Sara Rattaro 2 [INCONTRO/17]

Sara Rattaro 2 [INCONTRO/17]

Vogliamo sapere la verità. La desideriamo più di ogni altra cosa. Frughiamo nelle tasche e controlliamo umori e telefonate. Lo facciamo perché siamo convinti di poterla affrontare e, se questa sembra sfuggirci, ci intestardiamo come muli senza prendere in considerazione che forse sarebbe meglio non sapere

Com’è nato il libro? 

Questa è una storia che è arrivata un po’ all’improvviso con questo segnale che è un po’ quello delle mie storie: improvvisamente ho sentito il desiderio di raccontare di Giulia. 
Giulia è una donna di quarant’anni che improvvisamente, si trova a dover gestire la sua vita pubblica, la sua vita privata e la sua vita segreta. Un giorno qualunque si ritrova su una spiaggia e l’uomo con cui è, di cui è follemente innamorata, ha un malore e quindi lei con la forza della disperazione fa di tutto per soccorerlo. 
Contemporaneamente in questo tragitto in cui vanno in ospedale, c’è un ingorgo del traffico perché c’è stato un incidente e la persona che lo ha causato è il vero marito di Giulia, Emanuele, il quale si ritroverà nello stesso ospedale e neanche lui era da solo in macchina. 

Sembra che il karma sia contro Giulia. Prima l’uomo che ama e nello stesso tempo, quello che ha sposato.

Sono convinta che la vita abbia più fantasia di noi quindi a volte le cose vengono scoperchiate per una banalissima serie di inidizi o coincidenze e Giulia, in questo caso, si ritrova di fatto in ospedale con al piano di sotto il marito e al piano di sopra il suo amante.

Perchè il bisogno di aver due vite così separate? Ciò che vorrebbe e ciò che ha fatto.

L’amore addosso è un romanzo legato a tutto quello che noi siamo e dobbiamo essere.
Il fatto che, soprattutto per quanto riguarda le donne, dobbiamo essere sempre “qualcosa”: siamo una moglie, una mamma, una donna che lavora, una dipendente, abiamo sempre un ruolo e non c’è mai un momento in cui possiamo permetterci il lusso di essere noi e basta. Ruoli che ovviamente sono dominanti nella nostra vita, perché se sei una mamma e una moglie non puoi fare un sacco di cose, se per caso non sei una moglie o non sei una mamma e hai un’età “al limite” la società ti si rivolta contro – siamo sempre sbagliate in qualche modo.

Come’è stato deciso il titolo del libro?

Il significato del titolo è proprio il concetto dell’”dosso”. Avevo un disperato bisogno di un titolo che fosse avvolgente sulla mia protagonista. Quindi ho pensato al concetto dell’amore addosso proprio come tutte le cose che puoi avere addosso e che simboleggino l’amore: l’amore materno, l’amore nei confronti di una marito o di un amante e lei le ha proprio tutte addosso quasi come se fossero rovesciate.

C’è anche un altro grande personaggio accanto a Giulia.

Mi sono accorta di non averle mai dato un nome solo dopo aver finito il romanzo.
Lei sarà la madre che rappresenta insieme a Giulia uno scontro generazionale molto preciso che non è lo scontro generazionale tipico di tutte le madri con le figlie, ma sono proprio le loro date di nascita ad essere importanti. Perché la mamma di Giulia è una donna che nasce alla fine della seconda guerra mondiale e le donne nate in quel periodo a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta sono donne che hanno lavorato tantissimo.
Intanto perché escono da una situazione sociale dove la guerra aveva tolto tutto, soprattutto l’affettività, la condivisione degli affetti, il concetto di famiglia che non fosse legato al “costruiamoci qualcosa e togliamoci le macerie” e sono tutte donne, soprattutto quelle che hanno lavorato fuori da casa, che hanno davvero lavorato tanto perché lavorare in quel periodo per una donna era difficilissimo perché di fatto poi non ti era proprio molto concesso – erano delle vere pionerie. Dall’altra parte lavorare fuori non ti alleviava dal lavororare in casa perché dovevano comunque gestire i loro lavori una volta tornate a casa.

Sara Rattaro_Autor
L'amore addosso di Sara Rattaro

Antonella Tomaselli e Massimo Vacchetta [INTERVISTA/16]

Antonella Tomaselli e Massimo Vacchetta [INTERVISTA/16]

Massimo Vacchetta
Buongiorno Massimo, grazie per esser riuscito a ritagliare del tempo per noi. Vorrei iniziare con qualcosa di classico, giusto per prendere un po’ di confidenza. Parlaci un po’ di te.
Vivo in Piemonte, a Novello. Sono un veterinario e quando ho cominciato a lavorare mi son prevalentemente occupato di bovini. Sono da sempre appassionato di natura e animali. Ora gran parte del giorno e della notte la dedico ai ricci, piccoli animali selvatici a rischio di estinzione.
Perché sei diventato un veterinario?
Da ragazzo ero indeciso, volevo fare l’astrofisico, ma mi stuzzicava pure dedicarmi a degli studi d’arte. Però, come si leggerà anche nel libro, prevalse il desiderio di dedicarmi agli animali.
Come mai ti sei dedicato ai ricci?
Proprio per caso. Tutto è cominciato quando ho incontrato Ninna, una riccetta spettinata, che ha mosso qualcosa dentro di me: la compassione. Ninna, inevitabilmente, ha catturato il mio affetto. Mi è stata affidata da un collega: era una cuccioletta di appena 25 grammi, nata da poco e completamente sperduta. Ho fatto il possibile per aiutarla a sopravvivere… All’epoca non sapevo nulla di ricci e ho seguito le indicazioni degli esperti, un po’ il buon senso. Le davo il latte ogni tre ore e tra una “poppata” e l’altra come non innamorarsi di lei? Era bellissima, tenerissima e così indifesa…
Quanto è stato difficile lasciare andare Ninna?
Tantissimo. E’ stata una decisione molto contrastata. Sapevo che ormai era pronta per ritornare in natura e che se la sarebbe cavata, ma non riuscivo a staccarmi. Da una parte mi frenava l’estremo attaccamento a lei, dall’altro un animale selvatico per essere felice deve essere restituito al suo habitat naturale. E io ho scelto la sua felicità. L’ho liberata in un posto bellissimo, che chiamo il «Paradiso», dove avrebbe trovato tutto quello che le serviva. Non l’ho più rivista da allora, ma spero ancora che possa succedere. Chissà…
Cosa vorresti trasmettere al lettore?
La mia passione, il mio entusiasmo, il mio amore per gli animali. In modo che tutti si attivino e tendano una mano per preservare il nostro pianeta. Solo così facendo potremmo salvarci…
Puoi darci qualche consiglio su come trattare i ricci? Io, come sicuramente molti altri, ne trovo alcuni che gironzolano confusi per strada, in periodi dove dovrebbero essere altrove. Come ci si deve comportare?
Se ne vediamo uno di giorno in campo aperto, ha sicuramente bisogno d’aiuto. Se vedete un riccio fermo sulla strada, fermatevi e soccorretelo.
Per informazioni più dettagliate, vi invitiamo qui: 
Facebook Centro Recupero Ricci “La Ninna”
www.lacasadeiricci.org
Raccomando comunque estrema attenzione quando si usano decespugliatori, o quando si bruciano cumuli di rami e foglie in giardino. Inoltre esorto a non usare veleni in agricoltura. Preservare le aree naturali intorno a noi è di fondamentale importanza per la sopravvivenza dei ricci.
Com’è nata l’idea di aprire “La casa dei ricci”?
Per me è stato un percorso inevitabile: mi sono talmente appassionato, tramite Ninna, che ho sentito il bisogno di fare qualcosa per i ricci e per tutta la natura.
Antonella Tomaselli
Buongiorno Antonella, grazie per averci concesso il tempo per questa intervista. Vuoi parlarci un po’ di te?
Sono bergamasca, ma da qualche anno a questa parte vivo quasi sempre in Liguria. In famiglia siamo in tre: io, mio marito e nostro figlio. Più quattro yorkshire terrier. Più il nostro gatto, che non è nostro, ma che ha deciso di “adottarci” 
Questo non è il tuo primo libro. Cosa ti ha spinto a parlare di ricci?
Scrivo storie vere per “Confidenze tra amiche” e ho conosciuto Massimo, il protagonista del libro, quando ho scritto la sua storia per il giornale. Mi piace scrivere di vari argomenti, ma adoro raccontare di animali e di natura: sono la mia passione.
Vedo che i diritti del tuo libro precedente sono stati destinati in beneficenza. Da dove nasce quest’idea di scrivere per aiutare chi ne ha bisogno?
Penso che se ogni persona facesse qualcosa per aiutare gli altri, il mondo sarebbe migliore. Cito una frase del libro “25 grammi di felicità”: “Se ognuno facesse la propria parte le gocce nel mare formerebbero, insieme, oceani e cieli”.
Collaboro con ioleggoconjoy.com, un blog letterario no profit, dalla parte degli animali, che accoglie scritti e pubblica libri a sostegno di associazioni che operano per i diritti degli esseri viventi più deboli (umani compresi). Il mio libro precedente è appunto stato pubblicato da ioleggoconjoy.
Cosa pensi di Ninna e di tutti i suoi fratelli?
Mentre scrivevo di lei e degli altri mi ci sono affezionata tantissimo. Me li vedevo proprio mentre vivevano le loro storie. Sono così teneri e indifesi! Irresistibili! Mi sono commossa per ogni liberazione in natura. 
Cosa vorresti trasmettere a tutti i lettori che leggono e leggeranno “25 grammi di felicità”?
Mi è piaciuto scrivere di Massimo e dei suoi riccetti, io e lui siamo ben sintonizzati e avvertiamo le stesse emozioni. E sono proprio queste ultime che ho cercato di trasmettere. Nel libro ci sono brani molto toccanti e altri, al contrario, divertenti, ma da tutti traspaiono sentimenti buoni e delicati. Ecco, spero che queste sensazioni arrivino a chi legge e leggerà. Insieme all’attenzione, all’amore e al rispetto per questi affascinanti ricci, e per tutta la natura che ci circonda. 
25 grammi di felicità di Massimo Vacchetta e Antonella Tomaselli

Sveva Casati Modignani [INCONTRO/16]

Sveva Casati Modignani [INCONTRO/16]

Perché le donne si complicano e ci complicano la vita? Perché sono più sensibili, perché colgono le sfumature.

Mercoledì pomeriggio ho avuto l’onore di incontrare Sveva ed è stata una cosa memorabile ma andiamo con ordine che altrimenti parto per la tangente e non vi dirò nemmeno la metà di quello che vorrei.

Come appunto ho detto sopra, il 27 Settembre c’era l’incontro con la Scrittrice. Lo sapevo già da qualche giorno ed infatti mi ero preparata di conseguenza.

Poi però mi è partita la scimmia curiosa e ho voluto tastare il terreno chiedendo ad altre ragazze se sarebbero venute o meno.
Rory, del blog Il colore dei libri (che non abita esattamente dietro l’angolo) non era nella lista e così, in tre secondi netti, decide di contattare quella santa di Cinzia per chiederle se ci fossero ancora posti liberi.

Sabato a pranzo, mi arriva un messaggio.

La Viaggiatrice (Rory) mi comunica che aveva appena prenotato il volo per Milano!
Gioia e tripudio!!!

Poi però mi chiede se per caso nel pomeriggio fossi stata libera perché un suo amico, non poteva tenerle compagnia… ditemi voi, cosa potevo risponderle? Aveva smosso mari e monti per esserci…. e quindi, nemmeno a pensarci, è partito un velocissimo… “Sono già lì!”

Perché si, non ho minimamente preso in considerazione il fatto che il mio capo avrebbe potuto benissimo darmi il due di picche.

Sono un panzer.

Se voglio, ottengo.

Inizia così il conto alla rovescia e la programmazione del pomeriggio.

Dove se magna?

Andiamo a trovare le ragazze in HarperCollins? (Qui la domanda era superflua… il “si” gigante era già pronto ancora prima di aver finito di fare la domanda!)

Però oh, io ve lo dico in confidenza…. Visto che siamo tra di noi…. L’ansia dell’attesa mi uccide! Avete presente quando state aspettando qualcosa di epico ma nel mentre vi partono le peggio disgrazie mentali?
Ecco. Se c’è una cosa che mi mette strizza ed ansia…. ecco, è l’attesa.

Comunque sia, mercoledì è arrivato più velocemente del previsto e l’una mi ha pungolato come manco una zanzara a digiuno da settimane.

Viaggiatrice era già al ristorante ed è stata un’ora piacevolissima perché finalmente potevamo parlare a tu per tu senza distrazioni…. abbiamo spettegolato.
Maremma se ne abbiamo dette!
L’unica nota negativa era l’orologio che ci chiamava.
Avevamo appuntamento e mica potevamo fare tardi.

Alla Harper dovevamo fare solo un passaggio veloce, un pò come una meteora…. state ridendo anche voi, vero? Bene, perché nessuno ci credeva fino in fondo!

Francesca ed Elisa sono un’accoppiata micidiale.

Tra risate ed indiscrezioni ne abbiamo dette di belle e sappiate che al BookCity…. no vabbè, non vi dico nulla per ora!

La giornata non era mica finita, anzi!

Ora ve lo devo dire.

Non ho mai letto libri di Sveva.
Una scrittrice che è sempre stata in casa mia ma no, non mi ha mai attirato molto.

Andare quindi alla presentazione è stata più che altro una sfida.

Volevo vedere il suo volto, volevo sentirla parlare ma più che altro, volevo vedere le sue reazioni con noi.

Quindi, quando sono entrata alla Open, ero più orientata allo scetticismo.

Ok, ok… non è magari bello da dire. Cinzia, perdonami ma lo sai. Se mi pensi per un qualsiasi libro, io DEVO esserci e renderti fiera perché come abbiamo già visto, ci azzecchi sempre.

Comunque sia, Sveva è una sagoma.

Una cosa che mi ha fatto piacere, dopo essermi ripresa dallo sgomento, è stato che per la prima volta qualcuno si è preso la briga di interessarsi a noi. Non solo noi come blogger ma come persone.

Non solo.

In un’ora o più è riuscita a conquistarci tutte.

Con la sua voce pacata ci ha raccontato praticamente più della metà del libro ma l’ha fatto con tale trasporto che nulla, ci siamo appassionate a dei protagonisti che ancora non conosciamo. Ovvio che non sappiamo già la fine ma probabilmente conosciamo già molti dettagli.

Dopo i baci e gli abbracci, tra tutte quante, siamo arrivate ad una conclusione.

Adesso vogliamo leggere Sveva.

Insomma, ci ha intortato tutte.

Un’applauso alla Scrittrice Italiana che dopo ancora tanti anni riesce a cavalcare l’onda come se fosse il primo giorno e che riesce ad ammaliare praticamente chiunque.

Sveva Casati Modignani_Autore
Dieci e lode di Sveva Casati Modignani