Cheshire Crossing. Alice, Wendy e Doroty

Cheshire Crossing. Alice, Wendy e Doroty

Cheshire Crossing
  • Personaggi 70% 70%
  • Worldbuilding 75% 75%
  • Fluidità 80% 80%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 80% 80%

Cheshire Crossing. Alice, Wendy e Doroty

Recensione: Ho una passione per Alice da molto tempo, costruita però nel tempo e sicuramente grazie anche alla Disney. Wendy e Doroty invece, incarnano le favole che più odio al mondo perchè se almeno la bionda Disneyana è solo sciocca, queste due sono imbarazzanti (per non dire peggio).

Trovarle tutte insieme, non è sicuramente stato il mio sogno proibito ma, una certa curiosità si è comunque insinuata nella mia testa e poi dai, sono una collezionista, alla fine era scontato che sarebbe passato tra le mie mani.

Ne sono rimasta piacevolmente colpita, perchè la storia inizia in modo insolito ma anche veritiero.

Loro tre, nella vita “vera”, come verrebbero trattate? Ovviamente, da pazze squilibrate e non faccio proprio fatica a crederlo, visto che una vola, l’altra attraversa gli specchi e l’ultima ha delle scarpette rosse magiche.

trovarle tutte insieme è strano, hanno tutte un carattere molto diverso da come le abbiamo sempre viste ed è confortante vedere che anche in questo, si è voluto uscire dai canoni. Certo, la storia richiedeva per forza di cose un cambiamento di questo tipo, però non era nemmeno così scontato.

Della storia in sè, non voglio dire praticamente nulla, c’è un mio approfondimento su un aspetto che ho trovato durante la lettura però, posso dirvi che ho trovato la storia assurdamente divertente ma che non ho capito se sia autoconclusivo o meno. Sinceramente, spererei di no, perchè ci sarebbe molto da dire sulle varie tematiche trattate qui dentro e l’idea di una struttura che le vuole capire, un pò come alla X-Man, mi pare una cosa molto bella ma ormai, non posso dare nulla per scontato.

Quindi si, lo consiglio pur non avendo una cover particolarmente interessante.

INFO

Autore: Andy Weir
Pagine: 128
Prezzo: € 18
Uscita: 17/11/2020
Genere: Narrativa; Graphic Novel; Fantasy
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

Sono passati anni da quando Alice, Dorothy e Wendy hanno compiuto i loro favolosi viaggi nel Paese delle Meraviglie, a Oz e sull’Isola-che-non-c’è. Ora eccole qui, ormai adolescenti, a Cheshire Crossing: una scuola molto speciale dove impareranno a gestire le loro straordinarie esperienze e il loro dono di attraversare mondi magici.

Ma proprio non sanno starsene buone buone sedute al banco, e iniziano di nuovo ad attraversare le dimensioni, lasciandosi dietro una scia di caos completo. E se fosse solo un po’ di confusione il problema, poco male. Il fatto è che, senza volerlo, fanno incontrare la malvagia Strega dell’Ovest e Capitan Uncino, unito ora in una coppia davvero diabolica.

Per fermarli le tre ragazze dovranno fare ricorso a tutti i loro poteri e mettere insieme una squadra di improbabili alleati da tutto il multiverso!

Cheshire Crossing è un viaggio vertiginoso, divertentissimo e sconfinato attraverso i classici della letteratura e i loro mondi fantastici come non avete mai osato immaginarli.

Ciao mamma, vado in Giappone

Ciao mamma, vado in Giappone

Ciao mamma vado in Giappone
  • Personaggi 50% 50%
  • Worldbuilding 65% 65%
  • Fluidità 80% 80%
  • Cover 55% 55%
  • E il finale 65% 65%

Ciao mamma, vado in Giappone

Recensione: Le graphic novel sono sempre un pò una scoperta, anche quando magari la storia non ti ha fatto impazzire. 

Ci sono mille fattori che entrano in gioco insieme. La trama, che oscilla tra l’essere semplice perchè scritta poco e l’essere molto complicata, visto che le emozioni vanno trasmesse tramite le immagini e trovare un equilibrio tra visivo e scritto è sempre difficile. Il tratto del disegno, che non è mai semplice anche quando è fatto in modo molto pulito, perchè i gusti sono gusti e molto spesso un lettore boccia una lettura anche solo per questa cosa. I colori, che sembrano un dettaglio di poco conto, ma il nostro inconscio registra ogni cosa e molto spesso si fa guidare dalle decisioni prese del colorista. I sentimenti, che un pò si collegano alla trama ma che è un punto molto importante, perchè non essendoci molto testo, bisogna puntare tutto su questo. 

Insomma, anche un libro disegnato ha sempre qualcosa che ci fa dire “ne è valsa la pena”. Certo, in certi casi è solo più difficile arrivarci. 

Ciao mamma, vado in Giappone mi ha ricordato un pò un cinepanettone, una di quelle storie tragicomiche dove sai perfettamente che nella realtà non potranno mai accadere e tra l’altro, la cosa ti va bene perchè la quantità di sfighe e situazioni imbarazzanti, sono così tante che piuttosto preferiresti morire. 

Enrichetto è lo sfigato di turno, quello preso di mira dal super bullo gigantesco della scuola, che un giorno per salvarsi dal pestaggio imminente inventa una palla così gigantesca che riesce a sopravvivere miracolosamente illeso. Certo, non contiamo il piccolissimo dettaglio che la morte è solo rimandata al successivo lunedì. Il fatto è che Enrichetto dovrà portare tutti i fumetti di una serie che piace al bullo, firmati dall’autore in persona. Peccato che non abbia ne uno ne l’altro! La sua fortuna è che ha dei grandi amici (più svegli di lui) e in men che non si dica, ecco pronta la solizione; andare in Giappone! Perchè è ovvio, chi non farebbe partire tranquillamente un trio di minorenni, dall’oggi al domani? 

Fatto sta che partono, arrivano e con l’aiuto di un inviato speciale, riusciranno a trovare l’autore dei famosi fumetti. Prima però dovranno superare la bariera del Boss, che non vuole assolutamente permettergli di firmare così tante copie… 

Sarò vecchia io, oppure ormai abituata ad un certo tipo di storie, però questa volta ho veramente fatto fatica a trovare un lato positivo. 

In realtà, se proprio devo esser sincera, lo sto ancora veramente cercando. Perchè tralasciando la follia di far partire dei bambini, forse l’unica cosa che mi ha fatto ridere è stato alla fine, quando vanno all’ospedale per “svegliare” una persona e successivamente lo incitano a sfasciare il letto dove stava ma a parte quello, che comunque è demenziale, io sono basita. 

I disegni sono molto semplici, proprio come mi aspetterei in un fumetto e vanno più che bene. Mi piace anche che siano così colorati, mettono allegria e sono in linea con lo spirito della storia e dei personaggi ma più che usare una manciata di clichè per il Giappone e più che usare un tono da “su dai che ci divertiamo sicuramente”, non ho trovato molto altro. Come dicevo prima, mi ha ricordato un pò un conepanettone, che (spoiler) non mi sono mai piaciuti. 

Forse l’unico insegnamento che posso dire di aver visto, ma sono più che altrio io ad attribuirglielo, è che non bisognerebbe mai dire una bugia così colossale perchè poi i guoi sono direttamente proporzionati. Anche perchè se sei già il bullizzato di turno, vai tranquillo che non potrai mai avere la vita facile (e lo dimostra il fatto che il bullo chiede ogni tot ore delle foto di Enrichetto in situazioni così ridicole che ancora non ho capito il perchè… Frangipane non è molto intelligente, e questa idea non è in linea con il personaggio a mio avviso). 

INFO

Autore: L. Raffaelli & E. Pierpaoli
Pagine: –
Prezzo: € 13.77
Uscita: 05/11/2020
Genere: Narrativa; Graphic Novel
Casa Editrice: Tunuè

TRAMA

Preparate le valigie si parte per il Giappone! Chiudete gli occhi e immaginate un’enorme belva con denti acuminati al mentolo formato famiglia. Ecco: questo è Frangipane, il cattivo della scuola che costringe Enrichetto Cosimo a dire che lui sa chi è Shimitsu Furukawa, creatore di Robostrak, robot dalla cataratta reattiva multipla, e che a casa ha tutti i 32 manga autografati dall’autore. “Ah sì? E allora lunedì qui li voglio tutti”, reagisce il Frangipane. Ed è così che Enrichetto, di sabato pomeriggio, parte per una missione impossibile: andare a Tokyo con Beatrice e Polletti per cercare gli albi di Robostrak e farseli dedicare dall’autore!

Shades of Magic – Il Principe d’Acciaio

Shades of Magic – Il Principe d’Acciaio

Shades of Magic Il Principe d Acciaio
  • Personaggi 75% 75%
  • Worldbuilding 75% 75%
  • Fluidità 85% 85%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 90% 90%

Shades of Magic – Il Principe d’Acciaio

Recensione: Lo dico così, senza nessun giro di parole. Amo Maxim Maresh. 

Maxim è il principe della Londra Rossa e per volere del padre Nokil, che lo ritiene ancora troppo giovane e impudente, deve partire per Verose e dimostrare che è capace di tener salde le redini delle sue truppe. Ovviamente, il posto non vive secondo le regole della corona, così Maxim è costretto a ricominciare da zero su tutti i fronti. 

Imparare a combattere veramente, è il primo schiaffo che riceve una volta arrivato a destinazione. Lui è bravo e padroneggia abbastanza magia da permettergli di comunicare con gli oggetti di metallo ma, ha sempre combattuto con gente che in fondo era terrorizzata dal suo status e quindi, non si è mai dovuto scontrare con veri nemici. Adesso la musica è cambiata e solo con l’aiuto di Isra riuscirà a colmare un pò di questa ignoranza. 

La seconda cosa, è che il suo titolo non lo rende veramente al di sopra di tutti. Maxim per realizzare la sua impresa, dovrà mettersi allo stesso livello degli altri soldati in modo da conquistare la loro fiducia ma, dovrà usare l’astuzia anche per sconfiggere i nemici, perchè non basterà più far tremare tutti minacciandoli con provvedimenti reali. 

Maxim mi è piaciuto come personaggio, perchè non è il classico nobile borioso che prima di capire come si vive veramente, deve sbattere il muso contro il primo muro. Lui vive di valori buoni e si, anche con una certa dose di fette di salame sugli occhi ma l’ho trovato caruccio, anche perchè non è proprio propio un sempliciotto. 

Oltre a lui mi è piaciuta anche Isra, il “capo” gruppo prima dell’arrivo di Maxim. 

Lei è molto forte e schietta, quel tipo di persona un pò ruvida ma che pur di salvarti sarebbe capace di andare incontro a morte certa. Cosa che tra l’altro succede, però non vi dico come e perchè. 

I disegni li ho trovati spaziali, un mix tra l’esser privi di fronzoli ma di grande effetto. Graffianti ma con una certa armonia. 

Si è capito che mi è piaciuto? Questo è il primo approcio che ho con la Schwab, quindi sono ben felice di leggere La vita invisibile di Addie La Rue.

INFO

Autore: Victoria Schwab
Pagine: 128
Prezzo: € 20
Uscita: 03/11/2020
Genere: NarrativaFantasy; Graphic Novel
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

L’acclamato fenomeno fantasy Shades of Magic diventa un graphic novel con questo emozionante prequel.

In un mondo illuminato dalle lampade a gas e popolato da maghi che viaggiano tra dimensioni parallele, il principe della Londra Rossa deve abbandonare la protezione della corte reale, fronteggiando qualcosa di peggio dell’esilio.

Disegni e colori. Shade Of Magic

Disegni e colori. Shade Of Magic

Disegni e colori. Shade Of Magic

Partiamo dal fatto che questo è il primo volume che leggo della Schwab e che solitamente non presto particolare attenzione a chi disegna e le tonalità dei colori usati nelle tavole. Un pò stupida come cosa, dato che ho studiato per fare la grafica pubblicitaria e tra i vari lavori che avrei potuto provare a fare, ci sarebbe stato anche quello del fumettista. Comunque, sono più quel tipo di persona che preferisce farsi catturare dall’insieme e non solo dai singoli dettagli (quelli magari li scopro dopo la seconda rilettura o in casi come questo, quando devo fare un approfondimento).

Partiamo quindi dalle basi.
Chi ha fatto cosa?

Andrea Olimpieri (Instagram)
Disegnatore italiano emergente, tuttora residente nel suo paese d’origine. Il suo apporto è stato fondamentale per la creazione dell’estetica visiva della serie a fumetti di. Ha lavorato a numerosi altri titoli di grande successo quali Mostri, True Blood e Dishonored.

LAYOUT di Andrea Olimpieri shade of magic CHINE di Andrea Olimpieri shade of magic COLORI di Enrica Eren Angiolini shade of magic
LAYOUT di Andrea Olimpieri CHINE di Andrea Olimpieri COLORI di Enrica Eren Angiolini

 

Enrica Eren Angiolini (Instagram)
Colorista di grande talento e schermitrice provetta, Colorista di grande talento e schermitrice provetta, Enrica ha realizzato i colori di volumi quali Doctor Who: The irteenth Doctor, Warhammer 40,000, Terminator e The Order of the Forge. Vive e lavora a Roma.

Oltre al lavoro di Andre e Enrica, ci sono due assistenti coloristi ma la vera chicca secondo ma arriva dal fatto che tra un capitolo e l’alto, ci siano delle illustrazioni di Maxim Maresh e Isra realizzate da svariati autori. Al momento non ne ho una preferita, dovrei dar una terza occhiata e fare una scaletta ma così, su due piedi, mi piacciono praticamente tutte!

Sui colori sono un pò un cane, se mi sentisse il mio compagno che ha proprio studiato il come e quando usare i colori, verrebbe a bacchettarmi. Ma non è qui, e voi non direte nulla a nessuno, vero?

Quelli predominanti sono i colori dei vestiti e delle magie messe in atto. Pochi colori brillanti, per dare enfasi alle scene di combattimento oppure a qualche passaggio importante mentre per il colore della pelle e l’ambientazione, tutto assume una tonalità molto cupa, giusto a rimarcare il fatto che Verose non è un luogo sicuro e facile come magari lo era Londra. Infatti, alla fine della Graphic, i colori cambiano e diventano più brillanti come a voler dimostrare che il peggio sia passato. (Ovviamente non sarà così, ma viviamo ancora in un momento nell’illusione fatta di arcobaleni e glitter)

CREEPSHOW

CREEPSHOW

Creepshow di Stephen King
  • Personaggi 75% 75%
  • Worldbuilding 70% 70%
  • Fluidità 90% 90%
  • Cover 80% 80%
  • E il finale 75% 75%

CREEPSHOW

Recensione: Papà King è sempre papà King.

Non sono mai stata una sua grande lettrice, adoro le trame delle storie che propone ma per i miei gusti, è sempre molto descrittivo. La vera esperta in casa è mia Madre, sono praticamente cresciuta con i suoi volumi nella libreria e per quanto abbia iniziato a leggere “tardi”, nel tempo ho iniziato a capire in quali letture posso cimentarmi.

Questa graphic racchiude quattro racconti dell’orrore, molto semplici.

La festa del papà, che ha già un titolo autoesplicativo, racconta la storia di un omicidio (meritato?) avvenuto proprio durante la famosa festa. Le colpe del passato pesano sempre di più sulle spalle della famiglia ma il ritorno di una persona scomparsa da molto, potrebbe metter fine a tutto quanto.

Praticamente è la versione “famiglia del mulino bianco” di IT, che al posto del “Lo vuoi un bel palloncino”, diventa un “Dov’è la mia torta?”.

Poi abbiamo La morte solitaria di Jordy Verril, che racconta di un contadinotto molto sciocco (che si crede in realtà solo molto sfortunato) che una notte dal cielo limpido, trova un meteorite nel proprio giardino. Con l’idea di farci grandi soldi, vede l’oggetto come una benedizione ma sarà veramente così? Mi ha fatto particolarmente ridere la sfortuna non tanto di Jordy ma quella dell’intera umanità.

– Dr. Frankenstein: Che lavoro schifoso!
– Igor: Potrebbe esser peggio.
– Dr. Frankenstein: E come?
– Igor: Potrebbe piovere!

Si beh, questo siparietto, assume una sfumatura completamente differente se affiancata a questa storia!

La cassa, il racconto di mezzo, è forse quello che mi è piaciuto di meno. Se fino a questo momento, c’era della brutalità mista al soprannaturale, qui l’ho sentita molto meno. Che poi, c’è comunque una bestia mostruosa che ha passato più di cent’anni rinchiusa in una cassa, ma viene usata per un secondo fine e qui la paura viene incanalata verso la persona e non verso l’assurdo. Chiariamoci, il bello dei racconti di King, è che parla proprio della parte oscura dell’animo umano ma qui, l’ho trovata poco frizzante e più che mai forzata.

Sempre rimanendo in cattiveria umana, giungiamo quasi alla fine con Di mare in peggio. Tralasciando il titolo fantastico, qui abbiamo un perfetto esempio di come certi sentimenti portino alla pazzia e che la gente, non merita fiducia piena. Pensi di aver una relazione con una persona abbastanza normale, forse appena appena gelosa e dopo un pò di tempo, ti ritrovi con i piedi in ammollo… o quasi. Capisco che esser traditi sia un duro colpo, però era veramente necessario farla finita in questo modo?

Concludiamo con il mio preferito; Ti infestano.

Sono certa che a moltissimi di voi, come anche a me, non piacciano gli scarafaggi. Aver quindi la casa infestata, è una situazione estremamente difficile da gestire e prima di tutto, schifosa. Il nostro protagonista poi ha una piccola (grande) ossessione verso i germi ma anche un caratterino un tantinello difficile. Quindi, chi la spunterà tra lui e le bestioline? Devo ammettere che per quanto mi siano venuti i brividi, ho sempre fatto il tifo per loro… Ottimi comunque nel campo della mimetizzazione, soprattutto quando giunge la mattina.

INFO

Autore: Stephen King
Pagine: 64
Prezzo: € 18
Uscita: 26/10/2020
Genere: Horror
Casa Editrice: Mondadori

TRAMA

Classico di culto dell’horror anni ’80, “Creepshow” è al tempo stesso un appassionato omaggio alla tradizione dei fumetti EC Comics e il vero archetipo della serie tv Stranger Things. Se il film omonimo del 1982 è stato diretto da George A. Romero, questo albo a fumetti è stato disegnato da Bernie Wrightson, gigante dell’illustrazione horror e artefice – fra le infinite imprese artistiche – di un indimenticabile Frankenstein in forma di fumetto e di romanzo illustrato. Ma su tutto e tutti troneggia la scrittura di Stephen King, autore delle cinque storie raccolte in Creepshow nonché burattinaio di alcune fra le più inquietanti e angosciose vicende narrative della letteratura d’ogni tempo. All’interno: La festa del papà; La morte solitaria di Jordy Verril; La cassa; Di mare in peggio; Ti infestano

Creepshow di Stephen King