ad essere precisi, in realtà questo non è nemmeno un mazzo di tarocchi, dato che mancano i semi e quindi la lettura delle sue carte è diversa rispetto a tante altre.

In sintesi, non basta aver in mano un mazzo di carte bello e a buon mercato.

La lettura va fatta con un certo criterio, anche estetico se si vuole, ma sempre nel rispetto di quello che abbiamo in mano e di chi ci sta davanti. Anche delle persone che ci hanno fatto avvicinare a questa pratica, senza vergognarci nel dire che un pò, ci si crede veramente a queste cose.

Analisi sulle Morhn

Analisi sulle Morhn

Analisi sulle Morhn

Morhn_Descrizione del mostro_Primordia

Se chiudo gli occhi, riesco ancora a sentirlo. Il grido disperato di una creatura che ha perso ogni speranza, ma trattiene ancora un barlume di lucidità. Quanto basta per fargli provare un dolore devastante. È così che nascono le Morhn. Dalla carne, dalla vita, dal respiro. E trasformano tutto in ombra.

Come si fa a parlare di mostri?

Che logica si può nascondere dietro a degli abomini, che sentimenti possono avere al di fuori della rabbia o della violenza fine a se stessa?

Emettono dei lamenti strazianti, grotteschi e sono ricoperti dalla stessa melma nerastra che ci circonda, come una tenda caduta dal cielo dalla quale non riescono a liberarsi. L’odore è così forte che mi gira la testa. È l’ultimo stadio dell’infezione: la tua pelle è completamente ricoperta di scaglie nere, la vista si oscura e perdi il controllo. Inizi a vomitare liquame e bile, finché tutto finisce e diventi una di loro. Una Morhn.

Questi esseri non nascono così, prima di diventare mostri sono stati essere umani normalissimi.

Ci sono alcuni modi per contrarre il morbo, quello più comune è attraverso la melma che le Dhrek’Morhn hanno addosso. Questa cosa vischiosa deve entrare dalla bocca o negli occhi o nelle orecchie e raggiungere il cuore. Una volta arrivato lì, nulla ti può salvare ma se il cuore è ancora libero, solo una pietra nera può provare a salvarti. Sempre che funzioni.

Se si è ormai oltre la via della salvezza, prima di arrivare alla trasformazione definitiva, l’unica soluzione è un’arma imbevuta di magia. La morte, diventa un’amica.

Ma per tutti quelli che si infettano e non vengono fermati per tempo, arrivano ad essere delle Dhrek’Morhn e per questo livello di difficoltà, solo il fuoco di Drago funziona. C’è però un modo più semplice per uccidere una Dhrek’Morhn, se è stata infettata in modo innaturale, basta distruggere la pietra nera.

Una Morhn non è più umana, ma non è del tutto un mostro. A volte un barlume di coscienza rimane sotto lo strato di roccia e costringe quella che è stata una persona a guardarsi uccidere e distruggere ciò che incontra sul cammino. Porre fine alle sue sofferenze è un atto di pietà.

C’è poco e tanto da dire, sulle Morhn.

Sono esseri estremamente pericolosi anche per il fatto che perdono completamente ogni freno inibitore, ma sono sostanzialmente delle vittime anche loro.

Il morbo non si può prevenire sempre e guarire, non è certo senza l’aiuta dei guaritori ma anche la mancanza di pietre nere, che stanno all’origine di tutto, possono fallire.

Dapprima utilizzata solo dai maghi, è stata trasformata in qualcos’altro, un catalizzatore. La magia smise di essere appannaggio di chi nasceva con il dono e diventò di tutti. Bastava caricare una pietra e chiunque avrebbe potuto utilizzare l‘incantesimo al suo interno. Esaurita la sua funzione, la pietra si frantumava.

Ma con il potere è arrivata l’oscurità. Le persone hanno iniziato ad ammalarsi, ogni pietra consumata poteva significare nuovi contagi, nuove Morhn.

Vittime, volontarie ed involontarie.

Per chi si fa ammaliare dal potere e chi ne sente il rinculo. Le Morhn possono risultare orrende e affascinanti allo stesso tempo, solo gli animi più oscuri possono captare la loro feroce bellezza, indomabili e imprevedibili.

Morhn_Collage Aesthetic_Primordia
Primordia. L'alleanza 1 di J.A. Windgale

Una vecchia scatola di bottoni

Una vecchia scatola di bottoni

Una vecchia scatola di bottoni

La mia prima recensione è datata 3 novembre 2011.
Questo vuol dire che quest’anno saranno ben nove anni di servizio più o meno continuativo.
Fa strano? Fa strano.
Da quel giorno, ad oggi, ho letto tanto ma ricordo meno della metà di quei libri.
Guardo alcune copertine e mi assale il dubbio “Ma ti ho veramente letto? Quando? Boh”. Più di quattrocento libri più o meno spariti dalla memoria e dalla libreria, senza lasciar traccia emotiva.

 

Nel periodo di passaggio passaggio dal Blog al Sito, volevo principalmente abbandonare una serie di catene che nel tempo mi avevano appesantito, riducendo drasticamente anche la mia presenza sui vari portali, nella speranza di ritornare a leggere con la stessa passione dell’inizio. (spoiler – non ha funzionato)
Non mi sono però posta il problema di cosa lasciavo indietro, non ho pensato all’eco di tutto il resto e qualche giorno fa, quando mi sono svegliata, ho sentito un prurito in fondo al cervello.
C’era un pensiero che non riuscivo ad afferrare, ma che non voleva andar via.
Ho in casa una grande libreria che risistemo quasi una volta all’anno, ho l’abitudine di segnare su un quaderno i libri che finisco suddivisi anno per anno, ma non ho memoria.
Saranno i primi segni di cedimento dei trent’anni? Non credo, ancora mi vergogno per la figuraccia fatta in terza superiore, quindi le cose “importanti” ci sono, ma allora cos’è successo?

Sono andata a sfogliare la categoria delle recensioni del Blog (si, è ancora online in memoria dei vecchi tempi e anche un po per vanità) e ho rivisto titoli dimenticati.
Come qualcuno saprà, non ho l’abitudine di rileggere vecchi libri (amati e non) e le ragioni sono tante ma, scoprendo questi buchi, mi sono chiesta “cos’altro ho perso?”. Vi capita mai? Io ho spesso questa sensazione di perdere dei pezzi e credevo (speravo) di poterla contrastare con la scrittura. Lasciare un segno “tangibile”, non dovrebbe aiutare a fissare dei ricordi? No.
O almeno, si ma non del tutto, e in gioco ci sono mille sfumature.
Quanto ho letto seriamente questi libri? A quanti di loro ho dedicato il giusto tempo? Quante sono le storie che ho scelto di leggere nel momento sbagliato?
Tante, troppe domande.
Cosa si fa in questi casi? Si cancella tutto e si ricomincia? Si fanno nuovamente dei buoni propositi con nuovi impegni? Si scrive di più? Si scrive in modo diverso?
Nessuna risposta.
Sono giorni che la mia mente vaga nel silenzio della mia macchina.
Questo Covid mi ha imposto una nuova routine lavorativa e ormai, mi sposto da sola e in macchina. Per fortuna, non ho problemi a stare sola ma il silenzio, mi obbliga ad ascoltare tutti gli echi che porto dentro.
Alla fine ho scelto una strada, sicuramente non quella perfetta ma al momento, quella che sembra più giusta.

 

Ci sono vecchie recensioni che non vengono più lette, o rispetto alle novità attuali, vengono prettamente risucchiate in un buco nero e spesso dimenticate. Eppure, quei libri magari un pò scialbi, hanno lasciato dentro di me un coriandolo di emozione che ancora oggi, non vuole volare via.
Ecco, a loro vorrei dare una seconda possibilità, senza però toccare l’anima. Vorrei riproporre questi Old Books, con la speranza di riaccendere anche in voi vecchi ricordi.
Mi piacerebbe insomma omaggiarli nuovamente, per quello che sono riusciti a darmi un tempo visto che alla fine, il mio compito è anche questo.
Nulla dovrebbe esser considerato Vecchio.

 

Per i libri che invece ho dimenticato in tutto e per tutto, per quelli che ho valutato negativamente, per quelli che hanno una recensione/un pensiero stringato… beh, per loro farò un post a parte.
In un modo o nell’altro, vorrei ricordare anche loro e ho già in mente un modo molto tranquillo per farlo.

Red Kedi con il cellulare

Ma cosa...?!

Red Kedi molto felice

Gioia e tripudio

Traci Chee

Traci Chee

Traci Chee

Traci Chee_Autor

NOTE BIOGRAFICHE

Traci Chee è un’autrice di best seller del New York Times e finalista del National Book Award. Appassionata di parole a tutto tondo, ama l’arte dei libri e i libri d’arte, la poesia e l’artigianato con la carta, ma si diletta anche nel giardinaggio dei bonsai, nella pittura delle uova e nell’organizzare serate di giochi di fortuna per la famiglia e gli amici. Ha studiato letteratura e scrittura creativa alla UC Santa Cruz e ha conseguito un master in lettere alla San Francisco State University. Traci è cresciuta in una piccola città con più mucche che persone, e ora si sente più a suo agio in montagna, scalando tornanti e capitando su laghi nascosti dell’altopiano. Vive in California con il suo cane.

 

LIBRI PUBBLICATI

  • La lettrice di Traci Chee (qui)
  • La lettrice. Il libro dei segreti di Traci Chee (qui)
  • La lettrice. La ladra di storie di Traci Chee